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    Giovani ragazzi raccontano le loro storie di dislessia

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    La prospettiva «Student Voice» mira a valorizzare il ruolo attivo e impegnato degli studenti. Il libro comprende vari capitoli e una ricca bibliografia con referenze che fanno riferimento al crescente numero di ricercatori che guidano il movimento e ne documentano le pratiche in varie parti del mondo (vedi Fielding, Prieto, 2002; Thiessen, Cook-Sather, 2007). Nel capitolo 8 è trattato un problema oggi particolarmente dibattuto nel mondo della scuola: quello della dislessia. In Italia la legge 170/10 riconosce agli studenti con diagnosi di dislessia il diritto a compiere un percorso personalizzato. Di fronte ai dubbi degli insegnanti rispetto alle difficoltà di questi studenti e rispetto alle soluzioni di aiuto da progettare per loro, in questo lavoro, Elena Bortolotti dimostra che ascoltare gli stessi studenti dislessici può rappresentare uno strumento importante per ottenere indicazioni preziose sulla loro condizione scolastica, «dando credito» alle loro difficoltà in funzione dell’implementazione di percorsi didattici conformi alle loro necessità

    Students as co-creators of teaching approaches, course design and curricula: implications for academic developers

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    Within higher education, students’ voices are frequently overlooked in the design of teaching approaches, courses and curricula. In this paper we outline the theoretical background to arguments for including students as partners in pedagogical planning processes. We present examples where students have worked collaboratively in design processes along with the beneficial outcomes of these examples. Finally we focus on some of the implications and opportunities for academic developers of proposing collaborative approaches to pedagogical planning

    Partecipazione e responsabilità nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo del primo ciclo d’istruzione

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    Fra le recenti crisi che avrebbero maggiormente influito sulle sorti mondiali, una delle più importanti sarebbe rappresentata dalla progressiva disillusione dei giovani verso le forme rappresentative della democrazia, percepite come modalità imperfette di coinvolgimento dei cittadini nella vita delle nazioni. In questo senso appare evidente la necessità di un’azione della scuola, che dovrebbe fare proprie le tradizioni partecipative della democrazia e ripensare perciò le relazioni interne, favorendo la partecipazione e la corresponsabilità dei suoi partecipanti. La scuola italiana, però, soprattutto quella secondaria, non sembra avere ancora recepito tali orientamenti, e ciò, nonostante le suggestioni in questa direzione delle Indicazioni Nazionali ministeriali. Analizzando questi ultimi documenti, l’articolo intende discutere come l’idea di scuola “democratica” rappresenti un elemento sempre più centrale nei discorsi sull’educazione quando intesa a raggiungere la finalità della formazione di persone desiderose e capaci di prendere parte attiva, e di partecipare con il proprio personale contributo alla vita della scuola e della comunità
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