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    Gioielli per gli dei. Le evidenze dai santuari etrusco-italici. Atti delle Giornate di Studi (Urbino, 13-14 gennaio 2023)

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    Il volume raccoglie gli Atti delle Giornate di Studi “Gioielli per gli dei: le evidenze dai santuari etrusco-italici”, tenutosi il 13-14 gennaio 2023, presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università degli studi di Urbino Carlo Bo. Solo a partire da qualche decennio si è finalmente affrontato lo studio delle oreficerie antiche con un approccio un po’ diverso rispetto al passato: non più solo la valutazione degli aspetti estetici e tecnici, ma anche dei valori simbolici, sociali e in qualche caso religiosi sottesi al loro uso. In molti casi le oreficerie sono legate nella realtà antica ai momenti che scandiscono trasformazioni fondamentali dell’esistenza, come i passaggi di stato all’età adulta, il matrimonio, la morte, etc. Ci è sembrato dunque particolarmente interessante affrontare l’argomento dalla prospettiva dei santuari per capire se anche nel mondo etrusco italico i gioielli possano aver giocato un ruolo importante nella sfera religiosa, sia come ornamento della divinità, sia come ex voto. Nel volume si analizzano dunque le evidenze dai principali luoghi di culto dell’Etruria meridionale, come quelli di Pyrgi, di Portonaccio a Veio e del “complesso monumentale” di Tarquinia, con uno sguardo anche alla fase più antica (area sacra della Banditella presso Vulci). Seguono poi alcuni contributi sulle evidenze dall’Etruria centrale, come quelle dal santuario di campo della Fiera a Orvieto, e dall’Etruria settentrionale (Volterra e territorio), fino alle fondamentali attestazioni dal Lucus Feroniae, nell’agro falisco-capenate. Infine importanti alcuni interventi per un confronto con le testimonianze dal mondo sannita e magno greco

    Lo studio dell’oreficeria etrusca tra realia, rappresentazioni iconografiche e antiquaria: questioni di metodo

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    Le oreficerie antiche sono state da sempre oggetto dell’interesse degli specialisti, ma ancora fino agli anni ’50 e ’60 del Novecento venivano quasi sempre studiate come oggetti preziosi in sé, valutandone prevalentemente gli aspetti tecnici e decorativi, estrapolandole dal loro contesto di rinvenimento, basilare per la loro piena comprensione. Ciò è sicuramente in parte dovuto alla sorte che gli oggetti in metallo prezioso hanno avuto nel tempo, da sempre tra gli oggetti più ricercati dello spolio e del commercio antiquario. Solo in anni più recenti, vari contributi hanno riportato l’attenzione della comunità scientifica sull’importanza per lo studio di questo tipo di materiali della contestualizzazione, ma anche della necessità di confrontarsi con le fonti storiche e con l’ampio spettro delle rappresentazioni iconografiche per una miglior comprensione delle valenze sottese a questi oggetti. Il gioiello, al di là del suo valore estetico, è infatti nell’antichità, come ancora oggi, portatore di molteplici valenze, economiche in primo luogo (in quanto espressione di status sociale), affettive, ma anche latore di messaggi ben precisi relativi non solo al gusto della committenza, ma all’ideologia religiosa o identitaria dei portatori. Le oreficerie sono spesso legate nella realtà antica ai momenti che scandiscono trasformazioni fondamentali dell’esistenza, come i passaggi di stato all’età adulta, il matrimonio, la morte, etc. In questo contributo si cercherà di affrontare i vari aspetti di questo diverso approccio metodologico, con una particolare attenzione verso le produzioni orafe etrusche di età tardo classica ed ellenistica che sembrano meglio esemplificare le problematiche sopra indicate. Nella seconda parte dell’articolo si affronta brevemente anche la questione della fortuna dell’oreficeria etrusca nelle produzioni artistiche tra seconda metà dell’Ottocento e primo Novecento

    Le acconciature maschili e femminili nella pittura etrusca: qualche riflessione

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    In the various papers devoted to fashion and costume in the Etruscan world sometimes we finds sporadic information about the hairstyles in vogue in the various periods, especially in relation to the female world. Larissa Bonfante in her 1975 volume Etruscan Dress devoted a chapter of a few pages to this topic, making interesting observations on the evolution of hairstyles in relation to the Greek world as well. However, since his contributions are addressed to clothing in general, there are obviously not many references, while the subject deserves an even more systematic analysis of the evidence. This paper will examine the Tarquinian wall paintings, which not only offer a broad overview of the subject, but above all allow the issue to be analysed in relation to contexts of a somewhat ‘narrative’ nature, which allow an evaluation of the use of different hairstyles in relation to the role and rank of the subjects represented and the context of reference. Interesting reflections emerge, not only on the evolution of fashion, but above all on the use of dyes, wigs, false beards and hairstyles in relation to particular religious aspects

    Giornate di studi: Gioielli per gli dei Le evidenze dai santuari etrusco-italici

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    Solo a partire da qualche decennio si è finalmente affrontato lo studio delle oreficerie antiche con un approccio un po’ diverso rispetto al passato: non più solo la valutazione degli aspetti estetici e tecnici, ma anche dei valori simbolici, sociali e in qualche caso religiosi sottesi al loro uso. In molti casi le oreficerie sono legate nella realtà antica ai momenti che scandiscono trasformazioni fondamentali dell’esistenza, come i passaggi di stato all’età adulta, il matrimonio, la morte, etc. Ci è sembrato dunque particolarmente interessante affrontare l’argomento dalla prospettiva dei santuari per capire se anche nel mondo etrusco italico i gioielli possano aver giocato un ruolo importante nella sfera religiosa, sia come ornamento della divinità, sia come ex voto. Nel Convegno si analizzano dunque le evidenze dai principali luoghi di culto dell’Etruria meridionale, come quelli di Pyrgi, di Portonaccio a Veio e del “complesso monumentale” di Tarquinia, con uno sguardo anche alla fase più antica (area sacra della Banditella presso Vulci). Seguono poi alcuni contributi sulle evidenze dall’Etruria centrale, come quelle dal santuario di campo della Fiera a Orvieto, e dall’Etruria settentrionale (Volterra e territorio), fino alle fondamentali attestazioni dal Lucus Feroniae, nell’agro falisco-capenate. Infine importanti alcuni interventi per un confronto con le testimonianze dal mondo sannita e magno greco

    I gioielli dal santuario di Campo della Fiera

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    Il contributo si sofferma sui rinvenimenti di gioielli nel Santuario etrusco di campo della Fiera ad Orvieto, evidenziando come questo tipo di offerte sia particolarmente significativa e indizio di un culto rivolto probabilmente alle divinità demetriache

    A. Coen-S. Seidel, I materiali preromani di Montegiorgio della collezione Gian Battista Compagnoni Natali conservati presso il Museo Archeologico di Ancona,

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    In questo studio vengono presi in esame alcuni materiali piceni conservati presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, provenienti dalla collezione del montegiorgese G.B. Compagnoni Natali, il quale, tra fine Ottocento e inizi Novecento, mise insieme una vasta raccolta archeologica di carattere essenzialmente locale. Alcuni nuclei di questa collezione passarono anche al Museo Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini, al Museo Archeologico di Bologna e al Museo Universitario di Jena. Oltre allo studio dei materiali, il nostro lavoro, grazie al prezioso apporto del materiale archivistico, ci ha permesso di ricostruire le tormentate vicende legate alla vendita della collezione al Museo anconetano e, soprattutto, di individuare alcuni distinti gruppi tombali, provenienti in particolare dalle necropoli delle contrade San Savino e Ferrarini di Montegiorgio, di cui si ha notizia solo dalla documentazione archivistica. Questi dati ci permettono quindi di trarre alcune informazioni più sicure sulla composizione dei corredi tombali montegiorgesi, generalmente conosciuti solo attraverso contesti di dubbia composizione o da materiali decontestualizzati.This work intends to analyse some objects preserved in the Archaeological Museum of Ancona, in Marche, coming from the collection of G.B. Compagnoni Natali from Montegiorgio (AP). He, between the end of the nineteenth and the beginning of the twentieth century, collected a big archaeological collection, composed chiefly of objects coming from Montegiorgio and its environs. Other lots of the Compagnoni’s collection were sold to the University of Jena (1903), the Archaeological Museum of Bologna and the National Prehistoric Ethnographic Museum “L. Pigorini” in Roma. A part from the study of the archaeological material, the archivistic researches have allowed us to know the complicated history of the sale to the Anconetan Museum and to have news about some tomb groups , particularly those from the Ferrarini and San Savino districts, of which we had only few news before. These elements allow us to know better the composition of the tomb equipment of Montegiorgio, before known only by objects out of context or untrustworthy

    I materiali da Belmonte Piceno al Museo Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini

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    Silvestro Baglioni, in un articolo apparso in Notizie degli scavi di antichità del 1901, descriveva alcuni materiali preromani rinvenuti poco prima nel territorio di Belmonte Piceno (AP), sua città natale. Questi furono ceduti al Museo Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini di Roma nel 1901, dove attualmente si trovano. Dal momento che numerosi oggetti provenienti dalle necropoli di questo centro sono purtroppo oggi andati dispersi a causa del bombardamento del Museo Archeologico di Ancona durante il secondo conflitto mondiale, ed in particolare il materiale ceramico, piuttosto interessante appare questo lotto romano, che offre appunto l’opportunità di inquadrare le tipologie di materiali diffuse nel centro piceno soprattutto nel Piceno IVA. Si tratta principalmente di oggetti bronzei, in gran parte monili, ma non mancano alcuni vasi, molto interessanti proprio perché tra i pochissimi conservati da questo centro
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