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    La questione dei Moderni e la filosofia trascendentale degli Antichi

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    Attraverso un'analisi degli scritti kantiani emerge come, rispetto alla vexata quaetio del primato dei Moderni o degli Antichi nella storia della cultura e della filosofia, Kant ritenesse fondamentale far emergere il carattere atemporale e universalmente valido di principi filosofico-antropologici che torvavano nell'idea della libertà il loro fulcro. Gli Antichi avevano già colto gli elementi essenziali del trascendentalismo critico, come Kant fa notare a più riprese, elogiando tanto Platone e la sua dottrina delle idee, che rimangono comunque prive della forza conoscitiva delle categorie (Hegel avrebbe unificato i signitificati terminologici e concettuali), quanto Aristotele e la sua concezione della filosofia come lavoro del concetto, un vero e proprio baluardo contro ogni ritornante misticismo pseudofilosofico, privo di qualunque concretezza conoscitiva e rifugiantesi nel "gegno delle ombre dei fantasticheggianti"

    Diritto e persona

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    La Dichiarazione dell'Onu sui diritti umani conduce a una meditazione circa l'essenza stessa del diritto e il suo legame inscindibile con quella della persona e della libertà. La persona è l'individuo dotato di ragione, secondo una definizione aristotelica, boeziana e tomista, e lo sviluppo del processo conoscitivo culmina nella volontà, nella decisione, nell'azione. Nella scoperta della propria preziosità unica e irripetibile, la persona vede il proprio ancoraggio nella dimensione originaria della natura, dove anche il diritto trova il suo fondamento. Lo ius è espressione dello iubeo che il soggetto imprime alla propria esistenza, conferendole senso, ed è legato al dius, all'elemento divino del dì, dell'espressione profonda di sè. del venire alla luce. Ciò avviene in una precisa situazione cronospaziale, in cui la temporalità non rimane nello sbrandellamento cronologico, ma si attesta saldamente nel dominio del tempo, nell'istante dell'essere, dove la saldatura tra persona e diritto trova la sua piena base realizzativa

    Le soste alla fonte: tappe e attingimento della felicità

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    L'articolo si sofferma sul concetto di felicità, prendendo in esame alcuni autori che hanno affrontato in maniera decisiva la tematica, come Aristotele, Epicuro, san Tommaso e Kant. L'elemento che funge da filo conduttore è lo stretto rapporto tra la persona, cioé l'individuo dotato di ragione, e la possibilità che questa ha di essere felice. La libertà si presenta come l'orizzonte di possiblità per poter realizzare la felicità. Solo se il soggetto riesce a scendere nella profondità di se stesso, a incontrare e comunicare in autenticità la propria essenza identitaria, esprimendola senza paura, può, attuando la propria libertà, conquistare la felicità

    Il leviatano del destino e la libertà dell'uomo

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    Nel contributo l'autore si sofferma sulla tematica del destino e della libertà. Il primo è strettamente connesso alle differenti modalità di espressione di un potere esterno, che blocca l'uomo nella sua possibilità di agire e di determinarsi autonomamente, e di uno interno, ancorato nell'irrazionalità e nella paura che mira a sottomettere il soggetto. Attraverso l'analisi di vari autori antichi e moderni, da Seneca a Kant, le cui meditazioni si rivelano decisive, a Planck, emerge come l'alternativa tra destino e libertà rappresenti un motivo ricorrente dell'esistenza umana. Quando la persona, vincendo la paura di fronte al leviatano che, nella catena di condizionamento, alienazione, strumentalizzazione, manipolazione, si fa potere e destino, afferma con coraggio se stessa, allora si apre alla prospettiva della libertà

    L'orientalistica e la critica storica dell'illuminismo tedesco

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    Scopo dell'articolo è ricostruire le origini dell'orientalistica tedesca come scienza nell'età dell'Illuminismo. L'autore principale preso in considerazione è Johann Gottfried Eichhorn, attivo prima a Jena e poi a Gottinga nella seconda metà del XVIII secolo, allievo dell'altro grande orientalista J. D. Michaelis. La fondazione dell'orientalistica come scienza si verifica con l'adozione del metodo storico-critico, l'analisi linguistico-comparativa delle lingue e dei relativi dialetti, la prospettiva storico-universale di riferimento. La confluenza di "critica inferiore" e "superiore", la prima basata sull'analisi grammaticale, la seconda su quella concettuale, garantisce la completezza dell'analisi. Questa prende le mosse da un punto di vista empirista, di radice humeana, rifiutando quello apriorico kantiano. La storia si pone come il grande orizzonte dell'intera operazione ermeneutico-critica dell'orientalistica così inaugurata
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