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    Economia Aziendale. Casi e testi - Terza edizione

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    L’insegnamento dell’Economia aziendale pone almeno due problemi cruciali: (1) far riflettere gli studenti, futuri attori delle aziende, sull’utilità di dedicare tempo e impegno alla studio di alcuni concetti e teorie dell’economia aziendale per prepararsi alla professione (e per superare l’esame); (2) convincere gli studenti che, nonostante classificazioni e formulazioni apparentemente astratte, molti aspetti della vita reale e del mondo delle aziende si comprendono pienamente con l’aiuto degli strumenti concettuali forniti dall’economia aziendale. Con riferimento alla prima parte del corso “le istituzioni di Economia d’azienda” il testo consigliato, Corso di economia aziendale (2005) di G. Airoldi, G. Brunetti, V. Coda, è certamente lo strumento adatto per fornire agli studenti universitari i fondamenti della teoria d’azienda. In particolare: (a) gli strumenti concettuali precisano con rigore di metodo e con spirito critico la dinamica realtà delle aziende; (b) l’opera è frutto di un lungo lavoro nell’ambito dell’attività didattica e di ricerca degli Autori. Il metodo didattico del corso di Economia aziendale prevede sia lezioni sia lo studio di casi aziendali. La presente edizione, con il titolo Economia aziendale. Casi e testi, è volta a realizzare soprattutto il metodo dei casi. Questo metodo si focalizza nei seguenti tre aspetti chiave: (a) sollecitare l’interesse dello studente attraverso la proposta di casi tratti dalla realtà aziendale; (b) favorire l’apprendimento degli strumenti d’analisi mediante il loro concreto utilizzo; (c) sviluppare capacità critiche nella formulazione delle proposte di soluzione e capacità di confronto delle proprie impostazioni. Questa nuova terza edizione della dispensa Economia aziendale. Casi e testi è stata riveduta, corretta e soprattutto ampliata. Fra i nuovi casi aziendali: il caso Sabat, di Mario Minoja; il caso Porsche e Wolkswagen, di Nicola Misani. Inoltre, il lavoro è stato ampliato con i seguenti testi di approfondimento: l’assetto istituzionale negli istituti nonprofit, di Gina Rossi; l’economicità nelle aziende composte pubbliche, di Andrea Garlatti, l’analisi dell’equilibrio monetario, di Franco Cescon

    Scelte strategiche e tecniche di risk management nelle grandi imprese manifatturiere

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    Nella competizione globale che caratterizza l’ambiente economico contemporaneo è necessario comprendere i fattori determinanti la prosperità delle aziende. Alcuni autorevoli ricercatori (e.g. Banker et al., 1993) sostengono che le imprese hanno risposto alle sfide competitive implementando pratiche manageriali innovative, quali investimenti in Advanced Manufacturing Technologies (AMT), innovazioni e qualità del prodotto, rapidità delle consegne e flessibilità per soddisfare i clienti. Lo sviluppo del mercato globale negli ultimi anni e la crisi economica del 2008, che costituiscono un’ulteriore sfida all’identificazione delle opportunità strategiche, hanno enfatizzato il Risk Management (RM) come un fattore critico di successo per ridurre le incertezze e favorire la capacità di generare valore delle imprese manifatturiere. Bhimani e Bromwich notano (2010, p. 95) come «The combination of extensive financial volatility, rapid technological change and the impacts of the force of globalisation has produced a climate of extreme change and risk». Il processo di RM può essere realizzato con differenti approcci. Come scrive Davila (2012, p. 79), un aspetto significativo «is looking at Enterprise Risk Management (ERM) and how it is deployed in organizations. ERM are triggered by regulation, stakeholders’ demands, and business competitiveness. These systems combine quantitative approaches to evaluate and manage risk exposure traditional of the financial world with qualitative approaches that emphasize sensitivity toward risk and ethical criteria in decision making». Lo scopo di questa ricerca è quello di esaminare la relazione tra business strategy (BS), come business model choice, e tecniche sofisticate di RM. Questo studio aggiunge a questa relazione generale un’analisi che cerca di colmare il gap nella letteratura, con una precisa attenzione alla sofisticazione delle tecniche quantitative probabilistiche e non probabilistiche di RM nella grande impresa manifatturiera (large size)

    Pianificazione e controllo per il capitale circolante

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    Pianificazione e Controllo per il Capitale Circolante Questa monografia ha lo scopo di fornire una rigorosa esposizione degli strumenti concettuali per affrontare con rigore di metodo e spirito critico i numerosi problemi di gestione del capitale circolante. E’ cambiata la rilevanza del capitale circolante nelle gestioni manifatturiere e dei servizi e, soprattutto in questi anni questo cambiamento ha reso il circolante un problema attuale importante che concorre ai risultati economici e competitivi. Mentre, la pianificazione e le decisioni per il capitale circolante sono di grande importanza per la gestione e la performance aziendale, è rilevante in parallelo il controllo. Questo adotta un sistema di strumenti e di processi per orientare l’organizzazione verso gli obiettivi definiti in sede di pianificazione strategica mediante il sistema dei budget a breve e medio termine. La monografia, oltre a richiamare alcuni strumenti tradizionali, che hanno ottenuto riconoscimenti da studiosi della materia e attenzioni da parte di molte aziende manifatturiere, illustra tecniche non tradizionali per contribuire alle informazioni per le decisioni e il monitoraggio del circolante. Nell’espandere teorie e tecniche di contabilità e controllo direzionale (management accounting and control), quale disciplina per implementare la strategia aziendale, il lavoro integra la letteratura di finanza manageriale (managerial finance) a sostegno degli strumenti per la pianificazione e il controllo del capitale circolante. Indice della monografia 1. Pianificazione e controllo; 2. Il Capitale circolante; 3. La liquidità; 4. Le scorte; 5. I crediti: le decisioni di concessione del credito; 6. I crediti: il monitoraggio del conto crediti

    Il Governo dei Rischi Aziendali tra Esigenze di Mercato e Fattori Istituzionali. Nuove Prospettive per il Board

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    Negli ultimi anni il dibattito tra aziende, policy makers e standard setters su come implementare e comunicare le politiche di gestione del rischio è diventato sempre più acceso. Da un lato, le articolate esigenze degli stakeholder rendono necessaria un gestione olistica e responsabile dei rischi d’impresa, tramite l’adozione di adeguati sistemi di governo e controllo. Dall’altro, il riconoscimento che il rischio, se ben gestito, possa essere un fattore critico di successo ha fatto sì che si siano diffusi tra le aziende strumenti di risk management in linea con i processi di definizione delle strategie. In questo ambito la sostenibilità (economica, sociale e ambientale) di un modello di business risulta un elemento centrale e indispensabile del processo di creazione di valore. Tale sostenibilità non può prescindere da una accurata gestione dei rischi, rispetto alla quale gli organi di governo dell’azienda, e in particolare il Board, assumono un ruolo chiave. Da tali premesse prende spunto questo lavoro, che si propone di sintetizzare e divulgare, nella forma di executive summary, i risultati di un più ampio progetto di ricerca finanziato dal MIUR nell’ambito del PRIN 2009 e condotto da ricercatori appartenenti alle Università di Siena, Napoli, Padova, Udine e Verona. L’obiettivo principale è mettere in luce alcuni aspetti critici nel governo dei rischi aziendali, con particolare riferimento agli organi di governo, ai ruoli organizzativi, agli strumenti di misurazione delle performance e di disclosure verso gli utilizzatori delle informazioni aziendali. L’intento è delineare possibili soluzioni organizzative e offrire utili spunti di riflessione per aziende e policy makers

    L'ANALISI DEL FLUSSO DI CIRCOLANTE DELLA GESTIONE

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    La struttura patrimoniale e la sistesi reddituale d'impresa possono essere utilizzate come fonte di rappresentazione della dinamica finanziaria per descrivere l'influsso delle operazioni gestionali sul fabbisogno finanziario complessivo. L'analisi (prospettica e retrospettica) del flusso di capitale circolante della gestione (o cash flow operativo) assume un particolare contenuto informativo perchè, oltre ad esprimere l'equivalente finanziario del reddito operativo, chiarisce in modo puntuale l'impatto che esercita da tale grandezza sul governo economico-finanziario dell'impresa

    IL FLUSSO DI CASSA DELLA GESTIONE CORRENTE

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    La capacità informativa del flusso di cassa (o monetario) della gestione corrente, che ha un significato operativo e conoscitivo fondamentale nel governo dell'impresa, richiama la necessità di un'attività di programmazione e controllo della qualità (variabilità) del livello dei flussi di cacca futuri allo scopo di rendere coerente la politica finanziaria e più in generale la sincronia degli equilibri (reddituale, monetario e patrimoniale) aziendali
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