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    Radioprotezione e protocollo sanitario

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    In ambito sanitario le sorgenti di radiazioni ionizzanti sono numerose e diverse sono le categorie di lavoratori esposti. Scopo della ricerca Con questo contributo si vuole predisporre un protocollo sanitario e di rischio per i lavoratori radio esposti in 3 diverse strutture ospedaliere di Roma, secondo quelle che sono le indicazioni a livello internazionale e sulla base dell’esperienza maturata in tale ambito. Materiale e metodo Si sono presi in considerazione gli effetti stocastici e deterministi legati all’esposizione a radiazioni ionizzanti, le diverse categorie di radio esposti e le indicazioni fornite a livello internazionale sui protocolli di sorveglianza medica Risultati e discussioni E’ stato predisposto un protocollo sanitario e di rischio specifico per le diverse categorie di radio esposti (Cat. A e Cat. B) ed è stato modificato a seguito dell’analisi valutativa dei dati dosimetrici

    1° Congreso Internacional de Medicina del Trabajo Italia – Argentina

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    Venerdì 28 e sabato 29 ottobre 2016, a Buenos Aires, si è svolto il “I Congreso Internacional de Medicina del Trabajo Italia-Argentina”. 250 Studiosi italiani e argentini si sono confrontati con 57 relazioni sulle rispettive esperienze nel campo della Medicina del Lavoro. Tra i temi discussi: la normativa italiana e argentina in tema di sicurezza e salute messe a confronto; la formazione del medico del lavoro in Italia e Argentina; lo stress lavoro correlato; i rischi per la salute presenti negli ambienti di lavoro e i protocolli sanitari per la migliore tutela dei lavoratori; l’organizzazione dei servizi di salute e sicurezza in Italia e Argentina. Questo evento ha rappresentato l’epilogo di un protocollo esecutivo tra la Sapienza e la “Cátedra Libre de Salud y Seguridad en el Trabajo” della Universidad de Buenos Aires, iniziato nel 2011. Il Congresso – coordinato ed organizzato da Simone De Sio professore di medicina del lavoro e promotore dell’accordo di cooperazione tre l’Università di Roma e Buenos Aires – è stato organizzato in collaborazione con l’Università di Buenos Aires e con il patrocinio della Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza, dell’Ambasciata Italiana di Buenos Aires, del Conicet (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas), della Regione Lazio, dell’ Inail, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca, della Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale, del CUIA, della Camera di Commercio Italia – Argentina, del Ministerio de Trabajo, Empleo y Seguridad Social e del Ministerio de Salud de la Ciudad de Buenos Aires. Sono intervenuti alla cerimonia inaugurale il Ministero della Salute dell’Argentina, l’Ambasciata Italiana in Argentina, il Conicet, il CNR, la Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene industriale, l’Associazione Medica Municipale della Città di Buenos Aires, il Rettore dell’Università Nazionale di Chilecito (Ar), il CUIA

    Il rischio Radon: caratteristiche, normativa e prevenzione

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    Il Radon è un gas naturale radioattivo che appartiene alla famiglia dei gas nobili. È prodotto dal decadimento nucleare del Radio all’interno della catena di decadimento dell’Uranio 238, un metallo denso e radioattivo. Viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre ed in particolar modo da lave, tufi, pozzolane, alcuni graniti etc. Sebbene le concentrazioni di Radon siano maggiori nei materiali di origine vulcanica, spesso si riscontra una sua elevata quantità anche nelle rocce sedimentarie come marmi, marne etc. Infine è nota la sua presenza in alcuni materiali comunemente usati nell’edilizia. La via che generalmente percorre per giungere all'interno delle abitazioni è quella che passa attraverso fessure e piccoli fori delle cantine e nei piani seminterrati. L'interazione tra edificio e terreno, l'uso di particolari materiali da costruzione e le tipologie edilizie, sono pertanto gli elementi più rilevanti ai fini della valutazione dell'influenza del Radon sulla qualità dell'aria interna delle abitazioni ed degli edifici in genere. Poiché si tratta di un gas inerte, può dissolversi nell'acqua e venirne trasportato. L'introduzione nel corpo umano avviene mediante l'inalazione del gas 1.er Congreso Internacional Italia Argentina de Medicina del Trabajo y Salud de los Trabajadores 68 presente in aria o l'ingestione dello stesso disciolto in acqua. Se inalato o ingerito, è molto pericoloso per la salute umana poiché le particelle di decadimento emesse possono danneggiare il Dna delle cellule colpite e causare cancro al polmone ed altre patologie da esposizione ad agenti radioattivi. Sulla base delle consolidate evidenze scientifiche acquisite, l’Oms, attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc), ha classificato il Radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano. Obiettivi Si può affermare che oggi possediamo mezzi e conoscenze sufficienti per contrastare questo pericolo ambientale che l'OMS attraverso l'IARC ha inserito nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni conosciuti. Le autorità locali e la comunità scientifica possono e devono ricoprire un ruolo essenziale nel: • approfondire la comprensione della situazione del territorio riguardo i rischi legati alla presenza di Radon; • fornire informazioni alla popolazione; • aiutare a realizzare soluzioni tecniche al problema non appena esso sia stato identificato • adeguare le norme di Legge sulla tutela della Salute, alla luce delle sempre maggiori conoscenze scientifiche ottenute. Inoltre si vuol porre l’accento su una via di esposizione finora francamente sottostimata, ovvero quella che avviene attraverso il contatto con acque contenenti sostanze radioattive. Un serio problema per l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei rischi legati al Radon deriva certamente dal fatto che forse proprio in quanto sostanza naturale e non determinata da inquinamento antropico, potrebbe non essere percepita come un rischio reale per la salute da parte dei cittadini e dei lavoratori. 1.er Congreso Internacional Italia Argentina de Medicina del Trabajo y Salud de los Trabajadores 69 Metodi Viene riportata la recente letteratura sui meccanismi di ingresso e di concentrazione del Radon nei fabbricati e sui metodi di attenuazione possibili, sugli effetti del Radon riguardo la salute umana e sulla Normativa vigente in questo campo Conclusioni Perché la pubblica opinione percepisce come rischio per la salute alcuni fattori presenti nell’ambiente e ne ignora o ne sottovaluta invece altri ? Sicuramente la percezione del rischio è determinata dal grado di informazione fornita ai cittadini ed ai lavoratori, sia essa quella proveniente dall’ambiente scientifico e sia essa quella promossa dagli organi di informazione e dalla stampa. Il problema della esposizione al Radon negli ambienti confinati rischia di appartenere a questa categoria di pericoli poco divulgati e di rischi scarsamente percepiti. Ancor più i rischi connessi con la sua presenza nelle acque per uso domestico sono stati forse in passato scarsamente valutati. La corretta informazione dei cittadini e la loro sensibilizzazione ai rischi legati al Radon nonché l’aggiornamento costante delle norme a prevenzione ed a tutela della salute, determinato dal progresso degli studi scientifici, restano lo strumento preventivo fondamentale per incrementare la lotta alle patologie umane ad esso correlate

    Rischio tubercolosi per gli operatori sanitari dell’emergenza

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    La riemergenza della tubercolosi (TB), indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come grave problema di sanità pubblica a livello mondiale già dal 1993, non accenna a diminuire. E’ stato stimato che circa un terzo della popolazione mondiale ospita il Micobatterio tubercolare (MTB) allo stato di latenza (infezione tubercolare latente o ITL). (Circolare Ministero della Salute Italiana 23-08-2011). Gli operatori sanitari risultano essere tra le categorie professionali a maggior rischio, rispetto alla popolazione generale, di contatto con persone affette da TB. (Tuberculosis clinical diagnosis and management of tuberculosis, and measures for its prevention and control; NHS 2011). La legislazione Italiana, in recepimento della normativa Europea, prevede, all’art.28 del DLgs 81/08 esmi, l’obbligo di effettuare la valutazione di tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro, dunque anche del rischio di trasmissione dell’infezione tubercolare, ed elaborare la corrispondente documentazione. Nel fornire cure a pazienti con - o sospetto di - TB, medici e persone responsabili di strutture sanitarie devono adottare misure che riducono le possibilità di trasmissione di MTB agli 1.er Congreso Internacional Italia Argentina de Medicina del Trabajo y Salud de los Trabajadores 2 operatori sanitari e ad altri pazienti, attenendosi a linee guida locali, nazionali o internazionali per il controllo delle infezioni. (International Standard for Tuberculosis Care; TBCTA 2009) Scopo del presente lavoro è quello di evidenziare le criticità emerse nell’applicazione delle linee guida/indicazioni disponibili sulla valutazione dei rischio di trasmissione dell’infezione tubercolare in un ambito lavorativo particolare quale quello degli operatori sanitari dell’emergenza e proporre una scheda di segnalazione da utilizzare nei casi di malattia contagiosa in soggetti soccorsi/trasportati dal servizio di emergenza territoriale pubblica

    Valutazione dell’esposizione ad agenti chimici e cancerogeni: l’esempio della formaldeide

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    La Formaldeide (CH2O) è una sostanza organica volatile, fortemente irritante ed allergizzante, con un’evidenza epidemiologica “sufficiente” per tumore del rinofaringe (non sufficiente evidenza per leucemia, ed un’evidenza limitata per tumore naso-sinusale) [IARC, 2006]. Obiettivi La nuova classificazione H350 comporta per il Datore di lavoro l’obbligo di eliminare CH2O, aggiornare il Documento di Valutazione dei rischi, valutare l’esposizione, ed attuare un controllo sanitario “mirato”. Metodi Il “limite di esposizione” WHO per la popolazione generale[Circ. Min. Salute 1983] è di 0.1 ppm (0.123 mg/m3. SCOEL [2015] propone TWA 8-hour 0.3 ppm (0.369 mg/m3) e STEL 0.6ppm (0.738 mg/m3), attribuendo CH2O al carcinogen group C (genotoxic carcinogen with a mode of action based threshold; lo stimolo irritativo risulta critico per la “proliferazione cellulare” delle vie respiratorie). Per la determinazione ambientale della formaldeide l’OMS individua come metodo analitico la norma ISO 16000-3:2011. Per il monitoraggio biologico la determinazione di acido formico in urine di fine turno (IBE < 80 mg/g creat) risente di numerose interferenze; il dosaggio degli addotti all’albumina serica è applicato solo in ambito sperimentale; non sono stati individuati biomarkers di effetto precoce nell’uomo. Risultati Le misurazioni di monitoraggio ambientale risultano indispensabili per l’oggettiva definizione di livelli di esposizione ed individuazione di veri esposti a CH2O. Documenti tecnici [ISPRA, 2011; CCP-SG Agenti Chimici, 2012; SIMLII-UOOML Bergamo, 2015] considerano “esposto” a CH2O chi opera costantemente a valori superiori ai TLVs SCOEL. I lavoratori che si collocano tra i valori SCOEL e WHO, sono “temporaneamente esposti”, senza necessità di controlli sanitari; a seguito di un monitoraggio ambientale per 12 mesi e se il TLV SCOEL è rispettato, si procede a controlli periodici dell’esposizione; in caso di superamento si rivalutano i sistemi di bonifica, si attiva la sorveglianza sanitaria, si ripete il monitoraggio ambientale per un ulteriore anno; è “non esposto” (o potenzialmente esposto) chi opera a valori sempre inferiori al limite WHO. Conclusioni Il “Limite di Riferimento” WHO ed il “Valore Limite” SCOEL sono considerati protettivi per il rischio cancerogeno. L’obbiettivo finale, come nel caso di tutti gli agenti chimici/cancerogeni deve essere comunque l’eliminazione della formaldeide dai cicli produttivi, prevista entro il 2018 per le strutture di Anatomia patologica [Min. Salute, 2015; SIAPEC, 2016]

    Esposizione all’amianto e responsabilità penale del datore di lavoro: l’accertamento del nesso di causalità

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    Il lavoro si propone di analizzare il tema della responsabilità del datore di lavoro per patologie contratte dai lavoratori a causa dell’esposizione all’amianto. Il profilo indagato è soprattutto quello dell’individuazione del paradigma ascrittivo da utilizzare in sede di accertamento del nesso eziologico. La diversificazione delle patologie asbesto-correlate, unite all’incertezza in ordine alla stessa patogenesi, rende l’attività di accertamento del giudice assai complessa, anche utilizzando i parametri della “probabilità statistica” e probabilità logica”, che costituiscano attualmente la base dello statuto della causalità in materia penale. Un tale incertezza potrebbe rendere incline il giudice all’utilizzazione di generalizzazioni epidemiologiche, della cui efficacia euristica si dubita tuttavia fortemente in sede scientifica, così come in sede di imputazione dei reati
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