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Perotti (Perotto, Perotta), Niccolò
Biografia e bibliografia relativa all'umanista Niccolò Perott
Ovidio, Chirone e gli alunni ribelli
L’Ars amatoria di Ovidio appartiene al genere elegiaco e non si inserisce nel genere
didascalico “inventato” da Esiodo, a cui Callimaco si riallacciava negli Aitia. Ovidio non
si finge un vates profetico e non ha ricevuto l’iniziazione sull’Elicona. È invece un vates
peritus che, a differenza di Properzio, ha sconfitto il dominio della puella. Può cosí godere
del sicuro rifugio di Venere e indicarne la strada ai lettori
In Monarchiam Dantis Commentarium: Per l'edizione critica delle glosse alla Monarchia attribuite a Cola di Rienzo
Le note di commento che accompagnano la Monarchia di Dante in due manoscritti di area ungaro-boema sono state attribuite con buona probabilità a Cola di Rienzo, prigioniero di Carlo IV a Praga e a Roudnitz tra l’estate del 1350 e quella del 1352. Non è un caso che trapelino qua e là tra le glosse alcuni tirate dagli accenti ghibellini contro il potere temporale e la corruzione della Chiesa. Nel corso della tradizione, tuttavia, copisti e lettori sono intervenuti a modificare il testo, ora omettendo alcune osservazioni, ora aggiungendone di proprie. Del commento si fornisce qui una nuova trascrizione critica basata sulla collazione dei due testimoni e accompagnata da una nuova traduzione italiana
Due note a testi grammaticali latini (Fragm. Bob. GL VI, 623, 14-19; Diom. GL I, 507. 23-508. 4
Per l'edizione critica delle glosse alla Monarchia attribuite a Cola di Rienzo
Le note di commento che accompagnano la Monarchia di Dante in due manoscritti di area ungaro-boema sono state attribuite con buona probabilità a Cola di Rienzo, prigioniero di Carlo IV a Praga e a Roudnitz tra l’estate del 1350 e quella del 1352. Non è un caso che trapelino qua e là tra le glosse alcuni tirate dagli accenti ghibellini contro il potere temporale e la corruzione della Chiesa. Nel corso della tradizione, tuttavia, copisti e lettori sono intervenuti a modificare il testo, ora omettendo alcune osservazioni, ora aggiungendone di proprie
Varrone e Giove, quasi lo stesso volto
Il denarius catalogato dal Crawford, Roman Republican Coinage, nr. 447 1a, di cui esiste una variante con il rovescio identico al dritto, non riproduce il volto di Varrone con la corona navale, come si è spesso creduto a partire da Fulvio Orsini e da André Thévete fino alle cartoline commemorative del bimellenario varroniano, bensì il volto barbato di Giove Termine con il diadem
Varrone e la tradizione metrica antica
Nell’analisi metrica i grammatici antichi seguirono due differenti indirizzi interpretativi, l’uno analitico e basato sulla ripetizione e la combinazione di determinati metra prototypa, l’altro imperniato sulla derivazione di tutti i versi dall’esametro epico e dal trimetro giambico. I «due sistemi metrici dell’antichità» (F. Leo) ebbero origini e sviluppo indipendenti, anche se, a prima vista, le operazioni derivazioniste di adiectio, detractio, concinnatio e permutatio possono ricordare i procedimenti adottati da alcuni rappresentanti dell’opposto indirizzo (Eliodoro, Aftonio) per stabilire rapporti di parentela tra metra prototypa dissimili (capitolo I). Che poi, sebbene piú recente, il sistema derivazionista — attestato in ambito greco quasi solo negli scholia al libro XIII dell’Anthologia Palatina — sia penetrato per primo nella cultura latina, risulta provato dai frammenti varroniani di argomento metrico, ampiamente discussi nei capitoli II-VI. Varrone non scrisse però un vero e proprio manuale de metris e neppure dedicò alla metrica un’estesa sezione dei Disciplinarum libri o una qualche satira menippea, come pure si è creduto in passato. Fu invece in un libro del De sermone Latino che egli analizzò i versi lunghi e i cola lirici ricalcati sui modelli greci dai poeti latini arcaici e, per spiegarne l’inventio e la natura ritmica, rinnovò in ambiente romano il metodo derivazionista, contribuendo a determinarne il successo tra i grammatici latini, consacrato in età neroniana dal poeta e metricologo Cesio Basso
Testi grammaticali tardoantichi in codici umanistici. II. Il Vaticano Latino 1493
Descrizione codicologica, storia e ricostruzione delle diverse tappe di composizione del ms. Vaticano, BAV, Vat. Lat. 1493, che contiene testi di numerosi grammatici latini e varie note anonime ed appartenne ad Angelo Colocci. Un fascicolo caduto da questo codice si trova ora nel Vat. Lat. 6891
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