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Bettino Ricasoli, Pietro Marchetti e la Compagnia Venezia Murano: la storia dei mosaici della cappella di San Jacopo
Il costante interesse del barone Bettino Ricasoli per il proprio castello di famiglia e la stretta collaborazione tra il proprietario e l’architetto Pietro Marchetti sono gli elementi principali che hanno permesso la trasformazione del fortilizio medioevale di Brolio in una raffinata residenza signorile, in linea con il recupero dell’arte e dell’architettura gotica caratteristico della moda revivalistica diffusasi nel corso dell’Ottocento. Per la decorazione interna della cappella gentilizia di San Jacopo il barone si rivolge alla Compagnia Venezia Murano, nota per aver saputo ripristinare le tradizionali tecniche di lavorazione del vetro allora perdute e per aver ridato nuova vita all’antica produzione musiva veneziana. Nell'articolo si ripercorrono le travagliate vicende che hanno permesso l’ideazione e la realizzazione dei mosaici che tuttora ornano la terza campata della cappell
Arti decorative a Torino nel 1884. Per uno “stile nazionale”
L’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884 può essere considerata un valido momento di verifica per comprendere quanto stava accadendo nel settore delle arti decorative in una fase culturale ancora fortemente influenzata da un vivo interesse per le arti, la cultura e i costumi del passato. Attraverso lo studio delle fonti storiche è stato possibile ricostruire il dibattito critico sviluppatosi in concomitanza con l’evento torinese, incentrato soprattutto sul problema dell’istruzione artistica industriale e sull’esigenza di individuare uno stile unitario in grado di essere universalmente riconosciuto come nazionale. Accanto all’analisi delle testimonianze riportate sui quotidiani e sulle riviste specializzate, la consultazione dei documenti d’archivio e delle immagini dell’epoca ha consentito di illustrare, per la prima volta e in maniera dettagliata, i repertori e i campionari esposti dagli artisti, dagli artigiani e dalle principali manifatture presenti all’interno del padiglione delle Industrie Manifatturiere e della galleria del Lavoro, identificando le diverse varianti regionali del gusto eclettico e storicista, e le affinità stilistiche esistenti tra le varie produzioni italian
La manifattura Lenci e i rapporti con la cultura mitteleuropea
La produzione ceramica della manifattura Lenci, sebbene sia nota al grande pubblico soprattutto per la ricca varietà di statuine femminili colte nei più svariati atteggiamenti, presenta un interessante nucleo di ceramiche che rivelano evidenti legami con la più aggiornata cultura mitteleuropea. Influenze nordiche sono riscontrabili non solo in alcune sculture ideate dalla co-fondatrice della ditta Elena König Scavini, non a caso di origine tedesca e amica di Cläre Burchart, progettista e modellatrice per la manifattura di porcellane Rosenthal, ma anche in lavori di altri protagonisti della manifattura, provenienti da percorsi formativi e artistici molto differenti. Il confronto con le novità introdotte in ambito tedesco, austriaco e danese porta gli artisti ad elaborare linguaggi originali e indipendenti, in linea con le contemporanee tendenze internazionali
Il revival della ceramica italiana visto attraverso l’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884
In questo saggio si esaminano le diverse varianti regionali del gusto storicista, prendendo come punto di riferimento le opere presentate dalle manifatture e dagli artisti ceramisti in occasione dell’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884. La manifestazione torinese può infatti essere considerata un valido momento di verifica per comprendere quanto stava accadendo nel settore delle arti decorative in una fase culturale ancora fortemente influenzata da un vivo interesse per le arti, la cultura e i costumi del passato, passione che aveva avuto ampia diffusione in Europa fin dagli anni Trenta dell’Ottocento
La Manifattura Ginori alle grandi mostre industriali. Il caso dell’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884
L'articolo analizza il campionario di maioliche e porcellane presentato dalla manifattura Ginori in occasione dell'Esposizione Generale italiana di Torino del 188
Il Ridotto del Teatro Grande di Brescia
Il Teatro Grande di Brescia, situato nel cuore della città, conserva al suo interno una delle più significative testimonianze di pittura rococò in città. Nei pressi della sala teatrale si trova infatti il Ridotto, inizialmente utilizzato come sede per le riunioni dell’Accademia degli Erranti, per cerimonie ufficiali e per il gioco d’azzardo, in seguito trasformato nel foyer del Teatro. La sala è tutt’oggi uno degli ambienti più significativi della storia artistica e culturale della città, grazie alla sua particolare struttura architettonica a logge e alla preziosità della decorazione pittorica di matrice veneziana, eseguita tra il 1768 e il 1770 dal pittore Francesco Zugno, in collaborazione con il quadraturista Francesco Battaglioli. Il volume ne ripercorre la storia, ne evidenzia l’importanza storico-artistica e offre una rilettura dei temi iconografici affrontati da Zugno nella volta e nelle pareti della sala, senza dimenticare di ricostruire le trasformazioni apportate dall’architetto Antonio Tagliaferri sul finire dell’Ottocento e di descrivere le scelte metodologiche e le novità emerse nel corso dei recenti interventi di restauro
La grande stagione neoclassica a Brescia: il rinnovamento di palazzo Averoldi
The article analyses the frescos painted in the main floor of the sixteenth-century palazzo Averoldi in Brescia, transformed in one of the most significant Neoclassical project in the city. The palace was the subject of a series of architectural and decorative interventions, on order of Chizzola family, who inherited it from Vincenzo Averoldi. Thanks to account books of the end of eighteenth-century and inventories of the following century, preserved in public and private archives in Brescia, it was possible to confirm the authorship of many frescos and to suggest new attributions. From 1788 to 1791, Saverio Gandini, Francesco Tellaroli and Giuseppe Teosa worked together to restoration some rooms in the main block, employing a renovated Neoclassical style. Few years later, Giuseppe Manfredini was appointed to paint the rooms in the western wing, showing a large influence of Carracci’s models. In the end, Manfredini and Teosa completed the main block decorating the great hall and the near rooms, included the unusual Chinese Room
L'arte del vetro alle Biennali di Monza attraverso le riviste contemporanee
Attraverso l'analisi degli articoli pubblicati nelle principali riviste del tempo, si ricostruisce il dibattito critico relativo alla produzione vetraria di artisti e manifatture italiane e straniere presenti alle Biennali di Monza (1923-1930
Schede nn. 1-116
Schede di catalogo di opere in ceramica, prodotte da artisti e manifatture italiane tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecent
Tra artigianato e industria: la complessa strada verso la modernità
Il saggio affronta il problema del delicato rapporto tra arte, artigianato e industria, a partire dalla fine dell'Ottocento fino alla metà del Novecento e alla nascita del design
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