1,721,042 research outputs found

    Palazzo della luce / Light Palace

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    La ricerca di una giusta misura sembra essere il presupposto assunto dallo studio EXiT a fondamento del progetto di restauro e riconversione di un palazzo cinquecentesco trevigiano, abbandonato negli ultimi anni all’incuria del tempo. Un senso della misura che si è tradotto in una profonda e intrinseca coerenza delle azioni progettuali messe in campo, sia di quelle che hanno riguardato il restauro delle facciate e degli affreschi che le adornano – preziosa testimonianza, pur se mutila, della urbs picta trevigiana che si sostanzia anche in altri episodi presenti lungo via San Nicolò, la stessa su cui si affaccia l’edificio –, sia della rifunzionalizzazione degli spazi interni, oggetto nel corso del tempo di numerose trasformazioni causate dai diversi cambi d’uso subiti dal palazzo durante la sua storia

    Rigenerazione dell’abbazia benedettina Monte Maria / Regeneration of the Monte Maria Benedectine Abbey

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    «Rimane immutata la “storia” del luogo, le tracce del tempo possono essere vissute nella loro originalità dappertutto» Questo è uno degli obiettivi che Werner Tscholl persegue negli interventi che progetta per l’abbazia Monte Maria a Burgusio e che si sviluppano lungo un arco temporale dilatato, iniziato nei primi anni 2000 e la cui conclusione è prevista per il 2023. In questi si ritrova una coerenza interna che pare derivare dalla “regola” che l’architetto altoatesino pone a fondamento delle proprie strategie progettuali. La “regola” interviene primariamente sul tempo e sulla “storia” con cui Tscholl coltiva un rapporto mai ambiguo, che si configura come un’attenta riflessione su passato e presente, su antico e contemporaneo: «Il vecchio rimane vecchio, il nuovo diventa nuovo»

    An Existence Result for a Fractional Critical (p, q)-Laplacian Problem with Discontinuous Nonlinearity

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    In this paper, we establish the existence of a nonnegative nontrivial weak solution for a fractional critical (p, q)-Laplacian problem with discontinuous nonlinearity. The approach is based on suitable variational methods

    Fabbriche di mattoni - fabbriche di cultura. La riconversione di forni Hoffmann sul litorale abruzzese e laziale

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    The introduction of the Hoffmann kiln was a crucial turning point for the advance in bricks production techniques. The development of typological features of this kind of factory involved a high level of specialization of its spaces, but it led also to a lowered interior flexibility that makes particularly difficult its re-use after the building disposal. The possible balance between the needs of conservation and building recovery of this industrial heritage is the main topic of research that includes the listing of Hoffmann kilns in some areas of Central Italy, the development of a proper operational methodology, and its validation on two cases studies located on the coasts of Abruzzo and Lazio regions and used as new cultural incubators.Nella fabbricazione dei laterizi il passaggio dalla fase proto–industriale a quella industriale vera e propria avviene con l’introduzione del forno Hoffmann, punto di svolta per un deciso avanzamento nelle tecniche di produzione. La diffusione di questo nuovo modello di fabbrica si pone in continuità con le prassi tipiche del sistema industriale, con il ricorso alla individuazione e classificazione dei caratteri tipologici; a ciò consegue un alto livello di specializzazione degli ambienti che si traduce, inevitabilmente, in un ridotto potenziale di flessibilità interna. Sono pertanto i caratteri intrinseci di questi spazi, ben delineati e dimensionalmente predeterminati, a renderne problematica una possibile riconversione, una volta dismessa la funzione originaria. Pur il valore testimoniale che questi opifici trasferiscono non deve essere perso in nome di sole finalità trasformative che prescindono dai caratteri dell’esistente per conseguire il traguardo di un progetto di rifunzionalizzazione adeguato a un quadro esigenziale aggiornato. Tentare una possibile mediazione tra le istanze della conservazione e il necessario recupero di questo patrimonio industriale è stato l’oggetto di una ricerca che ha avuto l’avvio dal suo censimento in alcune aree dell’Italia centrale per valutarne la consistenza, al fine di individuare strategie di valorizzazione adeguate. Tutto ciò ha richiesto la messa a punto di un apparato metodologico congruente, la cui validazione è stata effettuata attraverso una sperimentazione progettuale su due casi studio, uno del litorale abruzzese e uno di quello laziale, adibiti a nuovi incubatori culturali. Il contributo vuole proporre una ricostruzione della geografia descritta dal censimento, l’approccio adottato al tema del recupero di questo singolare patrimonio industriale e gli esiti cui la sperimentazione è pervenuta, al fine di proporre strategie utili alla sua valorizzazione

    The case of Eni

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    This chapter focuses on Eni, the sixth largest integrated energy company by market value in the world, characterised by a strong position on the oil and gas value chain from the upstream phase of hydrocarbon exploration to the downstream phase of product marketing. The purpose is to shed light on Eni's recent advances in corporate reporting. Therefore, after having briefly illustrated Eni's distinctive approach to sustainable value creation, the chapter focuses on the structure and the contents of Eni's 2012 Annual Report. Issued in May 2013, Eni's 2012 Annual Report is an Integrated Report, prepared in accordance with the principles included in the prototype Framework developed by the International Integrated Reporting Council. The analysis presented in the chapter highlights the most innovative contents and elements of the report, and focuses on the connections between issues such as the company's business model, the competitive environment and strategy, the integrated risk management model, and the corporate governance system. The review of the report continues with a brief illustration of the section regarding the Consolidated Sustainability Statement. In particular, sustainability represents one of the fundamental drivers of Eni's business model, to the point that sustainability has always been conceived as part of the company's strategy, rather than a separate and distinctive element. The illustration of Eni's 2012 Annual Report continues with a discussion of the ways in which Eni has interpreted and then operationalized the principle of connectivity of information. Some concluding comments are offered at the end of the chapter. © 2013 Springer International Publishing Switzerland. All rights reserved

    Architettura finlandese 2012-2013

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    L’articolo vuole proporre una retrospettiva delle architetture finlandesi presentate nella Biennale 2012-2013, organizzata dal museo di Architettura di Helsinki che, pur riprendendo l’impostazione complessiva delle precedenti edizioni che proponevano una sequenza ordinata per temi tipologici specifici, le raggruppa in soli tre: culturing, learnig, living & working. Per dare maggior risalto alle opere realizzate oltre i confini nazionali, le rassegne proposte in entrambe le sessioni si aprono con edifici per la cultura – chiese nuove o ampliate e musei o teatri di nuova costruzione, trasformazioni di manufatti di archeologia industriale e fabbriche dismesse, restauri di architetture del Novecento per attività culturali – proseguono poi con edifici per la formazione – scuole e biblioteche – per concludersi con edifici residenziali – case unifamiliari, residenze collettive anche specialistiche, saune e luoghi di ritrovo – e per il lavoro

    Acciaio e sperimentazione nell'architettura per l'industria nell'Italia degli anni Sessanta Steel and architectural experiments for industry in Italy during the Sixties

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    I processi di industrializzazione del XVIII secolo, coincidono, come noto, con le profonde trasformazioni delle tecniche di produzione, seguite all’introduzione dei moderni macchinari. Il progresso tecnologico che ne consegue scaturisce da un complesso quadro di sperimentazioni, cui non sono estranee esperienze italiane: una delle prime ruote idrauliche, costruita in Inghilterra nel 1717 da John Lombe nel setificio sul fiume Derwent, era infatti ispirata agli impianti presenti nelle filande del Bel Paese. Questo rappresenta però uno dei pochi significativi apporti della tecnologia italiana all’iniziale sviluppo della Rivoluzione Industriale, che se stenterà ad imporsi nella penisola, si diffonderà, invece, rapidamente in larga parte d’Europa e d’America. L’Italia resta pertanto esclusa dal novero delle nazioni industrializzate sino agli inizi del Novecento, quando le politiche di settore e la disponibilità di un efficiente sistema infrastrutturale possono finalmente garantire condizioni favorevoli all’affermazione di un moderno sistema industriale. Nel secolo breve la fabbrica produce una profonda metamorfosi del tessuto sociale ed economico del paese e costituisce un pervicace motore di trasformazione del paesaggio periurbano, che diviene paesaggio industriale, con la conseguente perdita di una tradizione contadina secolare. L’industria diventa pertanto l’emblema della nuova economia nazionale e del proletariato urbano, assurgendo al ruolo di protagonista nell’organizzazione di un modello sociale inedito nel contesto italiano. All’importanza crescente assunta dai luoghi della produzione nel quadro socio-economico nazionale, non corrisponde però un’adeguata riflessione sul tema progettuale della fabbrica, più spesso avvertita come mero tema funzionale e per questo trascurata dal dibattito architettonico nazionale. L’industria delle costruzioni si mostra indifferente all’opportunità di conseguire un’eccellenza in termini di elevati standard qualitativi degli edifici e ciò si ripercuote sulla mancata diffusione della struttura metallica. L’acciaio e la fabbrica restano pertanto, nello specifico italiano, un binomio solo potenziale, quasi mai indagato. Soltanto alcune isolate figure si confrontano, infatti, con questo tema ed individuano nel rapporto con l’industria e nelle nuove opportunità offerte dal progresso tecnologico i fondamenti di una sperimentazione che vede tra gli altri protagonisti Eduardo Vittoria, Bruno Morassutti e Marco Zanuso. Essi sviluppano personali percorsi di ricerca che vedono protagonista l’acciaio.As we well know, the industrialisation processes of the XVIII century coincide with drastic transformations in production methods, followed by the introduction of modern machinery. The technological progress was sparked off by a series of experiments, including a number in Italy as well: one of the first hydraulic wheels built in England in 1717 by John Lombe in the silk mill on the River Derwent, was in fact inspired by the installations in Italian mills. However, this is one of the few important contributions by Italian technology to the initial development of the Industrial Revolution which, while slow in taking off in Italy, spread quickly through the majority of Europe and America. Consequently, Italy was outside the group of industrialised nations until the beginning of the XX century, when politics and the availability of efficient infrastructures could finally guarantee the right conditions for a modern industrial system to develop. At the beginning of the century, factories produced a drastic change to the country’s social and economic fabric, transforming the urban landscape, which became an industrial landscape, therefore losing centuries’ old farming traditions. Industry became the symbol for the new national economy and urban proletariat, playing a leading role in organising an unusual social model in Italy. However, the increasing importance of factories in the national social-economic framework was not corresponded by adequate reflection on the design of the factories, just considered purely in functional terms, neglecting the national architectural debate. The building industry remained indifferent to the opportunity of producing excellence in terms of quality standards in the buildings, and this all reflected on the lack of metal structures, little used due to high production costs and the need for specialised labour. Therefore in the Italian case, the steel and factory duo remained only a potential, never investigated possibility. Only a few isolated figures tackled the topic finding, in the relationship with industry and new opportunities offered by technological progress, such as Eduardo Vittoria, Bruno Morassutti and Marco Zanuso. They developed their personal research where steel was the protagonist, and their studies consider the theoretic-experimental assumptions and design experience of each one

    The lost heritage of iron bridgesin the eternal city

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    On 31 May 1853, after waiting two centuries and an half, it is finally inaugurated in the city centre of Rome, a few feet away from Capitoline Hill and the Forum, the walkway restoration of “Pons Aemilius”, achieved through an iron suspension bridge. It represents one of the first contributions to the knowledge of metallic construction in the Eternal City, whose building tradition was historically related to the use of brick and travertine. This construction begins an exceptional collaboration between Italian engineers and foreign specialists, mainly French and Belgian engineers, who will build within forty years several bridges with iron and cast iron structures down the Tiber, promoting through an imported know-how the introduction of different technological solutions according time after time to the features of the urban context. This condition is implemented through different support systems, from the suspension to the open sprandel arch bridge, or from the beam to the truss bridge, each one suitable for the reunification of separated parts of the city centre and the connection between areas where the future urban development will be directed. With the river banks refurbishment of the Tiber and the exponential increase of vehicle traffic already in the first years of the 20th Century, most of the iron bridges of Rome are being gradually replaced by bridges that use other constructive technologies, irremediably losing an heritage which was strongly linked to the international scenario of the time. The contribution, through archive sources and bibliographic documentation, tells the lost story of this precious heritage, rediscovering the strong relationship between the iron construction and the City of “Pontifex”

    Acciaio e sisma 1908-1918. Brevetti per la residenza in Italia

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    L’Italia è un paese ad alto rischio sismico e questa sua particolare natura ha da sempre attratto, come testimonia sia la trattatistica storica che i più recenti strumenti compresa la normativa tecnica, l’attenzione di studiosi ed istituzioni pubbliche e private la cui sensibilità pare transitoria e discontinua tanto quanto l’evento sismico che d’altro canto si configura da un lato come acceleratore del naturale degrado ed obsolescenza del costruito dall’altro come volano di studi e ricerche fondamentali anche per le ricadute in termini normativi. In questo ambito l’istituto del concorso nelle sue differenti forme si configura come un vero e proprio incubatore tecnologico in quanto capace di catalizzare innovazione e sperimentazione. Il terremoto di Casamicciola e la stipula della Convenzione Internazionale di Parigi sulla proprietà intellettuale, entrambi del 1883, avviano un processo di speculazione tecnico-scientifica che si attesta in Italia su una dimensione ancora contenuta fino agli inizi del Novecento. Saranno, infatti, gli eventi legati al catastrofico terremoto del 1908 a segnare il punto di svolta. E’ paradigmatico, in tal senso, il “concorso pubblico”, bandito dalla Società Cooperativa Lombarda di Lavori pubblici sotto gli auspici del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, volto a “conseguire ed applicare tipi e sistemi di costruzione” per le aree italiane ad alto rischio sismico. Testimonianza, questa, di una rinnovata attenzione al tema a scala nazionale e del mutamento del contesto culturale e tecnico-produttivo di matrice, in primo luogo, lombarda, come testimoniato dalla contemporanea nascita di numerose associazioni, società e realtà editoriali tutte volte alla promozione della costruzione metallica. I brevetti di sistemi costruttivi metallici antisismici depositati in Italia all’inizio del XX secolo sono incentrati, quasi esclusivamente, sullo specifico tipologico della residenza e ciò avviene in totale sintonia con i primi precetti normativi emanati in quegli stessi anni. I titolari delle privative depositate, nel decennio successivo al terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, diversi sia per provenienza geografica che per formazione, sono professionisti non noti come i loro studi che non hanno avuto evidenza in ambito tecnico-scientifico e si articolano su diversi registri della sperimentazione. Il primo è rivolto all’ottimizzazione ed al perfezionamento di tecniche costruttive consolidate che attraverso l’impiego del metallo tendono a garantire un’efficace risposta all’emergenza post-sisma. Il secondo possibile percorso sperimentale predilige, invece, un’innovazione più spinta in grado di prefigurare scenari tecnologici che l’industria delle costruzioni saprà cogliere solo successivamente. La rilettura critica del copioso patrimonio brevettuale, presente negli archivi storici, preceduta da un riordino secondo un approccio tassonomico, ha premesso di permeare le vicende legate alle privative industriali nel periodo considerato ricomprendendole in un più vasto panorama tecnico produttivo e scientifico, articolato in differenti macro-percorsi sperimentali, individuati in funzione delle tecniche costruttive proposte. Alcuni brevetti propongono soluzioni costruttive migliorative reinterpretando sistemi strutturali consolidati attraverso l’inserimento di componenti metallici come nel caso delle soluzioni tecnologiche che fanno capo alle murature animate ed intelaiate, altri, invece, propongono sistemi e tecniche, per molti versi innovativi nello scenario tecnico produttivo dell’epoca, come nel caso delle strutture a telaio sia in profili semplici che composti o a traliccio, o nel caso delle strutture intelaiate realizzate con diffusi profili a sezione ridotta ed in particolar modo nel caso dei dispositivi antisismici

    ARCHITETTURA IN ACCIAIO DEL NOVECENTO E PROCEDURE BIM. IL CASO STUDIO DI UNA SCUOLA AD OSTIA. STEEL ARCHITECTURE OF 20TH CENTURY AND BIM PROCEDURES. THE CASE STUDY OF A SCHOOL IN OSTIA.

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    Lo studio del patrimonio edilizio si serve da alcuni decenni di risorse digitali per consentire la corretta divulgazione delle sue qualità distintive e l’organizzazione di programmi di intervento. La metodologia BIM costituisce oramai in questo settore un riferimento sia nel contesto professionale che accademico, ma raramente il workflow operativo è specifico per una particolare tecnologia costruttiva. Il flusso di lavoro presentato in questo contributo è elaborato per lo studio del patrimonio edilizio in acciaio del Novecento e calibrato in funzione delle sue qualità architettoniche e tecnologiche, proponendosi come un approccio mediato tra le prassi operative BIM e HBIM. Il metodo è applicato su una scuola di Ostia progettata dall’architetto Pietro Barucci nei primi anni Sessanta, un caso di studio che apre alla modellazione di una lunga serie di edifici che necessitano di interventi di valorizzazione e riqualificazione.The research focusing on built heritage have used digital resources for several decades in order to allow the right divulgation of its singular features and the organisation of retrofit interventions. Nowadays the Bim procedure represents in this field a reference both in the professional and in the academic environment, but its operational workflow is rarely tailored to particular building technologies. The workflow that is explained in the contribution is instead developed for the study of steel buildings of 20th century and it is optimised according to their architectural and technological qualities, proposing a balanced approach between operational practices of BIM and HBIM. The methodology is applied on a school located in Ostia and designed by the architect Pietro Barucci in the first years of 1960s, a case study that opens to the modeling of several other buildings needing enhancement and improvement actions
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