5 research outputs found

    Indagine preliminare analitico-diagnostica: San Francesco Stimmatizzato - Tiziano Vecellio

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    Nella prima nota pubblicata nel numero 3/2013 di “Il giornale delle Prove non Distruttive Monitoraggio Diagnostico” è stato ampiamente trattato l’aspetto storico-artistico e documentale relativo al dipinto ad olio su tela ‘San Francesco Stimmatizzato’, proveniente dalla chiesa di San Francesco d’Assisi a Trapani, puntualizzando alcuni aspetti relativi alla tecnica pittorica dell’opera d’arte, nel confronto con gli studi evolutivi della produzione artistica di Tiziano Vecellio. Nella presente nota si è ritenuto opportuno fornire un primo contributo sperimentale mediante l’impiego di tecniche diagnostico-analitiche ed anche di prove non distruttive. Vengono, quindi, riportati i primi risultati relativi ad una ricerca che avrà l’obiettivo di identificare i materiali costituenti, caratterizzare la tecnica pittorica e collocare artisticamente l’esecuzione dell’opera. Le indagini sono state eseguite nel Laboratorio Diagnostico per i Beni Culturali del Dipartimento di Beni Culturali dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna (sede di Ravenna) in collaborazione con il Museo Interdisciplinare regionale “Agostino Pepoli”

    Considerazioni storico-artistiche sull'attribuzione del dipinto San Francesco Stimmatizzato a Tiziano Vecellio

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    Nell’articolo si riporta l’anamnesi storico-artistica del dipinto ad olio su tela (280x190 cm) San Francesco Stimatizzato, proveniente dalla chiesa di San Francesco d’Assisi a Trapani (annessa al Convento dei Padri Conventuali Francescani), e conservato nel Museo Interdisciplinare regionale “Agostino Pepoli” di Trapani. L’anamnesi storico-artistica del San Francesco Stimmatizzato, effettuata sulla documentazione bibliografica e archivistica, insieme all’indagine diagnostico-analitica dell’opera, contribuisce a confutare o confermare l’attribuzione a Tiziano, conducendo in tal maniera ad un giudizio più corretto ed affidabile

    Risonanze neokantiane: Ernst Cassirer e la storia della scienza

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    Una caratteristica che ha sempre contraddistinto il Denkstil del filosofo delle formesimboliche Ernst Cassirer è il virtuoso e fecondo intreccio sistematico tra indagine teoreticae analisi storica. Fin dagli inizi del suo apprendistato filosofico l’autore dellaPhilosophie der symbolischen Formen ha sempre fatto proprio tale modus operandi,applicando il quale egli ha in primo luogo scandagliato temi e problemi concernenti ildelicato rapporto tra storia della filosofia e storia della scienza, per poi ampliare questometodo d’indagine alla vasta compagine delle forme simboliche con le quali l’uomoinveste la realtà di significato. Con questo lavoro intendiamo porre in luce l’originalitàdell’approccio cassireriano alla storia della scienza, che non soltanto si avvale di un solidoretroterra teoretico in larga parte di matrice neokantiana, ma anche di approfonditeindagini storiche volte a mostrare – seguendo la lezione kantiana – la portata oggettiva,ma al tempo stesso relativa, della conoscenza scientifica.A characteristic that has always distinguished the Denkstil of the philosopher ofsymbolic forms Ernst Cassirer is the virtuous and fruitful systematic intersection oftheoretical inquiry and historical analysis. From the very beginnings of his philosophicalapprenticeship, the author of Philosophie der symbolischen Formen has alwaysadopted this modus operandi, by the application of which he first explored themes andproblems concerning the delicate relationship between the history of philosophy andthe history of science, and then also extended this method of inquiry to the vast constellationof symbolic forms intended as means of conferring meaning. With this essaywe intend to highlight the originality of the Cassirerian approach to the history of science,which not only makes use of a solid theoretical background largely of neo-Kantianorigin, but also of in-depth historical investigations aimed at showing – followingthe Kantian lesson – the objective, but at the same time relative, dimension of scientificknowledge

    La «fatica nera» dello scrivere: Una lingua per il teatro di Beppe Fenoglio

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    This paper explores the language and the style of Fenoglio’s theatrical works. The analysis comprehends La Voce nella Tempesta, Serenate a Bretton Oaks and some unfinished fragments.  The importance of Fenoglio’s plays resides both in the thematic and linguistic influences they had on the later novels. However, if the manipulation of the content has already drawn the interest of the scholars, it is not possible to say the same for the stylistic process.  This constitutes a fundamental laboratory where the author felt free of trying himself on a new language.  Indeed, Fenoglio grew up in a dialectical context, where the school remained the main source of the Italian language.  This means, linguistically speaking, that Fenoglio had to absorb the model of Manzoni and D’Annunzio before elaborating his own style. As my analyse will show, the plays present the influences of this literary past and, at the same time, the clear attempt of going beyond it.  In fact, the author sees in the theatre the possibility of displaying a new language which is more fluid, sharp and colloquial. Thus, in this analysis it will be possible to discuss the steps which led the author from the prescription of the school to the polyphonic language of his latest works.  Questo articolo ha come oggetto la lingua del teatro di Fenoglio, che comprende i testi de La Voce della Tempesta, Serenate a Bretton Oaks ed alcuni frammenti teatrali degli anni Sessanta. Oltre a fare da ipotesto ai grandi romanzi, il teatro fenogliano costituisce una fondamentale palestra di stile, in cui l’autore si cimenta per distanziarsi dai modelli letterari degli anni Trenta. Fenoglio cresce in un contesto linguistico dialettale, in cui la scuola rappresenta il principale contatto con l’italiano scritto. Il modello di lingua proposto dalle istituzioni scolastiche, tuttavia, è di matrice ottocentesca e letteraria, e viene probabilmente percepito come eccessivamente rigido dal giovane autore.  Il teatro, nella sua rappresentazione dell’oralità, diventa perciò un’occasione decisiva per maturare un’espressività lontana dagli arbitrii della norma scolastica e letteraria dell’epoca. Per questo, da La Voce nella Tempesta, fino a Serenate a Bretton Oaks, per terminare con i frammenti del partigiano Nick, è possibile attestare un progressivo allentamento del modello scolastico ed una graduale affermazione dello stile, ricco di neologismi e di forme derivative, tipico della prosa dei romanzi. Il seguente contributo propone dunque un’analisi ed un’interpretazione di questo itinerario linguistico, parallelo a quello della prosa, ma ancora non scandagliato in modo sistematico

    The Debate Between the Concepts of Justice and Equity in the XX Century Anglo-Saxon Legal Thriller

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    Con la presente analisi si intende focalizzare l’attenzione critica sullo sviluppo dell’interrelazione tra i concetti di equità e giustizia in un preciso genere letterario contemporaneo, il legal thriller, esaminando sia il contesto culturale che quello giuridico. Tale approccio interdisciplinare implica perciò un attento esame di differenti ambiti di ricerca per permettere un fertile confronto tra sviluppi paralleli e intersezioni di dottrine ed idee fondanti. La prima parte della presente analisi offre un excursus dettagliato del movimento “diritto e letteratura”, che codificò e conferì valore paradigmatico all’interesse delle discipline umanistiche per il diritto e le sue rappresentazioni culturali. Tale movimento percorse una parabola evolutiva che comportò un graduale ampliamento della propria prospettiva da “diritto e letteratura” a “diritto e cultura”: da un iniziale interesse alle pure corrispondenze letterarie e retoriche tra i due ambiti si focalizzò, infatti, in seguito sull’aspetto “umanistico” e sugli effetti del diritto sulla società. Naturale conseguenza di questo sviluppo è stata la proliferazione delle rappresentazioni del diritto nella cultura popolare in un’ottica di postmodernismo autoconsapevole. E’ importante focalizzare l’attenzione critica anche sulla “percezione della giustizia”, che induce l’uomo comune da un lato a rivolgersi al diritto e dall’altro a rifiutare lo stesso nel momento in cui crede di aver subito un torto. La ragione dell’inadeguatezza del diritto e della generale insoddisfazione e disillusione nei confronti dell’autorità e delle istituzioni legali può essere ricondotta ad un profondo divario ripetutamente posto in luce nella presente analisi: quello tra legalità e moralità. In tale ambito l’equità diviene lo strumento correttivo supplementare per sancire una soluzione “più giusta” nel caso in cui le regole sovra menzionate siano troppo rigide o limitate per assicurarla. Tali considerazioni iniziali sono seguite da un esame storico volto a porre in luce come il legal thriller, sin dalle sue origini, abbia sperimentato alterne fortune determinate dalla percezione comune, sentita nel preciso momento temporale, della professione giuridica. Gli autori inglesi scelti (P. D. James, Tim Parks, Frances Fyfield e Sarah Caudwell) differiscono molto l’uno dall’altro; permettendo cosí di osservare come la giustizia e l’equità possano essere rappresentate differentemente e di far risaltare le diverse soluzioni adottate dai protagonisti per raggiungere i propri risultati. I romanzi sono stati tutti scritti in un periodo che spazia dagli anni ottanta fino ai giorni nostri: questo periodo è, infatti, caratterizzato da un “postmodernismo affermativo”, che implica una consapevolezza da parte dell’uomo comune dell’imperfezione del diritto e della incapacità dello stesso di assicurare la giustizia, ma allo stesso tempo la volontà di riconoscere che un sistema fallace è sempre meglio di nessun sistema. Inoltre, il legal thriller sostiene che la situazione potrebbe essere migliorata grazie all’intervento di professionisti disposti a lottare in prima persona per assicurare giustizia a coloro che ne hanno necessità. La giustizia perfetta non appartiene a questo mondo; le dottrine legali e di equità possono, tuttavia, avvicinarsi molto al raggiungimento di tale perfezione ideale. Queste idee sono elementi costitutive del legal thriller contemporaneo, caratterizzato, in questo periodo storico, da un intenso e autorevole revival. Gli eroi e le eroine del legal thriller percepiscono la difficoltà che si origina dalla coesistenza dei concetti di “diritto” ed “equità”: coloro che riescono a conciliarli, contravvenendo al diritto solo quando questo impedisce loro di fare “la giusta cosa”, sono dipinti come professionisti equi ed imparziali che garantirebbero una maggior sicurezza del sistema legale rispetto a quella derivante dall’esercizio dei loro più materialisti colleghi. Nella analisi ampio spazio viene anche donato alla descrizione dettagliata delle caratteristiche peculiari di avvocati, di pubblici ministeri, di avvocati difensori, delle donne avvocato e dei giudici. Le dottrine conformi alle regole di equità, esplicate nella presente analisi, sono fondamentalmente analizzate da un punto di vista umanistico e letterario; viene, tuttavia, preso in considerazione anche il contesto storico e legale al fine di non perdere traccia delle specificità tecniche dell’attuale valore morale di tali dottrine. In tal modo, si accresce la presenza dell’equità nella ricerca della giustizia – ricondotta, nel caso specifico, agli scenari ipotetici offerti dalla letteratura. La coscienza è la prima dottrina legale a dover essere presa in considerazione: l’equità, infatti, era originalmente percepita come la “coscienza del Re”: in seguito, tuttavia, si trasformò da elemento collettivo in percezione individuale e tale cambiamento comportò un graduale allontanamento della stessa dalle leggi umane in favore di un più potente codice morale. Per questa ragione l’equità è sempre stata materia privilegiata di molti romanzi, che hanno scandagliato tali decisioni “secondo equità”. La discrezione giuridica rappresenta il margine di flessibilità offerto inizialmente dall’equità quale mezzo correttivo atto ad adeguare una sentenza al caso specifico; affondava anch’essa le proprie radici nella moralità e, più precisamente, nell’idea che essa potesse compensare una mancanza di chiarezza nell’applicazione di una legge attraverso i giudici. Di conseguenza, il ragionevole dubbio e la funzione dello stesso di assicurare che l’imputato sia giudicato colpevole solo nel caso in cui il giudice e la giuria possano proclamare in coscienza la sua colpevolezza richiamano alla mente i concetti di coscienza e discrezione, come anche una doverosa e attenta considerazione delle circostanze particolari caratteristiche di ogni processo. La giustizia poetica, infine, è uno strumento letterario attraverso il quale viene perseguita una “giustizia correttiva” all’interno di un romanzo quando il diritto, ostacolato dal suo obbligo di intervenire solo nei casi di trasgressione legale, non può punire il colpevole con mezzi propri, ma lo fa presentando un “equo intreccio” di soluzioni finali e di giudizi sotto forma di punizioni che rimandano all’atto illecito originario. La lettura critica dei romanzi attraverso queste dottrine morali e legali, perciò, avvalora la tesi secondo la quale l’equità è un concetto fondante del genere legal thriller e rappresenta la componente più duttile e soggettiva della ricerca di giustizia da parte dell’umanità. Le osservazioni conclusive del presente studio reiterano l’assoluta necessità di ricercare la giustizia attraverso mezzi sia legali che equi e l’esigenza che tale ricerca sia condotta da persone interessate al raggiungimento della giustizia. Questo intento può essere conseguito attraverso “l’etica della critica” in quanto strumento epistemologico attraverso il quale si possono dibattere idee e proposte sulla giustizia e sul suo sostenimento, non compromettendo, al contempo, idee consolidate di comprovata utilità. In un mondo cosmopolita quale quello attuale, infatti, la fusione e l’intreccio di usanze, di culture e di legislazioni rende sempre più incalzante la necessità di riconciliare multiple percezioni di giustizia e ingiustizia e di promuovere una presa di coscienza dell’esistenza di nuove categorie, assicurando, al tempo stesso, un sistema legale stabile e affidabile in grado di mantenere l’ordine. Questa ricerca di equilibrio è presente nel legal thriller, ed è riconducibile al tentativo del genere stesso di conciliare la fiducia e l’affidamento riposto dal diritto negli esiti confortanti e inoppugnabili dei propri testi con l’abilità della letteratura di discutere e confutare concezioni obsolete attraverso narrazioni di ordine, di caos e di reintegrazione dell’ordine tramite soluzioni alternative e schemi di pensiero innovativi.The present research intends to analyse the interrelation between the concepts of justice and equity within a precise contemporary literary genre, i.e., the legal thriller by looking into the cultural and juridical contexts that have contributed to the development and representation of such concepts. Such an interdisciplinary task will therefore imply the perusal of different fields of research in order to compare the parallel development and intersections of fundamental doctrines and ideas. It will begin by presenting a detailed excursus into the law and literature movement, from where the humanities’ interest in the law and its cultural representations derived in their first official and authoritative form. The gradual progression of the law and literature movement’s interest from the purely literary and rhetoric resemblances of the two fields towards a consideration of the “humane” aspect and the effects of the law on society broadened the perspective from “law and literature” to “law and culture.” As a result, there has been an increasing proliferation of representations of the law in popular culture in the light of a more self-conscious form of postmodernism. This context provides the ideal background for humanistic considerations on justice and the tools that have been employed in time to uphold it (and more specifically here, law and equity). In particular, it will be important to focus on the “perception of justice” which motivates people’s recourse to the law and their reactions when they feel they have been wronged. The reason for law’s insufficiency and for the public’s general dissatisfaction with legal authorities and institutions may be explained by a deeper divergence that recurs throughout the study: that between legality and morality. Equity fits into this equation as a corrective and supplementary means to ordain a more justly felt solution when the above mentioned rules were too strict or limited to do so. It is therefore analysed at this point in its juridical, ethical, and moral implications and tied with both law, as a starting point that it could adjust according to the situation, and justice, which is its ultimate goal. Other attributes characterizing justice are flexibility, mercy and individuality and its original role was to judge appeal cases that were not satisfactorily regulated according to the law. The division between law and equity is still perceived today, as is that between legality and morality, legal justice and moral justice, and law and revenge. Both law and equity are considered crucial for society’s well-being, especially in an international and cosmopolitan context such as the one we live in today. As it is illustrated in the historical perusal following this consideration, the legal thriller’s fortune has alternated since its origins according to the public’s relation with the legal profession. The selected English authors (P.D. James, Tim Parks, Frances Fyfield, and Sarah Caudwell) are very different from one another in order to observe how differently justice and equity can be portrayed and the diverse solutions that different protagonists adopt to reach their results. Their works were all written from the 1980’s to the present day: this period is in fact characterized by an attitude of “affirmative postmodernism,” in which people were aware of the law’s imperfections and inability to distribute justice but still willing to acknowledge that this is better than no system at all. Furthermore, the legal thriller sustains that the situation could be improved thanks to the intervention of professionals who are “willing to go the extra mile” to attain justice for those in need. Perfect justice is not of this world, but legal and equitable doctrines can go a far way to reaching the “next best” result. These ideas are all part of the contemporary legal thriller, which has been living its latest and strongest revival ever since. The heroes and heroines in the legal thriller feel the difficulty rising from the coexistence of the two: those who manage in some way to reconcile the two by disobeying the law only when it prevents them from doing the ‘right thing’ are portrayed as equitable professionals in whose hands the legal system would no doubt be safer than in those of their more materialistic colleagues. Particular features of lawyers, prosecutors, defending lawyers, practising women, and judges will also be listed and described in detail. The equitable doctrines that will be explained are analysed from a humanistic and literary point of view, although the historical and legal context is also considered in order to not lose track of their technicality and of their present moral charge. In this manner, the presence of equity in the pursuit of justice – in this case in hypothetical scenarios such as those provided by literature – is broadened. Conscience is the first legal doctrine to be taken into consideration: equity in fact was originally known as the “King’s conscience” but then became more individualized, leading to its distancing from human laws, in favour of a more powerful moral code. For this reason it has often been the subject of novels, where such ‘equitable’ decisions could be reflected upon. Judicial discretion represents the margin of flexibility that equity initially provided as a corrective means in order to adjust a sentence to the case. It too was rooted in morality, and more precisely in the idea that judges spoke in the Lord’s place and in modern times that it could compensate lack of clarity when applying a law. Following that, reasonable doubt and its goal to ensure that the defendant is sentenced only if the judge and jury can conscientiously proclaim him or her guilty of the charge recalls conscience and discretion, as well as the careful consideration of individual circumstances in each trial. Finally, poetic justice is a literary instrument with which a “corrective justice” is pursued in novels when the law, hindered by its obligation to intervene only in cases of legal transgressions cannot punish the culprit through its own means. It does so by presenting an “equitable tailoring” of final solutions and judgments, in the guise of punishments that recall the original injury. The analysis of the novels through these legal and moral doctrines therefore sustains the argument that equity is a founding concept of the legal thriller genre and represents the more flexible and personal part of humanity’s search for justice. It also demonstrates the complexity of the relationship between equity and law and of its negotiations in literature, here considered as a neutral ground on which hypothetical cases and stories can be experimented. What is reiterated in the concluding remarks of the study is the dire necessity for justice to be pursued both through legal and equitable means and in particular by people who have justice’s interests at heart. This can be accomplished through “ethics of criticism,” an epistemological means through which ideas and proposals about justice and its upholding can be debated while not necessarily compromising the consolidated ideas that have been proven useful. In a cosmopolitan world like the present one in fact, the mingling of customs, cultures, and legislations is currently prompting the need to reconcile multiple perceptions of justice and injustice and take many new categories’ voices into account while providing a stable and reliable legal system capable of maintaining order. This search for equilibrium is strongly present in the legal thriller genre, for it seeks to reconcile the law’s reliance on comforting and conclusive texts and results with literature’s ability to question and prod obsolete conceptions and by narrating of order, chaos, and the restoration of order through alternative solutions and innovative thought patterns
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