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Ipotesi di ricostruzione storica della diteggiatura antica
Con riferimento ai trattati dell'epoca si ripercorrono alcuni secoli di "cognitione delle dita", ossia il sapere sulla diteggiatura nella musica antica per tastiera in Italia, Francia, Spagna e Germania. In particolare contiene le principali indicazioni sulla diteggiatura tratte da: "Fundamentum Organisandi" di Buchner del 1525 ca.; "Orgel oder Instrument Tabulatur" di Elias Nikolaus Ammerbach (1571); "Libro Ilamado Arte de taner Fantasia" di Tomàs de Sancta Maria (Valladolid, 1565); "Obras de Musica" di Antonio de Cabezòn (Madrid, 1578);"Dialogo sopra il vero modo di sonar organi et istromenti da penna" di Girolamo Diruta (Venezia, 1593); "Conclusioni nel suono dell'organo" di Adriano Banchieri (Bologna, 1608); "Fizwilliam Virginal Book" e "My Lady Nevell's Book"; opere di Jan Pieterszoon Sweelinck e di Erbach; "Facultad Organica" di Correa de Arauxo (Alcalà, 1626); "Livre d'orgue" di Guillaume-Gabriel Nivers (Paris, 1665) e di André Raison (Paris, 1688); "Les Principes de clavecin" di Michel Saint Lambert (Paris, 1702); musiche di Domenico Scarlatti e di Bernardino Azzolino Della Ciaja; "L'Armonico pratico al Cimbalo" di Francesco Gasparini (Venezia, 1708); "Klavierbüchlein für Wilhelm Friedemann Bach" di Johann Sebastian Bach scritto nel 1720 ca.; musiche di Alessandro Scarlatti; "Regole armoniche" di Vincenzo Manfredini (Venezia, 1775); l"Art du toucher le clavecin" di François Couperin (Paris, 1716); "De la mechanique des doigts sur le Clavecin" di Jean Philippe Rameau (Paris, 1724); "Versuch über die wahre Art das Clavier zu spielen" di Carl Philipp Emanuel Bach (Berlin, 1753); "Les Principes de clavecin" di Friedrich Wilhelm Marpurg (Berlin, 1756); "Klavierschule" di Daniel Gottlob Türk (Leipzig, 1789)
Alice V. Clark, Vernacular Dedicatory Motets in Fourteenth-Century France, "Journal of Musicological Research", 20, 2000, pp. 41-69
Voce bibliografica con abstrac
Burgwinkle, William E., Love for Sale: Materialist Readings of the Troubadour Razo Corpus, New York, London, Garland, 1997
Voce bibliografica con abstrac
Gli studenti dell’Università di Bologna dal Fascismo alla Liberazione, Aula Magna dell’Università di Bologna, 21 aprile 2010
Il catalogo della mostra ripercorre il percorso espositivo incentrato sulla narrazione della storia degli studenti dell'Università di Bologna dal fascismo alla liberazione attraverso le fonti d'archivio e i materiali conservati all'Archivio storico dell'Università di Bologn
Oltre il Mediterraneo: le polifonie semplici della terra australis incognita nei diari di James Burney
Simple polyphony, considered by scholars to be only a European musical phenomenon, is here investigated in an anthropological perspective and identified in the southern hemisphere during James Cook's voyages of exploration, particularly among Polynesians and New Zealanders.
James Burney, the son of the English music historian, composer and musician Charles, sailed on Captain Cook's second and third voyages of exploration between 1772 and 1779, two of the most significant voyages in the history of the South Pacific. Burney wrote two journals, not for officialdom but for the information of his family and friends. In these private journals, Burney recorded his experiences and the remarkable places and peoples he encountered. These sources are very candid diaries in which we can read many accounts of the natives he met, as well as reports about their dances, music, chants and musical instruments. However, some debate emerged among coeval European intellectuals about several of Burney’s unexpected musical accounts, such as simple polyphony. The polyphony was not contemplated out of Europe and thus natives' polyphony was neither understood nor believed possible. This eighteenth-century debate can help us to understand some misunderstandings and prejudices of musicology towards simple polyphony. This repertoire, now attested since the Medieval age in western and eastern Europe, was not included in the western Science (or Art) of music, was ignored for centuries and was still called "primitive" yet in the 1960s. Today, with this new evidence, it must be considered a musical expression of human cultural history
Memorie orientali nella tradizione liturgico-musicale della Chiesa ravennate nei secoli XI-XII
ITA
Con l’avvento della politica ecclesiastica di Carlo Magno, si avviò un processo di riduzione dei molteplici riti delle liturgie locali e delle rispettive tradizioni meliche. Per quanto la diffrazione rituale continuò a esistere e a essere accettata, la liturgia delle Chiese d’occidente andò progressivamente allineandosi attorno al rito e al canto romano-franco. Tale processo fu non privo di difficoltà e resistenze soprattutto all’interno di quelle liturgie che, come la Chiesa ravennate, scontavano un forte debito storico verso oriente. Il presente articolo ricostruisce il legame della Chiesa di Ravenna con l’altra sponda dell’Adriatico a partire dai miti d’origine: ripercorre la storia dell’edificazione religiosa legata al culto orientale, introdotto principalmente dalle devozioni particolari della famiglia imperiale; registra la presenza di santi di tradizione orientale nel calendario dei manoscritti liturgico-musicali a cominciare dal secolo IX così come la presenza di riti orientali dall’XI secolo; inoltre propone, come tracce di questa permanenza, i testi in greco, e alcuni in latino, intonati per le celebrazioni della Pasqua e della Settimana santa. Mediante la collazione di fonti di tradizione franca occidentale e orientale, rileva per la prima volta alcune peculiarità dei brani “greci” presenti nei testimoni ravennati e attesta come nel XII secolo la relazione tra la Chiesa orientale e quella ravennate fosse ancora viva nella tradizione musicale.
ENG
With the advent of the ecclesiastical reform of Charlemagne, a process of reduction of the multiple rites of the local liturgies and their respective melic traditions began. As much as ritual diffraction continued to exist and be accepted, the liturgy of the Western Churches progressively aligned itself around the so-called Roman rite and Gregorian chant. This process was hardly accepted especially by the places which had strong historical connections with the Eastern liturgy. The Church of Ravenna is a case in point. This paper sheds new light on the relationships between the Church of Ravenna, the liturgy and cults on the other side of the Adriatic Sea. First, I brought attention to some religious buildings which were linked to the Eastern cult and to the devotions of the imperial family; secondly, I documented the presence of the Eastern saints in Ravenna liturgical calendar since the 9th century, as well as the presence of Eastern rites in musical manuscripts since the 11th century. Furthermore, I examined some Greek and Latin texts, tuned for the celebrations of Easter and the Holy Week, which are traces of the Eastern tradition. Through the collation of Frankish sources of the Western and Eastern tradition, I highlighted for the first time, some peculiarities of the "Greek" pieces present in the Ravenna witnesses and I attested that in the 12th century the relationship between the Church of the East and the Church of Ravenna was still remembered in the local musical tradition
T. J. H. Mc Carthy, Literary practice in eleventh-century music theory: the Colores rhetorici and Aribo's De Musica, "Medium Ævum", 71/ 2 (2002), pp. 191-208
Voce bibliografica con abstrac
Raffa, Massimo, Gli Harmonica di Claudio Tolomeo fra tecnicismo ed “Enciclopedia”, «Il Saggiatore musicale», 9, 1-2, 2002, pp. 5-38
Voce bibliografica con abstrac
Organi orologi e automi musicali: oggetti sonori per il potere
Strumenti musicali come l'organo e oggetti sonori come gli automi musicali e gli orologi sono spesso stati rappresentati quali simboli di potere e preminenza. Essi venivano posti in relazione in virtù di una comune caratteristica: la presenza di un complesso dispositivo meccanico, frutto di perizia ingegneristica, in grado di produrre un evento sonoro. In contesti particolari di epoca ellenistica, tardoantica e altomedievale, essi erano stati testimoni del grado di sviluppo tecnologico raggiunto dalla corte che li aveva prodotti. Nella prospettiva del rapporto musica e politica e attraverso il ricorso a molteplici tipologie di fonti vengono qui presentati diversi casi esemplificativi riferentisi a contesti differenti (alessandrino e romano imperiale, teodericiano, carolingio e bizantino, nonché francese
John Latartara, Machaut's Monophonic Virelai Tuit mi penser: Intersections of Language Sound, Pitch Space, Perfomance, and Meaning, "Journal of Musicological Research", 27/3, 2008, pp. 226-253
Voce bibliografica con abstrac
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