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I giovani e il volontariato: rappresentazioni e propensioni
Nell’ambito della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Pisa e il Cesvot, si è svolta l’indagine “Giovani e volontariato”, di cui si presentano in questa seconda parte del Quaderno i principali risultati. Si tratta di un percorso conoscitivo che va ad integrare la precedente rilevazione su “Identità e trasformazioni del volontariato in Toscana”, realizzata dal gruppo di ricerca coordinato da Andrea Salvini, a cavallo tra il 2010 e il 2011. In occasione dell’Anno Europeo del Volontariato, l’obiettivo di questo articolato percorso di indagine è stato quello di ricostruire un quadro delle rappresentazioni che i giovani toscani si costruiscono del volontariato organizzato e dei volontari, sulla base dell’ipotesi che proprio in virtù di queste rappresentazioni si maturi o meno la propria propensione ad essere o a poter fare il volontario
Le tendenze del volontariato toscano: la lettura degli indici
La qualità delle elaborazioni teoriche proposte e delle analisi empiriche condotte nel presente Report è stata sensibilmente incrementata dalla disponibilità di indici additivi che compendiano in valori numerici sintetici la misurazione di aspetti semanticamente omogenei, ovvero che combinano delle informazioni fornite da più indicatori dei concetti-chiave ad essi riferiti (Marradi 1980). Tali indici risultano suggestivi perché, oltre a descrivere alcuni aspetti strutturali del mutamento in atto nel mondo del volontariato, evidenziando inedite relazioni tra variabili, consentono di tracciare nuovi sentieri di ricerca nella consapevolezza di dover fare i conti con una complessità crescente
Orientamento istituzionale
Negli ultimi decenni è emersa la tendenza delle organizzazioni di volontariato a procedere verso livelli sempre più consistenti di formalizzazione delle attività e delle procedure, a “consolidare” le forme attraverso l’iscrizione ai Registri regionali (ex l.r. n. 266 del 1991 e applicazioni nelle normative regionali), e a tessere rapporti di collaborazione sempre più stretti e continuativi con le istituzioni pubbliche, soprattutto tramite lo strumento delle convenzioni e altri tipi di contratti. Questa propensione delle OdV all’“orienta mento istituzionale” si configura per certi versi nei termini di “reciproca dipendenza funzionale” e coinvolge in misura crescente il variegato mondo del volontariato toscano
The Frankfurt School and the Young Habermas. Traces of an intellectual path (1956–1964)
The aim of this study is to discern intersections between the intellectual path of the young Habermas and the issues addressed by the Positivismusstreit, the dispute between Popper and Adorno about methodology in the social sciences. I will present two perspectives, focusing on different temporal moments and interpretative problems. First, I will investigate the young Habermas’ relationship to the intellectual tradition of the Frankfurt School: his views on philosophy and the social sciences, normative bases of critical theory and political attitudes. Second, I will reconstruct Habermas’ contemplation of the Positivismusstreit, in light of his social scientific research programme in the 1960s. The thesis supported is that Habermas developed a position diverging from those of Adorno and Horkheimer, and that his position reasserted the agenda of the ‘first critical theory’. This article highlight the discontinuity between the first and the second generation of the Frankfurt School, the constructive openness to other philosophical and sociological traditions, as well as the aporias of a theory of knowledge not yet oriented towards the programme of reconstructive sciences
Il principio di inclusione nei nuovi processi deliberativi. Il caso della legge n. 69/2007 della Regione Toscana
Il concetto di “inclusione” fa riferimento alla domanda “chi partecipa?”, ovvero alla questione cruciale di come vengono determinati in astratto e selezionati concretamente i soggetti della società civile a cui viene demandata la deliberazione su taluni aspetti dei processi decisionali delle amministrazioni pubbliche. L’Autore affronta i principali aspetti teorici e metodologici, confrontando le risposte della letteratura critica con le norme della legge n. 69/2007 della Regione Toscana sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali. Dalla disamina emerge un insieme di scelte pregiudiziali che specifica cosa significhi democrazia deliberativa, come essa si realizzi nei processi partecipativi e quali misure vadano prese per evitare il consolidarsi di meccanismi sociali selettivi
Rassegna bibliografica sul Volontariato italiano (1991-2010)
Un punto di vista interno alle scienze sociali per accedere alla comprensione delle trasformazioni del volontariato italiano è quello di ripercorrere la storia delle rilevazioni, analisi e riflessioni che, a partire dall‟approvazione della legge-quadro 266/1991, si sono ampliate, diversificate e indi-rizzate verso alcune linee di tendenza, seguendo la dinamica evolutiva del loro oggetto di studio
Pratiche di democrazia partecipativa locale. Il caso del Parco Urbano di Cisanello
C’è un modo per ristabilire il legame fiduciario tra il ceto politico e gli elettori, rendere le decisioni
dell’amministrazione pubblica più adeguate ai bisogni delle persone e, al contempo, accrescere
la solidarietà nelle comunità locali e migliorare il livello culturale della popolazione? Non vi sono
soluzioni definitive ma qualsiasi tentativo presuppone una responsabilità diffusa: il coinvolgimento
di cittadini, associazioni, imprese e altri interessi e punti di vista organizzati, dal cui confronto si
genera un’intelligenza collettiva in grado di rendere coscienti delle sfide comuni, affermare i principi
di dialogo e ragionevolezza e, finanche, concepire innovazioni inaspettate. I processi partecipativi
sono la procedura che istituzionalizza questa prospettiva deliberativa della democrazia e il progetto
“Un Parco grande come una Città”, promosso dal Comune di Pisa nel quadro della legge n. 48/2013
della Regione Toscana, è una riuscita sperimentazione
I compiti di una teoria critica della società. Il percorso intellettuale di Jürgen Habermas
The text examines the attempt by Jürgen Habermas to renew the tasks of critical theory. The systematic reconstruction of his writings reveals a system of typical functions: a) the rationalization of instrumental and strategic action in the material reproduction of social systems (social technology); b) the analysis of the pathologies in the symbolic reproduction of the world of life; c) the clarification of the cognitive, value and expressive models in the public sphere; d) the unveiling of false representations that dominate the mainstream (critique of ideology); e) sketching out alternatives to the status quo, through the utopia of a non-reified communicative everyday practice. All these functions actualize the Enlightenment project to place the cultural tradition in the service of civil and social progress. This ambitious program, however, must recognize the limitations of critical theory, with respect to the need for consolation and hope of human existence. The dialogue between philosophy and religion, which marks the last decade of Habermas’s reflection, should be understood in this light
Bauman e Habermas su teoria e prassi. Alle origini di un confronto incompiuto
Dopo aver constatato l’inesistenza di un reciproco confronto, lo scopo
della ricerca si è ridefinito nel ricostruire l’influenza degli scritti di Habermas
sull’opera di Zygmunt Bauman – un aspetto noto agli studiosi del sociologo
polacco ma poco conosciuto nella comunità sociologica internazionale.
Seguendo un approccio filologico e critico letterario, le interpretazioni
baumaniane – selettive, discontinue e, spesso, erronee – sono state sistematizzate
in due principali temi: 1) i fondamenti conoscitivi della teoria sociale.After noting the absence of a mutual confrontation, the aim of this research has been redefined in reconstructing the influence of Haber-mas’ writings on the work of Zygmunt Bauman – an aspect known to scholars of the Polish sociologist but not very well recognized in the international sociological community. Following a philological and cri-tical literary approach, the Baumanian interpretations – selective, di-scontinuous and, often, erroneous – have been systematized into two main topics: 1) the epistemological foundations of social theory; 2) the normative foundations of critical theory (and the relationship with praxis)
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