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Commercio e finanza tra Venezia, Ragusa ed Ancona: il fallimento dell’azienda de Giorgi
Per tutto il Cinquecento, anche quando la flotta ragusea percorreva le più importanti rotte commerciali del Mare nostrum, collegando i porti levantini a quelli dell’Europa occidentale e spingendosi sino alle Fiandre e all’Inghilterra , le coste orientali della penisola italiana sono state l’area strategicamente più rilevante per gli affari della Repubblica . Per tale ragione i mercanti ragusei più facoltosi ritennero opportuno inviare, nei più grandi porti italiani, propri uomini di fiducia, in modo che essi potessero meglio smistare i carichi che venivano spediti dalla madrepatria e, nel contempo, potessero curare l’approvvigionamento di merci destinate ai mercati della Repubblica. I rampolli della nobiltà e della borghesia ragusea venivano inviati spesso all’estero in qualità di agenti commerciali ed esercitavano l’attività di corrispondenti dalle principali piazze mercantili italiane ed europee. Tra i tanti ragusei che si recarono all’estero per aprire agenzie commerciali nell’ultimo quarto del XVI secolo, possiamo ricordare i fratelli Martolo e Paolo de Giorgi da Ancona e Venezia. Proprio sull’operato di questi ultimi due mercanti si sofferma questo saggio basato su alcuni documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Dubrovnik
La vitivinicoltura abruzzese nell’Ottocento
Abruzzo’s viticulture in the Nineteenth century had peculiar features in part different from other areas of Southern Italy. In the first half of this century, the mountainous territory, the difficulties of cultivating vineyards and to transport grapes and wine, had greatly restricted the wine production. After the Unification of Italy, the railroad along the Adriatic coast had suddenly approached the Abruzzo viticulture and winemaking to the demand of wine industries from Northern Italy and from transalpine countries. Thus, wide areas in the hinterland and along the coast had rediscovered their vocation to viticulture. The aim of this essay is to trace the economic history of viticulture and winemaking in Abruzzo in the XIX century, reconstructing the development of the local wine and grapes production and highlighting its peculiarities.La vitivinicoltura abruzzese nel corso del XIX secolo ha assunto caratteristiche in parte diverse rispetto ad altre aree del Mezzogiorno. Nella prima metà dell’Ottocento la produzione era stata limitata dal territorio in buona parte montuoso, dalle difficoltà di coltivazione dei vigneti e di trasporto delle uve e del vino. Immediatamente dopo l’Unità la realizzazione dei tracciati ferroviari aveva avvicinato i produttori locali alla domanda che proveniva dalle industrie enologiche dell’Italia settentrionale e dei paesi d’oltralpe. Ampie zone dell’entroterra e della fascia costiera avevano così riscoperto la propria vocazione alla viticoltura. Questo saggio intende ripercorrere la storia della vitivinicoltura abruzzese nel XIX secolo, ricostruendo le fasi dello sviluppo della locale produzione di uva e di vino ed evidenziandone le peculiarità
Il carteggiatore di Nicolò Sagri
La scoperta in una biblioteca statunitense del manoscritto Il carteggiatore di Nicolò Sagri (1538-1571) assume grande importanza per lo studio della marineria mediterranea. L’opera, che è giunta ai giorni nostri attraverso un iter in buona parte sconosciuto, costituisce uno strumento di inestimabile valore per la comprensione degli elementi che caratterizzavano la gestione delle imprese armatoriali ragusee nella seconda metà del XVI secolo. L’intento del Sagri era quello di formare il cartista o carteggiatore, l’ufficiale di bordo al quale spettava il compito di impostare la rotta della nave attraverso un uso appropriato delle carte marittime. Il manoscritto ci offre tuttavia anche uno straordinario spaccato della vita condotta a bordo dei velieri, contribuendo a fare chiarezza su numerosi aspetti dell’attività dei marinai che operavano su di essi. Dallo studio condotto sul manoscritto trae spunto questo lavoro di ricerca nel quale viene esaminato il contenuto dell’opera e se ne mettono in luce gli aspetti più originali. Partendo dalla ricostruzione della vicenda personale del Sagri, uno tra i più abili ed esperti comandanti della flotta di Ragusa, l’analisi prosegue concentrandosi sugli usi e sulle tradizioni che vigevano nella marineria ragusea e che regolavano la ripartizione, tra marinai ed armatori, dei proventi e degli oneri legati alla navigazione. La lettura del testo di Nicolò Sagri fornisce, oltre a preziosi dati sulla tecnica nautica, numerosi elementi che gettano una luce nuova sui rapporti che esistevano tra equipaggio ed armatori, e sul ruolo fondamentale svolto del comandante e dallo scrivano nell’amministrazione delle risorse economiche a bordo delle navi
Una potenzialità territoriale compressa. Sanità marittima e attività economiche nell’Abruzzo preunitario
Prior to the unification of Italy, the territory of Abruzzo – the Northern border of the Kingdom of the Two Sicilies – was affected more than other areas of the Neapolitan State by a rigid application of the laws relating to public health and to the sanitary check of people and goods. Its proximity to the State of the Church and its natural propensity to develop trade relations with the opposite shore of the Adriatic Sea influenced the application of stricter and more rigorous health laws in this area. Each law aiming at regulating maritime activities had to combine the needs of health or public order with the needs related to fishing and maritime trade, thus limiting and compressing the economic initiatives of coastal populations. As a consequence, starting from the Napoleonic decade, a large correspondence between local institutions and the central government was originated. These documents show the interactions between health laws and maritime activities in a territory which, due to its geographical and political position, had different characteristics than other areas of the Kingdom of the Two Sicilies.In epoca preunitaria le province abruzzesi, confine settentrionale del Regno delle Due Sicilie, risentivano più degli altri territori napoletani della rigida applicazione delle normative inerenti alla salute pubblica e al controllo sanitario di persone e merci. La vicinanza allo Stato della Chiesa e la naturale propensione allo sviluppo delle relazioni commerciali con la sponda opposta dell’Adriatico hanno comportato in questo territorio l’applicazione di norme sanitarie caratterizzate da un maggior rigore e da un più elevato livello di restrizioni. Ogni prescrizione normativa volta a regolare le attività marittime doveva conciliare le esigenze di carattere sanitario o di ordine pubblico con le necessità connesse alla pesca e al commercio marittimo, limitando e comprimendo le iniziative economiche delle popolazioni costiere. Nacque così, a partire dal decennio napoleonico, un ricco carteggio tra i rappresentanti delle istituzioni abruzzesi (intendenti, sotto-intendenti, sindaci e deputati di salute) e il governo centrale. Attraverso questa fonte si possono ricostruire le interazioni tra la normativa sanitaria e lo svolgimento delle attività marittime in un territorio che, per la sua posizione geografica e politica, presentava caratteristiche diverse rispetto alle altre aree del Regno delle Due Sicilie
The empire of San Biagio. Ragusa and the Balkan businesses after the Turkish conquest (1521-1620)
Review to the book of Marco Moroni, entitled 'L'impero di San Biagio. Ragusa e i commerci balcanici dopo la conquista turca (1521-1620)', Bologna, Il Mulino, 2011
Tra commercio e finanza: profitti commerciali e investimenti finanziari dei mercanti ragusei nella seconda metà del XVI secolo
Nella seconda metà del XVI secolo la lettera di cambio, un istituto risalente ai primordi della rivoluzione commerciale del basso medioevo, raggiunse la sua maturità. Da duttile mezzo di pagamento collegato agli scambi commerciali, essa divenne uno strumento di mobilitazione internazionale dei capitali e di speculazione finanziaria. Nell’economia delle piccole e medie aziende mercantili le somme di denaro che eccedevano le esigenze di liquidità necessarie per l’esercizio del commercio erano gestite da intermediari specializzati che li affidavano alle capacità professionali dei grandi operatori toscani o genovesi i quali, a loro volta, li investivano nelle fiere di cambio internazionali. In tutti i passaggi compiuti dai capitali destinati agli investimenti era di fondamentale importanza che vi fosse la corretta applicazione delle regole che presiedevano al funzionamento degli strumenti dell’attività finanziaria. Si assisteva così a un graduale perfezionamento del sistema di pagamenti multilaterali, il trasferimento del denaro era facilitato dall’uso sistematico della lettera di cambio e i pagamenti internazionali erano agevolati dai meccanismi di compensazione attuati in occasione delle fiere. È bene tuttavia rilevare come alle origini di questi ingenti flussi finanziari ancora nella seconda metà del Cinquecento vi fossero in prevalenza le attività commerciali. Proprio dai profitti delle operazioni commerciali derivava la maggior parte dei capitali che prendevano la via della speculazione finanziaria nelle rinomate fiere di cambio di Lione, Piacenza e 'Bisenzone'.
Il saggio indaga proprio sulla provenienza mercantile del capitale speculativo europeo del XVI secolo, prendendo spunto dalle attività degli operatori economici di una delle più vivaci città-stato marinare del Mediterraneo, la Repubblica di Ragusa. Nel testo vengono approfonditi alcuni aspetti degli investimenti di denaro nelle fiere studiando i risvolti pratici del fenomeno dei patti di ricorsa
La scuola di Studi dottorali "Fonti per la Storia dell'Economia Europea" e l'impegno della Fraterita dei Laici nella formazione superiore
Accounting, tax system, and governance in Southern Italy in the Modern Age: the Dogana of Foggia (1447-1806)
The Dogana of Foggia was a tax institution of the Kingdom of Naples established around the mid-fifteenth century, through which the governing authorities administered wide grazing lands in Northern Apulia. Since its foundation and for over three hundred fifty years, this institution was at the centre of the Kingdom’s events, continuously mediating between the opposing economic interests that occurred in the Tavoliere area. Using the Foucauldian governmentality framework this paper wants to study how the accounting was used in the Dogana administration to ensure the government of territory and population, as well as a correct tax collection. Basing on an information system characterised by elementary but very effective surveys in monitoring the many variables influencing the local economy, the Dogana has carried out its activity bearing important repercussions on the economy of the whole KingdomLa Dogana di Foggia è stata un’istituzione fiscale del Mezzogiorno costituita intorno alla metà del XV secolo, attraverso cui le autorità di governo del Regno di Napoli amministravano ampi territori adibiti a pascolo nel nord della Puglia. A partire dalla sua fondazione la Dogana è stata al centro delle vicende del Regno per oltre 350 anni, svolgendo con continuità la sua opera di mediazione tra gli interessi economici contrapposti che insistevano sull’area del Tavoliere. Utilizzando il governmentality framework di Michael Foucault, questo lavoro intende studiare come la contabilità sia stata impiegata nell’amministrazione di questa istituzione per garantire il governo del territorio e della popolazione, e la corretta riscossione delle imposte. Basandosi su un sistema informativo caratterizzato da rilevazioni elementari ma molto efficaci nel monitoraggio delle molteplici variabili che influenzavano l’economia locale, la Dogana ha svolto la propria attività generando importanti effetti sull’economia dell’intero Regn
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