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La memoria imperfetta. Napoleone e la storia
The Imperfect Memory: Napoleon and History
The author discusses three volumes published on the bicentenary of Na-
poleon Bonaparte’s death: Ei fu by Vittorio Criscuolo; L’ultima stanza di
Napoleone by Luigi Mascilli Migliorini, dedicated to the last moments of
the emperor’s life and the construction of his memory; and Il naufrago e il
dominatore by Antonio De Francesco, which traces his internal political vi-
cissitudes, analyzing in particular his relationship to the French Revolution.
The article reflects on the influence memorial re-elaborations – and, more
generally, the political use of history – exert not only on the reconstruction
of past events, but also on the shaping and unfolding of future events
Modelli storici della congiura nella Rivoluzione francese (1789-1796)
Questo articolo è dedicato ai modi in cui i protagonisti e gli osservatori della Rivoluzione francese hanno usato due esempi storici di congiura (quella di Catilina del I secolo a.C. e quella culminata con l’eccidio degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo tra il 23 e 24 agosto 1572) per interpretare, prevedere e condizionare gli eventi rivoluzionari. L’obiettivo è dimostrare come la Rivoluzione, nonostante la sua originalità e le sue innumerevoli innovazioni, sia stata a più riprese paragonata ad una cospirazione, tanto dai suoi fautori quanto dai suoi critici. Il testo, dopo aver ragionato in generale sul ruolo che ha avuto l’analogia storica nella Grande Rivoluzione, si sofferma su alcuni esempi di uso politico dei due precedenti storici avvenuti tra la presa della Bastiglia e il 1796. Quest’ultimo è l’anno in cui lo scrittore e giornalista monarchico Galart de Montjoie (già autore nel 1795 dell’Histoire de la conjuration de Robespierre) pubblica l’Histoire de la conjuration d’Orléans, proprio mentre il rivoluzionario Gracchus Babeuf viene arrestato dal Direttorio con l’accusa di aver organizzato una cospirazione à la Catilina
La rivoluzione «sbiadita». La recente storiografia sulla Rivoluzione francese nel dibattito accademico
Evento grandioso e terribile, la Rivoluzione francese ha cambiato
non solo il corso della storia, ma anche il modo di intendere i rapporti
tra passato, presente e futuro. Essa, infatti, ha costituito per lungo
tempo il più grande serbatoio di idee, identità e modelli d’azione con cui
è stata immaginata e praticata la politica moderna. La “Grande
Rivoluzione” è stata il prisma attraverso il quale sono stati interpretati
gli snodi più importanti della storia successiva ed è stata perfino riscritta
quella precedente.
Il racconto della Rivoluzione è iniziato in presa diretta, già nel 1789,
ed è proseguito ininterrottamente durante e dopo il suo svolgimento,
generando un inteso dibattito politico e storiografico internazionale che
per due secoli ne ha amplificato enormemente le conseguenze. A questo
interminabile capitolo della storiografia moderna è dedicato
l’importante libro di Antonino De Francesco, Tutti i volti di Marianna.
Una storia delle storie della Rivoluzione francese (Donzelli, 2019), che è
l’edizione italiana del volume uscito in Francia da Perrin l’anno
precedente con un titolo diverso, La guerre de deux cents ans
Recensione al libro di H. Burstin, L'invention du sans-culotte. Regard sur le Paris révolutionnaire
Feste e rivolte in età moderna: un bilancio storiografico
For more than fifty years now, historians have been intrigued by how festivals and
revolts blended together in the early modern period. These enthralling and enigmatic forms of
protest or violence took place either during festivals or in the form of festivals. The participants
were from specific social or generational segments: the people, for example, or the youth. This
article provides a critical review of some of the most important studies on the topic, with the aim of
probing the relationship between the discursive and symbolic repertoire of the festival rites and the
identity of the various actors who took part in the
Il ruolo dei precedenti storici nei primi dibattiti costituzionali della Rivoluzione francese (1789-1791)
Questo articolo analizza l’uso politico della storia nei primi dibattiti costituzionali della Rivoluzione francese (1789-1791). L’obiettivo è dimostrare che i precedenti storici e i modelli legislativi e costituzionali del passato hanno avuto un ruolo determinante anche nei principali dibattiti parlamentari che portarono all’approvazione della prima Costituzione rivoluzionaria (3 settembre 1791). Al centro dell’analisi, in particolare, ci saranno le sessioni che la Costituente ha dedicato alla divisione dei poteri, alla costituzione civile del clero, alla riforma del sistema giudiziario e al diritto di pace e di guerra
Democrazia senza rivoluzione: il caso del Mediterraneo nell’età delle rivoluzioni
L’originalità di Re-Imagining Democracy in the Mediterranean risiede nella scommessa
di identificare il Mediterraneo, compreso il mondo ottomano, come uno spazio dotato
di una certa omogeneità e nella tesi che la democrazia moderna avrebbe preso forma
simultaneamente nel Nord quanto nel Sud dell’Europa.
L’idea che la storia della democrazia non vada pensata e scritta da una prospettiva continentale,
limitandosi ai casi di studio dei grandi Paesi nord-europei e occidentali è di
certo condivisibile e ha il merito di valorizzare idee e pratiche politiche solitamente
malintese o addirittura ignorate. Il rischio, però, è ottenere l’effetto straniante di allargare
i confini semantici e concettuali della democrazia includendo un troppo vasto repertorio
di spazi, discorsi e atti a volte poco attinenti al processo di trasformazione in
senso inclusivo e partecipato della società e delle istituzioni verificatosi tra sette e ottocento.
A tal proposito, l’intervento interroga i curatori sulla possibilità di allargare la
prospettiva di analisi in senso cronologico, risalendo all’indietro almeno verso le rivoluzioni
e le rivolte del XVII secolo
Di nuovo la rivoluzione? Pensare il cambiamento nel XXI secolo
This article examines three books published in 2015, which present revolution as a still-ongoing event of global reach. All the texts describe revolution as a phenomenon involving an extended space (the Atlantic or even the entire world) and an equally wide timespan, stretching from the seventeenth century to the present. The common thread running through these studies is the belief that modern revolution is/was a global phenomenon, encompassing similar events occurring in different times and spaces, which mutually influenced each other, either directly or after years or centuries, through the circulation of texts, ideas, people, and models of action. At the close of the last century, under the blows of revisionist criticism and the ruins of the Communist dream, revolution seemed to have definitively lost its centrality in the political imagination and historical debate as an instrument for thinking and bringing about historical change. In the light of these recent publications, however, the question arises whether such a period has truly come to an end
Recensione al libro di J. Israel, La Rivoluzione francese. Una storia intellettuale dai Diritti dell'uomo a Robespierre, Einaudi, Torino 2015
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