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Minime risorse, massima durata. L'efficienza materiale come categoria di sostenibilità
Il recente interesse per la dimensione materiale dell’architettura trova prevalentemente
espressione nell’indagine sulla relazione tra la scarsità globale di risorse materiali e il
loro impiego progettuale a lungo termine. La pratica risponde con approcci diversi i cui
prodotti costruiti sono soggetti, indistintamente, all’usura del tempo. La manutenzione
costituisce una necessaria forma di compromesso con tale usura, in grado di dare vita,
se inclusa tra i temi progettuali e compositivi, ad un’architettura definita dalla propria
necessità di durare
Tipo, stereotipo e sperimentazione. La residenza sociale fra tipologia e tecnica
A fronte della rinnovata domanda abitativa, l’housing sociale in Italia oggi è dominato dall’innovazione tecnica e costretto da una norma repressiva e non propositiva. A partire da esempi del passato, si delineano orientamenti per una sperimentazione tecno-tipologica finalizzata alla qualità abitativa definita come risultato di un rapporto biunivoco fra tipologia e tecnica, attraverso una ordinaria sperimentazione che risponda ad una ordinaria domanda abitativa sociale in rapporto al fattore tempo
Isole come utopie: architettura mediterranea e modernismo nel golfo di Napoli durante il Novecento
L’attenzione per il paesaggio mediterraneo destata dall’illuminismo nello specchio del Grand Tour trova nel golfo di Napoli un importante laboratorio di idee. Se l’interesse settecentesco per la capitale borbonica trovava nuovi argomenti nelle antiche e recenti mirabilia dei Campi Flegrei, del Vesuvio e delle città archeologiche di Ercolano e Pompei ai piedi del vulcano, ancora poco note erano le isole partenopee, solo sporadicamente aggiunte dai viaggiatori ai canonici les environs de Naples. Sarà più tardi l’imagerie romantic ottocentesca a scoprire Capri, Ischia e Procida e a veicolarne la suggestione di un esotico altrove che, celebrato da artisti, scrittori e letterati, non tarderà a richiamare l’interesse degli architetti. Se infatti in passato il portato della fortuna archeologica del Sud aveva alimentato l’esaltazione del primitivismo costruttivo, come quello rivelato dal dorico della piana pestana, presto declinato in una sovrabbondanza di imitazioni neoclassiche, con gli inizi del Novecento quella pletorica riproduzione di modelli accademici troverà proprio nella salsedine del Mediterraneo una vibrante critica destinata a erodere gli assunti dell’architettura storicistica neoantica. Mentre la storiografia ha documentato gli apporti di Capri e Ischia nella dialettica tra modernismo e mediterraneo, meno conosciuti sono gli studi su Procida che nel Novecento è al centro di una particolare retorica mediterranea. Dagli anni Venti, attratti da quel paesaggio e da quell’ edilizia di antiche ascendenze bizantine, troviamo nell’isola Roberto Pane, Giuseppe Pagano, Silvio Radiconcini, Luigi Cosenza e Bernard Rudofsky. Animando un’invisibile accademia, più tardi, fra gli anni Quaranta e Sessanta, su iniziativa del pittore Toti Scialoja, arrivarono anche gli artisti Conrad Marca-Relli, Afro Basaldella, Leoncillo Leonardi, Cy Twombly o di studiosi come Cesare Brandi, giunti tutti a Procida su invito del pittore Toti Scialoja
Modello
Riflessioni sull'utilizzo dello strumento del modello fisico in ambito pedagogico
Raffaello Fagnoni. L’architetto superartigiano, regista tecnico umanista
Nel 1964 Raffaello Fagnoni pubblica un piccolo volume che raccoglie il suo discorso di benvenuto alle matricole all’apertura dell’anno accademico: testimonianza della sua inquietudine, del peso ma anche della ricchezza legata alla responsabilità professionale e didattica, espressione della voce di un’epoca, o meglio, di più epoche travagliate della nostra storia. Quelle parole, rilette oggi, non lasciano percepire i 54 anni di distanza. Se alcuni passaggi palesano i riferimenti temporali, altri sono addirittura anticipatori di un futuro presente. Il titolo di questo intervento trova origine proprio nelle parole di quel volumetto. Qui infatti Raffaello parla del ruolo dell’architetto in un mondo, come lui stesso descrive ben prima di Bauman, assai fluido, in cui tutto viene rimesso in discussione. «Se un punto occorre chiarire, preliminarmente, questo è la funzione (direi meglio l’azione) dell’architetto nella società moderna, in quella di oggi e soprattutto di un prevedibile domani. Noi viviamo un’epoca di intensa, di rapida trasformazione di funzioni, di impieghi, di rapporti umani: non diremo solo che viviamo un’epoca di progresso per non cadere nell’equivoco positivista, o nella retorica; ma sappiamo di vivere in un mondo assai fluido, in cui tutto viene rimesso in discussione, in cui la problematica è sempre più vasta ed aperta». (Fagnoni, 1964, p. 6
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