37 research outputs found
Prova iniziale di verifica: una terza via?
Roars Review è una rassegna degli articoli che vengono pubblicati nel sito www.roars.it, in cui si svolge una discussione, aperta e documentata, sulla politica dell’università e della ricerca, sui temi della didattica e della valutazione, della scientometria e della bibliometria. Nel mio articolo di sei pagine mi sono occupato delle prove di verifica iniziale, previste dall'art. 6 del D.M. 270/2004
On the boundary behavior of holomorphic and harmonic functions
This book collects some of the scientific contributions of the participants in the Conference in Harmonic Analysis held at the Istituto Nazionale di Alta Matematica from May 30th to June 4th, 2011
Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo
Le incaute riforme scolastiche che hanno traviato la scuola europea e
quella italiana si ispirano a modelli statunitensi. Di qui l’urgenza di
studiarli accuratamente. Indispensabile a tale scopo è questo libro di
E.D. Hirsch, Jr., che documenta lo sfacelo della scuola americana e lo
spiega con il potere che vi esercita la pedagogia progressista. Sensibile
al naturalismo romantico e a una concezione formalistica delle abilità,
questa pedagogia soggiace ai tabù rousseauiani sulla scrittura e sulla
trasmissione delle conoscenze teoriche, impedisce dunque alla scuola
di insegnarle in modo diretto e la riduce a un ambiente di apprendi-
mento, nel quale gli alunni acquisirebbero le abilità formali per evo-
luzione interna risvegliata dalle attività spontanee. Di fatto essi sono
abbandonati all’ignoranza. Poiché la mancanza di istruzione colpisce
con più forza i figli delle famiglie svantaggiate, la scuola che rinuncia
alla conoscenza per il timore ugualitario di differenziare gli alunni, non
solo, come capì Gramsci, esaspera il divario di classe, ma fa mancare
la cultura comune necessaria alla mediazione dei contrasti politici, così
che la società perde la capacità di dialogo e si disgrega
MR3452224
Mathematical Reviews è una delle due banche dati di rassegna della produzione scientifica in campo matematico. Essa è pubblicata dalla American Mathematical Society, con sede a Providence, Rhode Island, USA
La riforma permanente della scuola
Un governo di emergenza che intende mettere mano su un settore come la scuola che da trent’anni a questa parte ha subito vere e proprie manomissioni; le recenti dichiarazioni del nuovo ministro dell’istruzione sul liceo quadriennale; le voci all’unisono che tornano a battere il ferro dov’è già stato battuto allo stremo ‒ tutto ciò ci insinua il sospetto che si voglia usare l’emergenza per evitare di confrontarsi con l’errore radicale contenuto nelle riforme della scuola e per prolungare i tormenti a cui da trent’anni a questa parte essa è stata sottoposta. Chiunque abbia avuto in questi anni il bisogno di informarsi sui controsensi delle riforme scolastiche e ne abbia osservato con sbigottimento gli effetti sulla qualità dell’insegnamento e sulla preparazione degli studenti, si accorge subito che le voci che propongono nuove riforme sono condizionate da idee vecchie e confuse, già applicate da decenni con risultati sempre disastrosi. Criticare queste idee può essere utile non tanto per stigmatizzare l’avventatezza dell’averle ripresentate quanto per illuminare da nuove prospettive il loro contrasto con il concetto stesso di istruzione. Poiché le voci parlano all’unisono, è sufficiente rispondere a quella del dott. Crepet
Florestano Di Fausto, architetto del Mediterraneo. Profilo biografico
Della figura eclettica e multiforme di Florestano Di Fausto, particolarmente attivo nel ventennio fascista, si delineano i principali indirizzi formativi, alla luce di nuovi recenti contributi, riguardanti principalmente la sua attività per il Ministero degli Esteri, distribuita in buona parte del bacino mediterraneo (Albania, Grecia e Dodecaneso, Egitto, Libia). Completa lo scritto una bibliografia completa sull’architetto
Risposta a un documento dell'UdS: a proposito di scuola e pedagogia.
«Un paio di anni fa l’Unione degli Studenti ha pubblicato un documento dallo stile rudimentale e contraddittorio nei contenuti, che prima rifiuta la valutazione nella scuola, poi attenua il rifiuto e ne chiede soltanto forme diverse [...] la bocciatura può essere condannata come strumento antipedagogico soltanto entro il contesto di una scuola di casta; al di fuori di questo contesto ed entro una scuola che, favorendo la mobilità sociale, aiuta ogni discente a superare le difficoltà e lo induce a dare il meglio di sé, bisogna innanzitutto cessare di usare il termine pregiudicante di ‘bocciatura’ e sostituirlo con il termine ‘ripetenza’ e poi comprendere che la ripetenza è uno strumento che in alcuni casi, anche per il bene del discente, è opportuno usare. Don Milani, citato sempre a sproposito come oppositore di principio della ripetenza, si era accorto come la scuola anglosassone, approdo finale della riforma dell’autonomia, fosse una scuola di casta: “[...] Nelle loro scuole non bocciano. Deviano verso le scuole di minor pregio. I poveri nelle loro si perfezionano a parlare male. I ricchi a parlare bene. Dalla pronuncia si capisce quanto uno è ricco e che mestiere fa il suo babbo.” L’assenza della meritocrazia e della ripetenza a scuola, così agognata dall’Unione degli Studenti in nome dell’uguaglianza astratta, è non meno amata dalle caste neoliberali perché priva la scuola della capacità di promuovere la mobilità sociale.
Organizzare le superiori sulla base di corsi disciplinari: pro e contro
Il ‘GRUPPO DI FIRENZE per la scuola del merito e della responsabilità’ ha avanzato per le scuole superiori la proposta di sostituire l’organizzazione in classi con quella, tratta dal modello finlandese, in corsi disciplinari, così che lo studente ripeta solo quei corsi di cui non abbia superato l’esame. Nella maggior parte degli interventi delle persone interpellate sulla proposta, ancor più nei resoconti giornalistici, si osserva una diffusa incapacità di scorgere che la proposta nasce dalla constatazione allarmante che molti voti insufficienti sono spinti truffaldinamente alla sufficienza soltanto perché i consigli di classe tremano di fronte alla misura draconiana di far ripetere l’anno scolastico, nasce cioè dalla preoccupazione di restituire serietà all’istruzione. La diffusa incomprensione del vero intento della proposta annuncia il pericolo che la sua attuazione possa andare nel senso opposto a quello per cui era stata avanzata, verso cioè un ulteriore svuotamento dell’istruzione pubblica – per quanto ormai sia difficile immaginare come si possa fare peggio
Euler, Stirling, and Wallis: A Case Study in the Notion of Equivalence Between Theorems
The notion that two theorems may be equivalent to each other is sometimes met with hesitation. In this article we tell a story that shows that there is something interesting and useful in this notion. We look at the following three results: Stirling’s formula, Wallis’ product formula, and the evaluation of the probability integral. The task of giving simple proofs of these results is the object of unabated attention. In order to enhance our understanding of these results, we show in a precise way that these results are indeed equivalent to each other
Settis, Serianni e la catastrofe della scuola
L’eliminazione della tradizionale traccia di storia dalla prima prova dell’esame di Stato ha sollecitato
alcuni intellettuali a pubblicare un appello preoccupato per la decadenza della cultura storica in Italia.
Ne è seguita un’audizione alla Commissione Istruzione Pubblica – Beni Culturali del Senato, nella
quale il prof. Settis ha pronunciato un’appassionata apologia degli studi storici come pilastri della
sovranità della nazione e della libertà del cittadino, e il prof. Serianni, responsabile dell’ultima
versione della prima prova dell’esame di Stato, ha smentito che la nuova formula dell’esame
emarginasse la storia, sostenendo, al contrario, che "la storia è [...] ‘privilegiata’". L’opinione del prof.
Settis si nutre della fiducia che la Costituzione sia restata un rocher de bronze. In realtà in questi
anni la Costituzione non ha potuto difendere la scuola italiana quando la riforma l’ha trasformata in
scuola europea, quando cioè essa è stata sganciata dallo Stato e agganciata agli organismi
internazionali in un processo che ha preso il falso nome di attuazione dell’autonomia scolastica.
Proprio dall’autonomia deriva la stessa regionalizzazione del sistema scolastico che il prof. Settis
paventa e accusa di anticostituzionalità
