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    Tecniche di Lavaggio di Sedimenti Fluviali e Lagunari Contaminati da Metalli Pesanti

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    I risultati sperimentali di un processo di estrazione in fase liquida di metalli pesanti presenti nei sedimenti dragati dai canali di Porto Marghera (VE) e dal fiume Sarno (SA) vengono illustrati nel presente lavoro. Per il lavaggio dei sedimenti viene adoperata una soluzione di acido cloridrico a molarità variabile; i test di estrazione vengono condotti per diversi valori del rapporto massa di secco: volume dello slurry (miscela solido-liquido), e per diversi tempi di estrazione, al fine di ottimizzare le condizioni operative di processo. I rendimenti ottenuti vengono interpretati in funzione del legame esistente tra i metalli e la matrice solida, ed in relazione alla capacità di neutralizzazione acida del sedimento considerato. Viene inoltre operato un confronto tra i risultati ottenuti, a pari durata complessiva del processo, sia con ricambio della soluzione di lavaggio (prove multistep), che senza ricambio della stessa (prove monostep)

    Tecniche di Lavaggio di Sedimenti Fluviali e Lagunari Contaminati da Metalli Pesanti

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    I risultati sperimentali di un processo di estrazione in fase liquida di metalli pesanti presenti nei sedimenti dragati dai canali di Porto Marghera (VE) e dal fiume Sarno (SA) vengono illustrati nel presente lavoro. Per il lavaggio dei sedimenti viene adoperata una soluzione di acido cloridrico a molarità variabile; i test di estrazione vengono condotti per diversi valori del rapporto massa di secco: volume dello slurry (miscela solido-liquido), e per diversi tempi di estrazione, al fine di ottimizzare le condizioni operative di processo. I rendimenti ottenuti vengono interpretati in funzione del legame esistente tra i metalli e la matrice solida, ed in relazione alla capacità di neutralizzazione acida del sedimento considerato. Viene inoltre operato un confronto tra i risultati ottenuti, a pari durata complessiva del processo, sia con ricambio della soluzione di lavaggio (prove multistep), che senza ricambio della stessa (prove monostep)

    Trattamenti a Piè di Fabbrica di Reflui Tessili

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    Il tessile rappresenta una delle principali attività produttive in Italia, nonché uno dei comparti industriali maggiormente idroesigenti. Il settore è articolato in alcune decine di distretti costituiti da moltissime unità produttive di piccole e medie dimensioni, con tasso di concentrazione sul territorio molto limitato. Tali caratteristiche, foriere di spunti per ricerche ed applicazioni finalizzate a ridurre i consumi di acqua ed a contenere, l’inquinamento diffuso causato da uno sversamento incontrollato dei reflui, hanno da sempre attirato l’interesse di coloro che operano nel campo dell’ingegneria sanitaria-ambientale, che hanno potuto sperimen-tare numerose soluzioni concernenti il trattamento depurativo in impianti consortili, e quello a piè di fabbrica. Quest’ultimo, in particolare, vede attualmente affiancate, per l’industria tessile, tecnologie che comprendono processi di chiariflocculazione, processi di ossidazione avanzata, adsorbimento su resine e carbone attivo, e filtrazione su membrane, mentre gli impianti consortili utilizzano maggiormente i processi biologici, eventualmente in accoppiamento ad uno o più dei sistemi citati. Lungi dal voler trattare, in maniera esaustiva, le diverse soluzioni applicate o applicabili, per le quali si rimanda ai titoli citati in bibliografia, scelti con il criterio di coprire sia il campo di trattamenti tradizionali, sia il campo dei trattamenti innovativi, lo scopo di questo lavoro è quello di fornire indicazioni utili per una scelta impianti-stica che risulti il più possibile appropriata al singolo caso che ci si trova ad affronta-re, ovvero che sia in grado di soddisfare le esigenze di protezione ambientale, senza contrastare con le naturali richieste di semplicità gestionale e manutentiva, né con il giusto obiettivo di contenimento dei costi. Allo scopo, dopo una rapida disamina dei processi di lavorazione finalizzata ad una caratterizzazione qualitativa e quantitativa dei reflui prodotti, vengono illustrati e commentati, in maniera comparativa, i sistemi di trattamento a piè di fabbrica mag-giormente diffusi, soffermando l’attenzione soprattutto sugli aspetti economici ed o-perativi, piuttosto che su quelli processistici che si ritengono noti ai più

    Valutazione del Potenziale di Bio-Metanazione della FORSU Prodotta da un Mercato Ortofrutticolo di Ambanja (Madagascar)

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    Nel lavoro vengono presentati i primi risultati delle prove di biometanazione a cui sono stati sottoposti alcuni campioni della frazione organica dei rifiuti solidi urbani prodotti nella città di Ambanja (Madagascar, Africa), con e senza l’aggiunta sia di una soluzione tampone che di un refluo ad elevato tenore organico. I risultati mostrano che con l’aggiunta della soluzione tampone e senza aggiunta del refluo la percentuale di metano contenuto nella miscela di biogas prodotto nel corso dei test di biometanazione è dell’ordine del 70 %, con produzioni specifiche di metano che si attestano sui 270 Nml gVS-1. Al contrario, i test condotti senza soluzione tampone e somministrando il liquame di una fossa settica hanno fornito produzioni specifiche di metano più modeste, dell’ordine 60 Nml gVS-1

    Caratterizzazione delle ceneri di legno come materiale cementizio supplementare

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    Nel presente lavoro di ricerca, è stata effettuata una caratterizzazione di ceneri pesanti (Wooden Bottom Ash – WBA) derivate dalla combustione di legno per la produzione di energia elettrica, allo scopo di esaminarne l’idoneità come sostituto del legante nella produzione di composti cementizi. A tal fine sono stati determinati la composizione chimica e i parametri fisici (granulometria, contenuto d'acqua e peso specifico). La granulometria è stata determinata sia con una setacciatura tradizionale sia con un’analisi granulometrica laser. Quest'ultima è stata utilizzata per una migliore caratterizzazione della frazione più fine. L'analisi granulometrica mostra che la WBA può essere considerata, al pari di una pozzolana naturale, come una sabbia leggermente ghiaiosa. Secondo i risultati ottenuti e relativamente ai parametri oggetto di studio, la WBA potrebbe essere utilizzata come sostituto del legante nella produzione di materiali cementizi

    Rimozione del Cromo da Reflui di Conceria Mediante Matrici Adsorbenti non Convenzionali

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    Vengono presentati i risultati di una ricerca sperimentale mirata a valutare l’applicabilità di prodotti organici di scarto (bietole, trebbie, e farina fossile), o comunque a basso costo (chitosano), per la rimozione del cromo dalle acque reflue delle industrie conciarie. Per ciascuno dei materiali testati vengono esaminati i rendimenti ottenibili al variare del tempo di contatto e del dosaggio di adsorbente, al fine di ottenere indicazioni utili alla progettazione dei bacini di trattamento ed al loro esercizio. Viene inoltre evidenziata la possibilità di rilascio, in soluzione acquosa, di sostanza organica solubile da parte del materiale adsorbente, con conseguente incremento dei valori di COD nel refluo trattato

    Sequencing Batch Reactor Performance Treating PAH Contaminated Lagoon Sediments

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    The paper is aimed at evaluating the feasibility of sediment slurry-sequencing batch reactors to the treatment of lagoon sediment contaminated by Polycyclic Aromatic Hydrocarbons (PAHs). Several experiments were carried out on the slurry obtained mixing tap water and contaminated sediments dredged in the Venice Lagoon. A lab-scale completely stirred tank reactor, fed with this slurry and operated as a sequencing batch reactor was used to assess the total PAHs removal efficiency. The degradation rates of two carbonaceous substrates (glucose and lactose) added into the reactor were also evaluated. The Oxygen Uptake Rate was analysed to monitor the in-reactor biological activity and determine the optimal operating conditions for the slurry treatment

    Biodisponibilita' degli idrocarburi policiclici aromatici contenuti nei sedimenti contaminati di Porto Marghera.

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    Nel lavoro viene presentata l’applicazione di un metodo di misura della biodisponibilità degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), riferita al caso dei sedimenti dragati dai canali di Porto Marghera (VE), caratterizzati da un tenore di IPA totali di 17.1 mg KgTS-1. In particolare, eseguendo prove di desorbimento mediante l’utilizzo del Tenax, è stata operata la suddivisione degli IPA totali nelle tre frazioni con biodisponibilità rapida, lenta e molto lenta, ottenendo percentuali pari rispettivamente al 26.8 %, 19.0 % e 54.2 %. I risultati conseguiti sono stati validati effettuando il confronto con le efficienze di decontaminazione fornite, operando con gli stessi sedimenti, da un reattore biologico in fase semisolida condotto in modalità semibatch. I suddetti risultati sono stati altresì utilizzati nell’ambito di un modello tricompartimentale di biodegradazione degli IPA applicato al caso di un impianto di landfarming, al fine di stimarne sia le efficienze di decontaminazione che i tempi nei quali si sviluppano i processi biologici di degradazione degli inquinanti
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