1,721,054 research outputs found

    The Emperor’s Alter Ego. Frederick’s II Augustale and Gérard Bouchard’s Studies on Social Myths

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    Gérard Bouchard, in his interesting book, Raison et déraison du mythe: Au coeur des imaginaires collectif (Montréal, Boréal, 2015) addresses, among others, two important issues for a scholar of philosophy and political symbolics: what a social myth is and the process of mythification. Even though the author explicitly states that his research is mostly oriented to investigate modern political dynamics, his intuitions and arguments prove to be very pertinent to analyse pre-modern political events as well. Therefore, his categories can be applied to the cultural, political and social climate of the Middle Ages and, more specifically, to the personality of the Holy Roman Emperor Frederick II and to the issuing of the augustalis, a gold coin with powerful symbolic value

    L'utile idiota. La cultura nel tempo dell'oclocrazia

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    Two convictions underlie the essays collected in this volume: the first is that culture is a pre-requisite of democracy; the second is that even the form of democratic government (believed to be the best possible) is inevitably exposed to multiple forms of decay. The difficulty surfacing – already at the terminological level – from the analysis of the disturbing trans-democracy (superficially summarized in the fortunate term 'post-democracy'), may find, on the other hand, in the studies of 'classics' an undoubted condition of awareness volatility of the present and orientation for the future. One need only think of the possible dual definition offered by the Greek historian Polybius to describe the corrupt form of democracy: cheirocracy ("rule by brute force“) and oclocracy (”demagogic rule of the masses"). By adopting an epigonal perspective and using the device of fictio philosophica to place itself in the full bailamme of an oclocratic dimension, the author aims to offer an analysis - not without sarcastic tones - of the catastrophe, choosing a particular point of view: that of cultural decay

    Sogno lapideo di una notte di mezza estate. Per la libertà d'espressione in ricordo dei giornalisti Charlie Hebdo

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    Il contributo, in volume collettaneo, partendo dall'analisi di alcune evidenze storico-artistiche sviluppa un percorso filosofico politico, con particolare riferimento alla libertà di espressione, proponendo un parallelismo tra il mondo classico (età augustea) e l'età contemporanea (il fondamentalismo religioso)

    La monarchia come ottima forma di governo nel "De regno ad regem Cypri" di Tommaso d’Aquino. Una nota sul tema "de regimine principum" nel pensiero politico del XIII secolo

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    Nei primi anni Sessanta del secolo XIII, Tommaso d’Aquino, in omaggio al giovanissimo sovrano dell’isola di Cipro, compone un breve ma acuto trattato sui temi della genesi della monarchia e del modo più idoneo per gestire il potere in sintonia con la rivelazione cristiana. La succinta composizione originaria dell’opera sarà poi amplificata dalla mano del suo confratello e discepolo, Tolomeo da Lucca. Lo scritto si inserisce in un dibattito già particolarmente fertile sul piano speculativo, influenzando, tra gli altri, il pensiero di Egidio Romano e Giacomo da Viterbo. I contenuti del De regno ad regem Cypri saranno poi ripresi e commentati sia dai teorici della teocrazia dell’età nuova, sia nella speculazione politica dell’età moderna e contemporanea: sarà per esempio oggetto di discussione tra Hobbes e Bellarmino, fino ad incidere nella teoria filo-monarchica e anti-contrattualistica del neotomista Gaetano Sanseverino alla fine dell’Ottocento. Anche per l’originale riflessione politica neo-aristotelica sulle forme di governo – che, peraltro, postulando la bontà della monarchia assoluta, risulta dissonante rispetto al pensiero maturo del Doctor Angelicus –, l’operetta di fra’ Tommaso, autentica solamente fino al quarto capitolo del II libro, rappresenta un interessante (e singolare) percorso all’interno del più vasto dibattito che si andava svolgendo nell’ormai imminente avvisaglia di crisi, non soltanto del sistema monarchico-feudale, ma delle stesse modalità di gestione del potere sul crinale del medioevo

    Il sovrano demiurgo. Federico II di Svevia, ideologia e simbolica del potere

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    La figura di Federico II, al di là di letture troppo mitizzanti, si staglia nel panorama del suo tempo (la prima metà del XIII secolo) con gli attributi propri dell’imperatore e dell’uomo medievale. Tuttavia, è innegabile che il sovrano svevo, plasmando una innovativa costruzione politica (un’opera d’arte, secondo la definizione di Jacob Burckhardt), finì per assumere caratteristiche così liminari, che ci consentono di riconoscere in lui, immutator saeculi, un antesignano della modernità. Si rende così evidente quella capacità demiurgica, sintesi di calcolo e artificio, ma, anche, di genio e sregolatezza, in forza della quale Federico fu, di volta in volta, riconosciuto sol invictus e rex pestilentiae, cooperator Dei e preambulum Antichristi, lex animata e filius iniquitatis. Se sull’uomo e sul mito che da secoli l’accompagna ben difficilmente si può avere la pretesa di dire cose del tutto nuove, innovativa può essere considerata, invece, la prospettiva d’indagine – simbolico-politica – di questo libro, al cui vaglio saranno passati istituti giuridici e monumenti normativi (la defensa e le Constitutiones Melphitanae), prodotti del genio creativo e controverse dottrine filosofiche (l’augustale e l’averroismo politico). Particolarissimi oggetti di studio, tutti gravidi di pathos simbolico, che saranno indagati nel contesto di quell’affascinante età di transizione che implicherà la rapida trasformazione delle istituzioni politiche europee

    De homine lingenti ovvero aspetti e categorie della servitù volontaria. Breve nota di microfisica del potere

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    Questo breve saggio si compone di tre parti. Nella prima, abbozzando una descrizione della dimensione relazionale della politicità si tenterà – in una visione pessimistica dell’umanità, per dir così sub specie peccati – di porre in evidenza la sua natura menzognera e fraudolenta, sottolineando che il costante strumento di azione, conservazione e riproduzione delle dinamiche del potere può essere sostanzialmente individuato – con riferimento alla lezione di Machiavelli – nell’inganno.This brief paper intends to investigate the dynamics lying at the basis of politics relationship by examining the role of the lie and trickery. Furthermore, by reading the Discours de la servitude volontaire di Ètienne de La Boétie, the topic about the voluntary deception will be investigate, focusing on the obscure desire to serve that offers a different way to interpret the political phenomena
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