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Senza valore
Senza valore raccoglie quindici saggi.
Senza valore ha un preciso filo conduttore: evidenziare quanto piatto possa essere leggere e scrivere sulle due sole dimensioni di un piano cartesiano. Accettato, rigettato. Magari solo un poco sanzionato ed emendato. Oggettivo, comunque pre e post soggettivo. Validato. Peraltro in anonimato. Formalmente ineccepibile, garbato.
Senza valore è un caleidoscopio: una risposta ai vigenti sistemi di governo. Quelli che misurano scienza recente o millenaria conoscenza. Altre non sono impossibili a priori.
Senza valore tiene dentro la comunità accademica idee potenzialmente escluse. Il che - sovente - è fonte di valore aggiunto. Una carta da calare.
Perché ciò che è (o appare) senza affare può invece essere pregiato e inestimabile. Senza valore, appunto, o anche, semplicemente wertlos.
Perché in queste pagine è possibile sfogliare senso, curiosità e prospettiva: dove il sapere conta, eccome. Ma non si conta o sconta.
Perché standardizzare e burocratizzare è spesso un disservizio. Onta. Una corsa a premi e punti. Avarizia o bulimia; no di certo buona economia.
Perché occorre una sana ecologia della ricerca: mezzi e fini in relazione, costruzione, “messa in atto” con sapienza. Sguardo lungo, largo e alto.
Se ne consiglia la lettura a chi nutra dubbi sull’ideologia del merito: per funzionare ha bisogno di piegare antiche qualità a un’epistemologia fatta a griglie, stelle, soglie, fasce e strisce.
Se ne sconsiglia la lettura a chi non abbia tempo e voglia di giocare. Esercizio terapeutico: rimbalzo empatico anziché antipatico tra autore e referee. Davvero pari. Non schiavi, non sovrani
Per un sapere senza qualità
Quando noi curatori di questo volume Senza valore ci siamo incontrati per la prima volta davanti a un caffè virtuale per discuterne (eravamo segregati ciascuno a casa propria durante il lockdown del marzo 2020, in una condizione di straniamento e rarefazione del senso di realtà) abbiamo tutti avvertito lo spirito di Ulrich, il protagonista del romanzo di Musil, aleggiare e materializzarsi tra di noi come un innominabile convitato di pietra. Non avevamo un’idea precisa del libro che avremmo progettato e mandato alle stampe, ci accomunava per l’urgenza di dare voce alla sensazione di disagio e inquietudine che proviamo oggi, a oltre cento anni dalle celebri conferenze di Weber sul “lavoro dello spirito” (Cacciari, 2020), in quanto professionisti della ricerca posti di fronte alla necessità di elaborare il lutto dell’interruzione repentina di un quotidiano che avevamo imparato a considerare normale, ma anche per questo stimolati a tornare a interrogarci sul senso della nostra istituzione di riferimento, l’Università, che ci contiene per la maggior parte del tempo della nostra vita adulta (Sicca 2016 2020a Altmanova et al., 2020) e di cui la svolta epocale della pandemia ci interpella a ripensare e a mettere in discussione quanto vi si considera assunto o dato per scontato
L’energia della comunicazione. Il nucleare alla prova dell’impegno civico
Negli ultimi sedici anni nessuno dei ventiquattro referendum abrogativi sottoposti al giudizio degli italiani (in sei occasioni diverse) è riuscito a raggiungere il quorum di partecipazione elettorale necessario a renderli validi. Basterebbe questo dato, per quanto parziale e sommario, a mettere in evidenza una certa disaffezione all’esercizio della democrazia diretta, nonché – più in generale - l’eclissi di civic engagement che ha caratterizzato il nostro paese nel recente passato. La consultazione referendaria del giugno 2011 ha fatto segnare sotto questo punto di vista una netta inversione di tendenza, propiziando il riaffacciarsi nel discorso pubblico di issue come coscienza critica, impegno sociale, senso del comune, annidate soprattutto nelle identità “verdi” degli italiani, che coltivano nella difesa della qualità della vita il proprio bisogno di futuro e la propria missione civile. La questione energetica e la sua capacità di stimolare dibattito interdisciplinare è emersa come trasversale e strategico spunto di riflessione per lo scienziato sociale. Così, abbiamo provato a mettere a fuoco il rapporto che le società instaurano con le proprie fonti di energia come un indicatore privilegiato per analizzare i modelli organizzativi e culturali con cui esse si autocomprendono ed immaginano la propria identità proiettandola nel futuro.Over the last sixteen years, none of the twenty-four referendums submitted to the judgment of the Italians (in six different occasions) failed to reach the necessary quorum of electoral participation to make them valid. This would be enough since, as partial and summary to highlight a certain disaffection to the exercise of direct democracy, and - more generally - the eclipse of civic engagement that has characterized our country in the recent past. The referendum of June 2011 has registered under this point of view, a sharp turnaround, propitiating the reappearance in public discourse as an issue of critical awareness, social commitment, a sense of common identity nested mainly in the "green" of the Italians, who cultivated in defense of the quality of life and their need for their future civilian mission. The energy issue and its ability to stimulate interdisciplinary debate has emerged as a strategic cross and reflection for the social scientist. So, we tried to focus on the relationship that companies have with their sources of energy as an indicator of choice for analyzing the organizational and cultural models with which they autocomprendono and imagine their identity by projecting it into the future
La formazione fuori dal tempio. Strumenti interpretativi e idee per una scuola alla prova della comunicazione esterna
Gli ultimi anni hanno fatto registrare una vera e propria mutazione genetica nel campo delle tecnologie della comunicazione, e sono precisamente le ragioni e le conseguenze di questa metamorfosi – o, come è stata definita, mediamorfosi - che costituiscono lo sfondo del presente contributo. Di certo alle une ed alle altre fa da sfondo un processo ormai compiuto ed irreversibile di sdoganamento delle pratiche e degli enjeux della comunicazione. Un processo che mette capo non solo alla piena legittimazione della cultura della comunicazione, ma che dovrebbe comportare anche un suo incontro virtuoso e produttivo con il mondo, troppo a lungo e troppo spesso esclusivo e riottoso, dei saperi “alti” e dell’educazione.
A lungo mondo della scuola e mondo dei media sono giaciuti, indifferenti se non ostili l’uno all’altro, su due piani diversi e incomunicanti. Da una parte, il dover essere della conoscenza, dall’altra l’essere della vita quotidiana. Da una parte, quasi il sacro, etimologicamente “ciò che è separato (dal corpo della società)”, ovvero l’universo della cultura e dei valori ultimi che si devono preservare dalle contaminazioni dei mondi della vita e tramandare intatti alle future generazioni. Dall’altra, il profano, l’insieme dei più effimeri, inautentici ed ultimi valori. Da una parte, il regime dei saperi cognitivi e dei linguaggi grafico-alfabetici, dall’altra la dimensione esperienziale dei linguaggi espressivi e somatici. Oggi, però, per effetto della mutazione genetica dei media di cui abbiamo parlato questa storica ed insormontabile frontiera che divideva la scuola dai media, le pratiche educative dall’intrattenimento, sembra essere messa radicalmente in discussione.The past few years have experienced a true genetic mutation in the field of communications technology, and are precisely the reasons and consequences of this metamorphosis - or, as it is called, mediamorphosis - that form the background of this contribution. Of course, to each other and serves as a background process now completed and irreversible clearance of practices and enjeux of communication. A process that puts the head not only to the full legitimacy of the culture of communication, but it should also lead to a virtuous and productive his meeting with the world, too long and too often exclusive and unruly, knowledge-based "high" and education. Long-school world and the media world are lain, indifferent if not hostile to each other, on two different floors and incommunicable. On the one hand, having to be aware of, the other part being of everyday life. On the one hand, almost sacred, etymologically "that is separate (from the body of society)", which is the universe of the culture and values of the past that must be preserved against contamination of the worlds of life and pass on intact to future generations. On the other hand, the layman, all the more ephemeral, inauthentic and last values. On the one hand, the regime of knowledge and cognitive graph-alphabetic languages, across the experiential dimension of expressive languages and somatic. Today, however, due to the genetic mutation of the media we've talked about this historic and insurmountable border that divided the school by the media, the educational practices from entertainment, seems to be radically called into question
Supervisory switching control in robotic manipulation
A switching controller for a class of robotic manipulators with grasping capabilities is presented. The aim is to control the motion of the grasped object along a desired trajectory while complying with contact force constraints
Tra il “mondo fatto per noi” e il “mondo fatto di noi”: una riflessione su senso della comunanza, mainstream e media grassroots
Tra il mondo fatto per noi ed il mondo fatto di noi: una riflessione su senso della comunanza, mainstream e media grassroots
Le recenti emergenze della spazzatura napoletana e degli immigrati clandestini possono essere lette come simboli di una preoccupante crisi dei modelli tradizionali di comunicazione, dello spazio pubblico e, più in generale, della società in relazione ai panorami globali del presente.
Se società significa propriamente produzione di inclusione attraverso il riconoscimento dell’altro, il fatto che oggi trattiamo sia l’immondizia che i clandestini come problemi entrambi annoverabili nella categoria dei “rifiuti” e dell’“im-mondo”, ovvero come ciò che è da smaltire o da espellere dal mondo, rivela che qualcosa si è irrimediabilmente bloccato e non funziona più come dovrebbe nei meccanismi che presiedono alla formazione del legame sociale. L’immondizia che invade Napoli e l’immigrazione clandestina che si concentra nel Nord Italia sono segnali di una trasformazione che sta investendo il nostro mondo e minacciando le certezze della nostra vita quotidiana. Apparentemente sembrano questioni diverse e incommensurabili, ma in realtà si potrebbe trattare di due facce di uno stesso fenomeno “immunitario” (Esposito), due aspetti della medesima crisi culturale e sociale che sta investendo il sentire comune. Una crisi che colpisce al cuore la nostra capacità di abitare mondi comuni e che mette sul banco degli imputati innanzitutto il nostro sistema di comunic-azione.
Fenomeni come la “fine del sociale” (Touraine) e l’avvento della cosiddetta seconda modernità (Beck – Giddens – Lash) sono destinati a cambiare profondamente il senso che per i soggetti riveste il fatto di appartenere e riconoscersi in una collettività. Il bene comune non si identifica più con l’interesse generale della società, ma con tutto ciò che dà modo agli individui di sviluppare la propria libertà e creatività, a prescindere dagli obblighi e dalle affiliazioni condizionate dalla loro posizione sociale. Come ha spiegato Marco Revelli, quando il problema di una collettività non è più tanto quello della ripartizione di risorse scarse ma diventa quello della condivisione di un rischio crescente, muta radicalmente la struttura e la qualità della comunanza, dal momento che si passa “dalla ‘comunanza indotta dalla penuria’ alla ‘comunanza indotta dalla paura’ e dunque dal primato del tema dell’eguaglianza a quello della sicurezza”.
Si sa che la comunicazione è un bene rifugio, tanto più richiesto nei momenti di crisi ed incertezza sociale (Morcellini). La nostra riflessione intende confrontare il ruolo che media mainstream e media grassroots svolgono nella costruzione di diverse tipologie di sfera pubblica e di senso della comunanza, che descriviamo rispettivamente in termini di mondo fatto per noi e di mondo fatto di noi. Nel mondo fatto per noi il pubblico è una formazione discorsiva prodotta dalle industrie mediali attraverso i principi di una semiotica del simulacro. Nel mondo fatto di noi il pubblico, invece, è un’entità reale che impregna di sé i contenuti comunicativi che usa, legittimando la pertinenza di una semiotica dell’impronta (Fontanille). Il nostro obiettivo è esaminare se e in che senso le nuove piattaforme e pratiche partecipative del mondo fatto di noi possano determinare le condizioni per la formazione di un nuovo senso del comune, capace di coniugare l’espressione del soggetto personale con il superamento di ogni deriva individualistica ed immunitaria. Riflettiamo, dunque, sullo scenario di una società in cui ogni individuo attinge ad una sua fonte di informazione, in cui il confronto avviene entro una rete di bisogni e obiettivi relativamente comuni, anche se virtuali, in cui i percorsi della conoscenza seguono vie guidate esclusivamente dalla ricchezza disorganizzata della Rete, in cui ognuno finirebbe per avere sistemi valoriali e conoscitivi diversi dagli altri. Tuttavia, è doveroso un interrogativo: dove si ri-trova la società e lo spazio pubblico? A chi spetterà il ruolo di garantire al soggetto gli strumenti per la partecipazione sociale e culturale. Quale sarà il grande broadcast della conoscenza condivisa? Chi garantirà quel minimo necessario e (in)sufficiente di capitale culturale condiviso dai membri delle comunità reali e virtuali?Among the world done for us and made us the world: a reflection on the sense of community, the mainstream media and grassrootsLe recent emergencies Neapolitan garbage and illegal immigrants can be read as symbols of a disturbing crisis of traditional models of communication, space public and, more generally, in relation to the views of the company's global society presente.Se properly means the production of inclusion through the recognition of the fact that today is the garbage that we treat illegal immigrants as problems both in the category of annoverabili "waste" and '"im-world", ie what is to be disposed of or be expelled from the world, reveals that something is hopelessly stuck and no longer works as it should in the mechanisms that govern the formation of social ties. The garbage that invades Naples and illegal immigration that is concentrated in the north of Italy are signs of a transformation that is sweeping our world and threatening the certainties of our daily lives. Apparently seem different issues and immeasurable, but in reality it could be two faces of the same phenomenon "immune" (Esposito), two aspects of the same social and cultural crisis that is sweeping the common feeling. A crisis that strikes at the heart of our ability to inhabit worlds municipalities and putting in the dock first and foremost our system talk-azione.Fenomeni as the "end of the social" (Touraine) and the advent of the so-called second modernity (Beck - Giddens - Lash) are destined to radically change the way it plays for individuals and recognize the fact of belonging to a community. The common good is no longer identified with the general interest of society, but with everything that gives way for individuals to develop their creativity and freedom, regardless of the obligations and affiliations influenced by their social position. As explained Marco Revelli, when the issue of a community is not so much that the allocation of scarce resources, it becomes one of an increasing risk sharing, radically changes the structure and quality of the community, since it passes "from ' commonality induced shortage 'to the' commonality induced by fear 'and therefore the primacy of the issue of equality to that of security. " We know that communication is a safe haven, the more required in times of crisis and social uncertainty (Morcellini). Our analysis aims to compare the role that mainstream media and grassroots media play in the construction of various types of public sphere and a sense of commonality, which describe, respectively, in terms of the world done for us and made us the world. In the world done for us the public is a discursive formation produced by the media industries through the principles of semiotics simulacra. In the world made us the public, however, is a real entity that impregnates the content of communication that uses legitimizing the relevance of a semiotics of the impression (Fontanille). Our goal is to examine whether and in what sense the new platforms and participatory practices of the world made us able to determine the conditions for the formation of a new sense of common, combining the expression of the personal subject with the passing of each result individualistic and immunity. Reflect, therefore, the scenario of a society in which every individual draws on his source of information, in which the confrontation takes place within a network of relatively common needs and goals, even if virtual, where the paths of knowledge following ways guided exclusively disorganized by the richness of the network, where everyone would end up having cognitive value systems and different from others. However, it is only right question: where are re-located the company and the public space? Who will have the role of ensuring the person the tools for social and cultural participation. What will be the big broadcast of shared knowledge? Who will ensure that the minimum necessary and (in) sufficient cultural capital shared by the mem
Il sociologo nell’arena dei media
Scopo dell’articolo è rilevare la presenza del discorso sociologico nella sfera pubblica dei
media. Dopo aver fatto una sommaria ricognizione nell’ambito dei quotidiani e della rete,
l’indagine si concentra sulle trasmissioni informative delle reti televisive di servizio pubblico.
La ricerca ha permesso di rilevare che nei media mainstream, e in particolare in tv, sono
tutt’altro che assenti dibattiti intorno a temi di potenziale interesse per la sociologia e le
scienze sociali, ma anche che a tali dibattiti sono invitati a partecipare relativamente pochi
sociologi professionisti o accademici. Inoltre, abbiamo constatato che la maggior parte del
tempo di parola riservato alla categoria dei «sociologi» nei talk show, è in realtà appannaggio
di esperti di sondaggi, che svolgono la funzione di fornire le evidenze empiriche sulla
base di cui vengono costruiti i dibattiti. Il contributo si propone di aprire una riflessione
sulle responsabilità e i compiti della sociologia in pubblico, oltre che sulle modalità con cui
si relaziona alle logiche dei media
Environmental catastrophe between reality and representation
The transition from the information society to the communication society, placed by scholars in the mid-nineties, also marks the beginning of an interesting period because of its radical changes in the individual and collective consciousness, which are often linked to one of the basic people’s needs: security. This is a primordial need which is definitely going to affect both the representations that are built around this theme, and those behaviours and attitudes that characterize everyday life.
Within this interpretative framework, the environmental problem becomes an interesting focus for the scholar of the social and communicative processes, as well as for the historian of science. A cultural process of great complexity hence begins to take shape. It involves a contradictory coexistence between processing systems of a “rational” and conscious kind, such as research and science, and large flows of meaning production and far more ambiguous sign communication, which are increasingly relevant in the construction of collective identities. There is a coincidence which is not only chronological – since the nineties - between the appearance of the global fear for the environmental mutation and the general shift of an economic, cultural and social order, which Manuel Castells describes as the advent of the informational development model of the network societies, based on a new articulation of communication, between the fluid world of the media and identity processes of a various and new kind. The fear of an environmental change, in order to be interpreted and discussed, calls into question a mediological, sociological and psychological view, as well as the scientific, economic and political one. The traditional fears arising from disasters of a natural order (such as earthquakes or eruptions), or of a mixed order (a natural one, but resulting from degenerative changes in the environment caused by humans, such as floods and fires), seem more frequently to invade a sensitivity that is fueling itself through the ubiquitous connectivity of the media, generating complex reactions on the imaginative level, on mythologies, and symbolic constructions, as well as, of course, on the level of social behaviours, political practices, and theorizations themselves. These dynamics generate along the changes in the terrain of collective participation: ecologist and environmental protests, which originated in the United States in the early Seventies and later spread throughout Europe, mirror the transmigration of the conflicts, from the level of material production to the one of symbolic production. The enquiry "Environmental catastrophe between reality and representation" aims to examine four basic dimensions:
1. The representation of environmental disaster in the collective imagination, with special focus on the arts, literature and cinema; 2. The representation of environmental disaster in the traditional media, with particular attention to television as a reservoir of memory and identity;
3. The evolutionary dynamics of the social movements, with particular attention to the transition from commitment and participation based on ideologies (e. g. political participation), to the symbolic dimensions, often anchored to the growing attention for the quality of life. The action of the collective movements takes place in a limbo wherein values and expectations are created, where change has its origin, where the future is being designed and becomes present;
4. Those communication strategies which are more coherent with the contemporary imagination, to promote a widespread awareness of our being all players in the sustainable development process.
An enquiry path, then, which is preliminary to the elaboration of appropriate communication strategies suited to create an environment culture and to give life to an information typology which spares no efforts in handling the environment with the best tools, daily renewing the interest in these themes and, above all, concretely affecting our lifestyles
A Sud della catastrofe. Riflessioni a partire dai focus con i ragazzi del Salento.
Il paper riflette sul rischio ambientale tra realtà e rappresentazione a partire da due focus group con i ragazzi del Salento (Puglia). Nell'interpretazione dei focus si è cercato di identificare i diversi livelli di significato emersi. Dalla nostra lettura emerge che "all'inverdimento dei media" di cui parla Manuel Castells, ossia alla crescente presenza di issues ambientali nei palinsesti, sembra corrispondere un analogo inverdimento delle nuove generazioni
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