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    La teologia di Karl Friedrich Staeudlin tra fine dell'illuminismo e avvento della filosofia dell'assoluto

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    Attraverso la figura del teologo e filosofo K. F. Staeudlin si ha la possibilità di analizzare da vicino la fase di passaggio tra la filosofia illuminisitca e kantiana e quella dell'idealismo tedesco, in particolare quella schellinghiana. L'autore fu uno dei pricnipali espontnei della teolgoia protestante tedesca influenzata dal kantismo, si quello teoretico che, ancora più, quello pratico, e infatti Kant gli dedicò la sua ultima opera a stampa, il Conflitto delle Facoltà. Convinto asserotre della perfetta conciliabilità tra filosofia morale kantiana e vertià eterne del cristianesimo, Staeudlin sviluppò questa prospettiva teorica sia nella dogmatica che, ancor più, nell'ermeneutica, nella morale e nella storia della teologia. Con l'affermarsi della nuova filosofia di Schelling, egli se ne fece convinto fautore per l'intimo connubio da quella stabilito tra la possibilità di attingere intuitivamente l'assoluto e il compito della filosofia e della teologia

    Adversus theologos. Kant e la conclusione dell'Auslegungsstreit

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    l'ARTICOLO SI PROPONE DI RICOSTRUIRE LE FASI CONCLUSIVE DI QUEL VERO E PROPRIO CONFLITTO DELLE INTERPRETAZIONI CHE INTERESSO' IL MONDO FILSOOFICO E TEOLOGICO PROTESTANTE TEDESCO NELL'ULTIMO DECENNIO DEL XVIII SECOLO, VALE A DIRE TRA LA FINE DELL'ILLUMINISMO E GLI INZI DELL'IDEALISMO. SI TRATTAVA DELA RICAPITOLAZIONE DELLE VIOLENTE POLEMICHE ERMENEUTICHE SCATURITE IN GERMANIA IN SEGUITO ALLA PROPOSTA ERMENEUTICA KANTIANA DI UN'INTERPRETAZIONE FILOSOFICO-MORALE DEL TESTO BIBLICO E IN PARTICOLARE NEOTESTAMENTARIO. SORPRENDENTE RISULTA ESSERE LA CONOSCENZA KANTIANA DEL LINGUAGGIO SPECIFICAMENTE TECNICO DELLA TRADIZIONE ESEGETICA MODERNA, CHE CONSENTE AL FILOSOFO DI KOENIGSBERG DI RESPINGERE LE ACCUSE MOSSEGLI DAL MONDO TEOLOGICO DI ESSERE LA SUA UNA MERA APPLICAZIONE DI SCHEMI E CATEGORIE FILOSOFICHE, ESTRANEE ALL'ECONOMIA INTERNA DEL TESTO, PER CURVARE QUEST'ULTIMO A ESIGENZE DIVERSE DA QUELLE DELLA COMPOSIZIONE E DELLA COERENZA INTERNA SECONDO CRITERI CRITICO-FILOLOGICI E STORICI. VIENE CONFERMATA COSI' L'ALTERNATIVA EPOCALE TRA UN'ERMENEUTICA FILOSOFICA, ISPIRATA ALLE LEGGI DELLA RAGION PRATICA, E UN'ERMENEUTICA FILOLOGICA, BASATA SUI CRITERI DELLA STORICITA'. TALE CONTRAPPOSIZIONE AVREBBE GIOCATO UN RUOLO RILEVANTE ALLE SOGLIE DELL'ERMENEUTICA ROMANTIC

    La questione dei Moderni e la filosofia trascendentale degli Antichi

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    Attraverso un'analisi degli scritti kantiani emerge come, rispetto alla vexata quaetio del primato dei Moderni o degli Antichi nella storia della cultura e della filosofia, Kant ritenesse fondamentale far emergere il carattere atemporale e universalmente valido di principi filosofico-antropologici che torvavano nell'idea della libertà il loro fulcro. Gli Antichi avevano già colto gli elementi essenziali del trascendentalismo critico, come Kant fa notare a più riprese, elogiando tanto Platone e la sua dottrina delle idee, che rimangono comunque prive della forza conoscitiva delle categorie (Hegel avrebbe unificato i signitificati terminologici e concettuali), quanto Aristotele e la sua concezione della filosofia come lavoro del concetto, un vero e proprio baluardo contro ogni ritornante misticismo pseudofilosofico, privo di qualunque concretezza conoscitiva e rifugiantesi nel "gegno delle ombre dei fantasticheggianti"
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