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    Scienze dell'educazione

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    Si tratta di un tema vasto e impegnativo. Ne verranno qui messi in luce soprattutto quegli aspetti la cui considerazione può avere importanti ricadute nella progettazione e nella pratica didattica. Per svolgere una simile riflessione, occorre in primo luogo domandarsi: cosa sono le scienze dell’educazione? E quindi: cosa insegna chi ne è docente all’interno del Liceo delle Scienze Umane? Queste domande possono sembrare, a prima vista, banali; infatti, come è largamente noto, l’affermazione delle scienze dell’educazione è avvenuta fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, in parte come una rielaborazione della proposta deweyana di introdurre la psicologia e la sociologia quali fonti dello studio dei fenomeni educativi. Le scienze dell’educazione non sono una novità, quindi: né nel dibattito epistemologico, né nell’insegnamento

    Vita buona, capacità e multiculturalismo. Alcuni aspetti della proposta pedagogica di Martha Craven Nussbaum

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    L’articolo presenta e sviluppa il nesso tra multiculturalismo ed educazione nell’itinerario teoretico di Martha Nussbaum. Muovendo da un approfondimento dei suoi studi sull’etica aristotelica e mettendo in luce l’antropologia in essa implicata, vengono considerati la versione specifica offerta da Nussbaum dell’approccio delle capacità e i suoi contributi sull’educazione delle emozioni e sull’immaginazione morale. Tutti questi aspetti vengono visti come il terreno fertile in cui si è sviluppata la proposta pedagogica di un’autentica educazione interculturale offerta dall’autrice

    - Desiderare e fare il bene. Un commento pedagogico all’Etica Nicomachea, Vita e Pensiero, Milano 2008.

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    Il volume propone una lettura di un classico del pensiero occidentale nella prospettiva di una pedagogia fondamentale adeguata al nostro tempo. L’interesse pedagogico per i temi dell’Etica Nicomachea nasce dal fatto che essi sono approfonditi non “per sapere cos’è la virtù, ma per diventare buoni”. Il bene così prospettato, legato alle nostre caratteristiche specifiche e oggetto primo del nostro desiderare, è un bene da fare. ‘Il bene umano’ è un‘bene pratico’, che l’essere umano può compiere e fare suo. Molte pagine dell’Etica Nicomachea, suggeriscono in modo efficace e prezioso per un’antropologia pedagogica, che un tratto essenziale dell’uomo consiste nel suo sporgere come un principio, come potere causale nuovo nell’ambito naturale. Aristotele scorge così un carattere essenziale di quella che noi oggi chiamiamo ‘persona’: il poter essere origine di inattese novità, il poter ampliare con il nostro desiderare e pensare, ma soprattutto con la fatica e la perseveranza del nostro agire, lo spazio dell’esistente, mettendo queste capacità a servizio del bene e degli altri. Desiderare-e-fare il bene costituisce pertanto un binomio che non può essere sciolto, se si vuol rimanere fedeli ad Aristotele e tracciare una proposta di educazione morale per un tempo come quello presente, segnato da tante debolezze del volere e, di conseguenza, da indebolimenti della vita personale. L’Etica Nicomachea appare oggi preziosa, per l’attenzione rivolta sia alla componente soggettiva dell’azione sia a quella oggettiva del bene, cioè al fine che è desiderato per sé e non per altro. Il desiderio è la categoria che accompagna il percorso attraverso le lezioni aristoteliche sulla vita buona, fino alla contemplazione e all’amicizia, facendo emergere il nesso tra vita autenticamente umana, esperienza morale ed educazione

    Tempo pandemico e cura dei legami educativi. Note su alcuni fenomeni emergentI

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    Among the changes imposed by the pandemic, from the lockdown onwards, the many reorganizations of spaces and times of community, work and school life are to be stressed. The result has been unprecedented experiences of differently lived spaces and lived times that, even in the current pandemic phase, are redesigning the ways of living, working, teaching, and learning, therefore also of educating. The paper focuses on the new educational temporalities of our time, outlining some emerging phenomena. Hence the need to rethink many aspects of educational care and the sense of being community is highlighted, first of all forming new temporal and relational competences

    DAL DIRITTO AL FIGLIO AL DIRITTO DEL BAMBINO AD AVERE UNA FAMIGLIA. QUESTIONI DI RESPONSABILITA' EDUCATIVE

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    The paper has a twofold aim. First, it intends to offer a critical review of some phenomena related to the various claims of “right to a child”. These are phenomena, that are progressively emerging in the so-called “family” realities, in our time of the late modernity, and that, in many respects, seem to be summed up in the possibility of “surrogate motherhood”. If looked at with attention not only empirically, these phenomena can tell us something really significant about the way in which both the reality of the family and, more radically, the reality of the person, are today understood. These phenomena challenge pedagogy as well as philosophy as education to deepen a reflection on meaning, to re-establish the identity of the family. The second aim of the contribution, therefore, is to give some insights for such a deepening, recalling the importance of shifting from the focus on adults rights to a renew focus on child’s right to live and grow in a family that does become of his/her genuine good responsible

    Spazi e tempi dell’educare tra casa e scuola: note di pedagogia fondamentale alla luce della pandemia

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    Among the most immediate consequences of the spread of the COVID-19 pandemic, the need to rethink all the spaces of daily life and, therefore, also those of education, particularlly has emerged. The unprecedented difficulties in managing the times and spaces of educating have made it no longer possible to postpone a careful pedagogical reflection on them: from a phenomenological perspective, this means trying to describe, starting from the experiences of lived times and spaces, how much remains essential in the experience of educating between school and home before the pandemic, and what turned out to be accidental or even uneducational. In this perspective, the text launches some ideas for reflection on the value of space and therefore of time in education and, in this way, on the body in education, on the theme of the boundaries between school, family and territory, and finally on the possibilities of a truly participatory and democratic schoo
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