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L’indispensabile ipocrisia di The Newsroom
“The Newsroom” di Aroon Sorkin (Hbo, 2012-2014) si è guadagnata uno spazio di rilievo nella “golden age” delle serie tv mettendo in scena la resistenza della redazione di un grande network contro l'esasperazione della competizione giornalistica e il suo sbocco verso un crescente integrazione tra informazione e intrattenimento. Il paper analizza temi, testi e personaggi principali per inquadrare la fase storica dell'impatto tra nuovi media e televisione commerciale. In un'epoca di invocata disintermediazione, la serie instilla degli interrogativi nel selezionato pubblico di Hbo: il giornalismo va superato o piuttosto rivendicato? L'opinione pubblica è davvero più libera, se abbandonata al flusso di informazioni senza mediazione professionale? “The Newsroom” by Aroon Sorkin (Hbo, 2012-2014) has earned a prominent space in the "golden age" of TV series by staging the resistance of a large network newsroom against the exasperation of the news competition and its outcome towards a growing integration between information and entertainment. The paper analyses themes, texts and characters from the series to frame the anomic phase of the impact between new and heritage media. In an age of invoked disintermediation, the series generates some doubts in the selected Hbo audience: should journalism be overcome or rather reclaimed? Is public opinion really freer if abandoned to the flow of information without any professional mediation
Tempo Irreale. Il restringimento dell'orizzonte temporale della tarda modernità
Tutti viviamo immersi in un orizzonte temporale. Lavoriamo, amiamo e dialoghiamo poggiati su una piattaforma che intreccia passato, presente e futuro, esperienze e aspettative che si è deciso di trattenere perché ritenute preziose per orientare le decisioni, o magari evitare di ripetere qualche sbaglio. L’ampiezza dell’orizzonte temporale dà respiro ai nostri pensieri e contribuisce a infondere senso alle azioni che compiamo. Negli ultimi anni, però, nelle società occidentali i contorni di questa piattaforma sono sottoposti ad un inesorabile restringimento, fino a coincidere interamente con il presente, sede del vissuto, dell’istinto e dell’emozione, chiamato a saturarsi ospitando in solitudine quanto prima distribuito sull’intero arco temporale. La frenesia che attanaglia la vita quotidiana, l’emergenza permanente che informa l’economia digitale e il dibattito politico contemporaneo non sono che ricadute di una diffusa e inedita incapacità di concepire la profondità temporale. Gli incubatori del “tempo reale” ovvero finanza, reti, media e consumo promuovono una nuova ideologia del breve termine che esalta come unico compito dell’individuo la reazione immediata agli stimoli del mercato, agli eventi, ai desideri. La compressione spazio-temporale che ha caratterizzato la fine del ’900 si aggiorna in una consequenziale asfissia che non si limita ad imporre minuti contati ma intacca gli elementi strutturali della condivisione dei significati e della trasmissione della conoscenza. Impedendo all’uomo della tarda modernità di immaginare una via d’uscita alla gabbia del presente
Fortezza Europa. La “terra delle opportunità” vive solo nei sogni dei migranti. Intervista a Gabriele Del Grande
Tempo (ir)reale. L’orizzonte temporale in Occidente dalla compressione sul presente all’asfissia dell’immediatezza
In the beginning of Third Millennium, Western societies seems to share the image of passing time as a threat, deactivating the classical modern representation as an opportunities storage. The current temporal rules force individuals to react against emergencies and risks to trace the experiences back to a timeless and self-sufficient present. This imperative keep on being strictly intense, as all the temporal determinations in history, but it doesn't offer the counterbalance of the benefit of a stronger integration of human activities. So far, sociological literature has read the phenomenon as a consequence of the exasperation of typical modern acceleration, causing the desynchronization of different social times interlacing in the social structures. The suggested remedy was to turn on digital technology and development of individual flexible skills. A method that didn't work out, increasing the temporal discomfort. In this paper we propose to analyze the heritage of thirty years of "time-space compression" not as a simple acceleration but as the more general contraction of collective time horizon, the cognitive infrastructure that allow an homogeneous group to conceive duration and to inscribe the finite temporality of human beings in a meaningful plan. Radicalized compression become a "space-time asphyxia", setting up a "regime of immediacy" based on real-time that corrode the Modernity structural elements about thoughts formulation and knowledge transmission
Tribute Bands
Partout en Europe, la musique live est envahie par des clones. On parle de tribute bands, des musiciens qui reproduisent minutieusement les poses, les chansons et les vêtements des idoles du rock, en officiant un concert-rituel qui permet aux fans de profiter de l'illusion d’arrêter le temps, au moins pour une nuit. Si c’est vrai que la « répétition » n'est pas un synonyme de stagnation, les mots de ces artistes suggèrent que leur liturgie « fake » n'est pas une simple imitation, mais une façon pour tenir en vie les contenus du rock, en protégeant leur esprit originel contre les risques de l’oubli ou de la normalisation
Nulla permane, tranne me. Appunti sulla crisi della monumentalità
Come emerge dalla cronaca, il patrimonio monumentale italiano è sempre più vittima di vandalismo o incuria. Sembra affievolirsi il suo ruolo di medium detentore di capitale simbolico e irradiatore di significati collettivamente rilevanti. Nel dibattito pubblico, la spiegazione del fenomeno è affidata quasi esclusivamente al dato economico della riduzione dei budget disponibili per la tutela e la valorizzazione. Cosa porta, però, un settore così importante per l’identità nazionale ad essere collocato puntualmente in fondo alla lista delle priorità? L’articolo prova a rispondere a questa domanda indagando lo strisciante malessere che turba il rapporto tra società italiana e memoria storica collettiva
Il conflitto mancante. L’alleanza tra user e corporation nella realtà aumentata
l cittadino globale si trova a svolgere in uno spazio essenzialmente commerciale attività cruciali come la definizione della propria identità, la costruzione della reputazione, l’apprendimento, la cura della salute, l’acquisizione delle informazioni propedeutiche alla partecipazione al dibattito pubblico. Tutto questo sembra essere accettato pacificamente, come se la migrazione dalla realtà ordinaria alla realtà aumentata comporti automaticamente la rinuncia all'ambizione di partecipare al governo dei processi trasformativi. Come se l’allargamento delle opportunità debba riflettersi necessariamente nel restringimento dell’orizzonte d’azione e aspirazione su quello del consumatore. Perché il cittadino/user accetta di delegare in bianco le decisioni sistemiche, lasciando che gradualmente si allontanino dal suo quotidiano? Perché le libertà di cui gode sovrasta e compensa le privazioni politiche cui è sottoposto
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