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Radon and Fourier transforms for D-modules
Andrea D'Agnolo, and Michael Eastwoodhttp://www.elsevier.com/wps/find/journaldescription.cws_home/622779/description#descriptio
On a reconstruction theorem for holonomic systems
Let be a complex manifold. The classical Riemann-Hilbert correspondence associates to a regular holonomic system the -constructible complex of its holomorphic solutions. Let be the affine coordinate in the complex projective line. If is not necessarily regular, we associate to it the ind--constructible complex of tempered holomorphic solutions to . We conjecture that this provides a Riemann-Hilbert correspondence for holonomic systems. We discuss the functoriality of this correspondence, we prove that can be reconstructed from if , and we show how the Stokes data are encoded in
Radon transform and the Cavalieri condition: a cohomological approach
We apply the theory of integral transforms for sheaves and D-modules to the study of the real Radon transform. By identifying abstract adjunction formulas with the explicit integral formulas appearing in the literature, we give, in particular, a cohomological interpretation of Gelfand’s Cavalieri condition, and of Helgason’s support theorem
Mariano d'Agnolo Romanelli (documentato dal 1376 al 1391). Navicella, penultimo decennio del Trecento.
Nel contributo si propone per la prima volta l'attribuzione della navicella di San Giovanni a Cerreto (Castelnuovo Berardenga, Siena, chiesa di San Giovanni Evangelista), decorata con smalti champlevés, a Mariano d'Agnolo Romanelli. Si sottolinea come la resa tecnica e formale delle figurazioni consenta di collocare l'opera in quel clima di riscoperta e attenta osservazione della produzione artistica di primo Trecento che caratterizza appunto l'attività del Romanelli, tanto nel campo della scultura monumentale, quanto in quelo dell'oreficeria
Positivity of Lagrangians and vanishing of cohomology for microfunctions at the boundary
Mariano d'Agnolo Romanelli (documentato dal 1376 al 1391). Reliquiario, ultimi decenni del XIV secolo.
Approfondita analisi del reliquiario ora nella chiesa di San Mamiliano in Valli a Siena. Nel contributo si precisa per la prima volta la originaria provenienza dell'opera, cioè la chiesa di Sant'Agostino della stessa città e si forniscono notizie documentarie sulla committente. Si ribadisce l'esclusione dell'opera dal corpus dell'orafo Goro di ser Neroccio. Si sottolinea come nel realizzare il reliquiario l'orafo - che si propone di identificare in Mariano d'Agnolo Romanelli - abbia tenuto conto di manufatti di primo Trecento non solo per quanto concerne la tipologia, ma, ciò che è più significativo, anche nella scelta di una consistente decorazione in smalto champlevé
Mariano d'Agnolo Romanelli (documentato dal 1376 al 1391). Busto-reliquiario di San Marco papa, 1381.
Nel contributo si analizza il busto reliquiario di San Marco papa (Abbadia San Salvatore, Siena, chiesa abbaziale di San Salvatore) per il quale si accoglie l'attribuzione a Mariano d'Agnolo Romanelli (Bagnoli A., 1986) documentato sia come orafo che come scultore, una delle personalità più significative, insieme a Bartolomeo di Tommè detto Pizzino, a Siena, negli ultimi decenni del Trecento. Ciò è dimostrato dal suo coinvolgimento nella realizzazione delle statue per la cappella di Piazza (1376-1380) ed in quella del coro ligneo della Cattedrale, lavoro al quale fu impegnato a partire dal 1388. Si sottolinea come l'opera possa considerarsi davvero significativa per comprendere alcuni aspetti che caratterizzano l'oreficeria senese negli ultimi decenni del Trecento, importanti anche nel configurarsi di buona parte della stessa produzione sino al Quattrocento inoltrato
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