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Immagini della follia nella "Renaissance"
Il saggio prende in considerazione il ruolo della follia durante il periodo rinascimentale, esaminando alcune opere particolarmente significative di artisti come Dürer, Bosch e Brueghel il Vecchio.
Così sulla scia della magistrale riflessione di M. Foucault la pazzia è interpretata come un’espressione di sapere.
Infatti, nelle rappresentazioni di Bosch e di Brueghel il Vecchio ci si richiama alla figura della follia, considerata come rivelatrice dell’onirico e del segreto.
Suggestivo è il ruolo del Grullo, il quale sa smascherare tutti, facendo emergere la verità anche intorno alla paura di tutti gli uomini, ovvero la Morte.
D’altro canto, essa è stata ed è per lungo tempo la protagonista di opere altamente emblematiche come il trecentesco Trionfo della morte presso il Camposanto di Pisa ad opera di Buffalmacco, quello quattrocentesco di Palermo e l’Ars Moriendi del vescovo Jean Gerson.
A tal proposito, si ricordi il Trionfo della Morte di Brueghel il Vecchio del 1562 che, ricorda parzialmente, l’iconografia del palermitano Trionfo della morte.
Infine, durante il Rinascimento si propaga il modello dell’artefice pazzo, melanconico, geniale e dal temperamento saturnino
Semiotica e Iconologia
In Semiotica e Iconologia si è condotta una riflessione, partendo da alcune letture significative di opere d’arte di età preistorica, moderna e contemporanea, avvalendosi delle metodologie della semiotica e dell’iconologia. La lettura di un’opera è sempre un’operazione complessa che richiede, tavolta, il ricorso alla semiotica, o meglio alla semantica delle arti, come nel caso di Pollock, il quale espone la materia senza la presenza di elementi iconografici. Altre volte, si deve ricorrere all’uso dell’iconologia, come si può, esemplarmente vedere nel saggio pionieristico di M. Calvesi, intitolato Iconologia dell’Astrattismo. Vi sono casi e momenti della storia dell’arte, come nel caso del Cristo in scurto di Andrea Mantegna, in cui ci si può avvalere di entrambe le metodologie per una comprensione ricca e completa di segni e simboli, ivi presenti
L'Italiano giovane. Dalla lettura alla riscrittura
Il volume raccoglie esperienze di docenti universitari, di docenti di tutti gli ordini della scuola e di bibliotecari intorno alla lettura e alla scrittura giovanili
Il testo letterario nell’insegnamento della lingua e della sociolinguistica russa: il racconto Banja di M. Zoščenko
Monica Perotto presenta l’analisi del racconto “Banja” (Al bagno pubblico, 1924) e di altri racconti
di Michail Zoščenko proposta per la sua rilevanza linguistica e culturologica agli studenti del corso
di Lingua russa LM (corsi di Laurea magistrale in Letterature moderne, comparate e postcoloniali e
Lingua e cultura italiana per stranieri) dell’Università di Bologna. L’autrice ha adottato i modelli di
Pessina, Averjanova, Rogova (1995) e Valgina (2003) per approfondire i vari livelli testuali
nell’indagine macro e microlinguistica. Sono stati particolarmente messi in evidenza i registri
colloquiale/ gergale/ popolare, così come focalizzata l’attenzione sui realia e sugli stereotipi del
periodo sovietico contenuti nel testo. Lo studente di livello avanzato ha potuto quindi sviluppare la
lettura e la comprensione linguistica del testo, nonché le capacità di elaborazione scritta e analisi
stilistica
Lettere sui muri. L’architettura e le iscrizioni nel Monumento alle barricate del 1922
Pubblicazione ufficiale del Comune di Parma in occasione delle celebrazioni del settantacinquesimo anniversario delle Barricate di Parma del 1922, per l'inaugurazione del Monumento progettato da L. Monica, con iscrizioni di Attilio Bertolucci e Gaetano Arfè. A cura di M. Minardi e l'Istituto Storico della Resistenza di Parma.
Documenti 25. Collana periodica del Comune di Parma. Reg. Tribunale di Parma n.704 del 24/7/1984
Monica negli scritti di Agostino
Il contributo approfondisce il ruolo che Agostino ha attribuito a sua madre riguardo alla propria conversione, giungendo a mostrare, attraverso le vicende materne, narrate nelle Confessioni e nei Dialoghi di Cassiciaco – come pure attraverso le proprie, personali vicende – il sicuro procedere della grazia in coloro che vi si affidano. Inoltre egli giunge a considerare Monica, insieme con il marito Patrizio, non più tanto come genitori, ma come fratelli. Infine, si individuano in altre opere agostiniane (Ep. 243,7; De dono pers.VII,15; De cura pro mort. 13,16; Lib.arb. III,23,67) echi della memoria materna
Io Smeraldo smeraldi Ingegnero et perito della Congragatione dei Cavamenti... Territorio Città Offizio nel Ducato di Parma 1582-1634
Con scritti di B. Adorni; C.F. Corini; A. Cortesi; M. Dall'Acqua; M. Dezzi Bardeschi; M. Ghiretti; L. Monica; C. Quintelli; P. Zermani. Mostra e catalogo a cura di M. Dezzi Bardeschi, L. Monica, C. Quintell
Conversazione fra Monica Bolzoni e Jonathan Pierini / Conversation between Monica Bolzoni and Jonathan Pierini
La distruzione della Torre Eiffel di Jeton Neziraj, a cura di Anna Maria Monteverdi. Traduzione di Anna Maria Monteverdi, Monica Genesin, Giancarla Carboni. Collana: Altre proposte. Cut Up Edizioni, La Spezia 2014. Pp. 108.
Prima traduzione dall'albanese del lavoro teatrale di uno dei più promettenti commediografi kosovari della giovane generazione, Jeton Neziraj. Neziraj si fa beffa del fondamentalismo religioso così come della paura generalizzata verso l’Islam delle democrazie europee. È proprio questo il tema al centro della sua opera "La distruzione della Torre Eiffel", scritta nel 2013 e che appare profetica dopo la tragedia di Charlie Hebdo. Costruendo una perfetta macchina drammaturgica, smonta fraintendimenti e pregiudizi sull’Islam, ma anche quelli sulla tollerante Europa, spezzando luoghi comuni e convinzioni nazionaliste con umorismo e comicità
Le amministrazioni locali nella Transpadana orientale dalla provincia repubblicana della Gallia Cisalpina alla provincia tardoantica della Venetia et Histria
Gli autori espongono i risultati preliminari di una ricerca svolta da un gruppo di studiosi afferenti a cinque università italiane (Roma «La Sapienza » , Verona, Padova, Venezia, Trieste). G. Bandelli esamina in primo luogo la documentazione pertinente alle coloniae Latinae di Cremona e di Aquileia (rispettivamente 218-90 e 181-90 a. C.), in secondo luogo i dati ricavabili dall’epigrafia delle comunità indigene, soprattutto cenomane e venetiche, attraverso due fasi della loro vicenda istituzionale (quella dei foedera, 225-89, e quella dello ius Latii, 89-49 a. C.). M. Chiabà prende in esame la documentazione di età imperiale relativa a diciassette centri : Patavium, Ateste, Atria, Bellunum, Feltria, Tarvisium, Altinum, Opitergium, Concordia, Iulium Carnicum, Aquileia, Forum Iulii, Tergeste, Parentium, Pola, Nesactium, Emona. Dalle oltre 8400 iscrizioni considerate emerge che solamente il 3,2% di esse è pertinente alla vita istituzionale delle realtà municipali, che le categorie considerate (magistrati, senato, popolo, personale amministrativo) non sono ugualmente rappresentate e che risultano statisticamente poco attestati gli interventi ordinari, cioè quel «quotidien administratif et institutionnel » che continua ad essere sfuggente.Bandelli Gino, Chiabà Monica. Le amministrazioni locali nella Transpadana orientale : dalla provincia repubblicana della Gallia Cisalpina alla provincia tardoantica della Venetia et Histria. In: Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, tome 117, n°2. 2005. Antiquité. pp. 439-463
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