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    Impiego dei biosaggi vegetali nella caratterizzazione dei substrati di coltivazione

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    L’introduzione dei biosaggi vegetali tra le determinazioni utili alla valutazione della qualità dei substrati di coltivazione risponde ad esigenze di conoscenza dei materiali che le analisi chimiche o fisiche routinarie non sono in grado di soddisfare. In questa ottica si propone l’applicazione dei biosaggi in senso positivo e innovativo, quindi non per evidenziare aspetti legati alla fitotossicità, ma per fornire una risposta rapida e predittiva sull’attitudine di un prodotto a sostenere lo sviluppo delle piante nel breve e nel lungo periodo. Tale capacità è strettamente legata alle caratteristiche fisico- idrologiche dei materiali e per quanto riguarda il lungo periodo, alla loro stabilità nel tempo. L’esperienza maturata dal DI.PRO.VE. di Milano su alcuni biosaggi descritti da metodiche ufficiali nazionali ed internazionali (germinazione, allungamento radicale, accrescimento), sviluppati per la valutazione della qualità di suoli, acque, biomasse, e della tossicità di xenobiotici e non, ha messo in luce le specificità di ciascun test. In particolare, il test di allungamento radicale ha dimostrato una particolare attitudine a rilevare gli effetti correlabili a specifiche caratteristiche fisiche dei materiali. Per questo motivo il test di allungamento radicale ISO 11269-1 è stato testato su 19 diversi campioni di substrati di coltivazione a base di torba, dimostrando di essere in grado di fornire risultati compresi in un ampio range di risposte (da valori di allungamento inferiori al 70% fino a valori superiori al 90% rispetto al testimone). Lo stesso test è stato applicato ad otto campioni pretrattati per ottenere un “invecchiamento” fisico in grado di simulare gli effetti della coltivazione (cicli alterni di essiccazione e reumidificazione). I primi risultati sembrano essere promettenti e meritano una prosecuzione della sperimentazione che coinvolga anche verifiche di serra e correlazioni con i dati analitici

    Utilization of the solid fraction of digestate from anaerobic digestion as container media substrate

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    The solid fraction of two digestates (D1 and D2) pure and diluted with Sphagnum peat (25%, 50% vol. digestate) was investigated in order to replace totally or partially peat in growing media. They were analyzed for pH, EC, water soluble Ca,Mg, K, NH4-N, NO3-N, physical properties and submitted to germination (cress), root elongation (barley), plant growth (lettuce) tests for phytotoxicity and quality evaluation. Both digestates showed high pH and electrical conductivity and induced negative effects on cress germination; D1 had scarce amount of easy available water, high shrinkage rate and induced a decrease of barley root elongation. Mixing of digestates and peat strongly ameliorated chemical characteristics, and balanced bioavailable plant nutrients; consequently plant tests gave positive results. On the basis of our results it can be concluded that digestate can partially substitute peat, decreasing the high cost of peat based growing media

    Valorizzazione dei substrati di coltivazione nazionali mediante adozione di protocolli aziendali

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    Il mercato italiano dei substrati di coltivazione ha visto negli ultimi anni la crescita deii prodotti formulati sul territorio nazionale e commercializzati insieme a prodotti esteri, che differentemente da quelli italiani sono frequentemente provvisti di marchi attestanti la qualità o la conformità a standard qualitativi messi a punto da organismi pubblici o privati. Per valorizzare i prodotti nazionali è necessario definire preliminarmente i parametri qualitativi di riferimento, prevedere la pianificazione e ottimizzazione del processo produttivo, e programmare un costante controllo analitico, effettuato dal produttore dei substrati in modo proprio o affidandosi a qualificati laboratori esterni. Con questo obiettivo è stato svolto, nel periodo 2005-2006 in collaborazione con due aziende del settore, uno studio finalizzato alla definizione di procedure in grado di assicurare la produzione di substrati di qualità controllata e garantita. In particolare, è stato analizzato il processo produttivo di quattro substrati di coltivazione a base di torba, ed è stato campionato un numero di lotti di produzione in funzione del volume totale annuo. I parametri analitici più consoni a descrivere la qualità di un substrato (volume commerciale, umidità, pH, conducibilità, porosità totale, porosità libera, volume acqua pF1e pF 1.7, densità apparente) sono stati determinati impiegando i metodi UNI-EN. Al termine del lavoro sono stati redatti quattro Documenti Tecnici, che possono costituire la base per una certificazione volontaria di prodotto. I risultati ottenuti sono stati elaborati statisticamente per valutare la costanza nelle proprietà dei prodotti lungo un anno di produzione. Inoltre, l’osservazione dei dati complessivi ha consentito di valutare la variabilità delle caratteristiche di prodotti costituiti dalla stessa matrice organica. Queste informazioni potranno essere utili per una eventuale definizione di tipologie di prodotti, all’interno della recente normativa dei fertilizzanti, che pur prevedendo la categoria dei substrati di coltivazione, non ne definisce al momento tipi differenti

    APPLICATION OF ISO 11269-1 ROOT ELONGATION BIOASSAY FOR TESTING THE PHYSICAL PROPERTIES OF GROWING MEDIA

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    The ISO 11269-1 root elongation test is currently used for assessing soil quality and is known to be sensitive to soil texture. The aim of this study was to evaluate if the root elongation bioassay can be used to screen growing media, especially on the basis of physical properties, and if its results are comparable with that of other tests such as germination or growth. Results obtained from the application of the ISO 11269-1 test on 21 peat-based growing media coming from the Italian market, showed a wide range of values (from -70 to +90% of the control) indicating the high sensitivity of the bioassay to the root environment. Eleven growing media were also subjected to ISO 11269-2 plant growth bioassay on lettuce and to a germination test with cress and results were compared with those from the root elongation bioassay. Differences on seed germination of cress were detected only for one of the examined growing media. The growth test with lettuce strongly discriminated among products but in a different way from that of the root elongation bioassay, with four exceptions. Results indicated that both ISO 11269-1 and ISO 11269-2 bioassays were responsive to phytotoxicity and that they may be applied to growing media, the first to evaluate physical quality, the latter to estimate plant nutrient availability. Furthermore an attempt was made to develop a fast, simple to carry out and reproducible procedure (treatment of substrate and successive bioassay), responsive to the physical/structural stability of growing media during cultivation. For this purpose, the ISO 11269-1 root elongation test was carried out on eight growing media before and after they had been subjected to alternate drying and rewetting cycles in order to simulate growing conditions. Results showed a deterioration in the quality of four growing media (one peat mixture: two peat and sand mixtures: one sand, peat and clay mixture) caused by the repeated dehydration. The treatment did not affect the results of the bioassay on the other four growing media (one peat mixture: one peat and sand mixture: one peat and MSW compost mixture: one peat and green compost mixture). The preliminary data look promising for the development of the proposed procedure to estimate the impact of cultivation on physical/structural stability of growing media

    Changes in volume (quantity) by mixing components : trials on a small-scale and on a full-scale (factory)

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    Addition of minerals to organic components often cause changes in the final volume of a growing medium (increases or more frequently decreases), especially in case of mixing components with particles of different sizes and bulk densities. An experimental study was conducted, comprised of a small-scale trial in laboratory and a full-scale trial in five growing media companies. In the lab trial two mixtures (peat/pumice and peat/compost in different ratios) were prepared in a concrete mixer, and measured and theoretical volumes (EN 12580) were compared. In the full-scale, changes in volumes of an expected 80:20 vol:vol mixture of peat and pumice were studied after blending and packaging. In the lab, trial mixture volumes decreased linearly with increasing doses of pumice (up to 15% of reduction); on the contrary compost had a minimal effect on the final volumes. Reductions in volume were observed also in the full-scale trial, especially after packaging and the extent could be related with the highest dosages of pumice and with the addition of water during processing. During bags storage on pallets further drops of volume were noticed. The small-scale procedure can be predictive of the reduction of volume of the binary mixtures tested in plants
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