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Impatto economico sulla filiera mais-zootecnia
Il mais negli ultimi anni si è affermato come una delle principali colture con una superficie che si è mantenuta a lungo al di sopra di 1,1 milioni di ettari, una produzione media superiore ai 10 milioni di tonnellate, un valore di mercato che nel 2008 è stato di 1,8 miliardi di euro, ma nelle ultime campagne vi è stato un calo di produzione contrastato con un crescente ricorso alle importazioni.
Di conseguenza il tasso di autoapprovvigionamento, che all’inizio degli anni 2000 era attorno al 97%, è sceso nelle ultime campagne attorno all’80%. La produzione di mais si concentra in 5 regioni che insieme contribuiscono nel 2008 a fornire circa il 90% del valore di mercato di questo prodotto, mentre l’importanza del mais è legata essenzialmente al suo ruolo di attivatore della filiera zootecnica La ricaduta complessiva sul sistema mais-zootecnia è strettamente collegata alla dimensione dell’infestazione della diabrotica. Le ricadute sarebbero particolarmente gravi per le aziende che impiegano nell’alimentazione animale il prodotto aziendale e che si dovrebbero approvvigionare a prezzi di mercato anziché al costo opportunità del prodotto aziendale, con ciò perdendo ogni competitività nel confronto con le importazioni. Appare deficitaria la strategia di gestione del rischio e quella di contrasto alla diffusione della diabrotica. L’ennesima emergenza mais ripropone l’opportunità di creare una rete di aziende campione rappresentative delle diverse situazioni e condizioni produttive, necessaria per monitorare i risultati economici derivanti da differenti scelte gestionali e conseguenti a shock “esogeni” che con sempre più frequenza si manifestano
L’evoluzione della produzione e dei consumi di mais : la situazione 2012
Nel 2012 la produzione di mais in Italia è scesa a causa del calo delle rese unitarie. L'Italia paga la mancata introduzione di innovazione e nello specifico di mais GM. Si aggrava ulteriormente il deficit nell'approvvigionament
Quali politiche per l'agricoltura europea?
I risultati di recenti indagini dell’EuroBarometro sono rassicuranti riguardo all’immagine e alla sostenibilità finanziaria della PAC presso l’opinione pubblica: sembrano cadere o vengono ridimensionate le preoccupazioni riguardo alla giustificazione della stessa esistenza della PAC, almeno a livello di contribuenti/ consumatori. E’ possibile tuttavia sostenere che l’attuale impianto
risponda in modo efficiente agli obiettivi vecchi e nuovi della PAC. sia adeguato nel contesto della globalizzazione dei mercati, sia in grado di incentivare processi virtuosi di adattamento/ innovazione al fine di garantire la competitività attuale e futura? Non bisogna comunque tralasciare il fatto che l’attuale va a sostegno della produzione agricola e quindi della sovranità alimentare, intesa come capacità di controllare e gestire efficacemente un settore strategico per i cittadini e di poter giocare un ruolo internazionale indipendente. La sovranità alimentare è stata sostanzialmente raggiunta attraverso l’incremento della produttività dell’agricoltura europea, ma una volta conseguito l’obiettivo si è messo in discussione il mezzo, equivocando spesso tra produzione e produttività. Se, pure in un contesto di crescenti usi alternativi (es. agro-energie), la crescita della produzione può non costituire un obiettivo primario, l’incremento della produttività dei fattori rimane necessario, tenuto conto dei suoi riflessi sui costi, quindi sulla competitività, e della responsabilità etica nell’utilizzo di fattori limitati (acqua in particolare)
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