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Appennini: Montagne a bassa definizione
Il testo introduce il concetto di “montagna a bassa definizione”, proposto come chiave interpretativa della montagna appenninica.
In primo luogo, questa lettura prende forma da un’inevitabile confronto con l’idea universale di montagna, radicata da secoli nell’immaginario collettivo, coincidente – per la quasi totalità della cultura occidentale – con la catena alpina. Se ne mette in mostra una differente “montuosità”, attraverso una lettura tematica degli spazi e delle vicende territoriali che, seppur meno riconoscibili, presentano una propria peculiarità e possibilità di sintesi.
Il secondo passaggio tenta di stressare la tenuta di alcune rappresentazioni territoriali ormai consolidate – come le Montagna di Mezzo, l’Italia di Mezzo, la Metromontagna, l’Internità, etc. – per comprendere quanto dell’attuale geografia appenninica può essere ricompresa sotto questi sguardi e quanto ancora sfugge agli attuali strumenti culturali di identificazione.
Il terzo ed ultimo passaggio riguarda la contestualizzazione del concetto di “montagna a bassa definizione”, la sua potenziale adeguatezza nel descrivere spazi e fenomeni territoriali non facilmente osservabili con altre categorie analitiche e interpretative. Ciò naturalmente porta con se una dimensione proiettiva e progettuale
Una nuova luce sula montagna
Negli ultimi anni si assiste a un rinnovato interesse verso la montagna, che per lungo tempo ha occupato un ruolo marginale all’interno della cultura progettuale e nel dibattito sul governo del territorio, faticando a emergere al di fuori di determinati contesti culturali. Ora la montagna si è disvelata in tutta la sua drammatica urgenza, è diventata argomento di dominio pubblico. Non è solo una questione di tendenze, ma il risultato di un progressivo succedersi di cose che hanno portato studiosi, pianificatori, progettisti e amministratori a rivolgere il loro sguardo verso monte. È stata una riscoperta scandita da episodi che, riletti a posteriori, definiscono le coordinate di un progressivo cambio di prospettiva e di nuove sfere di operabilità progettuale
Ecologia ed estetica nel progetto di paesaggio
Ecologia ed estetica formano un’endiadi densa di significati così come natura e cultura o paesaggio e ambiente. L’associazione dei termini veicola, di norma, una contrapposizione strumentale frutto della cultura moderna occidentale che ha costruito e alimentato rivalità tra scienze dure e umanesimo. Nel mondo antico la loro sovrapposizione non era in discussione e oggi questa scissione ci appare di nuovo come una forviante simulazione di opposti.
Il seminario di studi dal quale prende il titolo il volume, coordinato da Fabrizio Toppetti e svoltosi all’interno del Dottorato di Ricerca in Paesaggio e Ambiente della Sapienza Università di Roma, aveva l’obiettivo di indagare temi e modalità di una possibile ri-composizione attiva e operante, necessaria e urgente.
Questo volume raccoglie le riflessioni presentate e maturate in quell’occasione di confronto transdisciplinare alla quale hanno partecipato attivamente studiosi, docenti e dottorandi chiamati anch’essi a proporre un proprio punto di vista originale.
Ne emerge un panorama di sicuro interesse ricco di stimoli e di sfaccettature interpretative diversamente convergenti che, lungi dal proporre sintesi, costituisce un ulteriore momento di chiarificazione degli obiettivi da perseguire.
Contributi di: Franco Brevini, Alessandra Capuano, Giulia Cazzaniga, Gianni Celestini, Isotta Cortesi, Elisabetta Cristallini, Paolo D’Angelo, Federico Desideri, Fabio Di Carlo, Federico Di Cosmo, Daniele Frediani, Chiara Giuliani, Giampiero Mazzocchi, Federica Morgia, Cristina Imbroglini, Sara Protasoni, Luca Reale, Donatella Scatena, Leone Spita, Fabrizio Toppetti
L'ossido nitrico nel sistema nervoso centrale di Sepia officinalis: siti di azione e modalità di funzionamento.
I risultati conseguiti in questo lavoro suggeriscono la presenza di un sistema di trasduzione di segnale del tipo L-Glu/NO/cGMP nel SNC della seppia ed il coinvolgimento dell'NO, in qualità di molecole segnale, nei processi visivi, olfattori, di alimentazione, di controllo motorio e di apprendimento
Compensazioni di paesaggio. La forza contemporanea dell’infrastruttura storica
L’Italia è un Paese di paesi formato da costellazioni più o meno dense di centri, molti dei quali piccoli, che nel loro insieme disegnano un sistema reticolare la cui continuità e connessione – presidio e insieme condizione per la cura dei territori abitati – sono oggi a rischio.
San Gemini è un nucleo storico di antico impianto collocato lungo la via Flaminia, sulla direttrice che da Roma conduce a Rimini. A dispetto di una centralità storicamente consolidata, rafforzata dalla seconda metà dell’800 con il successo delle acque minerali e da una posizione baricentrica rispetto alla infrastrutturazione moderna, oggi sconta una paradossale condizione di marginalità. A una sostanziale integrità della configurazione fisico-morfologica corrisponde la minaccia della perdita di senso e di ruolo.
Il progetto risponde rafforzando un sistema di relazioni interscalari virtuose tra la città murata e il territorio storico, coinvolge l’area archeologica di Carsulae, la sorgente e il Parco delle Fonti, nel disegno di un paesaggio contemporaneo, fondato sul deposito delle tracce sedimentate e sui valori del benessere e della salute
Neuroecology and neuroethology in Molluscs The interface between behaviour and environment
The term neuroecology was first coined in the 1980s and describes the ways in which species adapt to their environment both in the short term and in evolutionary time. Here, we focus on molluscan neuroecology to show how it interfaces with neuroethology and how animal behaviour adapts to environmental cues. neuroecology is thus meeting point between ethology, neuroscience, evolution, ecology, physics and chemistry. In this book, our contributors examine the concept of Neuroecology as applied to molluscs for the first time with particular reference to the areas of chemical ecology, predator prey relationships, neuroethology and evolution.
Significant neuroecological progress has been made with a number of molluscan groups in terms of neurotoxic peptides, complex defensive ink alarm pheromones, bioaccumulation of shellfish toxins and the evolution of chemical defence mechanisms in species with reduced physical protection. Many molluscs inhabit a world of olfactory cues and their perceptions of the outside world are largely chemically driven, leading to odorant driven behavioural responses. This is important to both molluscan predators and prey and this area is explored in some detail with particular reference to gastropod molluscs. It is also true for cephalopod molluscs which although they have excellent vision, rely on distance chemoreception particularly prey perception, thus demonstrating their significance in affecting marine populations and communities. A better understanding the interactions of chemical cues between predator and prey molluscs will be important in future studies in the area of chemical ecology.
Within the immune and neuroendocrine systems of molluscs the primary signalling molecules are exceptionally well-conserved and the pool of molecules used is similar to those in advanced vertebrates. This conservation of molecular systems is important in neuroecology and underlies the conservation of neural mechanisms underlying behaviours as organ systems alter under evolutionary pressure. Indeed, studies on pulmonates have shown that behavioural networks remain virtually intact during these processes, although reflecting the evolutionary changes that adapt the animal to its environment. Such networks exhibit plastic responses to allow for behavioural selection and seasonal change. However, studies on respiratory behaviour lead to the conclusion that many molluscs and other invertebrates are facing extinction because they cannot adapt their respiratory behaviour to the rapidly changing environmental conditions currently occurring particularly where hypoxia threatens the health of ecosysystems due to human activity. Such animals may prove to be sensitive models for studying the neuroecological effects of climate change with particular respect to invasive freshwater species such as predators, freshwater plans or microbial species.
The challenge for the future is to utilise molluscan species research to illuminate the effects of environmental change on the neuroecology of these species, using them wherever possible to evaluate the degree of ecological change taking place. (Imprint: Nova Biomedica
IL SISTEMA NERVOSO DI OCTOPUS VULGARIS COME MODELLO DI STUDIO DELLA NEUROGENESI ADULTA
La neurogenesi adulta è il processo mediante il quale si generano e si differenziano nuove cellule nervose nel sistema nervoso di un organismo adulto. E??? ormai accertato che nel cervello adulto persistono cellule staminali, confinate in nicchie neurogeniche, che supportano la formazione di nuovi circui8 nervosi. Il processo è influenzato da una mol8tudine di faMori intrinseci ed estrinseci, tra i primi ricordiamo ormoni steroidei e faMori di crescita, tra i secondi abbiamo l???apprendimento, l???arricchimento dell???ambiente circostante e gli s8moli sensoriali.
La neurogenesi adulta è stata riscontrata in organismi che presentano un???elevata complessità struMurale e funzionale del sistema nervoso, quali pesci, reOli, uccelli e mammiferi, e, tra gli invertebra8, crostacei decapodi ed inseO. Sia nei vertebra8 che negli invertebra8, la neurogenesi adulta si verifica in aree che presentano un elevato grado di plas8cità struMurale e che svolgono un ruolo fondamentale nell'apprendimento, nella memoria e nell???integrazione di s8moli sensoriali, ciò suggerisce che il processo sia indispensabile per il supporto delle capacità cogni8ve più avanzate.Octopus vulgaris presenta un sistema nervoso centralizzato con un???organizzazione struMurale e funzionale gerarchica, capacità cogni8ve avanzate e complesse abilità comportamentali. Inoltre, vi sono diverse corrispondenze funzionali e struMurali tra specifici lobi del cervello di Octopus e specifiche aree del cervello di mammiferi e inseO in cui ha luogo la neurogenesi, quali, rispeOvamente, ippocampo e mushroom bodies. Pertanto, O.vulgaris può essere considerato un oOmo candidato per lo studio della neurogenesi adulta. Gli esemplari u8lizza8 per la sperimentazione appartengono alla specie Octopus vulgaris. Gli esperimen8 sono sta8 effeMua8 indis8ntamente su individui di sesso maschile e femminile, il peso medio dei polpi seleziona8 è circa di 800g.
Gli animali sono sta8 stabula8 presso il Dipar8mento di Biologia del Complesso Universitario di Monte Sant???Angelo, in vasche in PVC, alimentate con acqua di mare a circuito chiuso, a temperatura controllata. Sono sta8 quindi profondamente aneste8zza8 aMraverso l???u8lizzo di isoflurano (Polese e Di Cosmo, CIAC 2012) e in seguito soMopos8 a dissezione del cervello, condoMa in condizioni di sterilità.
Dal 1° gennaio 2013 i cefalopodi sono soMo tutela della Comunità Europea, e il comitato di bioe8ca dell???Ateneo regolamenta la sperimentazione su Octopus vulgaris. I nostri esperimen8 sono sta8 condoO in conformità con i principi e8ci di Riduzione, Perfezionamento e Sos8tuzione (Russell e Burch, 1992), che consistono nell???u8lizzare qualsiasi approccio che evi8, allievi e riduca al minimo il dolore, reale o potenziale, angoscia e altri effeO nega8vi subi8 in qualsiasi momento durante la vita degli animali coinvol8, o che migliori il loro benessere. I cervelli sono sta8 incuba8 con BromodeossiUridina (BrdU), un intercalante nucleo8dico che si incorpora al DNA in sintesi, in vitro, in accordo con Di Cristo, Paolucci e Di Cosmo (2008). In seguito all???inclusione in paraffina, i tessu8 sono sta8 taglia8 al microtomo in sezioni da 7??m, reidrata8 ed incuba8 con an8corpo an8-BrdU a 4°C per tuMa la noMe. Dopo abbondan8 lavaggi, le sezioni sono state incubate con un an8corpo secondario bio8nilato per 1 h a temperatura ambiente, poi con streptavidina coniugata con perossidasi per 1 h a temperatura ambiente. Infine la reazione è stata rivelata usando la diaminobenzidina (DAB) come cromogeno. Le aree del sistema nervoso che risultano posi8ve all???an8-BrdU sono localizzate nella massa sopraesofagea. In par8colare, si osservano struMure riconducibili a nicchie di cellule in proliferazione che si approfondano nei neuropili dei lobi appartenen8 al sistema verFcale-frontale, sede dell???apprendimento e della memoria. Tali risulta8 confortano l0ipotesi che in Octopus vulgaris abbia luogo il processo della neurogenesi adulta
Quando la natura diventa tecnica. Esperienze estetiche nel paesaggio innevato
Se in generale il tema dell’architettura terza (l’insieme delle forme tecnologiche che non sono direttamente abitabili, ma consentono di espletare i servizi insediativi) non riveste un ruolo centrale all’interno della cultura progettuale legata al paesaggio, assume un valore di bisogno profondo nei contesti caratterizzati da condizioni climatiche particolarmente rigide e perduranti, che a differenza di quanto si possa pensare costituiscono una grandissima porzione del nostro pianeta. Solo per darne un'idea, l'estensione media stimata delle aree sottoposte periodicamente a copertura nevosa e alla presenza su larga scala di ghiaccio, si aggira intorno al 9% della superficie totale della Terra (oceani compresi). È facile comprendere come in determinate condizioni l’habitat umano non può prescindere dalla messa in opera di specifiche infrastrutture tecnologiche finalizzate a rendere abitabili e produttivi territori altrimenti fortemente limitati, quando non addirittura preclusi, dalla durezza del clima. Si pensi ad esempio ai dispositivi di messa in sicurezza dei versanti innevati, alle infrastrutture di produzione delle economie turistiche legate agli sport invernali, agli espedienti tecnologici per la sicurezza stradale, alle architetture di resistenza al freddo e alla neve delle città nordiche.
Che si tratti di infrastrutture imponenti, di elementi seriali, di oggetti disposti in maniera episodica nel territorio, tali manufatti concorrono in modo determinante alla costruzione visiva e sensoriale dei paesaggi innevati. È chiaro che il ripensamento dell’esperienza estetica dovrebbe porsi su un piano intenzionale, ed il progetto in questo può costituire un valido mezzo attraverso il quale conciliare etica, estetica e natura in una nuova, e più performante, immagine del paesaggio innevato
L’architettura contingente a servizio dell’umanità
L’emergenza ha caratteristiche locali ma presenta generalità universali, soprattutto necessità di intervento risoluto; così il progetto diventa pragmatico, specificatamente a servizio dell’umanità. Generalmente la situazione contingente dell’emergenza costringe a livelli di sperimentazione elevati per far fronte alla scarsità di materie, di investimenti, di libertà o alla necessità di processi costruttivi
rapidi ed efficienti. Gli espedienti principali sono quelli della prefabbricazione, della modularità, del minimalismo e soprattutto della reinvenzione tecnologica. Come nella casa di Keaton (One Week, 1920) l’alterazione del processo e la variazione di alcune circostanze nel montaggio, quindi l’esercizio di deviazione, permette all’abitazione di esperire nuove capacità, o possibilità abitative inattese.The emergency has local features but presents universal characteristics, in particular the need of a resolute action; so the project becomes pragmatic, toward to serve humanity. Generally the situation at emergency forces you to high levels of experimentation a challenge against the shortage of materials, investment, freedom or the need for rapid and efƒcient construction processes. The main gimmicks are those of pre-manufacturing, modularity, minimalism and above all of reinventing technology, basic features for a product that only works with a high degree of adaptability expendable in times and limiting conditions. As like the Home of Keaton (One Week, 1920) the alteration of the process and the change in certain circumstances in the assembly, or the exercise of deviation, allowing the house to bring new capacity, or housing opportunities unexpected
Un villaggio di capanne? L'insediamento di Rupe Canina (Ce) prima dei Normanni. Nuove riflessioni e problematiche di un sito d'altura nella Langobardia Minor
Il contributo propone una prima sintesi delle fasi altomedioevali individuate nel corso degli scavi presso il sito fortificato di Rupecanina, in comune di Sant'Angelo d'Alif
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