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Il dibattito sul genere e le nuove tecnologie: rapporti, usi e rappresentazioni
Nell'articolo si discutono le diverse posizioni attraverso cui il femminismo si è confrontato con le nuove tecnologie e con il ruolo che esse giocano nella formazione e nella rappresentazione di nuove identità, corpi e relazioni sociali.
L'articolo guarda dunque a come si è discusso di tecnologie in-generate e delle loro potenzialità entro il femminismo radicale degli anni Settanta o in quello meno essenzialista e più “culturologico” degli anni Ottanta, fino al cyber femminismo contemporaneo, considerando inoltre come tale dibattito possa confrontarsi con il digital divide che colloca le donne tra i primi soggetti svantaggiati a cui spesso è negato l’accesso alle tecnologie.
Le nuove tecnologie, prima fra tutte Internet, vanno quindi studiate, comprese e praticate nelle molte dimensioni che favoriscono e insieme riflettono, e che contribuiscono a trasformare, in quanto, cioè, parte del “circuito della cultura” che le costituisce intrecciando, come per ogni tecnologia e per i media di cui è supporto, rappresentazioni, identità e differenze, produzione, consumo e norme giuridiche
Genere e soggetti sessuati. Le rappresentazioni del femminile
Il saggio fornisce un panorama critico della categoria di genere, così come è stata indagata dal femminismo e dagli studi culturali e semiotici. Uno sguardo attento al genere da un lato cerca di forzare molti degli assunti epistemologici su cui si sono fondate non solo le scienze umane e sociali, ma anche la stessa scienza sperimentale, dall’altro richiede a queste stessi campi di rivedere i propri oggetti, e dunque di dialogare tra loro iniziando a intrecciare prospettive e metodi solitamente separati entro una prospettiva comune. In questo modo il genere è sia una costruzione culturale di cui identificare la formazione, e di volta in volta i confini, sia una categoria del pensiero e dell'interpretazione, uno strumento analitico. Il saggio prova a chiarire, al di là delle definizioni generali, come si costituisce tale oggetto, che cosa ci permette di vedere, e in che modo: la natura dello sguardo di genere e quella dell’oggetto che tale sguardo dovrebbe cogliere e anche teorizzare.
Il saggio cerca allora di descrivere alcune traiettorie di questa prospettiva entro uno dei possibili domini o livelli di analisi del genere, soffermandosi cioè su quella parte di riflessione che si è preoccupata dei testi, delle rappresentazioni e delle pratiche culturali in cui sono iscritti, negoziati e comunicati modelli e significati di genere
A Journey to the End of the Night : Abjection, Violence, Women
As feminist and gender studies have demonstrated, sexual difference is one of the most important axes of normative social reproduction which is often aggresively reasserted in a conflict situation. By interrogating the relationship between women, war and violence, the essay meditates on the concept of abjection, on the abject images of women, torture and violence such as those emerged from the Iraqi prison of Abu Ghraib. How are violent women represented? And why do they create such a problem? Some answers to these question are thus discussed both by looking at the feminist debated and by analysing media represenations of violent women
Le voci dei caduti: "Newsweek" e il trauma culturale della guerra in Iraq
Al centro del saggio vi è il panorama mediatico statunitense, in particolare il settimanale «Newsweek» che nel 2006 ha raccolto lettere ed e-mail dei soldati caduti in Iraq, poi pubblicate in un numero speciale, ma soprattutto ordinate in un archivio web corredato di fotografie, immagini video e registrazioni audio. L’operazione di «Newsweek» è interessante perché diviene uno dei tanti sintomi di una svolta nelle rappresentazioni e nella vendita della Seconda Guerra del Golfo che testimonia di una parziale ritrovata autonomia dei media statunitensi nei confronti del potere politico, e dunque anche di un tentativo di cambiamento della morfologia dell’opinione pubblica americana. Il settimanale si pone infatti esso stesso come testimone e narratore della storia fino a poco tempo fa mai raccontata, al contrario, spesso censurata, dei caduti in guerra, che vengono quindi trasformati in vittime di un conflitto che si inizia a trattare come «trauma culturale». E dunque, dal momento che il potere politico non solo non ha saputo vincere la guerra, ma non l’ha nemmeno saputa raccontare, «Newsweek» si è candidato a riscriverne la storia “dal basso”, in modo da salvare non tanto coloro che sono morti, bensì l’identità nazionale americana, l’umanità, il coraggio, ma anche le paure dei suoi eroi, e il dolore di chi rimane, tutti uniti insieme in quella che risulta essere una vera e propria «comunità di memoria e di rimembranza». Il conflitto iracheno viene allora raccontato non solo da chi l’ha vissuto direttamente e quotidianamente, subendone la violenza, ma anche la noia e la ripetizione, ma viene anche periodizzato: ciascuna missiva viene infatti inserita in una narrativa con cui si scandisce la guerra, che viene divisa in quattro fasi: da quella dell’invasione, all’inizio delle insurrezione, fino allo scoppio della guerra civile, passando per il tentativo di instaurare la democrazia con le elezioni. In questo modo il settimanale, investendo i propri lettori del ruolo di spettatori e testimoni, si riappropria non solo della storia ma anche della memoria della guerra, trovando un posto al dolore causato e provato, identificando alcune delle sue vittime, soprattutto definendo la relazione che queste intrattengono con la comunità più ampia della nazione americana traumatizzata dalla guerra
J. Demaria Projectors Catalog Advertisement
Advertisement: Le Courrier Cinematographique [French language], page 56. For the J. Demaria illustrated projectors catalog, Établissements J. Demaria – Matériel Cinématographique, ca. 1914. Reverse has two halftone photographs of stills from films.https://digitalcommons.chapman.edu/jonathan_silent_film/2514/thumbnail.jp
Introduzione
L'introduzione, oltre a presentare i saggi contenuti nel volume e il lavoro svolto dai curatori, delinea le tappe principali della ricerca sulla comunicazione e la rappresentazione dei conflitti
Dewzrost: Słownik Nowej Ery
Dewzrost jest odrzuceniem iluzji wzrostu i wezwaniem do odpolitycznienia publicznej debaty skolonizowanej przez język ekonomii. Jest to projekt popierający demokratycznie wprowadzone ograniczenie produkcji i konsumpcji w celu osiągnięcia sprawiedliwości społecznej oraz zrównoważonego rozwoju. Książka oferuje obszerne, ale zwięzłe i przystępnie napisane omówienie głównych tematów i wyzwań związanych z ideą dewzrostu. Ponadto zawiera zestaw słów kluczowych przydatnych w bieżących debatach politycznych – inspirując rozwiązania na różnych poziomach: lokalnych, krajowych i globalnych. Jest to najbardziej wszechstronne omówienie tematu dewzrostu dostępne w języku angielskim, dzięki czemu może służyć jako punkt odniesienia w międzynarodowych dyskusjach na ten temat. Redaktorami tomu są związani z Uniwersytetem Autonomicznym w Barcelonie (Hiszpania): Giacomo D’Alisa, Federico Demaria oraz Giorgos Kallis. Wszyscy trzej są członkami „Research & Degrowth”, www.degrowth.org
Les nouveaux développements de la théorie économique et les transformations récentes de l'économie italienne
Demaria Giovanni. Les nouveaux développements de la théorie économique et les transformations récentes de l'économie italienne. In: Revue économique, volume 16, n°3, 1965. pp. 424-444
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