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Modelli storici della congiura nella Rivoluzione francese (1789-1796)
Questo articolo è dedicato ai modi in cui i protagonisti e gli osservatori della Rivoluzione francese hanno usato due esempi storici di congiura (quella di Catilina del I secolo a.C. e quella culminata con l’eccidio degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo tra il 23 e 24 agosto 1572) per interpretare, prevedere e condizionare gli eventi rivoluzionari. L’obiettivo è dimostrare come la Rivoluzione, nonostante la sua originalità e le sue innumerevoli innovazioni, sia stata a più riprese paragonata ad una cospirazione, tanto dai suoi fautori quanto dai suoi critici. Il testo, dopo aver ragionato in generale sul ruolo che ha avuto l’analogia storica nella Grande Rivoluzione, si sofferma su alcuni esempi di uso politico dei due precedenti storici avvenuti tra la presa della Bastiglia e il 1796. Quest’ultimo è l’anno in cui lo scrittore e giornalista monarchico Galart de Montjoie (già autore nel 1795 dell’Histoire de la conjuration de Robespierre) pubblica l’Histoire de la conjuration d’Orléans, proprio mentre il rivoluzionario Gracchus Babeuf viene arrestato dal Direttorio con l’accusa di aver organizzato una cospirazione à la Catilina
Il cesaricidio dopo Napoleone. Considerazione attorno alla Morte di Cesare di Vincenzo Camuccini
Il dipinto di Vincenzo Camuccini intitolato La morte di Cesare, oggi conservato nel Museo di Capodimonte a Napoli, è un’opera che ha avuto una lunga e tormentata gestazione, avviata nel 1793 e conclusa al tempo della Restaurazione, le cui tappe salienti coincidono in modo sorprendente con alcuni tra gli snodi più importanti della Rivoluzione francese.
La critica si è interrogata a lungo sulla genesi e sulle fonti del capolavoro del pittore neoclassico romano , commissionatogli dal collezionista irlandese Frederick Harvey, vescovo di Derry e conte Bristol, più noto come Lord Bristol. Vi è però un elemento centrale che finora non è stato indagato dagli storici dell’arte e dai biografi dell’artista: il rapporto tra la versione delle Idi di marzo di Camuccini e le interpretazioni del tirannicidio formulate durante la Rivoluzione francese e soprattutto al momento dell’ascesa di Napoleone Bonaparte. Obiettivo di questo saggio è ricostruire in sintesi tale dibattito, con particolare riferimento ai discorsi e alle rappresentazioni riguardanti l’uso del pugnale quale simbolo e strumento del conflitto politico, allo scopo di proporre un’interpretazione innovativa del quadro di Camuccini
Recensione al libro di L. Canfora, La democrazia. Storia di un'ideologia, Laterza, Roma-Bari 2004
La memoria imperfetta. Napoleone e la storia
The Imperfect Memory: Napoleon and History
The author discusses three volumes published on the bicentenary of Na-
poleon Bonaparte’s death: Ei fu by Vittorio Criscuolo; L’ultima stanza di
Napoleone by Luigi Mascilli Migliorini, dedicated to the last moments of
the emperor’s life and the construction of his memory; and Il naufrago e il
dominatore by Antonio De Francesco, which traces his internal political vi-
cissitudes, analyzing in particular his relationship to the French Revolution.
The article reflects on the influence memorial re-elaborations – and, more
generally, the political use of history – exert not only on the reconstruction
of past events, but also on the shaping and unfolding of future events
Nelle vesti di Clio. L’uso politico della storia nella Rivoluzione francese (1787-1799)
La Rivoluzione francese è diventata tale anche perché è stata pensata in analogia o per contrasto con le rivoluzioni del passato e, più in generale, con tutti quegli avvenimenti storici usati dai protagonisti per interpretarla e prevederne le evoluzioni.
In questo volume, per la prima volta, si affronta il tema dell’uso politico della storia nella Grande Rivoluzione in modo sistematico, dalla convocazione dell’Assemblea dei Notabili (1787) al colpo di Stato di Napoleone Bonaparte (1799). L’autore propone un testo dal ritmo incalzante, basato su un corpus sterminato di fonti che, oltre all’intero dibattito parlamentare, comprende anche la pubblicistica a tema storico (libri e pamphlets) e le rappresentazioni artistiche, simboliche e teatrali.
In questo “racconto” avvincente di aspetti poco noti della Rivoluzione francese, troviamo gli attori principali della scena alle prese con un’intensa esperienza temporale, simile a quelle cui ci hanno abituato le trame di certi romanzi e di alcune delle più recenti serie televisive americane, in cui le memorie del passato e le anticipazioni del futuro convergono sul presente producendo esiti spesso inattesi
La storia nell’arte. Il caso della Morte di Giulio Cesare di Vincenzo Camuccini
Questo saggio è un’indagine attorno al significato politico della Morte di Giulio Cesare, il capolavoro del pittore neoclassico romano Vincenzo Camuccini (1771-1844) oggi conservato al Museo di Capodimonte a Napoli. L'obiettivo è proporre un’interpretazione innovativa del quadro di Camuccini
confrontando la sua rappresentazione del cesaricidio con quella propagandata da Napoleone
e dai suoi amici durante e dopo il colpo di mano del 1799. Più in generale, esso ambisce ad
offrire un contributo alla più ampia riflessione sul rapporto tra cultura visuale e comunicazione
politica agli albori della modernità, con particolare riferimento al tema dell’uso politico della
storia (nell’arte)
Il circo dei briganti. Rappresentazioni effimere nella Francia di metà Ottocento
Questo contributo è dedicato alle rappresentazioni dei briganti
italiani nella Francia della prima metà dell’Ottocento, affrontate
attraverso l’analisi delle trasposizioni circensi delle gesta di Fra’ Diavolo,
al secolo Michele Pezza (1771-1806). Il circo equestre
partecipa alla manutenzione e alla creazione dell’immaginario sociale del
brigantaggio, ma allo stesso tempo, proprio per via della tendenza alla
commistione e alla decontestualizzazione, esso contribuisce anche alla
costruzione di altri immaginari, alla creazione di ulteriori e nuovi contenuti
in un mercato dello spettacolo che coinvolgeva un numero sempre
crescente di persone
Recensione al libro di H. Burstin, L'invention du sans-culotte. Regard sur le Paris révolutionnaire
Napoleone deve morire. L’idea di ripetizione storica nella Rivoluzione francese
A pochi giorni dal colpo di stato del 18 brumaio (9 novembre 1799) Napoleone raccontò di essere scampato a un attentato di alcuni deputati armati di «stiletto». In realtà, nessuno in quell'occasione aveva trovato il coraggio di sfoderare il pugnale di Bruto, come invece vorrebbe l'iconografia coeva, che ritrae il presunto tentativo di omicidio di Napoleone alla stregua di un mancato cesaricidio. Il continuo rimando fra passato e presente ha segnato in profondità la Rivoluzione francese, piú di quanto la storiografia sia stata disposta ad ammettere. Per i protagonisti dell'evento rivoluzionario il richiamo alla storia fu un'indispensabile bussola per orientarsi in un presente drammatico. Gli avvenimenti infatti apparivano loro la ripetizione ineluttabile di fatti storici già avvenuti, la messa in scena di un'antica tragedia, magari destinata un giorno a divenire farsa, come dirà Karl Marx. L'idea che la storia si ripete fu un modo per dare senso a una realtà incerta e in vorticoso cambiamento, nonché un tentativo di predire ciò che sarebbe potuto accadere. Si affermava un modello potente che avrebbe segnato lo svolgimento della lotta politica e delle rivoluzioni a venire
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