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    Mononucleosi Infettiva

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    La mononucleosi infettiva (MNI) è una malattia virale contagiosa a decorso generalmente acuto, sostenuta dal virus di Epstein-Barr (EBV) e caratterizzata da febbre elevata, faringo-tonsillite, linfoadenomegalie (ingrandimento dei linfonodi), splenomegalia (aumento di volume della milza) e leucocitosi (aumento di globuli bianchi) con linfo-monocitosi con presenza di linfociti atipici

    International Conference on Chlamydia and Mycoplasma human infections

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    An overview on Chlamydial and Mycoplasma Infections made by the Chairman Carlo Contini who organized the Conference. Main topics of the lectures as well as of the oral and poster presentations concerned epidemiological studies, unusual clinical aspects potentially sustained by either Chlamydia or Mycoplasma, serological and molecular detection approaches, use of combined antibiotics in chronic infections and studies on vaccine trials

    Clinical and diagnostic management of toxoplasmosis in the immunocompromised patient.

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    With the advent of the highly active antiretroviral therapy (HAART), the natural course of HIV infection has markedly changed and opportunistic infections including toxoplasmosis have declined and modified in presentation, outcome and incidence. However, TE is a major cause of morbidity and mortality especially in resource-poor settings but also a common neurological complication in some countries despite the availability of HAART and effective prophylaxis. In most cases toxoplasmosis occurs in brain and toxoplasmic encephalitis (TE) is the most common presentation of toxoplasmosis in immunocompromised patients with or without AIDS. The need of a definitive diagnosis is substantial because other brain diseases could share similar findings. Rapid and specific diagnosis is thus crucial as early treatment may improve the clinical outcome. Classical serological diagnosis is often inconclusive as immunodeficient individuals fail to produce significant titres of specific antibodies. Polymerase chain reaction (PCR) has a high diagnostic value in the acute disease, but like many 'in-house' PCR assays, suffers from lack of standardization and variable performance according to the laboratory. Molecular diagnosis of toxoplasmosis can be improved by performing real-time PCR protocols. This article summarises the clinical manifestations, diagnostic procedures and management strategies for this condition

    Anatomia delle Pandemie Recenti e Passate. Risvolti Clinici, Economici e Sociali

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    Sin dall’antichità, le civiltà hanno affrontato varie ondate epidemiche di malattie infettive che si sono spesso protratte per molti anni. La peste nera, devastando l’Europa dal 1347 al 1352, ha sterminato tra il 25 e il 50% della popolazione generando cambiamenti economici, geopolitici e religiosi; poi ancora il colera, il vaiolo e infine il tifo per menzionare le più tristemente famose. Accompagnando carestie e guerre e fluttuando con i periodi del grande freddo, queste malattie contagiose hanno imperversato apparendo e scomparendo con il trascorrere dei secoli. Al tempo in cui non esistevano mezzi veloci quali treni e aerei, i viaggi sulle lunghe distanze avvenivano via mare: germi e malattie entravano con le navi nei porti, punti d’ingresso delle epidemie, venendo poi in contatto con l’uomo. Negli ultimi 100 anni numerosi virus riemergenti o emergenti, hanno causato epidemie in diverse zone del pianeta soprattutto in Asia, in quell’area estremamente vasta compresa tra Russia siberiana e Cina occidentale in cui le condizioni igieniche precarie e la stretta coabitazione tra pollame, suini e uomo, ha consentito l’insorgenza delle più rilevanti pandemie influenzali per motivazioni solo in parte conosciute ma non disgiunte dai meccanismi evolutivi degli stessi virus (mutazioni e instabilità genetica), attività antropiche, alterazioni di ecosistemi e spillover. In tale contesto, gli uccelli, migratori o stanziali, le modalità diffusive e il contagio interumano diretto hanno giocato un ruolo essenziale nelle pandemie, complice la globalizzazione di persone, merci e microrganismi. L’influenza ‘spagnola’ definita “la madre di tutte le pandemie” e l’H1N1 “il virus patriarca”, sono stati al pari della peste nera, il secondo olocausto più grande della storia, anche se spesso relegata a piè pagina nei libri di storia. Nella sola Italia, la spagnola contagiò circa il 12% della popolazione. Vi furono circa 600 mila morti e la letalità fu del 2.5%. Come altrove, l’influenza pandemica colpì in tre ondate successive e ravvicinate. Il virus arrivò attanagliò il paese in una morsa epidemica da sud a nord. La concomitante prima guerra mondiale come una grande Idra, assorbì e asservì a se ogni risorsa, depauperando soprattutto la già precaria organizzazione sanitaria. La guerra richiamò a sé le energie migliori di personale, di congegni, di mezzi, in difesa di interessi superiori. Quando l’influenza colpì Ferrara, la città poteva contare su strutture d’avanguardia e su medici e scienziati destinati a lasciare il segno nel campo della medicina applicato alle arti militari. Nel 1918-19 infatti, Ferrara fece molto per contenere gli effetti devastanti della guerra; fu costruita la più grande unità della Croce Rossa in Italia e poi ancora il famoso Ospedale Militare Neurologico di Villa del Seminario, primo ospedale neurologico italiano della ‘Grande guerra’ per i reduci del fronte, destinato alla cura specializzata delle malattie nervose e delle psicosi causate dalla guerra. Non posso non menzionare altri virus zoonotici quali l’HIV, apparso nel 1981, l’H5N1 (influenza aviaria) nel 1997, la variante “suina” H1N1 nel 2009, l’H7N9 nel 2013, tutti esempi di malattie influenzali a carattere epidemico/pandemico; non ultimi, i coronavirus responsabili della SARS (SARS-CoV-1) nel 2003 e della MERS (MERS-CoV) del 2012, la cui diffusione è stata interrotta grazie alle tempestive misure di sorveglianza e alla collaborazione internazionale, agli innovativi mezzi diagnostici che hanno permesso di contenere ed evitare l’estendersi a livello globale. Non così è stato per l’attuale pandemia da COVID-19. Le epidemie hanno avuto un ruolo rilevante nella storia dell’umanità sul piano sanitario, demografico, sociale ed economico. Non si deve disperdere il patrimonio di conoscenze e di valori acquisiti attraverso secoli di lotta alle grandi pandemie del passato. “Chi non conosce il proprio passato rimane un bambino”, scriveva nel 460 a.C. Ippocrate di Kos, padre della medicina. Imparare dunque dall’esperienza, per gestire con successo il presente

    Infezione da Pneumocystis carinii: Nuovi aspetti diagnostici e terapeutici

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    L'Autore dopo aver effettuato un excursus sulle attualità tassonomiche, biochimiche ed antigeniche di Pneumocystis carini, esegue una attenta disamina delle principali tecniche diagnostiche volte all'identificazione di P. carini, soffermandosi in particolare su quelle citologiche classiche, (Gomori Grocott, Giemsa, Blue di Toluidina, Gram Weigert, Cellufluor), o recenti, quali l'immunofluorescenza diretta o indiretta con anticorpi monoclonali, le tecniche di osservazione a fresco (microscopia con contrasto di fase, contrasto interferenziale, campo oscuro) ed infine quelle immunoistochimiche. Attenzione particolare è anche dedicata alle metodologie biomolecolari basate sulla rilevazione di sequenze geniche specifiche di P. carini e riferisce l'esperienza personale su secreti respiratori (BAL od Espettorato indotto) di pazienti con AIDS con PCP o soggetti HIV positivi senza infezione pneumocistosica ma con dimostrazione di P.carinii nel materiale respiratorio. Un cenno particolare è infine rivolto agli aspetti terapeutici dell'infezione attraverso una valutazione comparativa dei principali farmaci attivi sul micete e, tra questi, anche quelli attivi solo in vitro quali la terbinafina, antimicotico, rivelatosi composto dotato di eccellente attività nei confronti di P. carini, dimostrata attraverso interessanti studi in vitro ed in vivo sull'animale (ratto) da esperimento

    Idatidosi/echinococcosi: “Quadri clinici inusuali”

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    L’echinococcosi è una zoonosi parassitaria causata dagli stadi larvali (idatide) del cestode Echinococcus granulosus responsabile dell’idatidosi o echinococcosi cistica (EC) e di E. multilocularis, agente etiologico della idatidosi alveolare. La EC, considerata malattia “negletta”, è una delle più importanti zoonosi parassitarie e rappresenta un rilevante problema di sanità pubblica. La distribuzione geografica di EC, (ospiti definitivi, cani e canidi selvatici; ospiti intermedi, erbivori, roditori, marsupiali, e accidentalmente, l’uomo), interessa tutti i continenti, con prevalenza più elevata nei Paesi del Bacino del Mediterraneo, nella ex URSS, in Cina, in Africa (settentrionale ed orientale), Australia, Nuova Zelanda e Sud America, anche se in alcune aree si sta diffondendo come conseguenza del fenomeno migratorio. Sono particolarmente interessate le zone temperate e subtropicali dove è diffuso l‘allevamento delle pecore. A differenza dell’ospite definitivo in cui è l’echinococcosi è di solito asintomatica, nell’uomo, la EC è caratterizzata da un lungo periodo di crescita delle cisti metacestodiche, restando a lungo subclinica, soprattutto se le sedi colpite sono quelle epatica, polmonare o renale. Spesso, infatti, le infestioni contratte in età giovanile si rivelano dopo parecchi mesi o anni. La cisti impiega circa sei mesi per raggiungere le dimensioni di 1 cm, continua a crescere progressivamente di 2 mm al mese, raggiungendo anche dimensioni notevoli (10-20 cm). La natura e l’intensità delle manifestazioni cliniche dipendono dal numero di cisti presenti, dalla loro localizzazione ed evoluzione. Più del 90% delle cisti si localizzano nel fegato e/o in entrambi i polmoni; sono riportate occasionalmente localizzazioni cistiche nel rene (2-3%), nella milza (1-10%), nella cavità peritoneale (< 2%), nei muscoli (5%) nel cervello (1%), o più raramente, in altre sedi (cuore, colonna vertebrale, testicoli, ovaie), determinando, talvolta, quadri clinici drammatici. Nell'età infantile la localizzazione polmonare è predominante, con il 70% circa dei casi totali. La diagnosi precoce può essere difficile, anche nelle più comuni forme epatiche e/o polmonari a causa della paucità dei segni clinici e della somiglianza della cisti con masse in accrescimento di origine diversa. L'identificazione diventa assai più complessa quando le cisti sono localizzate in siti insoliti, in cui l'eziologia parassitaria è spesso insospettabile e la diagnosi differenziale con altre patologie diviene assai ardua. Vengono esposti e discussi alcuni casi clinici di localizzazione classica o insolita, primaria o secondaria di EC, con aspetti diagnostici e terapeutici di non facile soluzione, che nelle aree ad elevata endemia, possono rivestire un significato etiologico

    Le infezioni da Chlamydia: Attualità e Prospettive.

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    Le malattie da Chlamydie sono conosciute da milioni di anni. Antichi manoscritti cinesi ed egiziani riportano le prime descrizioni di infezioni oculari simili quelle del tracoma dei nostri giorni. La “storia” delle Chlamydie, tuttavia, la si deve far risalire all’inizio del secolo scorso quando nel 1907, a Java, Halberstaedter e Von Prowatzek descrivono “vacuoli intracitoplasmatici” contenenti particelle di minuscole (corpi elementari) e grandi (corpi reticolari) dimensioni, colorabili al Giemsa, all’interno di cellule epiteliali congiuntivali di scimmia, dopo l’inoculo di materiale oculare proveniente da soggetti tracomatosi. Qualche anno più tardi, in seguito ad un’epidemia di polmonite atipica, Levinthal Coles e contemporaneamente Lillie, osservano “piccole particelle basofile” (Levinthal-Coles-Lillie bodies) assai simili a quelle descritte da Halberstaedter e Prowatzek, in campioni tissutali ed ematici di uccelli infetti e di soggetti con polmonite ed a cui diedero il nome di psittacine. Nasce il termine di “psittacosi”. In quegli stessi anni, l’oftalmologo Thygeson, sulla scorta delle rassomiglianze antigeniche tra le inclusioni osservate nel tracoma e nella psittacosi, suggerisce che anche il linfogranuloma venereo (LGV) è attribuibile a tali particelle. Nel 1945 compare in letteratura il termine Chlamydia (dal greco, χλαμυ, mantello) ma la sua esatta definizione morfologica e collocazione tassonomica è ancora lungi dall’essere stabilita. La chlamydia è un virus o deve essere considerata appartenente alle rickettsie o ad altre specie? Bedson infatti, in una review sulla diagnostica dei virus del 1947, definisce l’agente del tracoma "an obligate intracellular parasite with bacterial affinities", e lo denomina “Bedsonia”, un virus che ha un caratteristico cliclo biologico, contraddistinto come quello dell’LGV e della psittacosi, dalla presenza di inclusioni citoplasmatiche colorabili con il Giemsa e con il metodo di Castaneda. Nove anni prima, nel 1938, ricercatori dell’istituto Pasteur di Algeri e studiosi del tracoma, ritenenevano che l’agente responsabile di questa patologia fosse una Rickettsia, la “Rickettsia trachomatis”. Nel 1957 una tappa importante. T'ang e coll. isolano in Cina il “trachoma virus" dal sacco vitellino di uova embrionate; l’importante scoperta è pubblicata nel “Chinese Medical Journal”. Le Chlamydie vengono considerate virus fino ai primi degli anni ’60. Che queste non fossero virus diviene però evidente nel 1965 con l’avvento delle colture tissutali e della microscopia elettronica, e con l’individuazione delle strutture cellulari e dell’rRNA batterico ribosomiale. Le Chlamydie sono però ancora raggrupate sotto Rickettsiae fino a quando, nel 1966, viene validato il genere Chlamydia. I successivi decenni sono costellati da una serie di scoperte assai importanti e determinanti per la comprensione degli eventi che stanno alla base delle patologie sostenute da questi patogeni. Viene definito il meccanismo biochimico e molecolare che sottende l’entrata di Chlamydia nella cellula ospite, si tracciano le tappe dell’endocitosi e si studia il significato della “Persistenza Clinica” caratteristica di questi microrganismi e le implicazioni che ne derivano. L’apporto delle conoscenze molecolari è tale che vengono poste le basi per una nuova tassonomia dell’ordine Chlamydiales; ai due generi appartenenti alla famiglia delle Chlamydiaceae, Chlamydia e Chlamydophila, si aggiungono le Parachlamydiaceae, le Waddliaceae e le Simkaniaceae. Recentemente, è stato riconosciuto a Chlamydia anche un ruolo di modulatore dell’apoptosi. A partire dagli anni ’90 per la vasta gamma delle patologie sostenute da tale microrganismo e l’introduzione di nuovi e sofisticati metodi diagnostici, le Chlamydie vengono definite “Emerging Disease Agents”

    Management of a case of chloroquine-resistant falciparum malaria in a pregnant woman with glucose-6-phosphate dehydrogenase (G6PD) deficiency

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    The available antimalarial drugs for the treatment of Plasmodium falciparum malaria during pregnancy are potentially toxic, especially in the presence of red blood cells (RBC) defects. We describe a case of chloroquine-resistant malaria by P. falciparum in a pregnant woman with glucose-6-phosphate dehydrogenase (G6PD) deficiency successfully treated with pyrimethamine followed by mefloquine administration. The susceptibility of P. falciparum to chloroquine and mefloquine was assessed by an in vitro test before treatment. Pyrimethamine and mefloquine were administered at the 18th and 22nd week of pregnancy, respectively. Mefloquine concentrations were monitored in the mother's blood at 2, 4, 8, 12, 24 and 48 hr after the administration to define effective blood-drug concentrations. Blood smear examination was negative after 48 hr post mefloquine treatment. No histologic lesions of the placenta were observed. The newborn presented normal clinical parameters. The administration of pyrimethamine prevented massive placental infection, thus permitting the fetus to achieve suitable gestational age for further treatment with mefloquine to eradicate P. falciparum malaria without deleterious effects to the newborn. Subsequent studies could contribute to define safe administration of mefloquine in G6PD-deficient pregnant woman

    I Tests Molecolari nelle Infezioni da Chlamydia.

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    C. pneumoniae è un microrganismo intracellulare obbligato e, pertanto, per il suo isolamento è richiesto l’allestimento di colture su linee cellulari. Tra queste, particolarmente efficaci sono quelle che impiegano linee cellulari provenienti da tessuti respiratori quali Hep-2 e HL, che consentono uno sviluppo in 3-6 giorni secondo la quantità del materiale seminato. I test sierodiagnostici risultano significativi quando è determinata la classe (IgG, IgM e IgA) o è dimostrata una chiara sieroconversione. L’introduzione di tecniche biomolecolari ha apportato un ulteriore ed innovativo contributo per la diagnostica clinica delle infezioni da C. pneumoniae consentendo di identificare precocemente il microrganismo attraverso l’evidenza del suo materiale genetico ovviando ai limiti delle tecniche colturali e di quelle sierologiche. Se per C. trachomatis le tecniche molecolari di amplificazione genica sono diventate di ampio utilizzo nella diagnostica di routine, restano ancora irrisolti alcuni problemi nella messa a punto delle metodiche biomolecolari per l’identificazione di C. pneumonaie, che ne limitano l’uso nei laboratori di ricerca. Le tecniche biomolecolari di cui si dispone attualmente per la diagnosi di C. pneumoniae sono basate principalmente sull’amplificazione di sequenze specie-specifiche di geni bersaglio. Tra queste, la PCR costituisce la tecnica ampiamente più diffusa nonostante la sua applicazione in campo diagnostico sia limitata dall’assenza di tecniche standardizzate. La mancanza di una tecnica molecolare standard riconosciuta rende difficile valutare le numerose metodiche descritte in altrettanti studi. Numerosi fattori influenzano la ottimizzazione e la ripetibilità della metodica e l’uniformità dei risultati ottenuti sia in termini di sensibilità che di specificità. A tale riguardo, sono determinanti la raccolta del campione biologico da analizzare e la tecnica di estrazione degli acidi nucleici, la scelta di geni bersaglio appropriati alla amplificazione e di oligonucleotidi specie-specifici quali primers nelle tecniche di amplificazione genica mediante PCR. Tutte le metodiche basate sull’amplificazione di acidi nucleici (NAA), rispetto a quelle tradizionali, hanno il vantaggio di essere di rapida esecuzione consentendo di ottenere un risultato entro 12-24 ore al massimo, assicurando un efficace e mirato intervento terapeutico. Nella maggior parte dei casi, le metodiche biomolecolari sono state confrontate con quelle colturali e sierologiche con una certa difformità dei risultati ottenuti. Va tenuto in grande considerazione che C. pneumonaie può permanere nelle vie respiratorie dell’uomo anche per periodi prolungati senza causare malattia, rendendo difficile la comparazione, quindi, tra metodiche con significato diverso nella diagnosi dell’infezione acuta. I sistemi basati sulla PCR possono mettere in evidenza anche il DNA dei corpi reticolari, incapaci di infettare, o di corpi elementari non più vitali, con una sensibilità pari anche a meno di 1 inclusion-forming unit (IFU) per mL, conferendo a queste metodiche una elevata sensibilità che supera anche le tecniche di immunofluorescenza delle colture

    Infezioni in Situazioni Particolari. Infezioni da Importazione

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    Negli ultimi vi sono stati più di due miliardi e mezzo di viaggiatori; di questi, 50 milioni varcano ogni anno dai Paesi Industrializzati le frontiere dei paesi tropicali e subtropicali, dove spesso, condizioni igienico-sanitarie, abitudini alimentari, clima e stili di vita, sono diversi dai nostri. Oggi è possibile, grazie al mezzo aereo, recarsi in ogni parte del mondo in un periodo di tempo inferiore al periodo di incubazione di moltissime malattie infettive. Assieme agli uomini viaggiano anche le merci, compresi gli animali, alimenti ed insetti potenzialmente vettori di malattie e di microrganismi patogeni (globalizzazione dell’insetto vettore). In tal modo si sono diffuse alcune zoonosi emergenti come la SARS, Chikungunya, l’influenza aviaria, l’infezione da virus West Nile, la recente Sindrome Respiratoria Medio-Orientale da Coronavirus (Mers-CoV), l’infezione da virus Ebola. I rischi legati al viaggio variano in base alle caratteristiche del viaggiatore (età, stato di salute) e del viaggio (destinazione, durata, scopo) con rischi a volte anche molto diversi per coloro che visitano lo stesso Paese. In particolare, fonte di rischio sono gli alimenti e l’acqua, non accuratamente depurata, ma anche particolari condizioni ambientali (altitudine, siccità, temperature troppo elevate), presenza di parassiti nell’ambiente e negli animali con cui si può venire a contatto, insetti infetti e comportamenti sessuali a rischio. Si calcola che circa l’8% dei 50 milioni di viaggiatori diretti verso i paesi a risorse limitate, più spesso in zone tropicali, acquisisca patologie di entità tale da richiedere una valutazione medica urgente una volta rientrati dal viaggio. Considerata la sempre più frequente osservazione di malattie esotiche, il medico che si trova di fronte a un viaggiatore rientrato (di recente o meno) da un paese tropicale, è spesso confrontato con patologie e problemi clinici di cui spesso non ha esperienza riguardo alla diagnosi e terapia ad hoc, anche per le scarse conoscenze relative all’epidemiologia geografica ed alle principali modalità di presentazione di malattie tropicali/infettive in relazione all’area visitata. Non va dimenticato, inoltre, che alcune di queste che si rendono evidenti al rientro da un viaggio, possono non riconoscere un’ origine infettiva. In generale, i viaggiatori possono contrarre, a seconda della zona visitata e della tipologia del viaggio, malattie trasmissibili con modalità vettoriale (Malaria, West Nile, Leishmaniosi, febbri emorragiche virali (Dengue, Chikugunya), rickettsiosi, tripanosomiasi), da contatto oro-fecale (febbre tifoide, diarrea del viaggiatore, epatite virale A ed E), con animali o interumano (leptospirosi, tularemia, brucellosi, rabbia, febbre Q, istoplasmosi, febbre di Marburg e Lassa, Ebola), per via sessuale (HIV, HBV, sifilide, gonorrea, papillomavirus, ecc), da intossicazione alimentare da pesci (Ciguatera)
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