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    L’istruzione probatoria nel contenzioso tributario. In questioni attuali di diritto tributario vol. 3

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    Il presente contributo è dedicato all'approfondimento degli aspetti più rilevanti della problematica dei poteri istruttori delle Commissioni Tributarie, in particolare in riferimento al regime delle preclusioni e dei divieti posti dall’art.7, d.lgs.542/96, ed alla verifica della compatibilità di tali istituti con i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale e comunitario nell'ambito di un modello alla continua ricerca delle integrazioni e correzioni necessarie per acquisire definitivamente quei caratteri di giustizia ed equità che devono necessariamente informare un sistema processuale moderno ed autonomo

    LA PROGRAMMAZIONE IN MATERIA TRIBUTARIA NELL’AMBITO DELL’INIZIATIVA E DELL’ATTIVITA’ ECONOMICA PUBBLICA E PRIVATA, pp.76- 99. In questioni attuali di diritto tributario.

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    Il diritto tributario attraversa un momento di grande centralità nel dibattito sociale, anche a causa della sempre più esasperata attenzione al fenomeno finanziario conseguente alla perdita di sovranità avvenuta con l’adesione all’Unione economica e monetaria europea ed alla conseguente esigenza di gestire la finanza pubblica in presenza di numerosi vincoli esogeni. E se tale centralità si era limitata, nel corso del recente passato, ad una alluvionale, scoordinata e ipertrofica produzione normativa, è tuttavia indubbio che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una inedita attenzione (anche) ai concetti giuridici strutturali della materia, che pur con molte esitazioni, sembra assumere una sempre maggiore consapevolezza giuridica. Ed è in tale percorso di stabilizzazione di concetti giuridici strutturali, a volte elaborati dalla giurisprudenza, come nel caso dell’abuso del diritto, altre volte ispirati da altri ordinamenti, che nell’attuale legislatura si è avviato un vasto disegno di riforma del sistema tributario, che ha interessato organicamente aspetti fondamentali del diritto tributario, tendendo a perseguire un incremento delle entrate, per la prima volta dopo decenni, non già attraverso ulteriori e più severi strumenti accertativi, bensì promuovendo la compliance volontaria e la definizione consensuale non solo in sede dichiarativa, ma anche nella eventuale fase accertativa e giudiziale. In quest’ottica di consolidamento di concetti giuridici che faticosamente sembrano aver conquistato il proprio stabile ed insostituibile ruolo, apparirà strano aver dato alle stampe un testo quale il presente, che affronta tematiche affatto diverse e per certi versi lontane tra loro. Il motivo di una tale (apparente) eterogeneità è tuttavia duplice: da un lato, i diversi contributi di seguito esposti costituiscono solo un primo approfondimento di argomentazioni trattate dagli autori nell’ambito dei corsi rispettivamente tenuti presso il Dipartimento di Scienze politiche della Seconda Università di Napoli ed hanno quindi origine didattica e funzione preminentemente strumentale all’utilizzo da parte degli studenti; dall’altro, la eterogeneità delle tematiche è invero solo apparente: a ben vedere, difatti vengono trattati aspetti che costituiscono rispettivamente una delle basi ed alcune delle colonne portanti della ricostruzione del sistema tributario in atto. Nessuna riforma tributaria, nessun ordinamento tributario può essere correttamente progettato (e poi effettivamente funzionare) senza una adeguata programmazione, di cui viene esaminata dal Dott. Gianmaria dal Negro la profonda rilevanza strategica; né il consolidamento di concetti giuridici fondamentali può prescindere dal riconoscimento del diritto al contraddittorio da parte del contribuente, diritto messo per certi aspetti in dubbio da parte delle Sezioni Unite della Cassazione ed in merito al quale il Dott. Tommaso Ventre ha compiuto una approfondita ricostruzione; d’altronde, un sistema tributario sempre più fondato sulla rilevanza dell’imposizione locale non può fare a meno di prevedere quella collaborazione e quell’integrazione funzionale degli apparati tributari locali e statali che invece, nell’analisi del Dott. Lucio Cercone sembrano finora essere in gran parte fallite. In ultimo, l’enorme incremento del gettito tributario immobiliare cui abbiamo assistito dagli anni 90 in avanti e che sembra dover costituire, soprattutto nel perdurare della crisi economica, sempre di più una sorta di zoccolo duro finanziario per il bilancio dello Stato, non può prescindere dalla necessità di prevedere concrete ed efficaci garanzie per il contribuente che, sole, possono consentire il rispetto di quella parità di trattamento anelata dai costituenti e promuovere la sospirata compliance da parte dei cittadini. Di tali esigenze di difesa, parzialmente messe in ombra dalla recente riforma catastale, tratta il mio contributo. In ultimo, non è inopportuno precisare che, trattandosi di contributi elaborati nel corso anche del precedente anno accademico, in alcune parti di essi sono considerati ed affrontati interventi normativi, anche in esecuzione di deleghe conferite al governo, all’epoca in procinto di essere emanati e successivamente adottati con contenuto affatto diverso e/o provvisoriamente sospesi nella loro attuazione, come nel caso della riforma catastale

    La Sospensione Cautelare nel Giudizio Tributario

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    L’introduzione della tutela cautelare nel rito tributario dopo essere stata salutata come uno dei punti di forza della riforma, ha suscitato più di una perplessità nella sua applicazione pratica. Infatti, non v’è dubbio che la tutela per il contribuente risulta sicuramente allargata e maggiormente garantita solo sotto l’aspetto dell’organo decidente, la Commissione Tributaria Provinciale, neutrale e indipendente, rispetto alla Direzione Regionale delle Entrate, incardinata gerarchicamente nella struttura dell’Amministrazione finanziaria. Ma, sotto altro aspetto, si determina in concreto una riduzione della possibilità della tutela giurisdizionale, in quanto con la vigenza della normativa abrogata il potere della concessione della sospensione non era sottoposto a particolari vincoli, incontrando l’unico limite nella ragionevolezza e nella documentabilità della richiesta, a fronte dei requisiti tassativi previsti nella formulazione dell’art.47 del D.Lgs. n. 546/92 ed in particolare la sussistenza del danno grave e irreparabile, la cui dimostrazione in concreto risulta quasi sempre estremamente difficoltosa se non addirittura proibitiva. Troppo spesso, infatti, si rivela ostacolo insormontabile per il contribuente la necessità di offrire valida prova documentale del pregiudizio irreparabile, derivante dal pagamento di somme di denaro atteso che l’obbligazione di natura monetaria, infatti, anche nel procedimento cautelare civilistico, non rientra fra quelle che normalmente comportano un danno grave ed irreparabile. Occorre, quindi, di fatto l’esistenza di un’istanza di fallimento, l’esistenza di procedure esecutive, un venir meno di alimenti o altro danno grave ed irreparabile tale da comportare un vero e proprio “disastro”. Non assume alcuna rilevanza giuridica nel procedimento, l’id quod plerumque accidit e cioè che il contribuente possa rischiare il dissesto per pagare un debito tributario non dovuto ed ottenga poi la restituzione dopo anni dall’esito favorevole del ricorso. La previsione della sospensione, pertanto, così come congegnata, rischia di rivelarsi un rimedio meramente ipotetico e residuale che non consente al contribuente alcuna efficacia tutela cautelare. Alla luce delle non trascurabili criticità appena evidenziate che rischiano, almeno in parte, di vanificare la sicura portata innovativa dell‘istituto, la finalità del presente lavoro è appunto quella di evidenziare le peculiarità della fase cautelare del processo tributario, per analizzarne il contenuto e verificarne la legittimità in relazione ai principi generali del sistema processuale e procedimentale vigente

    LA PROGRAMMAZIONE IN MATERIA ECONOMICA E FINANZIARIA

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    Nei moderni sistemi economici lo Stato riveste fondamentali funzioni di promozione, di controllo e di guida dello sviluppo economico e, mediante i suoi ampi poteri di intervento, l’azione pubblica può influire in maniera decisiva su tutti gli aspetti più significativi dell’ economia. E’ questa vastità di compiti e poteri che pone l’esigenza, unanimemente avvertita, di coordinare gli interventi pubblici, valutandoli nel quadro dello sviluppo complessivo del sistema economico. Per guidare il sistema verso uno sviluppo equilibrato, l’attività pubblica può essere molto più efficace se si svolge nell’ ambito di un sistema organico di valutazione a medio termine, piuttosto se si esplica mediante correttivi ex post che rischiano spesso di essere inefficaci, perché assunti troppo in ritardo. Una politica economica che si ponga questi obiettivi, può attuarsi attraverso decisioni che modifichino il volume complessivo di grandi aggregati, come gli investimenti ed il risparmio, la distribuzione dei redditi, la ripartizione degli investimenti per regioni e per settori. L’intervento dello Stato è poi di particolare importanza, anche per promuovere una migliore distribuzione territoriale nell’uso delle risorse ed un migliore assetto degli insediamenti urbani. Il meccanismo spontaneo del mercato tende, infatti, assai spesso a concentrare lo sviluppo delle attività economiche in certe zone, lasciandone altre in abbandono. Questi squilibri nella distribuzione territoriale delle attività economiche devono essere corretti, non solo perché possono pregiudicare, nel lungo periodo, lo sviluppo stesso del reddito nazionale, ma anche per evidenti ed importanti motivi di carattere sociale. La programmazione consente di affrontare questi problemi, per la prima volta in modo veramente organico, ed in una visione completa dell’intero sistema economico e si caratterizza, quindi, in senso sociale, innanzitutto sotto questo profilo. Allo Stato, nel quadro degli investimenti volti a caratterizzare i modi di spesa del reddito, spetta il compito di intervenire per ostacolare questo processo di impoverimento della vita culturale e sociale delle ragioni oggi più arretrate. In quest’ottica la programmazione, mediante il coordinamento e la razionalizzazione degli investimenti pubblici nel quadro complessivo del sistema economico, consente una guida pubblica dell’economia assai più incisiva, coerente e plausibile di quel che non sia possibile con la politica del singolo caso, sottoposta alle tradizionali pressioni settoriali e a remore di ogni genere. Con un piano nazionale è, infatti, possibile attribuire alla collettività, che determina appunto, secondo le regole democratiche, gli indirizzi dell’azione pubblica, l’effettivo esercizio del diritto di compiere grandi scelte di fondo, quali quelle che decidono il destino economico e civile di un Paese. Per soddisfare tutte queste esigenze occorre, pertanto, una programmazione globale ed integrata, che - tra l’altro - colga non solo l’aspetto finanziario ma anche l’aspetto economico-patrimoniale della gestione. Allo studio di tali rilevanti problematiche è dedicato il presente lavoro che, prendendo le mosse dall’esame dalla definizione giuridica e dall’ inquadramento normativo del concetto stesso di programmazione, cerca individuare gli aspetti funzionali ed organizzativi della stessa nel nostro ordinamento con particolare attenzione ai suoi riflessi nell’attività finanziaria e tributaria, nel tentativo di fornire un contributo all’annoso problema dell’elaborazione di un modello di programmazione economica efficace e rispondente alle complesse esigenze dell’ attuale sistema socio - economico

    Il Processo Tributario Italiano ed i Procedimenti di Revisione Amministrativa nel Sistema Tributario spagnolo

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    Fin dalla sua estenuante gestazione la ultima riforma del sistema processuale tributario italiano è stata al centro di accesi dibattiti che hanno interessato non solo la dottrina specializzata e gli operatori professionali della materia ma in più di un’occasione anche la stessa opinione pubblica. La nuova disciplina non ha, peraltro, mancato di suscitare notevoli accenti critici tant’è vero che a poco più di quattro anni dalla sua entrata in vigore già incombe il varo di un progetto di “controriforma”, com’è stato ribattezzato il recente disegno di legge di riordino del processo tributario elaborato dalla commissione “Marongiu”. Nel quadro di tali molteplici spunti d’approfondimento si è ritenuto preferibile indirizzare la presente ricerca, più che su una generica disamina dell’intero impianto processuale, sull’analisi mirata di alcuni degli istituti di maggiore portata innovativa introdotti dal “nuovo “ contenzioso. Pertanto, svolta una opportuna premessa sul quadro normativo di riferimento e sull’evoluzione storica delle fonti e delle teorie sulla natura della giurisdizione tributaria, saranno di seguito trattatati , la tutela cautelare, il principio di soccombenza, il giudizio di ottemperanza e l’assistenza tecnica. Per ciascuno di questi istituti saranno organicamente esaminati le origini ed il relativo modello procedimentale ed, inoltre saranno rassegnate talune riflessioni critiche mediate anche dalla modesta esperienza maturata dal’autore in oltre otto anni di attività come componente della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli. Conclude l’indagine un’ampia trattazione delle complesse ed articolate procedure di revisione che - in assenza di uno specifico strumento processuale tributario - caratterizzano il sistema fiscale spagnolo. Infatti, la circostanza che la tutela giurisdizionale del contribuente iberico è devoluta al giudice amministrativo ha suggerito – per una maggiore attinenza alla materia che ci occupa – di accantonare l’ipotesi di un analisi comparata per concentrare l’attenzione sui i rimedi preventivi alla giurisdizione contenzioso – amministrativa. Tali procedimenti per la loro varietà e rapidità presentano notevoli motivi di interesse anche perché espressione di un modello di organizzazione dell’Amministrazione Finanziaria ritenuto unanimemente all’avanguardia in Europa e che tanti consensi – basti pensare alla fortunata esperienza “dell’agenzia tributaria” – ha già riscosso anche nel nostro paese

    “QUESTIONI PARTICOLARI IN MATERIA DI SOSPENSIONE CAUTELARE NEL PROCESSO TRIBUTARIO” in “Questioni attuali di diritto tributario vol. V”, Napoli, 2019. - ISBN: 978 - 88 - 943836 -6 -9

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    Lo studio in questione esamina taluni aspetti peculiari e dibattuti della fase cautelare del processo tributario, per analizzarne il contenuto e verificarne la legittimità in relazione ai principi generali del sistema processuale e procedimentale vigente. L’istituto della sospensione degli atti impugnabili in materia tributaria ha, infatti, comportato la necessità di notevoli approfondimenti e di una cospicua notevole attività di ricerca sfociata in una organica trattazione dell’argomento che prende le mosse dall’evoluzione storica di tale tipologia di tutela nel nostro ordinamento generale, per poi interessare l’esame approfondito del modello procedimentale dell’istituto anche alla luce delle significative novità legislative via via intervenute, ed infine il rilievo delle criticità riscontrate nella concreta applicazione pratica del rimedio

    La riforma della tutela cautelare nel processo tributario. In questioni attuali di diritto tributario vol. 2

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    Il presente contributo è dedicato all'esame delle significative modifiche intervenute con la riforma del processo tributario introdotta con il decreto legislativo n. 156/2015 che, in attuazione della delega di cui alla L. n. 23/2014, ha innovato in particolare il sistema cautelare sia sotto il profilo sostanziale che procedurale con l'estensione, tra l'altro, di tale forma di tutela al grado di appello
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