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Dimmi chi sei e ti dirò come investi
Articolo divulgativo in cui si presentano i più comuni errori degli investitori individuali utilizzando l'approccio comportamentale alla finanza e si presentano brevemente i lavori: Cervellati E. M., Fattori P., Pattitoni P., 2010, “L’operatività degli investitori individuali: il caso di una banca cooperativa”, Banche e Banchieri, n. 1: 5-15; Cervellati
E. M., Ferretti R., Pattitoni P., 2011 “Market Reaction to Second-
Hand News: Attention-Grabbing or Information Dissemination?”,
Cefin working paper, Centro Studi Banca e Finanza; Bolognesi, E., Cervellati E. M., Fattori P., Pattitoni P., 2011, “A New Methodology to Measure Performances: the Impact for Behavioral Finance”, working paper
I FONDAMENTI E LE INTUIZIONI DELLA FINANZA COMPORTAMENTALE (titolo provvisorio precedente: Introduzione alla finanza comportamentale per le scelte previdenziali)
Il volume è composto di due capitoli. Il primo, scritto dal sottoscritto (Cervellati) è un'introduzione alla finanza comportamentale per le scelte previdenziali e tratta i seguenti temi: bias cognitivi ed emozionali, euristiche decisionali, effetti di framing, teoria del prospetto , teoria motivazionista, errori comportamentali degli investitori individuali, inefficienze di mercato, cenni alla finanza aziendale comportamentale. Il secondo scritto da Barbara Alemanni presenta in dettaglio l'applicazione dell'approccio comportamentale alle scelte previdenziali
Finanza comportamentale
Il volume vuole presentare l'applicazione dell'approccio comportamentale alle scelte finanziario. Il primo capitolo, curato da Borsa Italiana, presenta in modo sintetico il funzionamento dei mercati e dei principali strumenti finanziari. Il secondo, che rappresenta il core del volume, introduce i principali errori comportamentali e le possibili soluzioni, per poi presentare in dettaglio l'applicazione dell'approccio comportamentale alle decisioni di investimento, alla consulenza finanziaria e alla previdenza complementare. Nonostante il capitolo sia frutto del lavoro congiunto tra gli autori, le sezioni del capitolo 2 possono essere attribuite in questo modo: a Ugo Rigoni le sotto-sezioni 2.3.1, 2.3.2, 2.4.4, 2.5, 2.7 e a Cervellati le sotto-sezioni 2.2.1, 2.2.2, 2.4.1, 2.4.2, 2.4.3 e 2.6
OxInflammation in Alzheimer’s disease
Microglia as the main trigger of neuroinflammation in Alzheimer’s disease: The interconnection between inflammation and oxidative stress certainly plays a key role in AD pathogenesis. In particular, neuroinflammation is now universally regarded as one of the main neuropathological hallmarks of the disease, along with the classic amyloid-beta (Aβ) plaques and neurofibrillary tangles (Cervellati et al., 2020). Chronic activation of the glial cells, firstly microglia, is the initial event of inflammation in the CNS. Microglia is the first defensive line in the CNS, responding to neuronal damage and removing the damaged cells by phagocytosis. Aging and various persistent pathological insults induce the pre-activation, also referred to as “priming”, of microglia, resulting in amplified response to a second inflammatory stimulation (praeludium to chronic neuroinflammation) (Cervellati et al., 2020). Causative agents of this pre-activated state are, among others, stroke, depression, trauma, toxins, infection, but also reactive species and proinflammatory cytokines
Nuova/”vecchia”/nuova danza. Alla ricerca di un’identità della coreografia italiana
La danza italiana cerca se stessa, oggi, anche mettendo in campo pratiche della memoria tese a mantenere viva l’attualità di creazioni coreografiche che, nate in un passato relativamente recente, si proiettano sul tempo che viviamo ora per tentare di farne parte. In piena sintonia con un panorama internazionale denso di artisti ugualmente attenti alla auto-costruzione di un repertorio del contemporaneo, l’ampio progetto RIC.CI ideato da Marinella Guatterini a partire dal 2011 e ancora aperto, il monografico progetto Antologia, voluto da Roberto Zappalà tra il 2016 e il 2019, i singoli spettacoli Otto 2003/2018 (2018), di Kinkaleri, che già nel titolo porta un riferimento esplicito al precedente Otto (2003), come peraltro Ilinx. Assolo in ritornello (playing vertigo) (2009), di Simona Bertozzi, richiesto, a dieci anni dal debutto, dalla Biennale Danza di Venezia e diventato quindi Ilinx. Don’t stop the dance (2019), sono soltanto alcune delle possibili modalità per dire desideri, esigenze e opportunità che nutrono la scena della danza italiana dei nostri giorni, contribuendo a definirne forma e sostanza.
Il saggio intende avvicinare alcune delle operazioni realizzate da artisti che hanno scelto di rifare uno dei titoli da loro stessi creati in un passato inevitabilmente vicino, a livello di grande storia, ma già del tutto lontano a livello di storia personale, ovvero di rifare se stessi, in un processo che, connotando e articolando sempre le pratiche del rifare in danza, va a modificare alcuni dei gradienti di uno spettacolo che passa necessariamente al rango di “originale”. Si vuole così mettere a fuoco alcuni tratti di un processo di memoria che mira, in definitiva, a precisare, se non a costruire, una identità di artista e di essere umano, quindi individuale e personale, ma anche generazionale e culturale, o forse, perché no, nazionale
Conclusione
Considerazioni conclusive in merito al volume "La danza in Italia nel Novecento e oltre: teorie, pratiche, identità", riflettendo sul doppio binario messo in campo dal volume stesso: quello della danza italiana e quello degli studi sulla danza italiana
Danza e schermi. Tra parole e formati
L’ambito creativo interessato alle reciproche contaminazioni tra danza e schermo continua ad avere esiti mutevoli, la cui varietà attesta ancora oggi la fertilità della più ampia relazione tra corpo e tecnologia. La danza si confronta oggi con uno schermo inteso non come supporto neutro, ma come elemento imprescindibile della creazione, che informa di sé il progetto coreografico e la sua realizzazione e che inevitabilmente ne ridefinisce quindi forme, temporalità e spazialità, per arrivare a generare quelli che sono stati definiti video-corpi o corpi-schermo, se non video-mondi. Il saggio si occupa di delineare sinteticamente, ma in modo inedito, il problema terminologico che connota questo ambito di azione e quindi di studi, ponendo una particolare attenzione al contesto italiano.The creative field concerned with the mutual contamination between dance and screen continues to have changing outcomes, the variety of which still testifies to the fertility of the broader relationship between body and technology. Dance today is confronted with a screen understood not as a neutral support, but as an inescapable element of creation, which informs the choreographic project and its realisation and which therefore inevitably redefines its forms, temporality and spatiality, leading to the generation of what have been defined as video-bodies or screen-bodies, if not video-worlds. The essay deals with outlining synthetically, but in a novel way, the terminological problem that connotes this field of action and therefore of study, paying particular attention to the Italian context
Rodin e la danza
La mostra Rodin e la danza (Milano, MUDEC, 25 ottobre 2023 -10 marzo 1924), curata da Elena Cervellati, Cristiana Natali e Aude Chevalier, è resa possibile grazie alla collaborazione con il Museo Rodin di Parigi, da cui provengono 53 opere. Divisa in tre parti, racconta, attraverso un progetto espositivo inedito e originale, le connessioni tra alcune opere di Rodine da un lato e, dall'altro, la danza praticata nel suo tempo, la danza preoveniente da Oriente e la danza contemporanea.The exhibition "Rodin e la danza" (Milan, MUDEC, Oct. 25, 2023-March 10, 1924) was curated by Elena Cervellati, Cristiana Natali and Aude Chevalier, is made possible thanks to the collaboration with the Rodin Museum in Paris, from which 53 works come. Divided into three parts, it recounts through an unprecedented and original exhibition project the connections between some of Rodine's works on the one hand and, on the other, the dance practiced in his time, preovenient dance from the East and contemporary dance
Rodin e la danza del nostro tempo: connessioni e suggestioni nella coreografia dal secondo Novecento a oggi
Il saggio, inserito nel catalogo della mostra "Rodin e la danza", realizzata dal Museo delle Culture (MUDEC) di Milano (25 ottobre 2023-10 marzo 2024), mette in luce le relazioni che legano alcune sculture di Auguste Rodin e le creazioni di coreografe e coreografi attivi a partire dalla seconda metà del Novecento, come, ad esempio, Anne Teresa De Keersmaeker o Anna Halprin. Sicuramente, le forme trovate da Rodin sono ben visibili nella maggior parte degli spettacoli a lui ispirati, ma emerge pure un desiderio di cogliere e riproporre l'energia che pare prorompere dall’interno delle creazioni dello scultore e che è intimamente connessa con la ricerca di un’interiorità generatrice di movimento che interessa profondamente tanti protagonisti delle rivoluzioni del corpo messe in atto tra fine Ottocento e inizio Novecento, alcuni dei quali sono a vario titolo vicini allo stesso Rodin.The essay, included in the catalog of the exhibition "Rodin and Dance," organized by the Museum of Cultures (MUDEC) in Milan (Oct. 25, 2023-March 10, 2024), highlights the relationships that link some of Auguste Rodin's sculptures and the creations of choreographers active since the second half of the twentieth century, such as, for example, Anne Teresa De Keersmaeker or Roberto Zappalà. Undoubtedly, the forms found by Rodin are clearly visible in most of the performances inspired by him, but there also emerges a desire to capture and re-propose the energy that seems to burst forth from within the sculptor's creations and that is intimately connected with the search for a movement-generating interiority that profoundly interests so many protagonists of the body revolutions enacted in the late nineteenth and early twentieth centuries, some of whom are in various ways close to Rodin himself
Alimentare la presenza. L'Archivio Kazuo Ohno in Italia
Il saggio si concentra sulle attività e sul significato dell'Archivio Kazuo Ohno, che dal 2002 ha sede in Italia, presso l'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Nato sicuramente per un “desiderio di memoria” (Jacques Derrida), ma pure per un “dovere di memoria” (Jacques Lassalle), si propone come un archivio vivente, attivo nell'alimentare la presenza di uno dei padri della danza butō, Kazuo Ohno, attraverso la conservazione di tracce documentali, la loro fruizione e la loro rivivificazione
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