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Oro-maxillofacial tumours: immunohistochemical study, genetical analisis and response to the chemotherapic treatment
Considerazioni su correlazioni tra morfostruttura del terzo medio ed orientamenti classificativi dei tumori maligni epiteliali del distretto
Prendendo spunto da un modello fisico-matematico delle strutture scheletriche centro-facciali precedentemente elaborato viene analizzata la possibilità di approfondire la diffusione loco-regionale e quindi il valore del T nei carcinomi epidermidi del massiccio facciale. Il modello prevede sistemi portanti orizzontali (arcate superiore, media ed inferiore) raccordati da pilastri verticali di resistenza (anteriore, medio e posteriore). Fra i sistemi portanti è sotteso un sistema di pareti laminari ossee che definiscono le cavità sinusali e le fosse nasali. Il T viene ad acquisire valore diverso se insorge in epiteli di rivestimento di strutture portanti che costituiscono un ostacolo alla diffusione locoregionale o, al contrario, di strutture laminari. A sua volta la valenza del T è da diversificare in Ta e Tb a seconda che l’insorgenza corrisponda a strutture laminari in rapporto con tessuti molli, rispettivamente a minore (T1a, T2a, T3a e T4A) o maggiore (T1b, T2b, T3b, T4b) valenza anatomo-chirurgica e funzionale
Atlo-axioid-occipital junction derangement in the mandibular asimmetry.
Aims: The atlo-occipital and atlo-axioid articular system, that realize the junction between occipital bone and cervical spine was studied in subjects with mandibular asimmetry to assess anatomical and clinical atlo-axioid-occipital disorders.
Method: The research was carried out on 25 subjects affected by different degrees of mandibular asimmetry, of which 16 males and 9 females, of ages between 18 and 25 years. In this study cases of combined maxillomandibular asimmetry were not taken into consideration. The study was carried out using high-resolution CT of the maxillofacial region and atlo-axioid-occipital junction, combined with 3D-CT. Study of the soft tissues was executed using MR.
Results: Significant modifications of the trim of the atlo-epistriphic articulation were observed in the investigated subjects. In particular: 1) A costant modification of the relation between the atlo-axioid and the atlo-occipital articultaions. 2) The atlas was counter-rotated with respect to upper maxilla. 3) Consequently, there is a costant degree of subluxation of the
faces of the atlo-occipital articulations. 4) The atlas rotation follows the deviation and the direction of the mandibular asimmetry. 5) The axis of the epistropheus is subluxated on the
side of the atlas rotation and seems to be displaced on the same side. This aspect can also be evaluated using MR imaging wich shows it in front of atlo-epistrophic (transversal) ligament.
Conclusions: The AA believe that these articular modifications represent a muscular-skeletric compensation in response to postural craniomaxillofacial modifications subsequent to mandibular asimmetry. These modifications explane the even severe occipito-cervical algias and arthrosic processes of the vertebral column
P53 and H-RAS immunohistochemical and genetic investigation in maxillofacial tumours
The AA carried out a immunohistochemical and genetic research on the tumor suppressor protein p53 and H-RAS oncogene in oromaxillofacial neoplasms. The purpose was to verify, by genetic control, the possibility of find the eventual correlations between histopathological overexpression degree (per cent) of the oncogenes and chemoresistance. The study was carried out on 15 cases of squamous cell carcinomas of the oromaxillofacial region, in advanced stage, with equal histopathological grading (G2), underwent neoadjuvant chemotherapy according to the following protocol: Cis-diamonodichloroplatinum (CDDP, 20 mg/mq i.v. days 1,2,3,4,5) and 5Fluorouracil (5-FU 1000mg/mq continous infusion, volumetric pump 2 ml/hour, for five days). The restaging was carried out after three cycles of chemotherapy to value the clinical response. The p53 immunohistochemical study (clone DO-7) showed a pathological overexpression in 9/15 cases; whwreas, the genetic control (PCR method, wild DNA) showed mutations in 5/15 cases, corresponding to, respectively, 95%, 80%, 70% and 95%. The H-RAS immunohistochemical study (AB-1) (clone 235-1.7.1) showed a pathological overexpression in 12/15 cases; the genetic control showed mutations in 9/15 cases, corresponding to, respectively, 90%, 35%, 10%, 20%, 77%, 90%, 85%, 25%, 75%. The response to the neoadjuvant chemotherapic treatment was as follows: 2 partial response (PR) (90%) in 1 K of the cheek (p53 and H-RAS: imm -, gen -) and in 1 K of the soft palate (p53 and H-RAS: imm -, gen -), with global survival (GS) at diagnosis of, respectively, 18 and 15 months. 1 PR (75%) (p53: imm - , gen -; H-Ras: imm 10%, gen -) and 4 PR (55%) (1 – p53: imm 25%, gen -; H-RAS: imm 20%, gen MUT. 2- p53: imm 45%, gen -; H-RAS: imm 90%, gen MUT. 3- p53: imm -, gen -; H-RAS: imm -, gen -. 4- p53: imm -, gen -, H-RAS: imm 30%, gen -) in 5 K of the gum, with GS of, respectively, 10,6,8,9 and 8 months. 2 objective improvements (OI) in, respectively, 1 K of the floor of the mouth (p53: imm 15%,
gen -; H-RAS: imm 37%, gen -) and 1 K of the gum (p53: imm -, gen -; H-RAS: imm 10%, gen MUT), with GS of, respectively, 5 and 6 months. 3 Stability of disease (S) in 2 K of the tongue (1- p53: imm 70%, gen MUT;
H-RAS: imm 35%, gen MUT. 2- p53: imm 25%, gen -; H-RAS: imm 25%, gen MUT) and 1 K of the gum (p53: imm 45%, gen MUT; H-RAS: imm 85%, gen MUT), with GS of, respectively, 10,7 and 7 months. 3 Progressione (P) in 2 K of the floor of the mouth (1- p53: imm 95%, gen MUT; H-RAS: imm 90%, gen MUT. 2- p53: imm 80%, gen MUT; H-RAS: imm 75%, gen MUT) and in 1 K of the cheek (p53: imm 95%, gen MUT; H-RAS: imm 77%, gen MUT), with GS of, respectively, 8,8 and 6 months.
The study showed a degree of correlation between genetic analysis and immunohistochemical investigation of, respectively, 73.3% of cases for the p53 and of 80% of cases for the H-RAS (Chi-Square Test: p = 0.3089)
Mutazioni della p53 e chemioresistenza nei carcinomi squamosi oro-maxillo-facciali. 1. Ruolo della p53 nel controllo del ciclo cellulare e nel modulare l'azione dei composti chemioterapici
Un ruolo cruciale nel controllo della omeostasi cellulare e, di conseguenza, nel processo di induzione neoplastica vienne riconosciuto alla p53 (“tumor suppressor gene”), un antioncogene trovato mutato con una incidenza significativamente elevata nella maggior parte dei tumori dell’organismo. Nelle neoplasie oro-maxillo-facciali le percentuali di mutazione della p53 variano dal 4% al 60%. Studi in vitro su tumori colo-rettali, della mammella, del polmone, dell’ovaio, del testicolo, della vescica, e nelle leucoblastosi, hanno messo in evidenza una correlazione tra alterazioni della p53 e chemioresistenza. La relazione funzionale tra la p53 e l’azione di alcuni composti chemioterapici, quelli che danneggiano direttamente il DNA, risiede nell’apoptosi, un meccanismo fisiologico attivato dalla p53 a scopo omeostatico (regolazione della crescita cellulare) e nello stesso tempo necessario per l’azione dei suddetti chemioterapici (l’apoptosi è un processo irreversibile
che culmina con la morte cellulare). Se nelle cellule del tessuto neoplastico la p53 è mutata l’apoptosi non viene attivata e ciò può ripercuotersi negativamente sulla citoriduzione ottenibile con la chemioterapia.
Tali acquisizioni hanno portato a prime applicazioni in campo clinico. Nei tumori della mammella la p53 viene già utilizzata come marker di chemioresponsività, indirizzando il protocollo chemioterapico, nei casi di mutazione, verso l’utilizzo di composti alternativi (es. il Taxolo), che hanno una azione svincolata dal sistema dell p53. In tumori del polmone si è arrivati, addirittura, ad introdurre la molecola “wild-type” della p53 nelle cellule neoplastiche con l’oncogene mutato, utilizzando tecniche di transfezione con retrovirus, ottenendo una migliore risposta clinica al trattamento chemioterapico.
Nelle neoplasie oro-maxillo-facciali, come noto, il trattamento cardine è quello chirurgico.
Gli AA sottolineano come nelle forme tumorali particolarmente avanzate esso, come noto, sia inserito in un protocollo multimodale in cui, con precise indicazioni, ha un importante ruolo la chemioterapia neoadiuvante. La possibilità, quindi, che lo studio genetico offre di valutare preventivamente lo “status” della p53, può costituire, a loro avviso, unitamente ai ben noti parametri di valutazione prognostica, un elemento specifico di screening, indicativo della chemioresponsività del tessuto neoplastico, con indubbio vantaggio ai fini della impostazione terapeutica e, in particolare, della programmazione chirurgica
T.E.N.S. ed elettroagopuntura nel trattamento del dolore facciale e della disfunzione dell’A.T.M.: risultati preliminari
In un corretto approccio al dolore facciale ed alla disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare (A.T.M.), vanno tenute in considerazione almeno le seguenti tre patologie: sindrome da dolore miofasciale, disordini dell’A.T.M., incoordinazione discale. Spesso questi
tre quadri patologici sono strettamente collegati tra di loro, dando luogo sia a sintomatologia algica che a limitazioni funzionali. A seconda della patologia, il trattamento scelto sarà diverso:
miofisioterapia, splintaggio permanente, ricostruzione protesica parziale o completa, ortodontia, chirurgia ortognatica, meniscectomia, etc., ma va sottolineato come, a volte, sia il dolore il problema principale per il paziente. Oltre a terapie farmacologiche (analgesici non narcotici, calmanti, carbamazepina, etc.), anche correnti elettriche ed agopuntura possono essere usate per alleviare il dolore. Stiamo valutando gli effetti della T.E.N.S. e dell’elettroagopuntura (E.A.) sul dolore di origine A.T.M. e su due muscoli masticatori: massetere e temporale. Per valutare l’intensità del dolore, prima e dopo il trattamento, la misurazione viene eseguita con la Scala Analogico-Visiva; mentre per individuare i cambiamenti nell’attività muscolare si fa ricorso ad una elettromiografia di superficie. I nostri risultati preliminari dimostrano l’efficacia di queste metodiche nell’ottenere una risposta antalgica ed un equilibrio muscolare, ma con caratteristiche differenti; infatti, mentre per ciò che concerne l’equilibrio muscolare i risultati ottenuti con T.E.N.S. ed E.A. sono simili, diverso è il risultato della risposta antalgica, dove l’E.A. si è dimostrata più rapida ed efficace
Mutazioni della p53 e chemioresistenza nei carcinomi squamosi oro-maxillo-facciali. 2. Risultati dello studio genetico molecolare della p53 in tumori oro-maxillo-facciali metastatizzati e valutazione della risposta al trattamento chemioterapico neoadiuvante
Gli Autori hanno condotto uno studio genetico della p53 su DNA nativo in 15 carcinomi squamosi oro-maxillo-facciali con metastasi linfonodali, trattati, in prima istanza con chemioterapia neoadiuvante, valutando lo “status” della p53 e la risposta clinica al trattamento chemioterapico (3 cicli di 5-FU/CDDP). Sono state riscontrate mutazioni della p53 in 3/15 casi. In questi 3 casi, al restaging post-chemio, sono state osservate 2 progressioni ed 1 stabilità
di malattia. Nei 12 casi con p53 “wild-type”, viceversa, sono stati osservati: 4 miglioramenti
obiettivi e risposte parziali (RP), rispettivamente, del 55% (1), 60% (1), 65% (1), 70% (1), 75% (2) e 90% (2).
I 15 pazienti sono stati quindi sottoposti ad intervento chirurgico ed a trattamento chemioterapico adiuvante (C-F) per altri 3 cicli. I risultati ottenuti sembrano confermare quanto emerso dalle ricerche “in vitro” su tumori di altri distretti e forniscono primi dati di correlazione tra mutazioni della p53 e chemioresistenza in carcinomi epidermoidi del cavo orale. Anche la valutazione della sopravvivenza nei casi esaminati, pur con i limiti di
un follow-up a medio termine, delinea la tendenza ad una prognosi peggiore nei casi con p53 mutata.
Gli elementi emersi dalla ricerca lasciano intravedere la possibilità, anche per i tumori del distretto oro-maxillo-facciale, di utilizzare la p53 come “marker” prognostico e di chemioresponsività, utile, unitamente agli altri ben noti fattori di valutazione prognostica, nella valutazione dei quadri neoplastici avanzati, ai fini della più efficace impostanzione terapeutica
CAR-T cell therapy causes inflammation by IL-1 which activates inflammatory cytokine mast cells: anti-inflammatory role of IL-37
Chimeric antigen receptor (CAR) T cells are genetically modified T cells that act against cancer. When CAR-T cells are administered they can trigger inflammatory cytokines and increase toxicity. Interleukin (IL)-1 is the classic cytokine that mediates inflammatory reactions including those that occur in CAR-T-cell therapy. IL-1 also induces IL-33 in mast cells (MCs), amplifying the allergic reaction. IL- 37 (ILF7) is an IL-1 family member which binds IL-18 receptor alpha (IL-18Rα) chain and suppresses innate and acquired immunity. IL-37 is an anti-inflammatory cytokine which inhibits pro-inflammatory cytokines including IL-1 and IL-33. Here, we hypothesize that inflammation and toxicity generated in tumor CAR-T therapy could be inhibited by IL-37, contributing to an improvement in the treatment of tumors with CAR-T therapy
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