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La basilica di San Paolo Maggiore a Bologna e il palazzo Regis a Roma. Restauro e nuove tecnologie
Lo studio della basilica di San Paolo Maggiore a Bologna e di palazzo Regis a Roma, coniugando l’apporto conoscitivo ‘tradizionale’ della ricerca bibliografica e d’archivio e del rilievo manuale, con quello fornito dalle nuove tecnologie dell’ENEA UTICT e UTEE.
Nei saggi il Restauro e nuove tecnologie: una impostazione di metodo e in San Paolo Maggiorea Bologna e palazzo Regis a Roma: tecnologie a confronto (Roberta Maria Dal Mas) è approfondito l’utilizzo della termografia, del laser scanner 3D, dello scanner a luce strutturata e dei software per la valutazione del comportamento energetico dell’edilizia storica e sono definiti alcuni criteri d’indirizzo per il progetto di restauro. Nel contributo La basilica di San Paolo Maggiore a Bologna (Maria Cristina Diamanti) sono ripercorse le fasi del rilievo effettuato nel 2009 con il laser 3D, per visualizzare le nuvole di punti ed eseguire la restituzione grafica della chiesa in pianta, sezione e prospetto. Nel saggio Il palazzo Regis a Roma (Silvia Benvenuti) sono illustrati i risultati dell’applicazione della termografia e dei software per la valutazione energetica dell’edificio, disegnato in pianta, prospetto e sezione con il metodo manuale; è sottolineata la necessità di attuare interventi ‘sostenibili’ nell’architettura del passato, con un progetto in cui a operazioni ‘tradizionali’ si affianchino azioni tecniche governate da sistemi ‘intelligenti’.The study of the Basilica of San Paolo Maggiore in Bologna and the Regis palace in Rome, combining the cognitive 'traditional' contribution of bibliographic research and archival and manual survey with the one provided by the new technologies of ENEA UTICT and UTEE. In the essays Restoration and new technologies: a method of setting and San Paolo Maggiore in Bologna and Regis palace in Rome: comparing technologies (Roberta Maria Dal Mas) have the issues related to the use of thermal imaging, 3D laser scanner, the structured light scanners and software have been studied deeply for the evaluation of historical buildings energy behavior and defines some of address criteria for the restoration project. In the contribution in The Basilica of San Paolo Maggiore in Bologna (Maria Cristina Diamanti) the steps of the survey carried out in 2009 with the 3D laser, have been retraced to see the point clouds and run the graphical depiction of the church plan, section and elevation. The essey Regis palace in Rome (Silvia Benvenuti) shows the results of the application of thermography and software for building energy assessment, drawn in plan, elevation and section using the manual method. Given to the reading of thermograms, temperature values, the effects of the climate and pollution, it is possible to identify the criticality of the exhibition spaces and the types of material deterioration. The essay emphasizes the need to implement 'sustainable' intervention in the architecture of the past, with a project in which a 'traditional' operations take their place alongside technical actions governed by 'intelligent systems'
Contributi inediti alla conoscenza del Collegio dei Gesuiti di Belluno e della chiesa di S. Francesco Saverio a Trento
Recensione critica a: S. F. Musso (a cura di), Tecniche di restauro. Aggiornamento
Il volume è l’aggiornamento dei due tomi Tecniche di Restauro Architettonico, curati da B. Paolo Torsello e da Stefano F. Musso, editi del 2003 nella serie Trattato di Restauro architettonico diretta da Giovanni Carbonara. L’opera, con saggi di carattere teorico, metodologico e pratico, è una guida “per problemi” alla selezione delle tecnologie oggi utilizzabili nel restauro. Gli autori affrontano in maniera autonoma e diversificata il tema del rapporto tra tecnica e conservazione, sulla base di personali esperienze professionali, casi di studio e una bibliografia specifica; nella convinzione condivisa che
qualsiasi intervento sul patrimonio architettonico-ambientale deve essere governato dal progetto. Nel DVD allegato sono raccolte le Schede delle Tecniche di Restauro, che non costituiscono un repertorio di risposte pre-confezionate, ma una Banca Dati a supporto delle fasi progettuali e delle successive attività di cantiere
Il Martirio di san Lorenzo e l'altare maggiore della chiesa di San Lorenzo de' Speziali in Miranda a Roma
Appendice II
L'Appendice II contiene la documentazione grafica e fotografica del palazzo dei Convertendi prima della sua demolizione nel 1937, contenuta nell'Archivio Stampe e nell'Archivio Fotografico del Comune di Roma, Sovraintendenza Beni Culturali, Museo di Roma e nell'Archivio della Congregazione per le Chiese Orientali
Responsabile Peer Review per Materiali e Strutture. Problemi di Conservazione, Nuova serie, Anno IV, 8, 2015
Orazio Torriani e l'intervento sulle preesistenze in alcune chiese romane
Il saggio analizza l’attivita’ progettuale di Orazio Torriani nel quadro storico-culturale della Roma dell’inizio del Seicento, attraverso lo studio di alcune opere romane, che consente di riguardare la sua architettura da un’inedita prospettiva.
Nelle prime realizzazioni in San Lorenzo de’ Speziali in Miranda (1602-1666) e nei Santi Cosma e Damiano (1626-1632), Torriani rielaborando le preesistenze di eta’ antica, tardo-antica e di periodi successivi, progetta una planimetria di tipo gesuita a navata unica con cappelle laterali e presbiterio leggermente approfondito. In entrambi i casi, l’architetto, in rapporto con le compagini costruttive del passato, utilizza un repertorio linguistico finalizzato al recupero del lessico cinquecentesco che non va al di la’ della combinazione meccanica di frammenti della tipologia manierista e che non supera la semplicita’ del modello consolidato della chiesa congregazionale, al di fuori dal dibattito che, su questo tema, si svolgeva tra Roma e Milano. Pur cogliendo nelle tendenze culturali del tempo, la rinnovata importanza per la conservazione delle memorie cristiane, attribuita al presbiterio; concepito nelle due chiese come sacello a sé stante, rialzato dal piano della navata per accentuare la focalizzazione prospettica verso l’altare. Dopo la meta’ del XVII secolo, nella basilica di San Marco (1654-1657), Torriani, lasciando inalterate le dimensioni planimetriche ed altimetriche dell’impianto a tre navate e dell’area presbiteriale della chiesa precedente, e non modificando la struttura in elevato e di copertura, rienterpreta in maniera piu’ creativa la realta’ architettonica esistente, sperimentando inconsuete cadenze per movimentare le superfici murarie laterali e per articolare lo spazio in un’alternata varieta’ tra preesistenza (le nicchie quattrocentesche) e il suo inserto progettuale (le otto cappelle rettangolari); a cui aggiunge la ricca decorazione interna. Scelte di progetto che, pur adattando la basilica marciana agli orientamenti di funzione e di stile del periodo, attestano il superamento degli schemi cinquecenteschi verso nuove modulazioni della parete, che accomuna Orazio Torriani agli architetti contemporanei che lavorano a Roma tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento
Preesistenza e progetto nelle architetture di Giuseppe Momo
Nell’ambito degli interventi urbani di Pio XI (1922-39), l’attività professionale di G. Momo a Roma e nella Città del Vaticano, sarà studiata secondo due tipologie. Operazioni progettuali su preesistenze: scala dei musei Vaticani (1929-32); trasformazioni del Tribunale (1932) e delle chiese di S.Carlo e S.Cristina (1935-37); restauro di S.Callisto (1934-38); ricostruzione del palazzo dei Convertendi (1937). Nuove realizzazioni: Pontifici Collegi irlandese, etiope, ucraino, lombardo, boemo e brasiliano (1922-34); palazzi del Governatorato e delle Sacre Congregazioni (1927-36); stazioni vaticane radio e ferroviaria (1929-33); Poste vaticane e Università Lateranense (1932-37).
Il confronto tra i due modi di affrontare il processo di progettazione, si pone l’obbiettivo di definire la figura di Momo nel panorama romano del primo Novecento, in rapporto al coevo pensiero sul restauro e all’organizzazione dello Stato della Chiesa dopo il Concordato del 1929, in cui egli assume il ruolo di interprete tecnico e il cui eclettismo del linguaggio architettonico, lo pone fuori dalle dispute teoriche dei contemporanei, dall’avanguardia internazionale e dalla retorica dello stile di regime.As part of Pius XI transformations (1922-39), the Momo professional activity in Rome and in the Vatican City, will be studied according to two typologies: Design Operations on existing buildings and the new developments. Belonging to the first typology: the Vatican museums Ladder (1929-32), transformations of the Court (1932) and S.Carlo and S.Cristina churches (1935-37), S.Callisto restoration (1934-38) and reconstruction of the Convertendi palace (1937). The second typology is represented by the Irish, Ethiopian, Ukrainian, Lombard, Bohemian and Brazilian Pontifical Colleges (1922-34), the Governorate and the Sacred Congregations palaces (1927-36), Vatican radio stations and railway (1929-33), Vatican Post Office and Lateran University (1932-37).
The comparison of the two design processes has the objective of defining his figure in the panorama of Rome's early twentieth century. He assumes the role of technical interpreter of the restoration and the organization of the Vatican City after the Concordat (1929). Furthermore his eclecticism puts him out of the disputes of the contemporary movements, the international avant-garde and the rhetoric of the Fascist regime
Dalla rocca castri di Cantalupo in Sabina al Palazzo Cesi Camuccini: il museo Vincenzo Camuccini nell'allestimento ottocentesco
Il palazzo Cesi Camuccini a Cantalupo in Sabina è edificato, sul sito dell’antica rocca castri, dal cardinale Pierdonato Cesi tra il 1570 e il 1577 su progetto di G. D. Bianchi, con affreschi di F. Zuccari. Nel 1862 il complesso architettonico è acquistato da Giovanni Battista Camuccini, figlio del pittore Vincenzo (1771-1844), che lo trasforma in museo. Da una descrizione del 1935 risulta che l’edificio, oltre a opere pittoriche, schizzi preparatori, studi anatomici ad olio, acquerelli e carteggi di V. Camuccini, raccoglieva un patrimonio storico e artistico che costituisce ancora oggi una significativa testimonianza del gusto del collezionismo ottocentesco e dell’interesse antiquario del tempo.
La ricostruzione dell’originario allestimento di palazzo Cesi Camuccini, è l’occasione per studiare un interessante esempio di museografia del XIX secolo, in relazione con analoghe sistemazioni di altre case-museo (Stibbert in Villa Montughi (1860-1906), Bardini (1881), Palazzo Davanzati (1904), Horne (1911-1916), a Firenze), e per individuare le problematiche che il progetto di restauro deve affrontate, nel rispetto degli odierni orientamenti museografici, per garantire, nella destinazione espositiva, la conservazione del palazzo di Cantalupo, la fruizione dei suoi spazi e la valorizzazione dei manufatti in questi contenuti
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