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    Il mercato dei fitoterapici e l'evoluzione della normativa

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    Le piante possiedono la caratteristica di essere molto più ricche degli animali nella loro diversità biochimica. Infatti, nonostante anche gli animali producano metaboliti secondari, almeno i quattro quinti dei metaboliti secondari oggi conosciuti sono di origine vegetale. Se è vero che viene definito farmaco un composto chimico in grado di prevenire e di curare le malattie, è ipotizzabile quindi che sia statisticamente più probabile trovare nelle piante costituenti chimici che posseggano queste proprietà. Ciò premesso, per fitoterapia s’intende una pratica terapeutica che si avvale di prodotti medicinali la cui sostanza attiva è costituita esclusivamente da una droga o da una preparazione vegetale. Le sostanze attive vegetali si distinguono per essere delle miscele complesse di composti chimici (fitocomplessi) e non da singoli composti chimici come avviene nel caso della maggioranza dei farmaci attualmente in uso (farmaci monomolecolari). La fitoterapia è quindi una branca della farmacologia basata sulla somministrazione in forme predosate (capsule, compresse, soluzioni, bustine, ecc.) di droghe o preparazioni vegetali, singole o in combinazione multipla. Per droghe si intendono piante, funghi o licheni, in parte o interi, integri, tagliati, frantumati o spezzettati, freschi o essiccati e per preparazioni si intendono le sostanze ottenute dalle droghe sottoposte a processi di estrazione con solventi, distillazione, spremitura, polverizzazione o altri sistemi di frazionamento. La fitoterapia è quindi una tecnica terapeutica di tipo farmacologico con attività farmacodinamica, che agisce su specifici recettori con attività farmacocinetica, che influenza la biodisponibilità e con attività modulante la tossicità

    Evalution of two different extraction methods for chromatographic determination of bioactive amines in tomato products

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    Bioactive amines are organic bases originating from corresponding amino acid which have undergone decarboxylation by putrefactive bacteria or lactic acid bacteria. When formed by microbial enzymatic decarboxylation of amino acids, they are called biogenic" and can produce detrimental effects on human health. Many techniques have been developed for extraction and/or clean up of bioactive amines in food, including acidic or organic extraction as well as solid phase extraction. This study deals with the comparison of two different extraction methods, homogenizing and matrix solid phase dispersion, for the chromatographic determination of eight non-volatile bioactive amines in tomato-based products (mashed tomato, biological mashed tomato, concentrated tomato pasta and ketchup) very popular in Italian alimentary habits. In both cases, perchloric acid has been used for analytes extraction and the influence of different parameters affecting amine recoveries have been evaluated. After a derivatization step with dansyl-chloride, samples were analyzed for amines quantitative determination using 1,7-diaminoheptane as internal standard on a C(18)-RP-HPLC-UV system. Method performances were tested and good results of linearity, repeatability and recovery were obtained for all the considered amines. The collected data have shown that ketchup contains the highest levels of amines followed by concentrated tomato pasta, biological mashed tomato and common mashed tomato. Moreover, it has been found that in all samples, putrescine is the most abundant amine followed by tyramine, spermidine and tryptamine

    Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) in infusi di tè: estrazione, purificazione e determinazione HPLC-RF

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    Nell’ambito della sicurezza alimentare gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) rappresentano una delle classi di composti il cui monitoraggio in matrici ambientali ed alimentari è di fondamentale importanza a causa del loro potere cancerogeno e mutagenico. In seguito alla loro azione nociva, queste sostanze sono state incluse nella lista degli inquinanti principali dell’Unione Europea (UE) e dell’Environmental Protection Agency (EPA). La Comunità Europea ha emanato una serie di Regolamenti (Reg. 208/2005; Reg. 1881/2006) che fissano dei limiti massimi ammissibili di tali composti in alcune categorie di alimenti, riferendosi al solo benzo(a)pirene, considerato come indicatore di contaminazione e di rischio cancerogeno. Gli IPA si sviluppano durante processi di combustione incompleta ad alte temperature di materiale carbonioso e, negli alimenti, si possono ritrovare o per contaminazione esterna (deposizione atmosferica, assorbimento radicale, contatto...) e/o per degradazione di alcuni sostanze durante la tecnologia di produzione (affumicamento, tostatura, cottura) degli alimenti. Gli IPA sono composti da due o più anelli benzenici condensati; in ragione della loro natura idrofobica e della loro bassa solubilità tendono ad accumularsi nel particolato atmosferico che può essere diffuso in tutto l’ecosistema. Il tè è la bevanda maggiormente consumata al mondo (produzione mondiale 3,2 milioni di tonnellate, con previsione di incremento dell’ 8% entro il 2010);si ottiene dall’infusione di foglie essiccate di Camellia Sinensis. Le sue proprietà organolettiche dipendono dalla varietà, dal luogo di coltivazione e dal metodo di lavorazione. In relazione al metodo di lavorazione si distinguono diverse tipi, quali: tè bianco si prepara raccogliendo ed essiccando i germogli e le prime foglie lanuginose; tè verde che si ottiene dall’essicamento, affumicamento e cottura delle foglie; tè nero che si ottiene facendo precedere la fermentazione alle fasi di essiccamento e cottura; tè rosso deriva dal tè nero ma differisce per una parziale fermentazione e tè giallo invece deriva dal tè verde ma durante la sua produzione non si effettua la fase di fermentazione. La presenza degli IPA nelle piante di tè può derivare dalla deposizione sulle foglie di ampie dimensioni che può dar luogo a fenomeni di accumulo; inoltre anche il processo di essiccamento delle foglie attraverso l’uso di gas ottenuti dalla combustione del legno può favorire la formazione di questi composti. Il problema principale riguardo la determinazione degli IPA negli alimenti riguarda i bassi limiti di sensibilità richiesti e la presenza di potenziali interferenti presenti all’interno della matrice. A causa di questi problemi analitici, sono state sviluppate diverse tecniche cromatografiche in grado di determinare gli IPA in modo selettivo sfruttando la loro capacità di separazione, soprattutto quando accoppiate a detector selettivi. Inoltre, la procedura di purificazione SPE consente di eliminare molti dei composti interferenti. Questo lavoro propone un metodo semplice e sensibile per la determinazione di 15 IPA in infusi di tè mediante C18-SPE e successiva analisi cromatografia con rivelatore a fluorescenza

    Industria Chimica e Sviluppo Sostenibile: la Chimica Verde

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    La posizione raggiunta all’interno del mercato dalla leadership chimica europea e dall’Italia in molti settori di tale comparto, risulta attualmente difficile da mantenere, in quanto minacciata in maniera aggressiva dai nuovi concorrenti, come Cina ed India. La possibilità di reggere la concorrenza dei nuovi paesi emergenti richiede sempre di più per l’industria chimica europea ed italiana, un orientamento a potenziare la ricerca e l’innovazione. A ciò si aggiunge l’esigenza di adottare stili di produzione meno inquinanti all’interno di un comparto fortemente responsabile delle emissioni di gas serra in atmosfera, della contaminazione delle acque e dei terreni, e dell’uso di sostanze tossiche. Elemento chiave in tale contesto risulta la “chimica verde”, ossia la chimica che sostituisce nei processi produttivi le sostanze fossili con prodotti di origine vegetale ed utilizza processi di sintesi a ridotto impatto ambientale, che potrebbe permettere all’industria chimica europea di rafforzare la competitività e di garantire uno sviluppo più compatibile con l’ambiente. Nel primo capitolo del presente lavoro si illustra l’andamento economico attuale dell’industria chimica mondiale, europea ed italiana. Lo scenario descritto mette in luce un’industria, sia a livello nazionale che europeo, sempre più minacciata dalla concorrenza dei nuovi paesi emergenti. Inoltre si mettono in evidenza i punti di forza e di debolezza, sia della leadership europea che del comparto chimico italiano. L’analisi permette di sottolineare che tale industria per recuperare competitività, a livello europeo e nazionale, ha bisogno non solo di maggiori investimenti in ricerca e sviluppo ma anche di aumentare l’impegno verso programmi di più lungo periodo. Un elemento chiave in tale contesto risulta la chimica sostenibile, che si propone di sostituire la chimica adottata attualmente per prevenire i problemi futuri in campo ambientale. Nel secondo capitolo si introduce il concetto di sviluppo sostenibile, ossia di quello sviluppo che permette di soddisfare i bisogni attuali dell’uomo senza compromettere quelli delle generazioni future. Si elencano inoltre gli eventi a livello internazionale da cui trae vita nonché le politiche nel mondo che favoriscono tale tendenza. Si prendono inoltre in considerazione le norme, emanate dai governi dei diversi paesi, che incentivano lo sviluppo della chimica verde, ossia della chimica sostenibile. Infine il terzo capitolo è dedicato alla Green Chemistry, ossia la chimica del futuro, in grado di adottare processi e materie prime a ridotto impatto ambientale, e capace di garantire una nuova spinta di crescita all’industria chimica. La chimica verde nasce sulla scia di norme internazionali poste a tutela dell’ambiente, e si sviluppa poi come filosofia di produzione sostenuta inizialmente soprattutto dagli ambientalisti. Successivamente, la preoccupazione per l’incremento della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera porta i governi di diversi paesi ad adottare politiche che favoriscono la sua diffusione, specie nei settori dell’energia e dei trasporti, principali determinanti delle emissioni di gas climalteranti. Attualmente, però, specie in Italia, se si escludono le bioplastiche ed il settore della cosmetica e della salute, la chimica verde non riesce ad affermarsi, in quanto i costi di produzione, sia per i processi, sia per le materie prime, risultano troppo elevati e non consentono ai suoi prodotti di raggiungere la convenienza economica che invece vantano quelli di sintesi. Tuttavia i risultati dell’attività di ricerca potrebbero, in un futuro non molto lontano, garantire il raggiungimento della competitività dei prodotti verdi e permettere una più ampia applicazione della chimica sostenibile

    INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ: BIOTENOLOGIE E SVILUPPO SOSTENIBILE

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    Le biotecnologie sono costituite da ogni tipo di tecnica che utilizza microrganismi viventi o parte di essi per creare o modificare prodotti, per migliorare piante ed animali oppure per sviluppare batteri per usi specifici. Da tale nozione prende vita e si sviluppa nelle attuali realtà produttive il concetto di “biotecnologie per lo sviluppo sostenibile” finalizzato ad indicare processi e tecniche industriali nuovi e più compatibili con l’ambiente. Le biotecnologie per lo sviluppo sostenibile rappresentano quindi un nuovo stile di produzione, utilizzabile all’interno di tutti i settori delle moderne economie, in grado di risollevare i mercati dei Paesi industrializzati dalle diverse crisi che attualmente li caratterizzano e di guidarli verso una cultura ed una creazione del valore più sensibile alla tutela ambientale. Nel primo capitolo è fornita una definizione ed una classificazione delle biotecnologie e viene descritta l’evoluzione di tale nuovo mercato. Il secondo capitolo è invece dedicato al concetto di sviluppo sostenibile ed alle tappe fondamentali che hanno portano l’uomo moderno ad una maggiore consapevolezza e coscienza ambientale destinata in futuro ad essere l’elemento caratterizzante delle politiche produttive. Il terzo capitolo descrive, invece in misura dettagliata, le applicazioni delle biotecnologie e ne analizza il mercato. L’impiego delle biotecnologie nell’ambito del comparto chimico è un fenomeno attualmente circoscritto soltanto in alcuni Paesi ed all’interno di un numero limitato di settori che reagiscono positivamente all’introduzione di tale innovazione e vedono consolidare e crescere in maniera esponenziale i loro mercati, come accade per le bioplastiche e per la cosmetica. Il contributo di maggior valenza ambientale delle biotecnologie viene fornito però nel settore energetico, apporto destinato ad aumentare nel corso degli anni ed a limitare l’impiego dei combustibili fossili. Nel campo del risanamento ambientale attualmente soltanto un numero limitato di Paesi industrializzati sperimentano tecniche biologiche finalizzate alla bonifica dei siti inquinati, al risanamento delle acque e tecniche di gestione integrata dei rifiuti. L’industria alimentare invece è il comparto che da sempre si avvale degli enzimi per l’ottenimento dei diversi generi alimentari. Accanto ad essa il settore agricolo e la zootecnia presentano impieghi delle biotecnologie che migliorano ed aumentano la disponibilità dei generi vegetali ed animali esistenti. L’applicazione più diffusa delle biotecnologie si riscontra attualmente nel settore della farmacologia e medicina, comparti in cui le stesse hanno fornito in passato un pregevole contributo, anche se è nel futuro, in particolare nel progresso realizzabile con le cellule staminali, con le terapie geniche e con le nanotecnologie applicate alla medicina, che si individua la capacità delle medesime di contribuire in maniera incisiva all’interno di una vasta porzione dell’economia

    Cerebellar information flow in the thalamus. Implications for cortical functions

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    Cerebro-cerebellar interactions are becoming progressively more focused in their anatomical substrate but their functional meaning is still elusive. Here, we review current data on the cerebellar influence on cortical function, with special emphasis on the importance of the cerebellar input for cortical processing in primary motor and sensorimotor areas. Differences in the intracortical processing of cerebellar information are described and the possible role of the thalamus in controlling cerebro-cerebellar loops discussed. © 2007 Cambridge University Press

    Characterization of milk proteins by MALDI-ToF: influence of different packaging and shelf-life

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    This chapter deals with the influence evaluation of different packaging on pasteurized milk samples at T=4 °C using the MALDI-Tof (Matrix Assisted Laser Desorption Ionisation Time of Flight Mass Spectrometry) technique. Examined packages have been polypaired materials (Tetra-Brik and Tetra-Rex), polyethylene terephtalate (PET) and glass. An evaluation on the protein fraction of lighted pasteurizaed milk samples at T=4 °C over a period of 9 days of preservation has been carried out to relate this parameter with milk qulality. The collected spectra show no protein degradation until the fourth day shelf-life, while at fifth day of preservation proteolysis became more evident although no evident differences between all kind of materials were found. Nevertheless different protein profiles for each packaging were obtained at eight and nine day shelf-life with the presence of several peaks related to the pronunced proteolysis. Spectra obtained show very complicated patterns in the mass range related to proteose peptones fraction mostly coming from the proteolysis of â-casein. At nine day shelf-life milk sample in glass show the the most complex protein spectra, followed by PET and Tetra-Rex and finally by Tetra-Brik. This chapter deals with the influence evaluation of different packaging on pasteurized milk samples at T=4 °C using the MALDI-Tof (Matrix Assisted Laser Desorption Ionisation Time of Flight Mass Spectrometry) technique. Examined packages have been polypaired materials (Tetra-Brik and Tetra-Rex), polyethylene terephtalate (PET) and glass. An evaluation on the protein fraction of lighted pasteurizaed milk samples at T=4 °C over a period of 9 days of preservation has been carried out to relate this parameter with milk qulality. The collected spectra show no protein degradation until the fourth day shelf-life, while at fifth day of preservation proteolysis became more evident although no evident differences between all kind of materials were found. Nevertheless different protein profiles for each packaging were obtained at eight and nine day shelf-life with the presence of several peaks related to the pronunced proteolysis. Spectra obtained show very complicated patterns in the mass range related to proteose peptones fraction mostly coming from the proteolysis of â-casein. At nine day shelf-life milk sample in glass show the the most complex protein spectra, followed by PET and Tetra-Rex and finally by Tetra-Brik
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