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    «The Future of Humans in a Post-Human World»: Frankissstein by Jeanette Winterson

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     Frankissstein: A Love Story, Jeanette Winterson's 2019 novel, is a mirror transposition of Mary Shelley’s Frankenstein. The novel adumbrates a posthuman or transhuman life to be lived “forever as brain emulation” (Winterson 2020, 104). What was traditionally known as the human being is now required to transcend biology through “better biology” (ibid. 113), i.e., Artificial Intelligence.  Assuming that homo sapiens is not a special case, an ontology that transcends the human/nonhuman divide is proposed in Winterson’s story by scientist Victor Stein. He assumes that we can develop our brain software through learning, including outsourcing to machines, until we learn to share the planet with “non biological forms created by us” (ibid. 73). This delineates a utopian dimension in which the relationship between self, other and power is reworked so that as, in Donna Haraway’s words, there is “agency ...without defended subjects” (Haraway 1991, 3). Or, in other words, a world in which the cyborgification (the fusion of nature and culture/technology) is seen as inevitable and there is no need to ‘defend’ nature. With further lines of thought, my paper explores the metaphorical fields (parallel worlds, simulacra) and narrative devices (metalepsis, alternating montage, internal parallelism) that underpin this story. My point is that the attempted fusion of nature and technology, as theorised by techno-scientists in Winterson’s story, only produces a modification in the attitude of some unaugmented humans towards other unaugmented humans, both living and dead. Eventually humans are not cyborgs, nor inforgs, nor full-blown transhumans but boundary creatures straddling alternative ontologies and often acting as less than humans, infrahumans or, like transexual Ry Shelley, “inappropriate others” (Haraway 1992).Frankissstein: A Love Story, romanzo di Jeanette Winterson pubblicato nel 2019, è una ‘trasposizione a specchio’ del Frankenstein di Mary Shelley. Il testo adombra una vita post-umana o transumana da vivere “forever as brain emulation” (Winterson 2020, 104). Ciò che si è comunemente sempre definito ‘essere umano’ deve ora trascendere la biologia attraverso una "better biology" (ibid. 113), ovvero mediante l'intelligenza artificiale.  Assumendo che l'homo sapiens non è un caso speciale, lo scienziato Victor Stein propone, nel racconto di Winterson, un'ontologia che trascende la divisione umano/non umano. Egli ipotizza che possiamo sviluppare il nostro software cerebrale attraverso l'apprendimento e l'esternalizzazione cognitiva a vantaggio delle macchine, fino ad imparare a condividere il pianeta con " non biological forms created by us " (ibid. 73). Entro tale dimensione utopica il rapporto fra il sé, l'altro e il potere è rielaborato in modo che, come scrive Donna Haraway, vi sia " agency ...without defended subjects " (Haraway 1991, 3). O, in altre parole, un mondo in cui la cyborgificazione (la fusione di natura e cultura/tecnologia) sia vista come inevitabile e non vi sia più necessità di 'difendere' la natura. Oltre a investigare queste prospettive di pensiero, il presente articolo esplora i principali campi metaforici del racconto (mondi paralleli, simulacri) e i suoi dispositivi narrativi essenziali (metalepsi, montaggio alternato, parallelismo interno). Lo studio argomenta che il tentativo di fusione tra natura e tecnologia, come teorizzato dai tecno-scienziati nel racconto di Winterson, al più modifica l'atteggiamento di alcuni esseri umani ‘non aumentati’ nei confronti di altri esseri umani ‘non aumentati’, siano essi viventi o morti. Gli umani non sono cyborg, né inforgs, né transumani ad alcun titolo, ma creature di confine tra ontologie alternative, che spesso agiscono da ‘meno che umani’, infraumani o, come il transessuale Ry Shelley, " inappropriate others " (Haraway 1992). &nbsp

    Daring Beginnings and Ghostly Endings : Conrad’s Fiction as Modern Tragedy

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    Studio della fiction di Joseph Conrad con riferimento agli elementi tragici contenuti soprattutto negli incipit e negli explicit testuali. In particolare, si indaga il “personaggio oltrepassante”, ovvero colui che supera i limiti posti dalla ragione e dalle convenzioni. Si studiano inoltre due motivi tratti dalla tragedia classica ed elisabettiana: il sussurro e la presenza invisibile o il fantasma, che acquistano rilevanza nei finali dei suoi testi. “Almayer's Folly” (1895), “Lord Jim” (1900) e “Victory” (1917) sono i test cases selezionati per rappresentare la fase iniziale, intermedia e finale dell’attività di Conrad

    "Shakespeare, la critica valutativa, la poesia come gergo", conversazione con Frank Kermode

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    Intervista a Sir Frank Kermode su alcuni aspetti del suo lavoro recente: una monografia su Shakespeare, l'importanza della critica letteraria come atto valutativo e lo statuto linguistico-letterario della poesi

    Borges su alcuni poeti inglesi: Blake, Keats, Browning

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    Breve analisi del rapporto che legava J.L. Borges alla cultura e poesia inglese, con note biografiche e di interpretazione sulle poesie di Borges dedicate ad alcuni scrittori inglesi: Blake, Keats, Browning

    Presentazione di R. Hampson, “Lou Mistrau: sette poesie per Ford Madox Ford”

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    Presentazione del poeta inglese Robert Hampson, erede delle neo-avanguardie, e della sua sequenza poetica dedicata a Ford Madox Ford

    "Mundus furiosus: 'Speech Speech' di Geoffrey Hill"

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    Studio di una raccolta ('Speech! Speech!') del poeta inglese contemporaneo Geoffrey Hill. Dopo un inquadramento 'filosofico' dell'autore entro la postmodernità, se ne indicano i motivi di dissenso nei confronti della degradata situazione culturale odierna e le aspettative di rinnovamento apocalittico. L'analisi procede per campionatura di testi ed isotopie, sottoposti a scrutinio ora stilistico-formale ora semantico-intertestuale (con particolare riferimento alla 'Città di Dio' di Agostino e all'Apocalisse biblica)
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