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    Political branches, Corte suprema e corti di common law nei casi su Guantánamo

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    Il saggio esamina la giurisprudenza della Corte Suprema statunitense relativa alle detenzioni di cittadini stranieri a Guantánamo, disposte nell’ambito delle misure antiterrorismo adottate dopo l’11 settembre. Parallelamente, viene analizzato il rapporto tra la Corte e gli organi propriamente politici, Congresso e Presidente. Tale rapporto viene contestualizzato alla luce dell’emergere della cd. Presidenza imperiale nel secondo dopoguerra. Una categoria-chiave per inquadrare la relazione tra la Corte e i political branches è quella della political question: il saggio si sofferma quindi su di essa, evidenziando la sua progressiva erosione nella giurisprudenza della Corte. Un’altra chiave di lettura è rappresentata dall’interpretazione dei diritti rilevanti, ossia l’habeas corpus e il procedural due process: lo scritto ne ripercorre lo sviluppo storico e si sofferma sui criteri di scrutinio utilizzati dalla Corte, evidenziando le posizioni dei singoli giudici costituzionali. Alla luce di tale ricostruzione, emerge una tendenza della maggioranza della Corte volta a porre un freno alle misure antiterrorismo adottate dai political branches, nonostante le ripetute reazioni di questi ultimi, e una riaffermazione nel campo considerato del principio di judicial supremacy. Nella parte conclusiva del lavoro, viene svolto un confronto comparativo tra la giurisprudenza statunitense e quella di altri ordinamenti (in particolare il Regno Unito e la Germania), dal quale emergono sia una tendenza comune a salvaguardare il principio di libertà rispetto alle istanze di sicurezza, sia alcune specificità dell’ordinamento statuntense (una maggiore conflittualità tra gli organi costituzionali, l’uso del balancing libero, e l’assenza di un sistema sovranazionale strutturato di protezione dei diritti).Analysis of the U.S. Supreme Court's case law on detention conditions at Guantanamo, with special regard to the right of habeas corpus and due process. Inquiry on the relationship between judicial power and political branches. Comparative analysis

    Principio di territorialità e protezione dei diritti fondamentali nello spazio di libertà sicurezza e giustizia. Osservazioni alla luce della giurisprudenza costituzionale di alcuni stati membri sul mandato d’arresto europeo

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    Il saggio esamina le questioni maggiormente problematiche della cooperazione in materia penale in Europa, alla luce della disciplina sul mandato d'arresto europeo. Si analizzano le decisioni dei Tribunali costituzionali tedesco, polacco, ceco, del Judicial Committee della House of Lords e della Corte di Cassazione italiana, con riferimento ai giudizi di costituzionalità (allora) pendenti. Si evidenziano diversi profili critici con riguardo ai principi di legalità ed eguaglianza.The essay examines the most problematic issues of cooperation in criminal matters in Europe, in the light of the European Arrest Warrant legislation. The decisions of the Constitutional Courts of Germany, Poland, Czech Republic, of the Judicial Committee of the House of Lords and of the Italian Court of Cassation are analyzed and compared

    Sulle premesse di un recente dibattito in tema di egemonia "giuridica". Antonio Gramsci e Heinrich Triepel

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    Il contributo prende le mosse da un dibattito recente sul tema di una presunta egemonia “giuridica” tedesca in Europa e analizza le premesse culturali e intellettuali del concetto di egemonia, con particolare riferimento al pensiero di Antonio Gramsci e a quello di Heinrich Triepel. Dopo un’introduzione in cui si evidenzia l’interesse per questo tema anche nell’ambito degli studi comparativi (par. 1), viene esaminata la concezione gramsciana di egemonia, in relazione all’idea di stato “allargato” e alla visione del diritto proprie dell’autore sardo (par. 2). Si approfondisce poi la tensione, interna ai Quaderni del carcere, tra cosmopolitismo e nazionale-popolare (par. 2.1). In seguito si indaga il metodo giuridico triepeliano, antipositivistico ma ben radicato nella tradizione statualistica tedesca (par. 3). Segue un esame del suo concetto di egemonia, con particolare riguardo alle relazioni interstatali (par. 3.1). Le conclusioni (par. 4) sottolineano i punti di contatto ma anche le differenze tra i due autori, sul piano metodologico ma anche politico. Sviluppano poi alcune considerazioni relative al modo in cui il loro pensiero è stato più o meno presente nel dibattito sull’egemonia “giuridica” tedesca, mostrando come l’influenza di Triepel sia stata prevalente, ma anche come difficilmente si possa articolare un discorso sull’egemonia isolando il piano giuridico da quello politico e socio-economico.The essay takes inspiration from a recent debate on an alleged German “legal” hegemony in Europe and analyses the cultural and intellectual premises of the concept of hegemony, with special attention to the thought of Antonio Gramsci and Heinrich Triepel. In the introduction (par. 1), the relevance of the issue for comparative studies is shown. The following part examines the Gramscian concept of hegemony, with reference to his idea of an “enlarged” state and to his perspective on the law (par. 2). The tension between cosmopolitanism and the national-popular in the Prison Notebooks is then explored (par. 2.1). As for Triepel, his legal method is studied, which appears antipositivist but deep rooted in the German state tradition (par. 3). Also, his concept of hegemony is investigated, with a particular focus on inter-state relations (par. 3.1). In the conclusion (par. 4), commonalities and differences between the two authors are outlined, both from a methodological and from a political point of view. Furthermore, some considerations are developed concerning how their thought has been more or less present in the current debate on the German “legal” hegemony. It is explained that Triepel’s influence has been prevalent, but also that a discourse on hegemony can hardly be articulated separating the legal sphere from the political and socio-economic ones

    Studi di storia costituzionale pubblicati in occasione del centenario della costituzione di Weimar (1919-2019)

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    Il contributo esamina alcuni volumi e articoli, soprattutto in lingua tedesca, aventi a oggetto la costituzione di Weimar e pubblicati in occasione del centenario di quest'ultima. Si sofferma sulle questione della memoria e sui temi della democrazia e dei diritti fondamentali

    Teoria critica del diritto e diritto costituzionale in Germania. L'itinerario di Ulrich Preuß

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    Il contributo esamina l'itinerario scientifico di Ulrich Preuss, costituzionalista ed esponente della teoria critica del diritto in Germania, a partire dai lavori degli anni settanta fino all'inizio degli anni duemila

    I rapporti tra la dottrina italiana e quella tedesca durante il fascismo intorno allo stato di diritto

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    L’articolo analizza i rapporti tra la dottrina italiana e quella tedesca durante il fascismo con riguardo al tema dello stato di diritto. Prendendo le mosse dagli studi sulla “cultura fascista”, che hanno evidenziato la presenza di correnti eterogenee – rispetto alla continuità con la tradizione, ai rapporti con il regime e agli orientamenti filosofici – il saggio esamina le diverse posizioni sostenute dagli autori italiani attraverso il modo di intendere il concetto polisemico di Rechtsstaat. Dopo un’introduzione in cui si tracciano le coordinate degli studi esistenti in materia, l’articolo indaga i diversi significati, formali e materiali, attribuiti dalla dottrina tedesca al Rechtsstaat, dalla fine del Settecento alla Repubblica di Weimar. Viene poi esaminata la disputa sul Rechtsstaat che ha coinvolto la dottrina del nazionalsocialismo, con particolare riferimento alle tesi negatrici di Carl Schmitt. Quanto agli autori italiani, il saggio intende mostrare come le nozioni di stato di diritto impiegate da ognuno di essi siano legate a specifiche concezioni del Rechtsstaat affermatesi in precedenza nella dottrina tedesca e come tali nozioni siano funzionali al modo di intendere il rapporto tra stato di diritto e stato fascista. Nel complesso risulta, almeno nel periodo centrale del regime, una prevalenza della concezione formale dello stato di diritto e una presa di distanza da quella parte della dottrina nazionalsocialista che ritiene il Rechtsstaat un prodotto inservibile del liberalismo. Nel medesimo periodo, le elaborazioni weimariane vengono marginalizzate, mentre riflessioni più originali provengono dall’ambiente idealistico. Il contributo si chiude con un confronto tra l’esperienza italiana e quella tedesca alla luce della controversa categoria del totalitarismo e dei complessi processi di costruzione della memoria.This essay analyzes the relationships between Italian and German scholars in the age of fascism with regard to the subject of stato di diritto/Rechtsstaat, which only approximately may be translated with “rule of law”. Studies on the so called fascist culture have outlined mixed legal trends, with respect to continuity with tradition, attitudes to the regime and philosophical orientations. Drawing on these studies, this article examines various positions held by Italian authors around the polysemous concept of Rechtsstaat. After mentioning in the introduction the main researches in this field, the contribution investigates different formal and substantive meanings of the Rechtsstaat from the end of the XVIIIth century until the Weimar Republic. It then concentrates on the dispute on the Rechtsstaat which took place during the Third Reich, focusing in particular on Carl Schmitt’s extremist thesis. Coming to Italian authors, the essay aims to demonstrate how their notions of stato di diritto are linked to specific conceptions of the Rechtsstaat previously developed by German scholars, reflecting their understanding of the connection between the stato di diritto and the fascist state. What emerges, at least in the central years of the regime, is a predominance of the formal conception of the stato di diritto, rejecting the nazy idea that the Rechtsstaat is an outdated instrument of the liberal state. At the same time, insufficient attention is given by Italian scholars to Weimar writers, while more original considerations come from the idealistic milieu. The contribution ends with a comparison between the Italian and the German experience, in the light of the contentious category of totalitarianism and considering the complex processes of memory construction

    Konrad Hesse nella dottrina costituzionalistica tedesca

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    Il saggio fa parte di un volume, co-curato dall’autrice, volto a presentare al pubblico italiano alcuni scritti di Konrad Hesse, uno dei maggiori costituzionalisti tedeschi del Novecento (la struttura del volume è illustrata nella nota dei curatori inclusa nell’abstract). Il contributo che si presenta inquadra l'opera di Konrad Hesse, nell'ambito delle scuole di diritto costituzionale nate durante la Repubblica di Weimar e sviluppatesi, con alcune differenze rispetto all’esperienza weimariana, durante quella di Bonn (la scuola di Rudolf Smend e quella di Carl Schmitt). In particolare, lo scritto mette in luce i legami del pensiero di Hesse con quelli di Rudolf Smend e di Hermann Heller, e le sue peculiarità – tra cui la valorizzazione della “forza normativa della costituzione” –, che trovano una giustificazione nel clima culturale della Germania del secondo dopoguerra. Dopo tale contestualizzazione, il lavoro affronta alcuni campi specifici di indagine, alla luce degli scritti di Hesse tradotti dall’autrice nel medesimo volume. Vengono dunque analizzati i contributi hessiani sul concetto di costituzione, sul rapporto tra stato e società (e, in questo ambito, sullo spazio pubblico), sullo stato di diritto e sullo stato federale. Vengono infine individuati i legami di Hesse con la dottrina successiva, soprattutto con Peter Häberle, e le eredità della elaborazione teorica hessiana nel costituzionalismo tedesco contemporaneo.Analysis of the constitutional theory of Konrad Hesse, in its relationship with the doctrines of the Age of Weimar and with the major schools of the Bonner Republic

    La doppia dimensione dei diritti fondamentali

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    Il saggio analizza i diritti fondamentali a partire dalle relative dimensioni (individuale ed istituzionale), mostrandone la reciproca complementarietà. Si tratta di una prospettiva finora relativamente poco indagata dalla dottrina italiana. La complementarietà tra dimensione individuale e istituzionale si manifesta in forme differenti nelle diverse epoche storiche ed esperienze costituzionali (vengono analizzate quella tedesca, quella statunitense, quelle dell'UE e della CEDU). Il lavoro mostra inoltre come un approccio incentrato sulle dimensioni dei diritti sia in grado di stemperare una rigida contrapposizione tra diritti e doveri costituzionali

    Accesso all’università e aporie dell’eguaglianza alla luce di due recenti pronunce statunitensi. Un’introduzione

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    Drawing on two recent US Supreme Court decisions (SFFA and Biden v. Nebraska), the article discusses some of the problems and contradictions associated with the interpretation of the principle of equality in the field of higher education. The first part discusses affirmative action in the light of critical race theory; the second part examines the 'meritocracy trap' debate; and the third part analyses the judicial/administrative conflict over student debt relief measures. The introduction and conclusion situate these issues within the broader framework of struggles for a more social constitution in which education, labour and democracy are intertwined

    Il territorio dallo stato-nazione alla globalizzazione: sfide e prospettive dello Stato costituzionale aperto

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    Il volume analizza il rapporto tra territorio e Stato costituzionale, con particolare riguardo ai mutamenti avvertiti dalla forma di Stato di democrazia pluralista in seguito alla “crisi” dello Stato-nazione e al consolidamento dei processi di globalizzazione e integrazione europea. Tale prospettiva comporta sia la preferenza accordata all’elemento territoriale nello studio dell’evoluzione storica delle forme di Stato, sia l’approfondimento del modello – sviluppato nella dottrina tedesca in particolare da Stephan Hobe e Peter Häberle – dello Stato costituzionale “aperto” e “cooperativo”. Il libro è composto da un'introduzione, in cui si richiama la rilevanza della Begriffsgeschichte (storia dei concetti) koselleckiana, e di cinque capitoli. Nel primo capitolo si illustrano sinteticamente alcune configurazioni del nesso tra spazio e concetti giuridici nell’Europa medievale. Il secondo capitolo è volto ad indagare − a partire da una contestualizzazione della relazione tra Ordnung e Ortung nel pensiero schmittiano – la concezione della territorialità nello Stato-nazione moderno. Nel terzo capitolo, si ricostruisce analiticamente la categoria dogmatica del territorio, alla luce delle elaborazioni della Staatslehre europeo-continentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il quarto capitolo evidenzia il profilarsi di una “costellazione post-nazionale”, esaminando le ricadute dei processi di globalizzazione sui concetti giuridici analizzati nei capitoli precedenti e la relativizzazione del territorio dello Stato come categoria dogmatica. Alla luce degli studi sulla “glocalizzazione” vengono portate allo scoperto le interazioni e le tensioni tra diversi livelli spaziali, e quindi tra diversi livelli di governo. In seguito a questa più generale ricostruzione si prende in considerazione, nel quinto ed ultimo capitolo, lo “spazio” europeo come banco di prova − in un’area circoscritta del pianeta − della riarticolazione di alcune categorie del costituzionalismo democratico. I percorsi di risignificazione del territorio, non più ancorato esclusivamente ai confini statali, risaltano dalla emersione di alcune figure spaziali in altrettanti concetti giuridici chiave del processo di integrazione. In particolare, allo spazio del mercato si sono sovrapposti, soprattutto a partire dagli anni novanta del secolo scorso, paradigmi federalistici e sussidiari, oltre a moduli universalistici e cooperativi sul versante della protezione dei diritti. Si evidenziano, infine, le ambivalenze che connotano lo “spazio di libertà sicurezza e giustizia” istituito dai Trattati.This book analyzes the relationship between territory and constitutional state, with special attention to changes felt by the shape of the State of pluralist democracy following the "crisis" of the nation state and the consolidation of the processes of globalization and European integration. This perspective leads to the preference granted to the territorial dimension in the study of the historical evolution of the forms of the state, is the deepening of the model - developed in the German doctrine in particular by Stephan Hobe and Peter Häberle - the constitutional state "open" and " cooperative. "This book consists of an introduction, which notes the importance of Begriffsgeschichte (history of concepts) koselleckiana, and five capitoli.Nel first chapter briefly discusses some configurations of the relationship between space and legal concepts in Europe medievale.Il second chapter aims to investigate? from a contextualization of the relationship between alright and Ortung in Schmitt's thought - the concept of territoriality in the modern nation-state. In the third chapter, we analytically reconstructs the dogmatic category of the territory, in the light of calculations Staatslehre continental-European in the late nineteenth and early twentieth century. The fourth chapter highlights the emergence of a "post-national constellation", examining the impact of globalization on legal concepts analyzed in the previous chapters and the relativization of the territory of the State as dogmatic category. In the light of studies on "glocalization" are brought into the open the interactions and tensions between different spatial levels, and thus between different levels of government. As a result of this more general reconstruction takes into account, in the fifth and final chapter, "space" Europe as a test? in a small area of ​​the planet? the reorganization of certain categories of democratic constitutionalism. The paths of re-signification of the territory, no longer pegged solely to the state borders, stand out from the emergence of some spatial figures in many legal concepts key to the integration process. In particular, the space of the market overlap, especially since the nineties of the last century federalist paradigms, and subsidiaries, as well as universalistic forms and cooperative in terms of protection of rights. We show, finally, the ambivalences that characterize the "area of ​​freedom, security and justice" established by the Treaties
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