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La multidisciplinarietà dell’innovazione a tutela delle risorse idriche
L'editoriale analizza le possibili direttrici dell'innovazione nel campo delle risorse idriche e dei servizi idric
Il valore economico dei servizi ecosistemici connessi alle risorse idriche
Un corpo idrico in buono stato ecologico o la gestione sostenibile di un territorio possono fornire importanti servizi alle persone e alle comunità: questa interazione tra uomo e natura viene indicata come “servizio ecosistemico”. Tale servizio ha un valore economico in quanto genera benefi ci all’uomo. Tuttavia, è necessario costruire un mercato per questi servizi (i cosiddetti pagamenti per i servizi ecosistemici). L’articolo si pone l’obiettivo di effettuare una rassegna bibliografi ca sull’approccio dei servizi ecosistemici connessi alle risorse idriche, passando dalla teoria alle applicazioni
COMUNICARE IL RISCHIO PER RIDURRE LA VULNERABILITÀ
L’approccio tradizionale di protezione della popolazione e dei beni dagli eventi
catastrofici si basa fondamentalmente sulla costruzione di infrastrutture
artificiali, progettate per contenere l’evento con un tempo di ritorno
sufficientemente grande. Il nuovo approccio si basa sul concetto di
minimizzazione del rischio. Uno strumento per ridurre gli impatti di tali
eventi catastrofici è la comunicazione di tipo preventiva, in emergenza e postemergenza. La tecnologia, in particolare l’Internet mobile, può contribuire ad alimentare una cultura diffusa del rischio
Modelli di finanziamento e policy pubbliche per l'efficienza energetica negli edifici
Questo capitolo è dedicato all’analisi di strumenti finanziari a supporto di interventi per l’efficienza energetica degli edifici. L’interesse per questo settore è dato dall’analisi dei suoi consumi energetici in rapporto agli altri settori
Evaluation of economic impacts of drought events: evidences from some areas in Europe
Water has become a precious resource on which the well-being and even the survival of
future generations critically depend. Issues relating to water such as quality, quantity,
availability, planning and management will have to be seriously tackled now and in the
future. Further, issues on water scarcity involve protection of vulnerable water systems,
sustainable development of water resources, safeguarding access to water functions and
services, and protection against water related hazards such as floods and droughts. As such,
managing water resources for the future is very complicated and requires multidisciplinary
approaches across various problem solving research tools.
SCARCE is a multipurpose project that aims to describe and predict the relevance of global
change impacts on water availability, water quality and ecosystem services in Mediterranean
river basins of the Iberian Peninsula, as well as their impacts on the human society and
economy. This project has assembled a multidisciplinary team of leading scientists in the
fields of hydrology, geomorphology, chemistry, ecology, ecotoxicology, economy, engineering
and modelling, in an unknown effort in the CONSOLIDER framewor
I costi economici della siccità: il caso del Po
Negli ultimi anni si sono ripetuti con preoccupante frequenza fenomeni di crisi idrica stagionale che hanno messo duramente alla prova il sistema di gestione dell’acqua nel nostro Paese. Se questa situazione è abbastanza tipica e normale al Sud, essa ha rappresentato una relativa novità al Nord, dove l’acqua è solitamente abbondante e disponibile a basso costo; fattore che ha favorito l’instaurarsi di un modello di sviluppo intensivo nell’uso di acqua, abbondantemente utilizzata per l’irrigazione, la produzione idroelettrica, l’industria.
La disponibilità idrica naturale è notoriamente una variabile stocastica, che dipende dall’entità delle precipitazioni e dalle modalità con cui l’acqua scorre verso il mare, incontrando elementi che trattengono o rallentano il deflusso, accumulandolo in falde sotterranee, laghi, ghiacciai. Questo dato strutturale, oltre che alle oscillazioni cicliche stagionali, è soggetto a tendenze di lungo periodo, (es. scioglimento dei ghiacciai dovuto ai cambiamenti climatici). A sua volta, la dotazione naturale di per sé servirebbe a poco, se non vi fosse un sistema di infrastrutture che, da un lato, contribuiscono a modulare i deflussi (es. invasi artificiali), dall’altro permettono di captare l’acqua e renderla disponibile dove serve. E’ la risultante tra disponibilità naturale e dotazione infrastrutturale a definire concretamente, in ogni momento, quanta acqua può essere utilizzata e dove (de Carli et al., 2003).
Questa ovvia constatazione non è tuttavia sufficiente per interpretare le cause di una situazione di stress: quest’ultima è in buona sostanza dovuta a uno squilibrio tra domanda e offerta, e così come la seconda può variare stocasticamente, anche la prima presenta delle determinanti sia strutturali (es. crescita urbana, apertura o chiusura di imprese, indirizzi di politica agricola) che temporanee (es. domanda di irrigazione di soccorso per compensare il ridotto apporto alle piante delle precipitazioni naturali).
Un evento di questa natura si è verificato nel bacino del Po nel luglio 2003. In tale emergenza, in attuazione della normativa vigente, l’Autorità di bacino ha concordato con i gestori degli invasi idroelettrici di compensare con maggiori rilasci l’insorgere di criticità per gli usi a valle, soprattutto irrigui e termoelettrici.
Lo studio qui presentato ha l’obiettivo di valutare da un punto di vista economico i costi che la siccità ha causato, nonché l’opportunità delle azioni intraprese, sia rispetto a un ipotetico “non fare nulla”, sia rispetto a strategie di intervento alternative. Viene dapprima presentata una metodologia generale per valutare l’impatto economico della siccità, a partire dal concetto di costo di scarsità, introdotto dalla Dir. 2000/60 (par. 2). Viene successivamente effettuata un’analisi descrittiva dell’economia idrica del bacino del Po (par. 3). Il par. 4 è dedicato alla valutazione dell’impatto dell’evento 2003, sia con l’analisi ex post di quanto effettivamente accaduto, sia attraverso alcuni scenari che simulano possibili situazioni e soluzioni alternative
“Dalla comunicazione ambientale alla sostenibilità”
Stiamo assistendo a grandi cambiamenti nelle modalità e negli strumenti di comunicazione da parte delle organizzazioni, sia private che pubbliche, dei propri impegni nei confronti dell’ambiente e delle persone. Tali cambiamenti sono il risultato di una sempre più forte tendenza da parte delle organizzazioni ad integrare l’utilizzo di strumenti e sistemi di gestione ambientale con attività e strumenti finalizzati ad una gestione sostenibile delle proprie attività anche sotto il profilo economico e sociale, secondo una logica di responsabilità sociale di impresa (CSR, Corporate Social Responsibility). In termini di comunicazione ambientale, in particolare, le organizzazioni tendono oggi a comunicare all’esterno i risultati della propria attività non solo sotto il profilo ambientale, ma anche economico e sociale, tipicamente attraverso strumenti quali bilanci e rapporti di sostenibilità. L'articolo delinea le principali tendenze oggi emergenti in materia
I costi della siccità: il caso del Po
Negli ultimi anni si sono ripetuti con preoccupante frequenza fenomeni di crisi idrica stagionale che hanno messo duramente alla prova il sistema di gestione dell’acqua nel nostro Paese. Se questa situazione è abbastanza tipica e normale al Sud, essa ha rappresentato una relativa novità al Nord, dove l’acqua è solitamente abbondante e disponibile a basso costo; fattore che ha favorito l’instaurarsi di un modello di sviluppo intensivo nell’uso di acqua, abbondantemente utilizzata per l’irrigazione, la produzione idroelettrica, l’industria.
La disponibilità idrica naturale è notoriamente una variabile stocastica, che dipende dall’entità delle precipitazioni e dalle modalità con cui l’acqua scorre verso il mare, incontrando elementi che trattengono o rallentano il deflusso, accumulandolo in falde sotterranee, laghi, ghiacciai. Questo dato strutturale, oltre che alle oscillazioni cicliche stagionali, è soggetto a tendenze di lungo periodo, (es. scioglimento dei ghiacciai dovuto ai cambiamenti climatici). A sua volta, la dotazione naturale di per sé servirebbe a poco, se non vi fosse un sistema di infrastrutture che, da un lato, contribuiscono a modulare i deflussi (es. invasi artificiali), dall’altro permettono di captare l’acqua e renderla disponibile dove serve. E’ la risultante tra disponibilità naturale e dotazione infrastrutturale a definire concretamente, in ogni momento, quanta acqua può essere utilizzata e dove (de Carli et al., 2003).
Questa ovvia constatazione non è tuttavia sufficiente per interpretare le cause di una situazione di stress: quest’ultima è in buona sostanza dovuta a uno squilibrio tra domanda e offerta, e così come la seconda può variare stocasticamente, anche la prima presenta delle determinanti sia strutturali (es. crescita urbana, apertura o chiusura di imprese, indirizzi di politica agricola) che temporanee (es. domanda di irrigazione di soccorso per compensare il ridotto apporto alle piante delle precipitazioni naturali).
Un evento di questa natura si è verificato nel bacino del Po nel luglio 2003. In tale emergenza, in attuazione della normativa vigente, l’Autorità di bacino ha concordato con i gestori degli invasi idroelettrici di compensare con maggiori rilasci l’insorgere di criticità per gli usi a valle, soprattutto irrigui e termoelettrici.
Lo studio qui presentato ha l’obiettivo di valutare da un punto di vista economico i costi che la siccità ha causato, nonché l’opportunità delle azioni intraprese, sia rispetto a un ipotetico “non fare nulla”, sia rispetto a strategie di intervento alternative. Viene dapprima presentata una metodologia generale per valutare l’impatto economico della siccità, a partire dal concetto di costo di scarsità, introdotto dalla Dir. 2000/60 (par. 2). Viene successivamente effettuata un’analisi descrittiva dell’economia idrica del bacino del Po (par. 3). Il par. 4 è dedicato alla valutazione dell’impatto dell’evento 2003, sia con l’analisi ex post di quanto effettivamente accaduto, sia attraverso alcuni scenari che simulano possibili situazioni e soluzioni alternative
La Direttiva 2000/60/CE e i Piani di tutela delle acque: avremo acque in buono stato nel 2016?
La Direttiva europea 2000/60/CE (Water Framework Directive, WFD), che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, ha rappresentato un’importante innovazione per l’impianto normativo di molti paesi europei e costituisce un fondamentale tentativo di integrazione delle politiche di gestione dei bacini idrografici (per le acque superficiali) e idrogeologici (per le acque sotterranee).
La direttiva viene concepita negli anni ’90, quando comincia ad apparire chiaramente che le politiche di tutela delle acque dall’inquinamento basate sul controllo degli scarichi, pur avendo contribuito a ridurre le situazioni di contaminazione più gravi, non erano sufficienti a garantire un pieno recupero della qualità delle acque. Gli ecosistemi acquatici – in particolare laghi e fiumi – non presentavano sensibili miglioramenti mentre i primi studi sistematici sulla qualità delle acque sotterranee mostravano una diffusa contaminazione da nitrati e da sostanze tossiche e nocive.
Esaminata oggi, la direttiva mostra in realtà alcuni aspetti contraddittori, che metteremo in luce al prossimo paragrafo: in particolare si percepisce che il testo è stato redatto in un lungo periodo di tempo , nel corso del quale l’impostazione centrata inizialmente sulla qualità delle acque – anche se intesa come qualità per gli ecosistemi - si è ampliata cercando di recepire la crescente sensibilità verso il valore “in sé” degli ecosistemi e cercando di favorire l’integrazione tra le diverse politiche riguardanti le acque e i suoli. Certamente però la direttiva contiene una serie di elementi innovativi di fondamentale importanza e, interpretata in modo intelligente, potrebbe portare grandi benefici al governo delle acque.
Il presente studio ha l’obiettivo di evidenziare gli aspetti più innovativi della direttiva e di verificarne l’applicazione nella normativa italiana e, in particolare, nella pratica amministrativa della Lombardia e del Piemonte orientale. Non si propone quindi di verificare il mero recepimento normativo, ovvero la presenza nell'articolato delle norme nazionali, regionali o provinciali di riferimenti alla Direttiva 2000/60/CE, ma punta piuttosto di evidenziare in che misura i contenuti innovativi della Direttiva siano stati effettivamente fatti propri dalle norme e dagli strumenti di pianificazione
Two Birds with One Stone: improving ecological quality and flood protection through river restoration in Northern Italy
This paper outlines the results a multi-criteria evaluation study applied to the integrated assessment of flood protection options in Northern Italy. The study aims at comparing advantages and disadvantage of a more traditional approach based on hard infrastructure calibrated on the event with a return time of 200 years (TR200) with a more innovative approach based on a combination of non-structural measures, controlled flooding of lower-value areas and mitigation. These are now standard in Northern Europe and elsewhere; however their feasibility has never been investigated in the Italian context. Despite the study is still at a pioneering level, it authorizes some optimistic evaluation about the desirability of non-structural remedies in Italy. The study argues about the necessity of complementary measures, especially based on compensative payments for ecosystem services, in order to improve social acceptance for such practices
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