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    Aspetti della metafora nel «Decameron»

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    L'articolo analizza la varietà dei campi semantici delle metafore del Decameron

    L’arte allusiva di Enea Silvio Piccolomini: per una lettura dell’«Historia de duobus amantibus»

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    È un rapporto simbiotico quello che l'A. ritiene possa essere stabilito tra le filigrane classiche e volgari di riferimento e l' "Historia de duobus amantibus" di Enea Silvio Piccolomini. Non sarebbe un semplice riuso dell'antico, dunque, secondo Pirovano, quello effettuato dall'umanista; il riferimento alle fonti non agirebbe come una nobilitazione a posteriori di una materia già data, ma costituirebbe un "meccanismo genetico" tale da presiedere alla stessa ideazione dell'opera. Piuttosto che incasellare derivazioni Pirovano si occupa nel saggio di spiegare i meccanismi che presiedono a tale peculiare tecnica di riuso da parte di Piccolomini

    Una storia editoriale cinquecentesca: «Le piacevoli notti» di Giovan Francesco Straparola

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    Le vicende editoriali de "Le piacevoli notti" di Giovan Francesco Straparola (la 'princeps' del primo volume dell'opera è del 1550) sono inserite nell'articolato panorama della produzione libraria veneziana del XVI secolo. E' possibile seguire l''iter' delle autorizzazioni, valutare concretamente il peso della censura, le pratiche per la concessione dell''imprimatur'. Col passaggio da un'edizione all'altra vi sono anche l'eco della ricezione del pubblico, la ricostruzione di un successo e le proposte di traduzione, la storia delle modificazioni di un testo che si piega dunque ai tempi, ai gusti. Pirovano ha curato l'edizione più recente dell'opera, quella uscita presso la Salerno Editrice di Roma

    Enrico Malato, Studi su Dante. «Lecturae Dantis», chiose e altre note dantesche, Cittadella (Pd), Bertoncello, 2005, pp. vii-xviii, 1-788

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    recensione di E. MALATO, Studi su Dante. «Lecturae Dantis», chiose e altre note dantesch

    Poeti del dolce stil novo

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    La tradizione editoriale del ’900, sia pure con qualche eccezione, riunisce sotto il titolo «Poeti del “Dolce stil novo”» Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia. L’assenza dell’indiscusso protagonista del gruppo è giustificata dal fatto che alla Vita nuova e alle Rime di Dante sono destinati libri autonomi e distinti. Questa disposizione è il risultato della storiografia letteraria tardo-ottocentesca, quando nelle pagine di Francesco De Sanctis, Adolfo Bartoli e Adolfo Gaspary si affermò la formula «Dolce stil novo». Essa ebbe una cospicua fortuna tanto da entrare e non piú uscire dalla manualistica scolastica, sebbene non siano mai venute meno tesi dissenzienti sulla sussistenza e sulla legittimità del concetto storiografico di dolce stil novo. In effetti la problematica è tutt’altro che risolta, come dimostra il perdurare in studi recenti di posizioni opposte: quel verso famoso e filologicamente irrisolto – «di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo» (Pg., XXIV 57), la cui lettura è frutto come noto di ricostruzione congetturale – continua a diffondere non solo sull’esegesi dantesca, ma anche, e soprattutto, sulla storiografia letteraria che si è impossessata di lui le ombre del dubbio. E allora, oggi si può ancora parlare di «Dolce stil novo»? Nonostante il perdurare nella critica letteraria contemporanea di posizioni opposte, resta il dato, ineludibile, che negli ultimi anni del secolo XIII si reagì nettamente, con un forte richiamo all’ordine, alla stagione poetica multiforme, sperimentale, dialogica, eterodossa che caratterizza la lirica del pieno e tardo ’200, dopo gli esordi più compatti della «scuola siciliana». Questi nuovi poeti, pochi ma agguerriti e determinati, richiamano a un repertorio metrico chiuso (canzone, sonetto e ballata), a uno stile limpido, piano e trasparente (‘dolce’), a un’esclusività tematica tutta incentrata sull’amore, a un pubblico rigorosamente preselezionato non solo sul piano culturale ma soprattutto sul piano etico. Con opportune precisazioni (inevitabile il ridimensionamento dell’idea di ‘scuola’), è dunque ancora legittimo parlare di dolce stil novo, tanto piú che la tradizione manoscritta conferma la novità di questa poesia, che resta quasi totalmente esclusa dai tre grandi canzonieri antichi del ’200, mentre proprio attorno ai due Guidi e a Dante si organizzano a partire dal primo ’300, e fino al ’400 inoltrato, le principali raccolte liriche. A distanza di alcuni decenni dall’edizione dei Poeti del Dolce stil nuovo, curata da Mario Marti (Firenze, Le Monnier, 1969) ancora la più completa ma ormai fuori mercato, il Diamante comprende tutte le poesie sicure, e in alcuni casi le rime dubbie, di Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia. Il volume è costituito da un’introduzione generale sul Dolce stil novo, da un’essenziale nota bibliografica e da medaglioni introduttivi riservati a ogni poeta antologizzato. Per ogni autore i testi pubblicati sono quelli delle più accreditate edizioni critiche. Il commento rispetta i criteri della collana e, dunque, prevede un cappello introduttivo e note essenziali che hanno soprattutto la funzione di spiegare la lettera del testo, anche se non manca la segnalazione dei rapporti intertestuali. Completano il volume gli indici

    Riscritture bandelliane. Rapporti tra le ‘Novelle’ e l’ ‘Historia de duobus amantibus’ di E. S. Piccolomini

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    Il saggio analizza la riscrittura di interi episodi o singoli passaggi dell'Historia de duobus amantibus di Piccolomini in alcune novelle di Matteo Bandello. L'analisi di queste novelle dimostrano non solo la conoscenza che Bandello ha dell'Historia de duobus amantibus, ma anche il voluto e consapevole processo di riscrittura di intere sequenze o parti di esse

    Andrea Lancia, Chiose alla ‘Commedia’, a cura di Luca Azzetta, Roma, Salerno Editrice, 2012, 2 tomi, pp. 1300, con 15 tavole fuori testo di cui 4 a colori («Edizione Nazionale dei Commenti danteschi», vol. 9

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    Recensione del Commento alla Commedia scritto dal fiorentino Andrea Lancia, che erroneamente è stato ritenuto in passato autore dell'Ottimo commento

    Alessandro Vellutello esegeta e filologo della "Commedia"

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    Saggio preparatorio dell'edizione critica del commento alla Commedia di Alessandro Vellutello

    L. Surdich, Boccaccio, Roma-Bari, Laterza, 2001

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    Recensione di L. SURDICH, Boccaccio
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