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    LA POTESTÀ RIDUTTIVA DELL’ADDEBITO ERARIALE: UNA IPOTESI DI «DISCREZIONALITÀ» DEL GIUDICE CONTABILE.

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    Il saggio “La podestà riduttiva dell’addebito erariale: una ipotesi di > del giudice contabile” ripercorre i punti salienti dell’evoluzione legislativa, dottrinaria e giusprudenziaria dell’istituto. Partendo dall’art. 20 della legge piemontese del 23 marzo 1853 n. 1483. Al Giudice contabile viene, infatti, riconosciuto il potere di ridurre, secondo il proprio prudente apprezzamento, il quantum del danno da porre a carico del pubblico funzionario, autore di condotte illecite, giungendo, in ipotesi estreme, persino alla esclusione di qualsiasi addebito. Tale istituto rappresenta un’evidente deroga ai principi della globalità del risarcimento del danno, in tema di responsabilità contrattuale, che deve ricomprendere tanto la perdita subita quanto il mancato guadagno, con equo apprezzamento delle circostanze del caso. È necessario precisare, però, che il potere di riduzione dell’addebito riguarda non già la valutazione dell’entità del danno, che è effettuata dalla Corte dei Conti secondo le regole ordinarie (ivi compresa la possibilità di determinazione equitativa ex. art.1226 c.c.), ma la determinazione di quanto, di tale nocumento patrimoniale, va posto ad effettivo carico del condannato. L’esercizio di tale potere si esplica nella graduazione dell’entità del risarcimento, tenuto conto delle circostanze del caso, soggettive ed oggettive. Queste ultime, pertanto, secondo una parte della dottrina e della giurisprudenza, rappresentano un vincolo all’attività decisionale del Giudice, che escluderebbe la natura discrezionale del potere riduttivo. In realtà, il potere del Giudice non si riduce ad un’applicazione automatica delle circostanze, ma richiede comunque una sua attenta valutazione. Per questo motivo l’esercizio del potere de quo non può che avere carattere eminentemente discrezionale

    Raffaello Pantucci

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    Raffaello Pantucci est actuellement directeur des Etudes de Sécurité Internationale au RUSI (Royal United Services Institute). Ses recherches portent sur le contre-terrorisme et les relations de la Chine avec ses voisins occidentaux. Raffaello Pantucci is currently the director of International Security Studies at RUSI (Royal United Services Institute). His research focuses on counter-terrorism as well as China’s relations with its Western neighbours. He is the author of «We Love Death As Yo..

    Raffaello architetto a Roma

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    In occasione del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) si propone un testo agile e informato per scoprire dipinti e architetture eseguiti a Roma dall’arrivo nell’Urbe nel 1508 alla morte nel 1520. Aggiornate e complete dei dati essenziali, le schede esplicative illustrano l’ampio ventaglio della produzione matura del Raffaello pittore, dagli affreschi alle pale d’altare ai ritratti eseguiti per Roma o oggi lì conservati, e permettono di individuare e di comprendere le tracce dell’attività del Raffaello architetto. Si svolge attraverso le opere il racconto dell’appassionante stagione romana dell’artista, impegnato nel continuo rinnovamento del proprio linguaggio di pittore nel dialogo travolgente con Michelangelo, nella gara con Sebastiano del Piombo, nella spinta possente delle sollecitazioni fornite dal repertorio antico della scultura, nel nuovo impegno come caposcuola, alla guida di una bottega che farà da modello per tutto il secolo e oltre, e si segue il definirsi proprio a Roma dei suoi interessi di architetto e degli obiettivi che egli matura sul fronte dell’architettura moderna su sollecitazione di Bramante e poi di altri, nella sfida costituita dal confronto con i resti degli edifici antichi, in uno scambio costante con gli umanisti, come Pietro Bembo e Fra Giocondo, suoi ferventi interlocutori, committenti, sostenitori. Il testo non trascura di segnalare le opere non accessibili legate all’operato del Sanzio, quali, in Vaticano, le Logge o l’Appartamento del cardinal Bibbiena, o quelle che da architetto egli non poté realizzare ma di cui ci restano suoi progetti, o che vennero distrutte (Palazzo Branconio dell’Aquila), e dedica un’attenzione speciale, per la forza del suo rapporto con il presente, alla lettera a Leone X scritta da Raffaello e da Baldassarre Castiglione, riconosciuta come primo documento di una consapevole riflessione sull’urgenza della conservazione dell’architettura e dell’arte del passato alla quale oggi più di allora siamo chiamati a rispondere

    Pellegrino da Modena nella bottega di Raffaello

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    Pellegrino da Modena nella bottega di Raffaello

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    Spartaco al tempo dell’Unità d’Italia. Sul romanzo di Raffaello Giovagnoli

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    Il saggio riguarda il romanzo "Spartaco" di Raffaello Giovagnoli (Roma 1873, 18752 ecc.), qui analizzato come caso signficativo di ricezione dell'antichità romana nella cultura italiana degli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia.This paper focuses on the novel "Spartaco" by Raffaello Giovagnoli (Rome 1873, 18752 etc.) as a significant example of the reception of Roman antiquity in the years following Italian Unity. The author addresses issues related to the content and circulation of the novel and to its ideological stance
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