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    ACROTERI E STILOFORI PUGLIESI: ALCUNE RIFLESSIONI A MARGINE DELLA COSIDETTA "QUESTIONE LOMBARDA"

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    Il tema del protiro è stato ampiamente discusso in sede critica. Sull’origine e la diffusione di tale elemento nell’architettura pugliese romanica e protoromanica la questione merita ulteriori approfondimenti, soprattutto per alcuni episodi che si pongono prima o nello stesso arco cronologico del cantiere più antico della chiesa di San Nicola a Bari, il cui finestrone absidale unitamente ai portali finirono per costituire il modello di numerosi protiri pugliesi realizzati tra XII e XIII secolo. In questa sede si è voluto portare l’attenzione su alcuni esempi poco conosciuti relativi alla cattedrale di Vieste ed a quella di Oria, episodi che costituiscono il punto di partenza per ulteriori riflessioni relativamente all’origine del tema in Puglia ed ai rapporti supposti o presupposti con il romanico lombardo, e soprattutto con l’area emiliana, nel più ampio contesto della nascita del romanico pugliese

    L'Abbazia di San Leonardo di Siponto in Lama Volara: alcune ipotesi sulla decorazione scultorea

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    Annessa ad un hospitium affidato ai canonici regolari di Sant’Agostino, comunità dedita all’assistenza dei pellegrini infermi, la chiesa di San Leonardo presenta una raffinatissima decorazione scultorea, risalente a due fasi diverse . Un primo insieme di sculture architettoniche appartiene al XII secolo, quando la chiesa fu realizzata secondo una struttura affine alla tipologia delle chiese a cupole in asse. Risale a questa redazione dell’edificio il portale posto sul lato nord, lungo quella che nei documenti medievali era chiamata “strata peregrinorum”. Oggetto di numerosi contributi critici che hanno messo in evidenza i rapporti da un lato con la scultura abruzzese del tardo XII secolo (San Clemente a Casauria, Corfinio, Pianella), dall’altro con la plastica pugliese di area centro-settentrionale (Santa Maria Maggiore a Montesantangelo, Santa Maria di Pulsano, cattedrale e chiesa di Ognissanti a Trani) tale decorazione scultorea mostra assonanze e ascendenze con alcune sculture della Borgogna (Charlieu), e del Sud –Ovest della Francia (Angloulème, Châteauneuf-sur-Cherente, Toulouse). In questo contributo si rivede criticamente il problema dei modelli scultorei, alla luce sia di nuove acquisizioni relative soprattutto alla successione dei priori che ressero l’abbazia e sia di una più approfondita analisi delle strutture architettoniche. Centrali in questa analisi sono i rapporti con la scultura abruzzese della chiesa di San Clemente a Casauria, in particolare con la decorazione della facciata e dell’antistante portico, realizzata quando alla guida della comunità c’era l’abate Leonate, tra il 1155 al 1182 . Tra i vari artisti assoldati dal potente abate è possibile individuare, in alcuni capitelli del portico, la maestranza che eseguì il portale della chiesa sipontina. La cultura espressa da questo maestro, nutrita di esperienze francesi maturate nella scuola aquitanica, e mediate verosimilmente dalla Terrasanta, si ritrova nel cantiere sipontino, modello e tramite di diffusione per la Puglia. E probabile che all’intervento di questo maestro seguì una fase di arresto dei lavori, come dimostrano aia le irregolarità della forma architettonica e delle sue dimensioni, sia le restanti sculture . In particolare i segni della interruzione di questo cantiere, databile tra gli anni ’80 e’90 del XII secolo (dopo la conclusione dei lavori di San Clemente) si ravvisano chiaramente nell’unico capitello figurato all’interno dell’edificio, a destra del portale . Vi è raffigurante sul lato nord un uomo che uccide un cinghiale (chiara allusione al mese di novembre, giorno della festività del santo titolare della chiesa) mentre sui restanti lati abbozzi con il trapano di decorazioni mai completate mostrano che trattasi di un pezzo non finito. E probabile, considerando le diversità anche cronologiche tra lo stile del portale vero e proprio ed il baldacchino che lo incornicia, che queste opere vennero realizzate quando il cantiere non era ancora concluso, forse anche montate in un momento successivo alla loro realizzazione, come indicherebbe la sequenza irregolare di archetti a coronamento della facciata in cui lo stesso è inserito. Tale contributo si inserisce nell'ambito di un filone di ricerca relativo alla chiesa di San Leonardo, già oggetto di un precedente intervento critico in occasione del Convegno "Medioevo: i modelli" organizzato dall'Università degli Studi di Parma nel 1999 i cui atti sono stati pubblicati nel 2002

    Ipotesi sul protiro della cattedrale medievale di Oria

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    Nel palazzo arcivescovile di Oria si conservano due esemplari di leoni stilofori eseguiti in marmo proconnesio che facevano parte dell'antica cattedrale medievale della città, non più esistente. Questi leoni , insieme ad altri numerosi esemplari conservati in Puglia, fanno parte di quelle particolari strutture architettoniche anteposte ai portali, chiamate protiri, sulla cui origine e sviluppo si è molto discusso in sede critica, sostanzialmente attribuendo all’area padano-emiliana la maggiore diffusione ed elaborazione del tema. La precoce affermazione di questo elemento inella regione, la sua formulazione architettonica sostanzialmente diversa rispetto ai modelli padano-emiliani generalmente definiti “lombardi”. la quantità elevata di esempi e testimonianze superstiti , ha di recente stimolato un processo di riflessione e revisione critica del problema, dalla quale emerge il carattere singolare e autonomo della produzione pugliese rispetto ad altre aree regionali. In questo studio vengono analizzate le varie problematiche relative all'affermazione di questo tema, anche in considerazione della storia dell'edificio medievale da cui provengono, di cui sono analizzate anche le restanti testimonianze frammentarie superstiti

    Memorie di un museo: il ritrovamento di alcuni frammenti provenienti dall’antica chiesa di Nazareth in Barletta

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    Nel museo Civico di Barletta si conservano due frammenti scultorei di grande interesse, finora inediti, che antichi inventari riportano provenenti dalla scomparsa chiesa di Santa Maria di Nazareth, vicariato della diocesi di Terrasanta gia dal 1172 e poi sede vescovile a partire dal 1310. Insieme ad un rilievo raffigurante Cristo in maestà - la cui provenienza era già conosciuta nel XIX secolo - e ad alcuni frammenti emersi nei recenti lavori di restauro, reimpiegati nell’attuale chiesa cinquecentesca di Nazareth, è possibile costruire un piccolo corpus della scultura di questo importante edificio medievale. Gli stessi frammenti, sebbene non attribuibili ad un’unica maestranza, mostrano forti legami con la cultura di Terrasanta. Queste opere offrono la possibilità di leggere in chiave diversa i rapporti tra la città pugliese, luogo privilegiato nei rapporti con l’Oriente cristiano grazie alla presenza di un elevato numero di insediamenti monastico-cavallereschi, e la cultura artistica d’Oltremare. Tali legami erano fino ad oggi limitati alle testimonianze presenti nella chiesa di Santa Maria Maggiore e del Santo Sepolcro -tra le poche testimonianze sopravvissute della Barletta medievale . Lo studio degli inventari del Museo ad opera della sottoscritta sta invece facendo emergere una realtà ben diversa, coerente con quanto emerge dalla documentazione scritta. Tali dati consentono di riscrivere, almeno in parte, un importante capitolo della storia della città

    Tremiti, Vieste, Bisceglie, Molfetta, Irsina, Tricarico, Ferrandina, Tursi, Valsinni, Atella, Brienza, Rivello, Maratea

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    I capitoli di questo volume dedicati ad alcuni dei principali centri della Puglia e della Basilicata si snodano attraverso un percorso che diacronico teso ad evidenziare da un punto di vista storico-artistico il patrimonio di queste piccole realtà, a partire dalla loro fondazione fino al XIX secolo

    Barletta, Altamura, Venosa, Melfi, Acerenza

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    I capitoli di questo volume dedicati ad alcuni dei principali centri della Puglia e della Basilicata si snodano attraverso un percorso che diacronico teso ad evidenziare da un punto di vista storico-artistico e urbanistico il patrimonio di queste città d’arte, luoghi dove si sono conservati un maggiore numero di testimonianze del passato, a partire dalla loro fondazione fino al XIX secolo. Di queste realtà sono messi in evidenza i caratteri identitari legati alla cultura delle singole realtà urbane, allo scopo di verificare il concetto di ‘luoghi d’arte’ in senso totale

    La stagione del romanico: Olifante

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    La mostra "Arte in Puglia dal Medioevo al Settecento", ospitata nel Museo Civico di Foggia, ma con sedi decentrate nelle pinacoteche provinciali di Barie di Lecce, nella basilica nicolaiana di Bari e nella sezione ebraica del museo diocesano di Trani, si riallaccia alla mostra del 1964 organizzata da Michele D'Elia dal titolo "Arte in Puglia dal Tardo Antico al Rococò", che ebbe il merito di mostrare al grande pubblico il considerevole patrimonio artistico della Puglia con l'esposizione di opere in gran parte inedite e distribuite in iun lungo arco cronologico, .Da quel momento grazie all'interesse suscitato , una serie di studi hanno consentito di conoscere meglio quel patrimonio e di valorizzarlo, dando spessore alla storia di una regione luogo di straordinarie sintesi culturali. Le schede realizzate nel catalogo fanno parte della sezione del romanico, curata da Pina Belli D'Elia, Tra queste quella dedicata all'oliante in avorio del British Museum di Londra ha inteso fare il punto fare il punto sugli studi che si sono succeduti negli oltre quarant'anni che separano le due mostre. Vengono messe in evidenza nella scheda le relazioni con la scultura pugliese di XI secolo costantemente oscillante tra Bisanzio e l'Islam ed allusiva, sul piano stilistico, all'intaglio eburneo

    Storie di chartae e storie di pietra: la cultura artistica a Manfredonia fra XIII e XIV secolo

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    La storia della città di Manfredonia, oggetto di una profonda opera di revisione nel presente volume, viene analizzata attraverso quanto rimane della sua facies medievale. Oggetto di questo contributo è l’edilizia sacra della città dalla fondazione al XIV secolo, argomento sul quale si registrano solo brevi e sporadici interventii. Data l’esiguità e la frammentarietà delle testimonianze rimasteci sono state passate in rassegna tutte le fonti fino ad oggi conosciute, sia scritte che iconografiche, che spaziano dal medioevo all’età moderna. L’analisi di questa documentazione ha consentito di affrontare anche problemi di natura urbanistica nonché ricavare interessanti informazioni relative all’edilizia residenziale. La storia della città e di quanto rimane dell’antica edilizia sacra e conventuale (relativa alla chiesa e convento di San Domenico, al duomo di San Lorenzo ed al convento di S. Francesco) viene letta in relazione alle vicende del clero sipontino, di cui la nuova città avrebbe dovuto ereditare il titolo vescovile, ed ai legami con i sovrani angioini, in particolare con Carlo I e con suo figlio Carlo II. Particolare attenzione è riservata alla storia del duomo, nel tentativo di mettere a fuoco le vicende costruttive e restituire, con l’ausilio di alcune antiche immagini, forma e dimensioni. Sono stati indagati, inoltre, alcuni locali nell’attuale Palazzo arcivescovile facenti parte dell’edificio medievale. Una parte di questo studio è dedicata alle testimonianze pittoriche presenti nella cappella di San Domenico nonché ad alcune strutture, probabilmente cappelle, parzialmente inglobate in fabbriche moderne, oggi di proprietà privata. Sono pubblicati, inoltre, per la prima volta, alcuni frammenti di decorazioni architettoniche medievali relative al palazzo De Florio-Mettola, nell’area dell’antico duomo. In tale contesto emerge con chiarezza il rapporto che la città ebbe, a livello di committenza ma anche di circolazione di modelli e maestranze, con altre città del Regno, in particolare con la vicina Lucera. Le élites urbane, dedite principalmente ai commerci marittimi, e le autorità ecclesiastiche svolsero un ruolo di primo piano nella creazione di un linguaggio estetico in grado di tradurre tendenze più aggiornate- legate alla Corte e più in generale all’Europa - in una glossa che, reinventando il linguaggio tradizionale dell’Italia meridionale, fosse comprensibile alle comunità locali

    I 'luoghi' dei Della Marra a Barletta: Palazzo Bonelli

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    Il contributo analizza le vicende costruttive di un grande complesso edilizio medievale, vero e proprio palinsesto in cui si riflettono non solo le vicende dell’importante e numeroso gruppo famigliare dei Della Marra, che ne fu committente, quanto di una parte della storia stessa della città. Noto alla critica internazionale dalla fine dell’Ottocento, per il lungo porticato a pianterreno e per l’articolazione del prospetto esterno è stato giudicato un raro esempio dell’influenza che l’architettura cistercense avrebbe esercitato nell’ambito dell’edilizia privata. L’analisi delle testimonianze medievali emerse nel corso dell’ultimo restauro, mai completato, oltre a riportare alla luce molte delle strutture originarie, eliminando antiche e recenti superfetazioni e privando i muri degli intonaci che li ricoprivano, ha evidenziato le molteplici e complesse fasi costruttive dell’edificio. All’esigua bibliografia critica si contrappone il considerevole numero di documenti d’archivio, prevalentemente inediti, che hanno supportato la ricerca consentendo di ricavare notizie fondamentali per la ricostruzione delle vicende conservative del complesso. All’analisi delle strutture architettoniche, dei materiali edilizi e delle tradizioni costruttive, nonchè della decorazione scultorea (prevalentemente medievale), si è affiancata una ricerca sulle insegne araldiche che ancora si trovano in situ, mai identificate, che hanno consentito di riconoscere anche alcune singole committenze. Tra tutte quella importante di Giozzolino Della Marra, già familiare del re sotto Manfredi, e maestro razionale della curia di Carlo I, il quale attraverso la costruzione del proprio palazzo e l’ostentazione delle insegne araldiche opera una sorta di ‘infeudamento’ dell’area urbana che costituiva il centro economico-finanziario della città . L’attuale complesso, che occupa una vasta area grossomodo di forma trapezoidale, è risultato essere frutto dell’aggregazione di più corpi di fabbrica di tipo edilizio a schiera, attraversati da due antiche strade porticate, databili tra la fine del XIII secolo ed i primi decenni del XIV. Un’ultima parte della ricerca ha riguardato l’analisi ed il confronto con altri edifici privati di area meridionale, considerando le diverse fasi di trasformazione ed il tipo di modifiche apportate nel campo dell’edilizia palaziata

    La scultura di San Leonardo di Siponto e Magister Guilielmus

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    Questo studio conclude un percorso di ricerca avviato nel 2002 con il Convegno internazionale di studi “Medioevo: i modelli” svoltosi a Parma e curato da A.C. Quintavalle, relativo allo studio di questo importante edificio che con i resti ormai in rovina delle strutture conventuali e della domus hospitalis, è una delle poche testimonianze sopravvissute dei numerosi monasteri, hospitia e xenodochia che sorsero sulle pendici ed ai piedi del Monte Gargano lungo la via di pellegrinaggio a Monte Sant’Angelo. Oggetto di questo contributo sono le sculture realizzate nella fase di completamento dell’edificio, ovvero la finestra absidale, firmata da Guilielmus sacerdos, con le mensole di coronamento, le mensole del tamburo della prima cupola ad ovest, il baldacchino che incornicia il portale del lato nord, molto verosimilmente ai tempi del terzo priore di nome Pietro, tra il 1197 ed il 1223. Al sorgere del nuovo secolo, quando si erano appena conclusi o si avviavano a conclusione i lavori di fabbriche prestigiose come Troia, Bari e Trani, la cui fama si estendeva ormai al di là dei ristretti limiti della regione, la cultura degli artisti che subentrarono in quest’ultima fase appare profondamente radicate nelle correnti del maturo romanico pugliese, di cui colgono i caratteri più originali e gli elementi di maggiore freschezza e vitalità. Con gradi e modi diversi, come è logico che sia, dal momento che le sculture in esame non sono frutto di un unico intervento, come nel caso del portale nord, ma di un lavoro di equipe, in cui un ruolo di una certa importanza fu probabilmente quello ricoperto dal Guilielmus che si firma sull’abside. I confronti proposti in questa sede rimandano principalmente ad opere risalenti ai primi decenni del XIII secolo, come il finestrone della chiesa tranese di Ognissanti, le mensole del Santo Sepolcro di Barletta, nonché quelle che reggono la cupola della cattedrale barese. Le aperture verso la scultura francese e aquitanica dell’artista che realizza il portale principale dell’edificio dimostrano un orientamento verso esperienze di arte europea che scompaiono in questo secondo cantiere. Tali opere segnano probabilmente la conclusione dei lavori della fabbrica, ripresa ed in parte trasformata dai Teutonici ma poi riparata, restaurata e rimaneggiata fino all’età moderna
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