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Il Principe ermafrodito
L'edizione con questo testo (Venezia,1640) propone una delle ultime prove romanzesche di Ferrante Pallavicino, l'irriverente e coraggioso autore di sovversivi libelli antipapali, che pagò con la vita le sue posizioni naturalistiche e libertine. Protagonista del racconto è una principessa che la Ragion di Stato obbliga ad assumere vesti maschili; di qui tutta una serie di equivoci e intrecci amorosi sconclusionati che rendono il romanzo un tipico prodotto della cultura barocca. Ma ben più importante risulta l'accusa contro l'innaturalità della politica e dell'etica del tempo, che stravolgono l'identità delle persone e le snaturano, fino a renderle altre da se stesse. Nel ricco saggio introduttivo, la curatrice offre un'ampia disanima del contesto culturale e letterario in cui si colloca la scelta del genere romanzo da parte di Pallavicino e analizza come questa risponda ad una precisa strategia della cultura libertina tesa a smascherare imposture religiose e politiche
Ottocento stravagante. Umorismo, satira e parodia tra Risorgimento e Italia unita
Il volume indaga i caratteri e la diffusione della prosa umoristica che, negli anni a cavallo dell’Unità d’Italia, si pone in alternativa alle tradizionali forme del racconto e ricostruisce il dibattito critico-letterario che ha favorito la ricezione dell’umorismo d’oltralpe, accolto e funzionalizzato all’interno delle esigenze della società italiana tardo risorgimentale e delle spinte ideologiche in essa presenti. Il panorama che emerge da questa indagine permette di individuare una concezione della letteratura e una pratica della scrittura che, al di là dei diversi percorsi esistenziali e storico-culturali, accomuna un gruppo di autori, tutti consapevoli del valore innovativo e critico sotteso al loro impegno letterario, la cui disponibilità e capacità propositiva si irradia attraverso un intreccio di rapporti nel contesto post-unitario. L’individuazione di questa tradizione “minore” permette di comprendere meglio la sostanza culturale di quell’epoca di transizione, che nella tipologia della scrittura umoristica intravede la possibilità, o traduce la necessità, di una letteratura d’idee, un’arte riflessiva, seriamente intenzionata ad includere sempre più vaste porzioni di realtà: una letteratura che vuole rappresentare la disarmonia, i contrasti e la complessità della realtà, e che proprio in questi caratteri scorge la sua modernità
P. Guaragnella, Gli occhi della mente, Stili nel Seicento italiano, Bari, Palomar, 1997.
R. D'Alfonso, la "visio beatifica" nel Prologo al Paradiso nelle tre redazioni del Comentarium di Pietro di Dante.
I. Baldelli, "Lo dolce piano che da Vercelli a Menabò dichina", Inferno XXVIII, "Lettere Italiane", 1995,2.
R.Caputo, Il piccolo Padreterno. Saggi di lettura dell'opera pirandelliana, Roma, Euroma, 1996
Un umorista in maschera. La narrativa di Antonio Ghislanzoni (1824-1893)
Il volume propone un approfondimento monografico su uno scrittore che, benché quasi dimenticato dalla storiografia, con la sua intensa attività giornalistico-letteraria, offrì un contributo importante all’elaborazione del modello umoristico in Italia. La lettura della sua opera consente infatti di riconoscere il valore della sua esperienza all’interno di quella tradizione umoristica italiana, tra i cui simpatizzanti, tutti irregolari, era già considerato un caposcuola. Attraverso l’esame della sua produzione, esplorata nei generi del racconto e del romanzo, l’autrice coglie con evidenza quanto la ricezione del modello umoristico fosse in quegli anni funzionale ad una volontà di rinnovamento della letteratura. L’adozione della prospettiva critica, sia ideologica che letteraria, che l’umorismo comporta, mostra infatti come grazie ad esso la scrittura letteraria abbia potuto dialogare criticamente con l’attualità e con le forme narrative della tradizione, dilatandone i confini
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