1,721,734 research outputs found

    Foto di gruppo con prof(ass)essori-Pratiche. L’esperienza e/è l’uso che se ne fa-Modi di fare e di patire-Tra pensiero politico e impegno amministrativo

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    Il libro raccoglie i contributi di un gruppo di docenti di urbanistica che per un certo periodo hanno assunto il ruolo di assessori (all’urbanistica, al governo del territorio e simili) a livello comunale, provinciale e regionale. Tenendo in mente il senso della ricerca con John Forester sui profili dei planner, del lavoro sulle pratiche urbane à la Crosta e della collezione di biografie di urbanisti à la la Gabellini-Di Biagi, la specifica forma di questa raccolta è, senz’altro un ibrido. Una composizione di scritti sulle pratiche, tecniche, amministrative e politiche, con l’ambizione di riconnettere la riflessività dei professori-assessori a quella necessaria capacità deliberativa consentita dal ruolo e dalla prossimità, invece che dalla contrapposizione e distanza, dalle azioni di governo, e quindi, dalle policies. Una sorta di riproposizione della strategia dell’et...et, che analizza le pratiche e le policies invece di contrapporle, e assume la raccolta di storie di urbanisti e pianificatori non limitandosi ai pochi grandi padri, ma a quanti (donne e uomini!) usano, costruiscono e plasmano l’urbanistica nel quotidiano della riflessione e dell’azione pubblica. E ancor di più la insegnano e la condividono nell’attività di didattica che forma gli urbanisti di domani. La raccolta prova a gettare luce su cosa è stato fatto da un gruppo di urbanisti ‘prestati’ all’amministrazione per poter meglio selezionare e rafforzare l’insegnamento di cose utili e necessarie a studenti e professioni. Questo offre la possibilità di mostrare uno spaccato di cosa sia e a cosa serva e possa servire oggi l’urbanistica, dando informazioni utili su chi la usa, come e per far cosa, all’interno delle amministrazioni. Il carattere istituzionale della raccolta di esperienze e pratiche quotidiane consente di non sottovalutarle sveltamente derubricandole come pratiche residuali data la loro peculiare dimensione di ‘azione pubblica’ che consente di individuare una serie di soglie entro cui la scelta tecnica diventa politica e la selezione dell’esperienza diventa e può diventare didattica

    Foto di gruppo con prof(ass)essori-Pratiche. L’esperienza e/è l’uso che se ne fa-Modi di fare e di patire-Tra pensiero politico e impegno amministrativo

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    Il libro raccoglie i contributi di un gruppo di docenti di urbanistica che per un certo periodo hanno assunto il ruolo di assessori (all’urbanistica, al governo del territorio e simili) a livello comunale, provinciale e regionale. Tenendo in mente il senso della ricerca con John Forester sui profili dei planner, del lavoro sulle pratiche urbane à la Crosta e della collezione di biografie di urbanisti à la la Gabellini-Di Biagi, la specifica forma di questa raccolta è, senz’altro un ibrido. Una composizione di scritti sulle pratiche, tecniche, amministrative e politiche, con l’ambizione di riconnettere la riflessività dei professori-assessori a quella necessaria capacità deliberativa consentita dal ruolo e dalla prossimità, invece che dalla contrapposizione e distanza, dalle azioni di governo, e quindi, dalle policies. Una sorta di riproposizione della strategia dell’et...et, che analizza le pratiche e le policies invece di contrapporle, e assume la raccolta di storie di urbanisti e pianificatori non limitandosi ai pochi grandi padri, ma a quanti (donne e uomini!) usano, costruiscono e plasmano l’urbanistica nel quotidiano della riflessione e dell’azione pubblica. E ancor di più la insegnano e la condividono nell’attività di didattica che forma gli urbanisti di domani. La raccolta prova a gettare luce su cosa è stato fatto da un gruppo di urbanisti ‘prestati’ all’amministrazione per poter meglio selezionare e rafforzare l’insegnamento di cose utili e necessarie a studenti e professioni. Questo offre la possibilità di mostrare uno spaccato di cosa sia e a cosa serva e possa servire oggi l’urbanistica, dando informazioni utili su chi la usa, come e per far cosa, all’interno delle amministrazioni. Il carattere istituzionale della raccolta di esperienze e pratiche quotidiane consente di non sottovalutarle sveltamente derubricandole come pratiche residuali data la loro peculiare dimensione di ‘azione pubblica’ che consente di individuare una serie di soglie entro cui la scelta tecnica diventa politica e la selezione dell’esperienza diventa e può diventare didattica

    E se per contare servisse pianificare? Una proposta di ‘rivincita’ per i territori e la pianificazione

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    Il contributo rende conto del lavoro di ricerca in corso in favore di 19 comuni dell'Area Interna “Alta Tuscia Antica Città di Castro”-ATACC per il supporto alla redazione del Piano Integrato del Paesaggio, dell’Energia e del Turismo previsto dal Documento di Strategia dell’area interna nell’ambito dell’associazione della funzione pianificazione sottoscritta. ATACC è infatti una delle 8 Aree Interne (sulle 72 della SNAI 2014-2020) nelle quali si è deciso di associare questa importante funzione e, allo stesso tempo, una delle pochissime aree nelle quali è stata esplicitata la necessità di redigere un Piano Integrato per rispondere alle pressioni per l'installazione di impianti di energia rinnovabile nel rispetto delle strategie di sviluppo e tutela del territorio nel suo insieme. Queste specificità hanno reso la sperimentazione in corso un particolare cantiere nel quale il Piano è allo stesso tempo inteso come 1. un innovativo strumento per affrontare le sfide sociali e ambientali, 2. una imperdibile occasione di apprendimento nel corso dell’azione della funzione associata pianificazione, 3. una possibilità concreta di mutazione delle peculiari condizioni (altrove analizzate) dei “territori che non contano”. In questo quadro, attraverso le attività di cui si da qui conto, si punta alla diffusione dell’apprendimento su come si possa fare pianificazione in forma associata mentre si realizza il piano richiesto. Attraverso questo processo di pianificazione come funzione associata, infatti, si stanno mettendo al centro dell’azione dispositivi, strumenti e strutture operative (come arnesi del cantiere aperto) grazie ai quali sembra possibile ricollocare le capacità e l’operatività di un “territorio che non conta” per farlo contare

    Riflessioni e proposte dal lockdown su città e territori

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    Le condizioni spaziali con le quali ci confrontiamo oggi mettono a repentaglio le forme note dell’urbano contemporaneo, minando l’essenza delle relazioni sociali e dello scambio alla base degli insediamenti umani. I divieti colpiscono le concentrazioni nello spazio (gli assembramenti, appunto) alimentando forme di controllo che richiamano figure come quelle del carceral archipelagos, transitato da Foucault a uno dei sei discorsi sulla postmetropolis di Soja , proprio mentre gli altri cinque soffrono la quarantena. Distanziamento sociale e confinamento hanno come inevitabile corollario la fine della flanerie, quel girare senza meta e fine divenuto peculiare attraverso i racconti dei passage di Benjamin, cui oggi corrisponde un complessivo arrestarsi di flussi di popolazioni negli spazi urbani per usi e funzioni differenziate che lasciano la scena alle sole attività ritenute vitali per decreto. A questo proposito, molti commentatori hanno rilevato con preoccupazione come l’epidemia giustifichi e legittimi l’imposizione di misure di controllo e disciplina delle persone inconcepibili nel quadro delle società democratiche occidentali. Senza dubbio, l’attuale sospensione rappresenta una anomalia da analizzare e comprendere, non sottovalutando il fatto che essa anticipa possibili tratti di una ulteriore crisi urbana – basata innanzitutto sull’insicurezza dello spazio sociale, dell’abitare e del produrre nella convivenza – che devono essere necessariamente considerati e, magari, affrontati da consapevoli politiche urbane e territoriali

    Sostenibilità & diseguaglianze: misurare senza perdere la complessità

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    Nell’ambito del lavoro che stiamo conducendo con il tandem ASVIS-Urban@it per la Città Metropolitana di Roma, entro l’opportunità di offrire il nostro supporto all’Ente metropolitano, ci siamo contestualmente proposti di approfondire il senso delle sfide offerte dai diversi Goal dell’Agenda 2030. Nella metodologia condivisa con ASviS stiamo conducendo, innanzitutto, un benchmarking sulle esperienze europee e internazionali, con particolare attenzione alla ricognizione degli obiettivi contenuti nelle strategie, nei piani e nelle politiche europee, nazionali (a partire dalla SNSvS) e regionali, nel quadro dell’Agenda Onu 2030, comprensiva degli strumenti e delle misure atte alla loro attuazione. Ma, proprio entro questo quadro, un primo approfondimento sul Goal 10-Ridurre le diseguaglianze (pensato nelle sue relazioni con il Goal 1-Combattere la povertà) appare particolarmente sfidante per quel che riguarda la misurazione e, quindi, l’effettivo perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile alla scala metropolitana. In una fase nella quale diseguaglianze e povertà paiono crescere senza sosta nelle nostre città e nostri territori, i Goal 1 e 10 dell’Agenda 2030 mostrano, forse più di altri, la necessità di essere opportunamente interpretati proprio alla scala delle città europee, dove il tema della povertà e delle diseguaglianze non può essere limitato al confronto tra gli stati ma deve riguardare i diversi territori all’interno dei singoli stati

    Riflessioni e proposte dal lockdown su città e territori

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    Le condizioni spaziali con le quali ci confrontiamo oggi mettono a repentaglio le forme note dell’urbano contemporaneo, minando l’essenza delle relazioni sociali e dello scambio alla base degli insediamenti umani. I divieti colpiscono le concentrazioni nello spazio (gli assembramenti, appunto) alimentando forme di controllo che richiamano figure come quelle del carceral archipelagos, transitato da Foucault a uno dei sei discorsi sulla postmetropolis di Soja , proprio mentre gli altri cinque soffrono la quarantena. Distanziamento sociale e confinamento hanno come inevitabile corollario la fine della flanerie, quel girare senza meta e fine divenuto peculiare attraverso i racconti dei passage di Benjamin, cui oggi corrisponde un complessivo arrestarsi di flussi di popolazioni negli spazi urbani per usi e funzioni differenziate che lasciano la scena alle sole attività ritenute vitali per decreto. A questo proposito, molti commentatori hanno rilevato con preoccupazione come l’epidemia giustifichi e legittimi l’imposizione di misure di controllo e disciplina delle persone inconcepibili nel quadro delle società democratiche occidentali. Senza dubbio, l’attuale sospensione rappresenta una anomalia da analizzare e comprendere, non sottovalutando il fatto che essa anticipa possibili tratti di una ulteriore crisi urbana – basata innanzitutto sull’insicurezza dello spazio sociale, dell’abitare e del produrre nella convivenza – che devono essere necessariamente considerati e, magari, affrontati da consapevoli politiche urbane e territoriali

    Sostenibilità & diseguaglianze: misurare senza perdere la complessità

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    Nell’ambito del lavoro che stiamo conducendo con il tandem ASVIS-Urban@it per la Città Metropolitana di Roma, entro l’opportunità di offrire il nostro supporto all’Ente metropolitano, ci siamo contestualmente proposti di approfondire il senso delle sfide offerte dai diversi Goal dell’Agenda 2030. Nella metodologia condivisa con ASviS stiamo conducendo, innanzitutto, un benchmarking sulle esperienze europee e internazionali, con particolare attenzione alla ricognizione degli obiettivi contenuti nelle strategie, nei piani e nelle politiche europee, nazionali (a partire dalla SNSvS) e regionali, nel quadro dell’Agenda Onu 2030, comprensiva degli strumenti e delle misure atte alla loro attuazione. Ma, proprio entro questo quadro, un primo approfondimento sul Goal 10-Ridurre le diseguaglianze (pensato nelle sue relazioni con il Goal 1-Combattere la povertà) appare particolarmente sfidante per quel che riguarda la misurazione e, quindi, l’effettivo perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile alla scala metropolitana. In una fase nella quale diseguaglianze e povertà paiono crescere senza sosta nelle nostre città e nostri territori, i Goal 1 e 10 dell’Agenda 2030 mostrano, forse più di altri, la necessità di essere opportunamente interpretati proprio alla scala delle città europee, dove il tema della povertà e delle diseguaglianze non può essere limitato al confronto tra gli stati ma deve riguardare i diversi territori all’interno dei singoli stati

    Indirizzi progettuali per le periferie per contrastare diseguaglianze e povertà: 10 punti di non ritorno da SNAI

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    Il paper formula alcune considerazioni essenziali in tema di politiche per le periferie a partire dall’evidenza di un quadro di iniziative, degli ultimi venti anni, per lo più privo di strategie che hanno sin qui favorito (invece che contrastare) il peggioramento delle condizioni di degrado, sicurezza, esclusione e povertà localizzati oramai diffusi in molte aree urbane del Paese. In questa logica è sembrato utile suggerire di ripartire da ciò che di significativo è stato fatto per affermare in maniera più chiara cosa si debba e si possa fare per centrare l’obiettivo di occuparsi dei problemi maligni ridando speranze di futuro e cambiamento ai territori dimenticati e variamente periferici. Utilizzando il significato ampio di periferie e assumendo il concetto di territori che non contano, il paper richiama esplicitamente l’esperienza di SNAI-Strategia Nazionale Aree Interne per individuare 10 punti da assumere come riferimento e punti di non ritorno per rinnovare politiche future per le aree periferiche. Questa politica pubblica, infatti, ha mostrato con evidenza che lavorare su diseguaglianze e povertà significa investire NON spendere, ma anche che esistono, oggi, ragioni di efficienza microeconomica della giustizia sociale, offrendo, così, indicazioni di metodo e di merito che potrebbero orientare stabilmente una azione pubblica intenzionale

    Indirizzi progettuali per le periferie per contrastare diseguaglianze e povertà: 10 punti di non ritorno da SNAI

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    Il paper formula alcune considerazioni essenziali in tema di politiche per le periferie a partire dall’evidenza di un quadro di iniziative, degli ultimi venti anni, per lo più privo di strategie che hanno sin qui favorito (invece che contrastare) il peggioramento delle condizioni di degrado, sicurezza, esclusione e povertà localizzati oramai diffusi in molte aree urbane del Paese. In questa logica è sembrato utile suggerire di ripartire da ciò che di significativo è stato fatto per affermare in maniera più chiara cosa si debba e si possa fare per centrare l’obiettivo di occuparsi dei problemi maligni ridando speranze di futuro e cambiamento ai territori dimenticati e variamente periferici. Utilizzando il significato ampio di periferie e assumendo il concetto di territori che non contano, il paper richiama esplicitamente l’esperienza di SNAI-Strategia Nazionale Aree Interne per individuare 10 punti da assumere come riferimento e punti di non ritorno per rinnovare politiche future per le aree periferiche. Questa politica pubblica, infatti, ha mostrato con evidenza che lavorare su diseguaglianze e povertà significa investire NON spendere, ma anche che esistono, oggi, ragioni di efficienza microeconomica della giustizia sociale, offrendo, così, indicazioni di metodo e di merito che potrebbero orientare stabilmente una azione pubblica intenzionale

    Renewable Energy, Landscape Protection and Tourism Development, a Territorial Plan Experiment in Italy

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    The contribution offers to the disciplinary debate on theories and practices of land-use planning the restitution of an ongoing research work to support the drafting of an unusual Landscape-Energy-Tourism Plan. Within this endeavor, on the one hand, the article gives an account of the review conducted on the national and international literature as well as on the few available practices, bringing out the elements present and the gaps, including conceptual ones, that need to be filled. On the other hand, starting from ongoing experimentation, the contribution focuses on first directions for an integrated and wide area plan that can offer itself as a possible reference on what planning should be practiced to better hold together landscape protection and enhancement with the necessary regulation of renewable energy facilities and the promotion of sustainable tourism development paths. In the frequent lack of adequate resources and technical expertise as well as sufficient bargaining power in the face of national or international energy managers or unscrupulous entrepreneurs who offer more than the available agricultural land is worth or produces, non-metropolitan territories have only the integrated and intermunicipal plan from their side (even though they don't know or care). While for planners is very difficult to address at the same time landscape protection and tourism development with the very strong request of land for the (sustainable) energy facilities
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