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La chiesa di S.Lorenzo de' Speziali in Miranda e la riedificazione secentesca: l'opera di Orazio Torriani in rapporto con le preesistenze
Il saggio ricostruisce le ragioni storiche che hanno portato, nel corso di diversi secoli, alla realizzazione del complesso architettonico di S. Lorenzo de’ Speziali in Miranda, che si articola in più fasi, partendo dall’originaria trasformazione del tempio pagano di Antonino e Faustina fino allo stato attuale. In particolare lo studio analizza il primo adattamento dell’edificio romano in chiesa dedicata a S. Lorenzo a partire dalla metà dell’VII secolo, e la successiva edificazione della collegiata di cui si rintraccia menzione dal 1074 e in cui compare per la prima volta l’appellativo “in Miranda”; fino alla cessione con la bolla di Martino V dell’8 marzo 1429, all’università degli Speziali, che riedificano la chiesa, a partire dal 1602, su disegno attribuito a Orazio Torriani. Torriani definisce l’impianto della chiesa, con la facciata realizzata fino al primo ordine e l’annesso collegio (1613-1666). Il fronte verso il Foro Romano è completato sotto la direzione di Matteo Sassi (1721-1726)
La chiesa di S. Gregorio Barbarigo nel quartiere Eur a Roma, dal progetto di G. Vaccaro alle recenti trasformazioni. Interventi progettuali e problematiche conservative.
La chiesa di S. Gregorio Barbarigo nel quartiere Eur a Roma, è realizzata tra il 1969 e il 1972 su disegno di G. Vaccaro e con la direzione di I. Breccia Fratacocchi.
Il complesso è accessibile da via Laurentina tramite la cordonata e la scala convergenti sul percorso con pensilina, che disimpegna a sinistra il sagrato e gli ambienti parrocchiali, a destra gli uffici e lo spazio sacro con portico. La planimetria, in cui i corpi di fabbrica identificano le diverse funzioni, si caratterizza per il volume della chiesa con le superfici articolate da pannellature prefabbricate in calcestruzzo e l’impianto definito dell’intersezione di più circonferenze verso l’area presbiteriale rialzata, con il controsoffitto circolare sostenuto da travi reticolari e pilastri metallici il quale, staccato dalle pareti, lascia filtrare la luce dall’asola vetrata e dal lucernario centrale sull’altare.
La chiesa e le pertinenze di S. Gregorio Barbarigo sono state, nel tempo, interessate da interventi conservativi (il restauro dei pannelli di calcestruzzo, l’esecuzione della scossalina di coronamento (1987-1990), la sostituzione della pavimentazione interna (1994) e del sagrato (1996)); di completamento (la collocazione dell’organo (1994-1998) e l’erezione del campanile in acciaio sul progetto di Vaccaro (2004)) e da operazioni superfetative (la posta in opera sul muro fondale di una grande pala con Cristo tra angeli, Apostoli e Santi (2007-2008) e l’inserimento degli apparecchi di condizionamento sul perimetro dell’aula (2012)).
Lo studio delle trasformazioni di S. Gregorio Barbarigo evidenzia la necessità di definire mirate strategie progettuali per l’architettura moderna, per coniugare le esigenze della tutela dei suoi significati storici e figurativi, con quelle del miglioramento funzionale e dell’adeguamento impiantistico dell’uso contemporaneo.The church of St. Gregorio Barbarigo in the Eur district in Rome was built between 1971 and 1972 on a drawing by G. Vaccaro. During the years, the architectural complex has been subject to conservative interventions (the restoration of the concrete panels, the execution of the crowning flashing (1987-90), the replacement of the interior floor and the churchyard (1994-96)); completions (the Organ (1994-97) and the erection of the steel Bell Tower (2004)) and the superfetative operations (the positioning a large altarpiece of Christ between Angels, Apostles and Saints (2008) on the presbytery wall and the insertion of the air conditioning devices on the perimeter of the space (2012)). The essay, critically retracing the transformations of St. Gregorio Barbarigo, highlights the need to define targeted design strategies for modern architecture, to combine the protection of its historical and figurative meanings with the functional improvement and the planting adjustment for the contemporary use
Recensione critica a: S. F. Musso (a cura di), Tecniche di restauro. Aggiornamento
Il volume è l’aggiornamento dei due tomi Tecniche di Restauro Architettonico, curati da B. Paolo Torsello e da Stefano F. Musso, editi del 2003 nella serie Trattato di Restauro architettonico diretta da Giovanni Carbonara. L’opera, con saggi di carattere teorico, metodologico e pratico, è una guida “per problemi” alla selezione delle tecnologie oggi utilizzabili nel restauro. Gli autori affrontano in maniera autonoma e diversificata il tema del rapporto tra tecnica e conservazione, sulla base di personali esperienze professionali, casi di studio e una bibliografia specifica; nella convinzione condivisa che
qualsiasi intervento sul patrimonio architettonico-ambientale deve essere governato dal progetto. Nel DVD allegato sono raccolte le Schede delle Tecniche di Restauro, che non costituiscono un repertorio di risposte pre-confezionate, ma una Banca Dati a supporto delle fasi progettuali e delle successive attività di cantiere
Il complesso dei SS. Martiri dell'Uganda a Roma. Dal progetto di G. Vaccaro alla chiesa attuale
L’attuale complesso dei SS. Martiri dell’Uganda a Roma è realizzato su disegno di G. Vaccaro e con la struttura in cemento armato di S. Musmeci (1975-1982).
Il progetto di Vaccaro (con G. Gualtieri) del 1970 ha origine dal ‘senso del luogo’ e dal rispetto delle alberature presenti nell’area, sui quali è impostato l’edificio parrocchiale (ultimato nel 1977) nella parte nord-ovest ed è definito l’impianto della chiesa in quella sud-est. L’aula presenta uno schema planimetrico riferibile al triangolo con tre pilastri al centro con nervature a sostegno della copertura in calcestruzzo, che delimitano lo spazio liturgico basso e separato dagli alti ambienti laterali. Una soluzione che non si ritrova nella chiesa odierna disegnata da E. Canino, che rielabora la pianta precedente senza raggiungere la purezza del segno architettonico di Vaccaro. La rilettura critica del percorso creativo ed esecutivo dei SS. Martiri dell’Uganda consente d’interpretare il linguaggio progettuale di Vaccaro in rapporto con i professionisti contemporanei e di approfondire l’architettura del Novecento nella sua dimensione culturale, prospettando strategie di tutela della sua spazialità come ‘luogo d’immagine’.The current system of the STs. Martyrs of Uganda in Rome was carried out from the design of G. Vaccaro (1975-1982).
The project of Vaccaro of 1970 originates from the ‘sense of the place' and the respect of the trees in the nearby area. The north-west section of the parish building is set on these concepts and was finished in 1977, while they defined the installation of the south-east part of the church. The hall has a planimetric pattern that is referable to the triangle with three pillars in the center with ribs in support of the concrete cover, which delimit the low liturgical space and separated from the high lateral environments. This solution cannot be found in the church designed by E. Canino, who reprocesses the previous plant but does not achieve the purity of Vaccaro’s architectural style. The critical re-reading of the creative and executive path of the STs. Martyrs of Uganda allows the interpretation of Vaccaro’s design language in relation with Canino’s and a thorough analysis of the architecture of the twentieth century in its cultural dimension, together with addressing the protection problems concerning its spatiality as a 'place of image'
La formazione di Carlo Rainaldi nel contesto romano dei primi decenni del XVII secolo, i rapporti con Orazio Torriani: la chiesa di S.Francesco di Paola ai Monti
Il saggio ricostruisce l’iter progettuale della chiesa di S. Francesco di Paola a Roma, con attenzione alla definizione temporale del suo schema planimetrico, per l’importanza che questo assume nell’opera degli architetti romani del primo Seicento e poi di Carlo Rainaldi. L’individuazione delle fasi di realizzazione, ha permesso di collocare l’inizio della fabbrica della chiesa dei padri Minimi Paolotti tra il 1637 e il 1638. Questa datazione mette in discussione l’attribuzione di Fasolo a Orazio Torriani del 1624-1630 ed esclude un coinvogimento dell’artista nella progettazione di S. Francesco di Paola, sulla base anche dei suoi interventi nelle chiese romane di S. Lorenzo de’ Speziali in Miranda (1602-1666) e dei SS. Cosma e Damiano (1626). Resta aperta la questione della paternità dell’impianto di S. Francesco di Paola, di cui va riconsiderata l’importanza nel contesto storico romano della prima metà del XVII secolo. Nella consueta pianta a navata unica con tre cappelle laterali di S. Francesco di Paola, lo sviluppo longitudinale verso il presbiterio, è contrastato dall’asse trasversale segnato dalla maggiore dimensione delle capelle mediane, rispetto alle altre. Il disegno cruciforme che ne deriva costituisce un tentativo di reinterpretazione della tipologia della chiesa congregazionale e che si ritrova in S. Teresa degli Scalzi a Caprarola di Girolamo Rainaldi (iniziata nel 1621), in S. Brigida degli Svedesi (1627; 1637-1641) e S. Salvatore in Campo di Francesco Peparelli (1639); in S. Maria in Publicolis di Giovanni Antonio De Rossi (1642-1643) e S. Maria dei Sette Dolori (1643-1649) di Francesco Borromini. Inoltre, nel caratteristico ritmo «pulsante» delle cappelle di S. Francesco di Paola, si riconosce un’anticipazione dell’articolazione di quelle scalari di S. Maria in Campitelli di Carlo Rainaldi (1662-1667), la cui pianta, in continuità con la tradizione di S. Teresa di Caprarola, è la sintesi della ricerca del primo Seicento sulla giustapposizione tra impianto longitudinale e centrale con l’uso di direttrici diagonali in corrispondenza degli spazi secondari ai lati
S. Lorenzo de'Speziali in Miranda: universitas aromatariorum urbis
Il testo ripercorre le vicende delle trasformazioni del complesso architettonico di S.Lorenzo de' Speziali in Miranda dall'edificazione del tempio di Antonino e Faustina (141-161 d.C.) ai lavori di restauro tra il 1996 e il 1997. Il libro si articola nei seguenti capitoli: I. I presupposti architettonici: il tempio pagano di Antonino e Faustina. II. Un lungo periodo di transizione: dalla fondazione della primitiva chiesa collegiata (VII secolo) alla riedificazione secentesca. III. Le realizzazioni secentesche: l'edificazione della chiesa e dell'ospedale (1600-1720). IV: L'edificazione della facciata settecentesca della chiesa di S.Lorenzo de' Speziali in Miranda (1721-1726). V. Gli scavi e gli interventi dell'Ottocento. VI. Le trasformazioni e i restauri del Novecento. VII. I recenti interventi sulle strutture del complesso architettonico. L'appendice contiene: La catalogazione e l'analisi dei progetti antichi, dei disegni originali, dei rilievi nelle loro unità di misura autentiche e delle rappresentazioni di interventi sull'opera di qualsiasi epoca, anche contemporanei
Belluno e Feltre
Il saggio affronta le problematiche connesse al rinnovamento della cultura architettonica che si verifica soprattutto a Belluno all’inizio del Settecento grazie alle committenze dei vescovi Giovanni Francesco Bembo (1695-1720) e Gaetano Zuanelli (1730-1736). Al vescovo Bembo si deve la costruzione di una nuova dimora vescovile in località S. Gervasio, detta villa “del Belvedere”, uno dei più significativi esempi di residenza di campagna del tempo e in città l’edificazione del nuovo seminario dei chierici. Durante il governo del vescovo Zuanelli è innalzato il campanile del duomo ed è ricostruita la chiesa di S. Pietro. Per ciò che riguarda l’architettura civile, nella seconda metà del XVIII secolo, dalla fusione di tre distinte unità edilizie è realizzato palazzo Fulcis (poi de Bortoli); mentre una committenza nuova, promossa da una società di eguali e non da un privato, è all’origine della realizzazione della sede dell’accademia degli Anistamici, oggi palazzetto Minerva. Nel corso del Settecento, nel Bellunese e nel Feltrino, la produzione artistica si concentra anche nel rifacimento delle residenze suburbane. Nell’ampia casistica dei complessi monumentali della valle del Piave, lo studio analizza villa Sandi (ora Zasso) a Moldoi, Sospirolo; villa Pasole (Berton, Bonato) a Pedavena; villa Miari Fulcis a Modolo; villa Bellati, detta “Le Case” a Feltre; villa Butta (Sammartini, De Rigo) a Cusighe e villa Villabruna (Bellati, Cumano, De Boni) in località S. Silvestro a Feltre
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