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La valutazione dei servizi ecosistemici culturali per i contesti bioregionali
Il progetto bioregionale esprime una serie di sinergie atte al recupero degli equilibri ecologici, economici e socioculturali che hanno caratterizzato da sempre il rapporto tra territorio e comunità insediate (Magnaghi, 2014).
Nella valutazione dei metabolismi territoriali si confrontano due approcci distinti. Alcuni studiosi cercano di
esprimere un valore quantitativo e monetario degli ecosistemi alle diverse scale, integrando la dimensione ecologica a
quella economica e cercando di rendere tra loro comparabili i servizi offerti dall’ambiente naturale per il benessere
umano (Costanza, 2014). Altri mettono in primo piano la preminenza dell'etica e dell'estetica nella conservazione
degli ecosistemi, rifiutando qualsiasi tipo di contabilizzazione dei servizi ecosistemici, in quanto vista
concettualmente come un inaccettabile tentativo di mercificazione delle risorse naturali del pianeta (McCauley, 2006).
Ritenendo che i due approcci possano integrarsi vicendevolmente ed esprimere una loro complementarietà, il lavoro
proposto focalizza l’attenzione sulla valutazione quantitativa e qualitativa dei servizi ecosistemici culturali − CES, che
esprimono i valori intangibili e non monetizzabili degli ecosistemi, legati alla percezione dell’individuo e non
replicabili una volta degradati. I casi-studio analizzati si collocano nell’area metropolitana di Portland negli Stati Uniti.
La valutazione dei CES aspira a mettere in luce gli aspetti socio-culturali dei contesti bioregionali, ovvero quei valori
mediati dalla percezione e dalla memoria storico-culturale delle comunità che spesso sfuggono alle analisi degli
strumenti di piano tradizionali e pertanto non vengono tenuti in debita considerazione nei processi di policy making
La creatività alla scala regionale ed urbana: l‘impatto delle politiche pubbliche per il settore culturale e creativo nella trasformazione e riuso del paesaggio urbano in Italia
Per quasi un ventennio, il vantaggio competitivo offerto dalla concentrazione spaziale ha spinto le industrie culturali
e creative a colonizzare i quartieri storici, i brownfield metropolitani dando vita a quartieri o vicinati culturali secondo il
modello britannico, rispetto al quale accademici e policy-maker si sono però posti in modo critico sviluppando anche
approcci alternativi, come quello culturo-centrico in ambito mediterraneo incentrato sull'inclusione sociale e la
qualità ambientale. Dal 2000 a oggi l'affermarsi dei Paesi Emergenti, la turbolenza dei mercati finanziari e la
diffusione dell'ICT hanno modificato sostanzialmente il campo operativo delle imprese culturali e creative che,
sempre più spesso, allacciano relazioni di lungo o corto raggio facendo ricorso alle comunicazioni a distanza, a forme
contrattuali flessibili, a sedi temporanee. I documenti e programmi di alto profilo degli organismi internazionali a
supporto delle industrie culturali e creative si traducono alla scala locale con l'inserimento di nuove funzioni nel
paesaggio urbano: incubatori d’imprenditorialità creativa, centri di R&S per il tessuto produttivo locale, spazi di
relazione e confronto per i cittadini, residenze per artisti e creativi, spazi commerciali dedicati ai prodotti certificati
dell’artigianato e dell’industria del gusto. Il contributo indaga sul processo di adattamento delle policy internazionali
alla scala urbana interrogandosi su come i nuovi usi e i grandi eventi collegati alle industrie culturali e creative stiano
influenzando e/o modificando il paesaggio urbano italiano. A tal fine lo studio prende come riferimento il
programma Capitali Italiane della Cultura, istituito nel 2015 e poi rinnovato di anno in anno con criteri, regole e
strumenti d’intervento in evoluzione dinamica. Il contributo affronta questi aspetti attraverso il caso studio di
Cagliari avanzando alcune proposte per la programmazione e pianificazione urbana
Inside the system-wide cultural district: a new relational and organisational taxonomy of cultural districts based on the sector policies by Italian Regions (2000–2015)
A considerable environmental turbulence pushes cultural and creative firms to cluster and to adopt new forms of cross-integration. An issue common also to wider entrepreneurial ecosystems (EEs) of SMEs. This evolutionary trend has given birth to a new generation of cultural districts defined as system-wide cultural districts (SWCDs) in which culture acts like a lever for all production sectors and not merely the cultural one, as in the past. The paper investigates the internal nested geographies of SWCDs through a comparative analysis of the district policies implemented by Italian Regions from 2000 to 2015 providing a new classification of cultural districts that updates the existing ones and reflecting on the links between SWCDs, urban policies and landscape planning
Modelli di sviluppo locale per le aree interne: l’esperienza sarda
Le relazioni ambientali che legano le comunità ai propri ambienti di vita e, soprattutto, l'identificazione e
quantificazione dei benefici economici, sociali e culturali che le comunità traggono da essi in termini di servizi
ecosistemici, sono divenute centrali nella pianificazione territoriale. La polarizzazione delle dinamiche di sviluppo
attorno alle grandi città, tuttavia, continua a minare l’efficacia dei piani inibendo l’attivazione del capitale territoriale
nelle aree rurali, definite al negativo “aree interne”. I sistemi agro-forestali non sono più utilizzati, il capitale edilizio
cade in disuso, le conoscenze e le pratiche di manutenzione del territorio non si tramandano e si perdono generando
i “paesaggi dell’abbandono”. I costi sociali degli attuali processi di produzione e di consumo divengono palesi e
manifesti: dal dissesto idrogeologico, alla perdita di diversità biologica sino alla carenza dei servizi di base per le
comunità insediate. Nelle politiche pubbliche, tuttavia, l’approccio al governo delle trasformazioni territoriali resta
spesso subordinato a fattori e domande esogene di crescita quantitativa, indifferenti alle specificità dei contesti e dei
luoghi e alle loro interazioni. Le comunità rurali ed il mondo accademico provano a definire modelli alternativi di
pianificazione, basati sulla valorizzazione delle produzioni tradizionali e delle pratiche sociali ad esse connesse, intese
come beni comuni. Il contributo riflette su modelli di sviluppo locale "bottom-up” alternativi, analizzando il loro
potenziale contributo nelle politiche locali e nel governo del territorio, in riferimento al caso studio sardo
Le aree periagricole urbane nella pianificazione urbanistica comunale: risorsa o criticità? Il caso studio della Regione Sardegna
L‘adeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale in Sardegna. Alcune considerazioni sullo stato di avanzamento
Riflessioni a margine del Laboratorio del Cammino in Sardegna. Ripartire dal territorio contro la deriva dello spopolamento
The enhancement of public real-estate assets as a resource in urban regeneration processes
In the broader scenario of urban regeneration theme, the discussion on the management of public realestate assets has become crucial. The past policies were mainly oriented towards the transposition on
the market through different methods of alienation, in order to obtain benefits in economic terms that
could mitigate the difficult situation of public finances, underestimating its strategic value.The aim
of the paper is to identify a new paradigm, in defining the conditions necessary to determine the
success of the enhancement of public real-estate in terms of quality and not just quantity, measuring
the effectiveness of these processes substitutingthe economic value with the "social value" of the
interventions, in contrast with the traditional approach, integrating the socio-economic aspects with
those linked to the territory and the urban habitat, in order to guarantee a tangible benefit for the
different involved components
Fifty years of service planning in Italy (1968-2018). The evolution of "standard" toward the efficiency of governance
The paper deals with the urban planning standards in Italy fifty years after the issue of the national
decree on the minimum collective provision requirement per inhabitant. Together with a poor increase
in the urban quality - partially due to lower public investments - municipal assets of unused areas
have been established, with high management costs for the local authority. Through an accurate
analysis of the regulatory evolution as well as of the experimental introduction of new approaches in
the planning practices, new needs are identified, criticalities and deficiencies of the current model are
highlighted and some revisions are suggested
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