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Il lauro folgorato. La congiura dei Pazzi, le Stanze per la giostra, il Morgante
Lettura coordinata del Morgante di Luigi Pulci e delle Stanze per la giostra di Angelo Poliziano, questo studio approda a una nuova interpretazione dei due maggiori poemi del Quattrocento fiorentino. L’analisi comparata dei due testi, svolta con gli strumenti della filologia e della critica letteraria, colloca infatti riferimenti espliciti e riscontri intertestuali nel quadro di una genesi e di una storia redazionale profondamente condizionate, per entrambi, dalla congiura dei Pazzi, il drammatico evento storico che sconvolse la civiltà laurenziana con l’uccisione di Giuliano de’ Medici. L’allargamento della ricerca ad altre opere di Pulci e Poliziano e all’evolversi nel corso del tempo dei loro rapporti consente inoltre di individuare ulteriori e insospettate affinità tra due intellettuali profondamente diversi per indole e cultura e contribuisce a illuminare alcuni momenti significativi delle varie stagioni culturali che la civiltà fiorentina conobbe negli anni di Lorenzo de’ Medici
«Io farò pure un tratto ridere il popolo tutto». Le parole e le cose nel commento del Pulci “minore” e “maggiore”
Through the analysis of several prose and verse works by Luigi Pulci, the essay highlights the relationship between him and his audience, distinguishing his writings intended for private, or at least restricted, use (all his letters, some sonnets) from those intended for public circulation through the printing (the Morgante and the Confessione). The different nature of the author’s relationship with his audience, which does not always conform to the schematic division noted above, also influences the ways the critics
may use to comment these texts, requiring the interpreter to identify quotations, allusions, and intertextual relationships that prove crucial to a true understanding of the author’s words
Frati e predicazione nella vita e nell’opera di Luigi Pulci
Il saggio ripercorre le turbolente relazioni di Luigi Pulci coi frati, e in particolare
con i predicatori, fondandosi sui numerosi riferimenti alla predicazione all’interno
delle varie opere del poeta e su alcuni episodi della sua biografia, concentrati soprattutto
nei suoi ultimi anni. In particolare, il rinvenimento di un nuovo sonetto che
si riferisce alle reazioni suscitate dal lungo capitolo palinodico scritto da Pulci alla
fine della sua vita, la Confessione, permette di chiarire alcuni aspetti del contrastato
rapporto di Pulci con Savonarola, che in più occasioni prese di mira il poeta del
Morgante, anche dopo la sua mort
Le lettere familiari di Machiavelli come testo di lingua
Dopo aver ribadito, sulla scorta di precedenti contributi metodologici, l’importanza
anche linguistica dei carteggi, l’articolo prende in esame alcuni problemi ecdotici e
interpretativi posti dal carteggio machiavelliano, mettendo in luce come l’analisi della
lingua dei testi di Machiavelli e dei corrispondenti condizioni le scelte editorial
Lorenzo Strozzi e il culto di Dante nella Firenze del primo Cinquecento
Due manoscritti di rime dantesche riportano nei rispettivi margini delle varianti che si possono attribuire alla mano del fiorentino Lorenzo di Filippo Strozzi (1482-1549), che evidentemente intraprese una collazione di quei testimoni con altre fonti. Il saggio si propone di ricostruire il contesto culturale in cui si svolse tale operazione filologica, interrogandosi
sulle sue finalità e sul rapporto con l’allestimento della Giuntina di rime antiche (1527) e con altre iniziative in difesa di Dante e della tradizione letteraria fiorentina. In quegli stessi anni, alcuni personaggi di grande rilievo culturale che furono in stretto contatto con Lorenzo Strozzi, come Girolamo Benivieni e Niccolò Machiavelli, intervennero nelle aspre discussioni relative ai modelli linguistici e retorici da seguire e alla possibilità di stabilire delle regole per il volgare, evidenziando l’esistenza di un compatto schieramento in favore della lingua di Firenze e delle sue glorie poetiche
Strozzi, Lorenzo
Profilo biografico e culturale di Lorenzo di Filippo Strozzi (1482-1549), scrittore fiorentin
Lorenzo Strozzi e il culto di Dante nella Firenze del primo Cinquecento
Due manoscritti di rime dantesche riportano nei rispettivi margini delle varianti che si possono attribuire alla mano del fiorentino Lorenzo di Filippo Strozzi (1482-1549), che evidentemente intraprese una collazione di quei testimoni con altre fonti. Il saggio si propone di ricostruire il contesto culturale in cui si svolse tale operazione filologica, interrogandosi
sulle sue finalità e sul rapporto con l’allestimento della Giuntina di rime antiche (1527) e con altre iniziative in difesa di Dante e della tradizione letteraria fiorentina. In quegli stessi anni, alcuni personaggi di grande rilievo culturale che furono in stretto contatto con Lorenzo Strozzi, come Girolamo Benivieni e Niccolò Machiavelli, intervennero nelle aspre discussioni relative ai modelli linguistici e retorici da seguire e alla possibilità di stabilire delle regole per il volgare, evidenziando l’esistenza di un compatto schieramento in favore della lingua di Firenze e delle sue glorie poetiche
Il lauro folgorato. La congiura dei Pazzi, le Stanze per la giostra, il Morgante
Lettura coordinata del Morgante di Luigi Pulci e delle Stanze per la giostra di Angelo Poliziano, questo studio approda a una nuova interpretazione dei due maggiori poemi del Quattrocento fiorentino. L’analisi comparata dei due testi, svolta con gli strumenti della filologia e della critica letteraria, colloca infatti riferimenti espliciti e riscontri intertestuali nel quadro di una genesi e di una storia redazionale profondamente condizionate, per entrambi, dalla congiura dei Pazzi, il drammatico evento storico che sconvolse la civiltà laurenziana con l’uccisione di Giuliano de’ Medici. L’allargamento della ricerca ad altre opere di Pulci e Poliziano e all’evolversi nel corso del tempo dei loro rapporti consente inoltre di individuare ulteriori e insospettate affinità tra due intellettuali profondamente diversi per indole e cultura e contribuisce a illuminare alcuni momenti significativi delle varie stagioni culturali che la civiltà fiorentina conobbe negli anni di Lorenzo de’ Medici
Frati e predicazione nella vita e nell’opera di Luigi Pulci
Il saggio ripercorre le turbolente relazioni di Luigi Pulci coi frati, e in particolare
con i predicatori, fondandosi sui numerosi riferimenti alla predicazione all’interno
delle varie opere del poeta e su alcuni episodi della sua biografia, concentrati soprattutto
nei suoi ultimi anni. In particolare, il rinvenimento di un nuovo sonetto che
si riferisce alle reazioni suscitate dal lungo capitolo palinodico scritto da Pulci alla
fine della sua vita, la Confessione, permette di chiarire alcuni aspetti del contrastato
rapporto di Pulci con Savonarola, che in più occasioni prese di mira il poeta del
Morgante, anche dopo la sua mort
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