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La performance dei fondi pensione
Analisi delle determinanti della performance dei fondi pensione, misurata in termini di redditività e costi
Rischio e redditività delle banche: gli effetti di un prolungato scenario di bassi tassi di interesse
Net stable funding ratio, interest rates and profitability: evidence from European banks
We investigate whether and to what extent the new Basel III liquidity standard, i.e., the Net Stable Funding Ratio (NSFR), affects banks’ profitability under a scenario of interest rates close to, or even below, the zero level. By reducing the asset-liability maturity mismatch, the NSFR might have a tremendous impact on banks’ ability to make profits. We argue that the joint effect of the adoption of ultra-expansionary measures of monetary policy and the new liquidity requirement can seriously threaten banks’ profitability. Based on a panel dataset of European banks observed over the years 2011-2018, we show that the relationship between NSFR and banks’ NIM and overall profitability is affected by the level and the trend of interest rates. The impact of the NSFR on banks’ NIM and overall profitability is positive during the years 2011-2012, when market rates firstly raise and then decline, showing a certain volatility. The decrease in the funding cost due to a better liquidity position and a lower exposure to funding liquidity risk is able to more than offset the drawback of lower interest earnings. This result does not hold for the years 2013-2018, when interest rates stay close to the zero level and, finally, become negative, but with a much more stable trend than the previous years. Furthermore, we argue that the higher level of interest rates in the years 2011-2012 gives banks the room to negotiate more convenient conditions with the clientele following the changes in market rates observed durinig those years. The proximity to the zero level of the interest rates and their stability remove or significantly limit that possibility
La vischiosità delle poste a vista: implicazioni per l'attività di risk management in banca
n.d
Il requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo: evoluzione della disciplina e impatto sulle banche italiane
La misurazione del rischio di tasso di interesse del portafoglio bancario in Basilea 2: quali le possibili criticità nella ricerca di nuove best practices?
Il presente contributo si propone di testare la robustezza metodologica del framework regolamentare proposto dalle Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per la misurazione del rischio di tasso di interesse del banking book oggetto di modifiche con l’aggiornamento del 27 dicembre 2010. L’analisi è effettuata applicando le due metodologie (metodologia standardizzata e simulazioni storiche) proposte dal quadro di vigilanza ad una ipotetica banca commerciale, la cui matrice per scadenze è costruita aggregando i dati di bilancio di un campione di 15 banche italiane di piccole e medie dimensioni. A tal fine, l’indicatore di rischio previsto dalla disciplina di vigilanza è calcolato modificando le ipotesi riguardanti la distribuzione dei depositi, il posizionamento delle poste di bilancio nelle varie fasce temporali della maturity ladder regolamentare e la metrica di risk quantification utilizzata (duration approssimata regolamentare vs. key rate duration).
Le evidenze empiriche ottenute dimostrano che, ai fini della determinazione dell’esposizione al rischio di tasso del banking book di una banca, le conseguenze derivanti dall’adozione di diversi criteri nella distribuzione dei depositi a vista (entro 1 anno vs. entro 5 anni) hanno un impatto maggiore delle scelte che guidano la procedura di mapping delle poste di bilancio nelle fasce della matrice regolamentare (collocazione nel punto medio della fascia vs. collocazione agli estremi della fascia) o di eventuali affinamenti degli indicatori di rischio adottati. Quanto detto apre nuovi scenari di ricerca in merito alla corretta collocazione dei depositi a vista nelle fasce temporali al fine di pervenire ad una più efficace e precisa misurazione dell’esposizione al rischio della banca e del capitale interno ad esso associato.
Inoltre, la nostra analisi evidenzia che, in corrispondenza di uno specifico set di ipotesi (distribuzione dei depositi, posizionamento delle poste e metrica di risk quantification), le metodologie di calcolo proposte dalle Autorità di Vigilanza conducono a risultati tra loro divergenti. Al riguardo, l’elaborazione da parte dei regulators di un framework quantitativo univoco basato su ipotesi più restrittive potrebbe non solo rendere più agevole l’individuazione delle c.d. “banche anomale” da parte degli stessi supervisors, ma anche ancorare a più solide basi la misurazione e il controllo del rischio in questione da parte delle banche
RISCHIO E REDDITIVITA` DELLE BANCHE: GLI EFFETTI DI UN PROLUNGATO SCENARIO DI BASSI TASSI DI INTERESSE
n.d
I servizi di investimento e il profilo di rischio della clientela: questionari di valutazione e aspetti tecnici di gestione
Questo lavoro approfondisce il tema del rischio nell’ambito della fornitura
di servizi di gestione del risparmio, proponendosi di o!rire un contributo su
due piani diversi. In primo luogo, lo studio analizza i lavori che hanno esaminato
le criticità e l’e"cacia della valutazione della tolleranza al rischio e!ettuata
tramite i tradizionali questionari di pro#latura. Successivamente, nella
prospettiva della relazione tra allocazione di portafoglio (e!ettiva assunzione
di rischio) e risposte ai questionari (tolleranza al rischio misurata ex ante), con
speci#co riferimento al caso di due fondi comuni di investimento azionari,
proponiamo di considerare l’applicazione di una metodologia che fa uso del
Conditional Value at Risk (CVaR) e impiega, nella selezione del portafoglio
ottimo di asset, una procedura di ottimizzazione robusta.
La valutazione delle performance dei due fondi mostra che l’approccio qui
proposto è in grado di assicurare combinazioni di rischio-rendimento migliori
rispetto a quelle ottenute dal modello usato dal management team della casa prodotto nel periodo considerato. Nell’ottica della distanza tra tolleranza al rischio
misurata ex ante tramite i questionari ed e!ettiva assunzione di rischio, le superiori
proprietà teoriche del CVaR e dell’ottimizzazione robusta sembrerebbero offrire una maggiore tutela dell’investitore nel caso di una sovrastima della tolleranza al rischio generata da una errata valutazione tramite questionario; allo stesso
tempo, de#nendo soluzioni di investimento caratterizzate da rischio minore, esse
attenuerebbero gli e!etti di eventuali incentivi degli intermediari a lasciare che
i clienti assumano più rischio di quanto non sia coerente con le loro preferenze.!is study examines risk-related issues in the context of asset management services
and provide a contribution on two di"erent levels. First, we analyse prior
works detecting the critical issues and the e"ectiveness of the risk tolerance assessment
carried out through traditional pro#ling questionnaires. Second, in the
perspective of the relationship between portfolio allocation (e"ective risk taking
decisions) and answers to questionnaires (risk tolerance measured ex ante), with
speci#c reference to the case of two equity mutual funds, this study proposes to consider
the application a methodology, which makes use of the Conditional Value
at Risk (CVaR) and employs, in the selection of the optimal portfolio of assets, a
robust optimization procedure.
!e performance evaluation of the two funds shows that the approach proposed
here is able to ensure better risk-return combinations than those obtained from the
model used by the management team of the company produced in the period considered. In view of the distance between risk tolerance measured ex ante through
questionnaires and actual risk taking behaviour, the superior theoretical properties
of both CVaR and robust optimization would seem to o"er greater investor
protection in the event of an overestimation of the risk tolerance due to a biased
assessment through the questionnaire; at the same time, by de#ning investment
solutions characterized by lower risk, they would mitigate the e"ects of any incentive to let clients to take a level of risk higher than the one which is consistent with
their preferences
- …
