1,721,118 research outputs found

    Costruzioni dei secoli XIX-XX in Italia centrale. Premessa

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    Il contributo introduce alla giornata di studio cui sono invitati diversi ricercatori per individuare le aspettative e il focus della ricerca sulle costruzioni, individuandone le caratteristiche in un campo d'indagine centrato alla fine dell'Ottocento ma esteso anche alla prima fase del Novecento

    Tra Ottocento e Novecento. Le radici della moderna progettualità nella trasformazione della tradizione costruttiva

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    il testo introduce la raccolta dei contributi che seguono evidenziando i punti di tangenza e confronto delle linee di ricerca personali perseguite nell'ambito di un finanziamento d'Ateneo; i diversi studiosi contribuiscono a delineare i caratteri di uno speciale periodo storico e edilizio, sviluppato con energia e contraddizioni, tra modernità e tradizione

    Progetto esecutivo e D. L. per il restauro della ex Sala Capitolare nel Collegio di S. Clemente

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    Il convento di San Clemente affianca la celebre basilica ed è costituito da alcuni articolati edifici che, con i giardini circostanti, protetti dall'antico muro di cinta, appaiono come una sorta di isola incastonata nel moderno e incombente tessuto urbano. In questo contesto, gli ininterrotti studi archeologici hanno recentemente consentito, in una zona adiacente alla basilica inferiore, la scoperta di una sala battesimale decorata con opus sectile, parzialmente conservata, che accoglie una fonte battesimale a vasca polilobata. L'intervento di restauro di cui si riferisce è costituito dalle opere che hanno fatto seguito ai lavori strutturali che hanno liberato la vasca ma hanno, necessariamente, comportato alcune modifiche degli ambienti circostanti, consentendo, tra l'altro, il recupero di antichi spazi architettonici. Terminati i lavori strutturali, l'area di intervento rimane in attesa delle opere di restauro e di sistemazione museale del battistero di cui è stata comunque recuperata la spazialità. Nel frattempo si è cercato di risolvere alcuni problemi riguardanti il recupero dell'ex sala capitolare, l'accessibilità dal giardino e la sistemazione dell'area adiacente

    Costruzioni romane tra XIX e XX secolo

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    Il contributo sintetizza il tema della ricerca personale svolta nell'ambito del Dipartimento DSDRA in una sintesi complessiva delle attività dipartimentali

    Progetto opere di messa in sicurezza della Chiesa S. Maria la Bianca

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    Le caratteristiche pregevoli sia storiche che architettoniche della chiesa di S. Maria La Bianca, presso Campello sul Clitunno, hanno motivato la ricerca di interventi minimali che, preservando le murature, si sono applicati nella modifica delle coperture, già manomesse e carenti, in chiave di presidio migliorativo della risposta sismica dell’edificio. Il progetto generale degli interventi è stato incardinato su due programmi distinti (per la chiesa e per la canonica) paralleli e interagenti, miranti, evitando invasività gratuite, al miglioramento delle condizioni strutturali delle due porzioni edilizie con una serie di interventi a carattere passivo, ispirati a tecnologie di tipo tradizionale, tali da assicurare un maggiore grado di sicurezza per l'edificio, sia nelle condizioni ordinarie che durante l'evento sismico. In particolare, per la canonica si è previsto: di inserire calibrate connessioni tra le membrature murarie esistenti attraverso la ricostruzione, con opportune tecniche, delle coperture per ottenere una complessiva buona resistenza al terremoto, avendo eliminato il pericolo, sotto sisma, di ribaltamenti dei macro elementi attraverso l’introduzione dei dispositivi di collegamento e irrigidimento sommitale; la liberazione della chiostrina dalle superfetazioni incongrue e la realizzazione di una soletta di calcestruzzo alleggerito, armata con rete metallica, per ottenere l’opportuna rigidezza nel piano delle strutture di copertura costituite dalle nuove travi di legno; un collegamento perimetrale, realizzato con elementi lignei o metallici, collegato alle travi, alla soletta e ancorato profondamente nel sottostante corpo murario, collegherà la nuova struttura di copertura alle murature costituendo un efficace elemento di vincolo sommitale capace di indurre un comportamento scatolare dell’edificio. Per la Chiesa si è altresì prevista la posa in opera di tiranti minimizzati in relazione all’approfondito studio della costruzione

    Tesi di dottorato in Storia delle scienze e delle tecniche costruttive VI ciclo: Alessandro Antonelli strutturista, costruttore, restauratore. L'ultimo architetto romantico nell'età del positivismo e della nascita della moderna ingegneria edile

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    La figura e l’opera di Alessandro Antonelli si possono considerare al margine delle aree di influenza che attualmente si riconoscono all’architetto ed all’ingegnere. Storicamente si inquadrano in una epoca in cui sta emergendo la figura dell’ingegnere quale tecnico addetto alla risoluzione delle problematiche relative al controllo della produzione, tra cui quella edilizia. Anche in Italia, soprattutto dopo la ventata innovativa del periodo napoleonico, questa figura, espressione di una certa cultura francese e dell’Ecole des Ponts et Chaussées, si affermerà rapidamente estendendo la sua sfera d’azione dapprima alle opere edilizie di particolare impegno e pubblica funzionalità per poi controllare anche le opere di ordinaria utilità. Con ciò viene ad essere relegato ad un ruolo secondario l’impegno dell’architetto. Quest’ultimo si trova di fronte a due possibili alternative: arroccarsi nell’ambito delle accademie, limitandosi al controllo degli aspetti formali della costruzione, oppure scendere in lizza coll’ingegnere per mantenere il ruolo di capo dei costruttori che gli era ormai proprio da alcuni secoli. Antonelli non ha dubbi: il suo ruolo positivo nella società in progresso deve estrinsecarsi in una attività direttamente produttiva che ponga a frutto le risorse del suo paese. Egli però non intende agire con le stesse metodologie dell’ingegnere ovvero non adotta il calcolo quale elemento di valutazione ma, nell’ambito della tradizione costruttiva muraria, assume l’empiria del cantiere ed il proporzionamento classico quali guide per la sua progettazione. Antonelli non rinuncerà per questo agli aspetti formali della progettazione, anzi la sua opera è precisamente definibile nell’alveo dell’architettura neoclassica anche se l’istanza strutturale delle sue opere, di eccezionale importanza rispetto a quelle coeve di altri architetti, impone dapprima modifiche all’ordine canonico e poi, gradualmente, fin quasi il suo abbandono per proporzioni sempre meno classiche e più influenzate dalla funzione strutturale. A cavallo tra i due schieramenti, Egli non avrà mai il consenso pieno degli ingegneri, perché alieno dal loro modo di intendere la progettazione strutturale attraverso l’approccio numerico, né l’approvazione degli architetti per la “bizzarria” delle sue opere che non rientrano nei canoni tradizionali. Antonelli prosegue però per il suo cammino, verso una costruzione razionale ed economica, con un atteggiamento di combattente solitario e coraggioso tipico dello spirito positivo e romantico che pervade l’epoca. La sua è un’attività intensissima che gli consente di produrre numerosi edifici e un notevole corpus di progetti. Con questa ampia produzione Antonelli ha modo di distillare, dall’esperienza diretta, dallo studio delle costruzioni antiche e attraverso le moderne suggestioni delle strutture metalliche, un metodo costruttivo che si pone al livello di quello romanico-gotico. Le costruzioni eccezionali di Antonelli possono forse solo attribuirsi alla genialità del personaggio e considerarsi frutto singolare di una particolare coincidenza di intenti e possibilità. Ma oltre ad esse Antonelli produce una metodologia costruttiva ed un approccio alla struttura che sono perfettamente ripetibili. Tant’è che furono immediatamente replicate dai suoi allievi . Certo non per edifici di tanto ardimento costruttivo quali la Mole o la cupola di San Gaudenzio, ma in edifici economici, per quel tempo, arditi anch’essi eppure saldi visto che ancor oggi permangono in perfetta funzione. L’eccezionalità delle opere maggiori fu dunque la sperimentazione necessaria per la maturazione di una procedura adottabile con successo ed economia nelle costruzioni ordinarie. Ma al di là di una possibile attualità per questa tecnologia, verificabile peraltro se la si considera quale particolare tipo di muratura armata, l’argomento proposto sembra comunque di particolare interesse nell’ambito di studi sulla conservazione dei monumenti. Uno specifico contributo attiene alla storia delle tecniche costruttive ma, oltre all’aspetto storico, costruttivo ed a quello strutturale delle costruzioni originarie, sembra pertinente anche un ulteriore ambito di interesse legato al loro restauro strutturale, per chiarire sia la possibilità di intervento così come la intese Antonelli stesso sia le modalità con cui fu realizzato sulle sue opere dopo la morte dell’Architetto. L’arditezza delle costruzioni eccezionali ed il collasso di una di esse fece sì che i dubbi sempre vivi sulle stabilità di questi edifici si materializzassero in interventi di restauro statico. Dallo studio di queste diverse posizioni è forse possibile desumere una attuale possibilità di intervento strutturale che viene peraltro indagata con analisi numeriche

    Interventi di restauro e consolidamento di Torre del Fiscale

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    Studio dello stato di degrado delle strutture della Torre del Fiscale a Roma, con indicazione per la progettazione di interventi di restauro e di interventi di consolidamento necessari per ripristinare condizioni di sicurezza minime per la costruzione. Il complesso è frutto della sovrapposizione di parti riferibili alle seguenti costruzioni: acquedotto Marcio (con la sovrapposizione dei condotti delle acque Julia e Tepula), acquedotto Claudio con il sovrapposto speco dell’Anius Novus, murature antiche presumibilmente riconducibili al I secolo, struttura della torre medievale (XIII sec.) che ingloba e si appoggia su porzioni delle strutture citate, acquedotto Felice (XV sec.) che si insinua tra le strutture montanti degli acquedotti antichi. Nonostante le torri siano costruzioni, per quanto ardite, generalmente improntate alla massima semplicità, nella fattispecie emerge la complessità di una struttura muraria, composta di parti omogenee (elevato superiore della torre) sovrapposte su porzioni disomogenee e di differente capacità portante e assetto deformativo. Complessità costruttiva che si riflette evidentemente anche sul comportamento strutturale. L’insieme è affetto da importanti condizioni di degrado che si sovrappongono alle eterogeneità costruttive e strutturali producendo un quadro fessurativo concentrato nelle zone centrali in due pareti opposte che disaggregano i setti, attraversano le discontinuità murarie (buche pontaie e finestre) con andamento sub verticale nella facciata meridionale e leggermente inclinato verso est sulla parete esposta a nord, riducendosi sino a scomparire sia nelle parti apicali che basamentali. Le operazioni consolidative ipotizzate, nel quadro di una minimizzazione degli interventi e di piena reversibilità delle aggiunte, consistono in cerchiature orizzontali e tirantature trasversali metalliche che integrano interventi locali di risarcimento murario. Gli interventi mirano al ristabilimento di condizioni di sicurezza del complesso, migliorando il comportamento monolitico e riducendo la possibilità di spanciamenti, ribaltamenti, rafforzando le capacità di resistenza a lastra

    L’adeguamento funzionale dell’Auditorio di Roma. Conservazione ed innovazione per un’architettura moderna

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    Da alcuni anni la sala del Palazzo Pio in Roma assolve alla funzione di auditorio cittadino. Purtroppo, però, le caratteristiche tecnico-acustiche che la caratterizzavano non potevano soddisfare l'orecchio degli appassionati. Come è noto, la demolizione dell'anfiteatro Corea (l'Augusteo), distrutto per far riemergere il mausoleo di Augusto, ha costituito una discutibile operazione urbanistica e contemporaneamente la perdita di un auditorio, di cui si ricorda ancora con rimpianto l'ottima acustica. L'assenza a Roma di una sala dedicata alla musica, idonea alla dimensione urbana e al ruolo culturale della capitale, perdura da allora. In attesa che si realizzino nuovi edifici, programmati per ridare alla città un auditorio adeguato, si è voluto comunque realizzare un intervento di manutenzione straordinaria per dare alla sala di Via della Conciliazione caratteristiche acustiche degne di un moderno auditorio

    Progetto opere di messa in sicurezza del mausoleo di via Falterona-Roma

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    Gli interventi di restauro (a cura della Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma, del dott. Francesco di Gennaro, dell'arch. Antonella Tomasello e del prof. arch. Fabrizio De Cesaris) del piccolo mausoleo sito in via Falterona sono consistiti principalmente nella messa in sicurezza delle antiche strutture, compromesse dal degrado, dalla perdita di importanti elementi strutturali e dalla presenza di una vegetazione infestante e dannosa. Per ridurre le spinte della struttura voltata, incompleta a seguito della caduta di uno dei piedritti, si è proceduto attraverso una cerchiatura con profili di acciaio della porzione rimanente, a pianta pressocché triangolare. Con particolare cura si è progettato il nodo di ancoraggio delle catene in corrispondenza dei vertici del triangolo. La parte sommitale, la cui sezione di appoggio si era talmente ridotta da risultare pericolante, è stata consolidata ancorandola per mezzo di tiranti inclinati collegati alla cerchiatura orizzontale; se ne è inoltre rafforzato l'appoggio con delle risarciture murarie al piede. Si è quindi realizzata la sottofondazione del piedritto meridionale, le cui strutture fondali erano affiorate a causa dell'abbassamento del piano di campagna. La nuova muratura è stata ancorata alla preesistente attraverso particolari perni litici, a doppia coda di rondine ruotata, rinforzati con fibre di vetro e inseriti in carotaggi di misura appena superiore al tassello. Si è quindi proceduto alla rimozione della vegetazione infestante che, con le proprie radici, aveva contribuito a minare la stabilità e la compattezza dell'opera cementizia
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