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    Sistemi organizzativi plurimi e discrezionalità decisionale nei servizi per il benessere e la protezione dei minori in Veneto.

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    Le decisioni prese dagli assistenti sociali operanti nel campo della tutela dei minori sono suggestionate non solo da fattori connessi alle caratteristiche del minore e del suo contesto di vita ma anche da fattori organizzativo-contestuali dei servizi sociali e personali dei professionisti (Baumann et al., 2011; Fluke et al., 2014; Benbenishity et al., 2015). La ricerca ha voluto indagare come le variabili organizzative e professionali incidano nelle decisioni degli assistenti sociali dei servizi di tutela nel contesto della Regione Veneto. Sono stati condotti 3 focus group che hanno visto coinvolti 22 assistenti sociali operanti nei servizi di tutela di 3 grandi comuni della Regione Veneto. I risultati ottenuti evidenziano la presenza di assetti organizzativi plurimi e la carenza di buone prassi condivise, con uno spostamento dell’asse decisionale verso la discrezionalità del singolo operatore

    Uno, nessuno, centomila: migranti, politiche e servizi sociali

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    In Italia, a fronte di una frammentazione su base nazionale delle politiche sociali e assistenziali in favore della popolazione immigrata, le azioni di supporto, promozione e integrazione, si definiscono e si sviluppano prevalentemente a livello locale, creando un importante differenziazione territoriale in merito alla varietà di servizi offerti, alle modalità di accesso e alle prassi operative impiegate dai professionisti. A partire da un'analisi degli status giuridici e sociali che diversificano la condizione del migrante (regolare, richiedente asilo, profugo, piuttosto che clandestino) e proponendo successivamente una lettura della normativa di riferimento e dei dati demografici su base nazionale e regionale, il capitolo si propone di analizzare le tipologie di servizi assistenziali esistenti in favore di questa specifica popolazione e i conseguenti livelli di accessibilità. Il quadro che viene a delinearsi, mostra un sistema di welfare locale in cui il servizio sociale gioca in ruolo fondamentale grazie alla discrezionalità dei singoli operatori che diventano mediatori (brokers dei bisogni) tra le politiche pubbliche, la comunità e i singoli utenti

    Maternità e Disturbo da Uso di Sostanze: le esperienze delle ospiti di una comunità Terapeutico-Riabilitativa

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    Le donne in gravidanza e le madri affette da Disturbo da Uso di Sostanze, costituiscono un fenomeno emergente per i servizi socio-sanitari, innanzitutto per la necessità di tutelare i minori coinvolti, ma anche per sostenere la genitorialità all’interno di questi nuclei familiari. Nel contesto italiano, i dati legati a maternità e dipendenza sono residuali e sottostimati, tuttavia, i casi di bambini nati con sindrome da astinenza neonatale e sindrome alcolico fetale sono in aumento. Pertanto, assume particolare rilevanza comprendere quale sia il vissuto delle donne che sperimentano tale situazione al fine di migliorare il sistema di presa in carico socio-sanitaria. La presente ricerca qualitativa, di natura esplorativa, ha coinvolto le ospiti di una comunità terapeutica che accoglie diadi madre-bambino con l’obiettivo di analizzarne la storia di dipendenza, il percorso di maternità e i cambiamenti connessi all’ingresso in comunità

    Un affare di famiglia: studenti con background migratorio e percorsi universitari

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    L’accesso all’higher education da parte di studenti con background migratorio è uno dei temi di maggior rilievo per la sociologia dell’educazione in Italia e all’estero, proprio a fronte dell’aumento della presenza di questi ragazzi e ragazze all’interno degli Atenei. Sebbene la scelta di intraprendere un percorso universitario si configuri come un elemento di successo sia in termini personali, sia rispetto al funzionamento di un sistema formativo che ancora oggi in Italia appare caratterizzato da importanti disuguaglianze soprattutto legate alle origini sociali, l’università rappresenta una tra le tappe all’interno delle biografie di vita di questi giovani che si trovano a fare i conti con le proprie origini e l’integrazione nel contesto sociale. Attraverso una ricerca qualitativa che ha coinvolto 30 studenti con una storia di migrazione, si è cercato di comprendere quali fossero i fattori che hanno concorso nella scelta di intraprendere un percorso universitario. Il quadro che emerge dalle interviste porta in primo piano il ruolo della famiglia ed in particolare delle figure genitoriali che si configurano promotrici di un’idea di istruzione a lungo termine, nonché elemento di supporto motivazionale ed economico

    Reversing the Paradigm of Residential Care as a ‘Last Resort’. Educational Perspectives of Professionals Working with Adolescents with Mental Health Disorders

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    Mental health in adolescence represents one of the most pressing challenges in the current socio-health landscape, with a significant impact on both individual quality of life and collective dynamics. This study examines the role of therapeutic residential communities as educational and supportive environments for adolescents with complex mental disorders, through a qualitative investigation that integrates the analysis of 93 clinical and social case files and 15 semi-structured interviews with multidisciplinary professionals working in a Protected Therapeutic Residential Community in northern Italy. The findings show that these communities provide intensive care while serving as holistic educational settings. Here, minors build reparative relationships, develop practical skills, and begin to rebuild their identity. However, significant challenges emerge, including delayed access to residential care - often limited to emergency situations - and fragmented collaboration with families and local services, which undermines the sustainability of interventions. The study emphasizes the need for a cultural and operational paradigm shift, moving beyond the perception of residential care as a ‘last resort’ to reframe it as a preventive and proactive approach

    The Italian “No Mommy” women. Motivations for childlessness in the North-East of Italy.

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    Nowadays about 20% of the female population of industrialized countries conclude their fertility cycle without experiencing motherhood, in the face of a deliberate choice or of certain conditions that have occurred in the courses of life. The procreative project is characterized as one of the many aspects of personal fulfillment on which every woman can decide whether to invest or not, choosing the times and the ways. The present study aims to provide a picture of the No Mommy phenomenon in the North East of Italy, through 50 interviews with women without children: efforts were made to understand what are the motivations underlying childlessness and what are the related factors. Analyses have allowed to identify five different profiles characterizing the childlessness, besides showing the importance of the personal factors (childhood experience, affective relationships, aspirations and expectations) in comparison to the structural factors (economic and working condition, presence of services for childhood)

    CHOICE CHANCE CHALLANGE - Biografie individuali e dinamiche sociali nella maternità contemporanea

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    La famiglia negli ultimi decenni è stata oggetto di importanti trasformazioni. Ciò che appare evidente, analizzando gli studi più recenti su questo argomento, è l’intendere la famiglia come un entità diversificata, sia nella struttura, sia nelle relazioni al suo interno: si parla di pluralizzazione delle forme, di nuove famiglie, di nuovi genitori, di cambiamenti e mutamenti nelle modalità di fare ed essere famiglia. In relazione a queste trasformazioni, è cambiata significativamente anche la figura di donna e madre. La maternità assume i connotati di un fenomeno sociale complesso, in cui la donna, tramite la propria agency, può scegliere se diventare madre o meno, in che modo, in che momento della propria vita e, infine, a quali condizioni. A fronte di un importante calo della fecondità che caratterizza la realtà italiana in cui il numero di figli per donna è attualmente pari a 1,39 figli, ben lontano dal valore di 2,1 che garantisce il ricambio generazionale, l'esperienza di maternità è ancora vissuta come positiva, gratificante e desiderata dalla maggioranza della popolazione femminile. Attraverso 80 interviste semistrutturate a donne di età compresa tra i 40 e i 50 anni che hanno affrontato la scelta di maternità con modalità differenti (madri biologiche, madri tramite PMA, madri adottive, donne senza figli), la ricerca cerca di individuare i fattori che entrano in gioco nella scelta, ritenendo che la decisione si articoli bilanciando le dimensioni soggettive, proprie delle traiettorie di vita individuali e le dimensioni strutturali del contesto socio-culturale di appartenenza. Ciò che ne risulta è un maggiore peso dei fattori ascrittivi, quali le esperienze nella famiglia di origine, e della capacità di agire individuale connessa in primis alla scelta di un partner e al raggiungimento degli obiettivi preposti, rispetto ai fattori di contesto, quali la stabilità economica e lavorativa nonché rispetto alla presenza di un sistema di servizi a supporto della genitorialità e della prima infanzia.In the previous decade, the family underwent some important changes. An analysis of recent studies clearly points out how such transformations are associated with the perception of the family in terms of a diversified entity – both with regard to its structure and to the relationships within it. Nowadays we talk about the pluralization of forms, new families and new parents, and of the changes and the variations in the way of becoming a family or being one. Consequently, we cannot but consider how the feminine figure of both woman and mother has drastically changed. Thus motherhood takes the form of a complex social phenomenon. Due to her own agency, a woman can thus choose whether or not to become a mother – and its accompanying appointed time and conditions. The fertility of Italian women has witnessed a serious decrease. The number of children per woman has now reached 1.39, which is certainly far from 2.1 – figure which guarantees generational change. Notwithstanding, the majority of women still perceives motherhood both as a rewarding and a sought-after phase of life. This research has been carried out by means of 80 semi-structured interviews with women aged between 40 and 50 who have reached motherhood in different ways – be they biological mothers, adoptive mothers, women who achieved pregnancy through assisted reproductive technology, women without any children. Research aims at discovering the factors which come into play in behind one’s decision. Yet, it is believed that each choice aims at balancing a woman’s personal and structural dimensions – the former being related to one’s manifold phases of life, the latter to their socio-cultural environment. This investigation has revealed a more recurring presence of ascriptive factors such as one’s experiences in the family she was raised and one’s personal way to act, which is part and parcel of one’s choosing of her partner and of one’s achieving of goals. Ascriptive factors have thus shadowed contextual factors (such as employment and financial stability), as well as the presence of a system of social services to support parenting and early childhood

    Gender and Affectivity Awareness in Kindergarten: An Educational Pathway for Boys, Girls and Their Teachers

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    The issue of gender identity education is at the heart of learning processes related to the equality-disparity dichotomy, positioned longitudinally between the various levels of education and generating broad debate on educational and social levels. Gender and affectivity education appears fundamental to promote positive relational interactions among young people, freed from stereotypical models that are often internalised in the cultural circles to which they belong. In the Italian educational context, there are few concrete teaching experiences on these topics, despite research showing the importance of presenting these topics from earliest childhood. This paper presents a research-action pilot project involving 40 four-year-old boys and girls and their teachers at two municipal kindergartens in north-eastern Italy. The educational pathway showed that boys and girls clearly distinguish between male and female, although the distinction does not concretely affect their choice of characteristics, attitudes, preferences and emotions. As concerns educational figures, the study revealed a significant training need, involving the teachers themselves in understanding and deconstructing gender stereotypes
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