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Introduzione. Il dono del sangue tra realtà biomedica, contesti culturali e modelli di cittadinanza
Il saggio esamina una serie di problematiche antropologiche legate alla pratica della donazione del sangue. Viene inizialmente discussa la rilevanza per il tema della teoria antropologiva del dono, discutendo i lavori di R. Titmuss e J. Godbout. Rispetto a questi autori, viene messa in discussione la troppo rigida dicotomia tra dono da iun lato e stato e mercato dall'altro. Viene quindi discusso il ruolo dell'associazionismo volontario nella promozione della donazione, e la questione del coinvolgimento dei cittadini migranti nelle pratiche di donazione. Nell'introdurre una serie di contributi del recente dibattito internazionale, viene quindi discusso il problema della variabilità culturale dei significati dell'atto del donare parti del proprio corpo
Trascrivere e interpretare. Tradire per restare fedeli?
Ripercorro in questo intervento alcuni momenti dei dibattiti sulla trascrizione delle testimonianze orali all’interno della tradizione di studi demo-etno-antropologici italiani, usando in prevalenza riferimenti a ricerche toscane sulla tradizione mezzadrile e sulle memorie della Seconda guerra mondiale e della Resistenza. Negli anni ’80, gli studi basati sulla metodologia delle autobiografie orali hanno cercato di affermare uno standard di trascrizione “fedele”, che mantenesse intatte le caratteristiche lessicali e sintattiche del discorso orale, introducendo al tempo stesso alcune convenzioni per restituire le peculiarità dialettali, gli elementi di “tono” e quelli di comunicazione non verbale. Qui la trascrizione è considerata come momento cruciale di produzione della testimonianza come fonte, che consente da un lato di studiarla, dall’altro di renderla leggibile da un pubblico più ampio, portando la voce dei “testimoni” nella sfera pubblica. I punti deboli del modello, emersi progressivamente negli anni, hanno riguardato da un lato la difficoltà di affermare uno standard unitario, valido ad esempio per tutte le varietà regionali di italiano e in relazione a diversi interessi di ricerca; dall’altro, il problema etico del rapporto con gli informatori, che nel proporsi come “scrittori” chiedono di adeguarsi agli standard letterari e di non essere “primitivizzati” con restituzioni che lasciano intatti gli “errori” grammaticali. In altre parole, la trascrizione “fedele” confermerebbe quella subalternità dalla quale cercano invece di uscire. La maggiore odierna facilità nella riproduzione e diffusione dei documenti audiovisivi cambia in parte i termini del problema, e aiuta a separare l’esigenza di pubblicazione della fonte da quella del “dare voce” a particolari segmenti delle classi popolari
La materia del quotidiano. Introduzione
Nel presentare una raccolta di contributi dal recente dibattito internazionale , il saggio ripercorre le fasi principali degli studi antropologici sulla cultura materiale. In particolare, si sofferma su due passaggi: 1) lo sviluppo di un paradigma "materialista", fra anni '60 e '70, basato sulla combinazione di una concezione marxista del lavoro e della tecnologia culturale di A. Leroi-Gourhan; 2) l'emergere, a partire dagli annoi '80 e '90, di studi sulla "vita sociale" e sulle "biografie culturali" degli oggetti. Viene discusso l'impatt di entrambi questi paradigmi sugli studi italiani centratoi attorno alla nozione di cultura popolare, sostenendo la necessità di aprire questi ultimi a un'etnografia del consumo degli oggetti ordinar
Popolo e folclore. Gramsci e le sorti della demologia in Italia
Le Osservazioni sul folclore del Quaderno 27 sono centrate su una tensione che ha a lungo affaticato e diviso i commentatori: quella fra un’idea di folklore come agglomerato indigesto di sopravvivenze della cultura dominante, da estirpare nell’ottica della emancipazione delle classi popolari, e dall’altro lato l’apprezzamento del folklore come fattore “progressivo” che a quella emancipazione può contribuire. La tensione o contraddizione, in realtà, sta più nello sguardo degli interpreti degli anni ’50-70 che nel testo gramsciano. Per comprenderlo, occorre estendere l’analisi dei termini «folclore» e «cultura popolare» in altre parti dei Quaderni, dove entra in relazione con i concetti di «nazionale» e di «senso comune», ovviamente
con quelli di subalternità ed egemonia, con i rapporti Stato-società civile, con le analisi della produzione culturale (in specie letteraria). Così come occorre considerare passi importanti delle Lettere dal carcere e degli scritti precarcerari (come quelli raccolti tematicamente da Mimmo Boninelli), dedicati all’analisi di specifici tratti folklorici in contesti di vita reale. Alla fine di questo percorso di analisi testuale, l'articolo discute: a) le incomprensioni che hanno caratterizzato i “dibattiti sul folklore” dagli anni ’50 in poi, con una tendenza ad essenzializzare la “cultura popolare” che è lontanissima da Gramsci; b) le possibili implicazioni della visione gramsciana per un’analisi del populismo culturale contemporaneo
Gli studi di Giovanni Battista Bronzini: lezioni di metodo e prospettive di ricerca
Il saggio illustra i principali filoni di ricerca di Giovanni Battista Bronzini, evidenziano come siano stati ripresi da numerosi studiosi di antropologia, demoetnoantropologia e storia del cristianesim
Antropologia e letteratura: oltre la svolta retorica
Discussione dei rapporti fra antropologia culturale e letteratura a partire dall'opera di Alberto M. Sobrero
I crimini dei colletti bianchi
La qualità dei crimini dei colletti bianchi -- Contesti, caratteristiche e ambienti -- Collegamenti con la criminalità organizzata -- Problemi di impunità
Lo pterigio come malattia ergoftalmologica: studio clinico-statistico sul personale di un'Azienda dei Trasporti. Risultati preliminari
Gli Autori hanno valutato la frequenza dello pterigio su 14.774 soggetti del personale di sesso maschile e di età media di 50 anni di un'Azienda dei Trasporti.
Hanno osservato un'incidenza crescente di tale malattia in funzione dell'esposizione agli agenti irritanti estrinseci: 0,3% per quello di linea, con massima frequenza calcolata tra i 50-54 anni
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