1,720,975 research outputs found
HEALTHY EATING HABITS: RESULTS FROM AN OBSERVATIONAL STUDY AMONG ITALIAN SCHOOL CHILDREN
Introduction: Childhood obesity is a major problem in Western countries as it involves effects on social, psychological and
physical health of children. Unhealthy eating habits and incorrect lifestyles are risk factors for several chronic diseases in
adulthood. In Italy, children are at high risk of obesity. The acquisition of the principles of proper nutrition is essential in the
process of educating children, and nurses may play a pivotal role as educators.
Objective: The aim of this research was to evaluate school children’s knowledge on healthy nutrition and correct eating habits.
Methods: A multicentric observational study was carried out between January and March, 2015. It involved pupils attending
the 4th and 5th year of elementary school in three schools of Abruzzo, one of the Italian Regions with the higher number of
obese children. Data were collected using a multiple-choice questionnaire.
Results: A total of 122 children, aged between 9-11 years, mainly females (53%), fulfilled the questionnaire. Mean height,
weight, and BMI are 139.8 (±12) cm, 36.4 (±7.9) kg e 18.3 (±3.05), respectively. Considering eating habits, it appears that
almost all of the children consume three meals a day, with dinner being the preferred one (32%). Usually, during the dinner
the whole family eats together (58.2%). Fish, vegetables, and fruit are consumed less than twice a week by 59%, 27%, and 22.1%
of the sample. 66% of children rated themselves as quite knowledgeable about nutrition, and general knowledge on healthy
eating appears quite satisfactory: most children know that a healthy growth depends on what they eat (84%), it is important to
eat fruits and vegetables (96%), playing sports (89%), limiting sweetsâ€TM consumption (64%), and restricting fast-food eating
(89%). However, only 45% of the sample have a snack throughout the day, 69% like to eat always the same things, a! nd 86%
eat between meals.
Conclusion: Results shows positive habits and quite good knowledge regarding a healthy growth among school children. They
may have been influenced by some educational programs for school children carried out to raise awareness to healthy lifestyles.
Furthermore, some bad habits remain needing correction. Additional educational interventions, targeting both children and
parents could be useful to obtain an improvement in lifestyle and health status
THE EXPERIENCE OF FAMILY CAREGIVERS OF PATIENTS WITH A LEFT VENTRICULAR ASSIST DEVICE: AN INTEGRATIVE REVIEW
OBJECTIVE:
The purpose of this review is to understand the experience of caregivers of patients with left ventricular assist device (LVAD) and to evaluate how health professionals can support them properly.
BACKGROUND:
Left ventricular assist device can improve quality of life, enhance functional status, and prolong survival in patients with advanced heart failure. Nonetheless, LVAD can adversely influence quality of life for their family caregivers.
METHODS:
An integrative literature review was conducted using scientific databases between January to March 2015.
RESULTS:
A total of 15 studies are included in the final review. Three major themes emerged "emotional distress," "responsibility," and "coping strategies" that characterize family caregivers' experiences with care of patients with LVAD.
CONCLUSION:
Health care providers should understand the pivotal role of caregivers in promoting and maintaining patients' well-being and be able to help the caregiver to moderate the impact being overloaded. Research should be addressed to create interventions that motivate the caregivers to engage in activities that promote their health
LE CAPACITÀ DEGLI INFERMIERI DI INTERPRETARE L’ELETTROCARDIOGRAMMA: STUDIO OSSERVAZIONALE
Validation of the Italian version of the Stanford Presenteism Scale in nurses
Abstract
AIMS:
To ascertain the validity and reliability of the Italian version of the Stanford Presenteeism Scale (SPS-6).
BACKGROUND:
Presenteeism has been associated with a work productivity reduction, a lower quality of work and an increased risk of developing health disorders. It is particularly high among nurses and needs valid tools to be assessed.
METHODS:
A validation study was carried out from July to September 2014. A three-section tool, made of a demographic form, the Stanford Presenteeism Scale (SPS-6) and the Perceived Stress Scale (PSS-10) was administered to a sample of nurses, enrolled in three Italian hospitals.
RESULTS:
Cronbach's α for the entire sample (229 nurses) was found to be 0.72. A significant negative correlation between SPS and perceived stress scores evidenced the external validity. The factor analysis showed a two-component solution, accounting for 71.2% of the variance. The confirmatory factor analysis showed an adequate fit.
CONCLUSION:
The Italian SPS-6 is a valid and reliable tool for workplace surveys.
IMPLICATIONS FOR NURSING MANAGEMENT:
Since the validity and reliability of SPS-6 has been confirmed for the Italian version, we have now a valid tool that can measure the levels of presenteeism among Italian nurses
LIFESTYLE ADJUSTMENTS: UNA RICERCA QUALITATIVA TRA I GIOVANI ADULTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA
E‟ stata condotta una ricerca qualitativa con approccio fenomenologico con interviste face-to-face semistrutturate per esplorare percezioni ed esperienze dell‟impatto che la Sclerosi Multipla ha sui giovani adulti mediante uno studio condotto nell‟ottobre 2013 su pazienti appartenenti all‟AISM di Fermo. Sono stati intervistati sette donne e tre uomini, tra i 22 e i 35 anni. Il 70% degli intervistati testimonia di aver sperimentato almeno una volta la stanchezza. I rapporti familiari risultano modificati per il 50% delle donne sposate. Il 30% degli intervistati afferma che la propria condizione di salute non ha avuto alcun tipo di impatto sulle relazioni interpersonali. Per il 60% la malattia impatta positivamente sulla vita sociale. L‟80% delle persone intervistate ammette di essere stato colpito dalla depressione almeno una volta durante la malattia. Il sentimento di paura viene riscontrato nel 60% degli intervistati. La Sclerosi Multipla nei pazienti giovani adulti intervistati ha evidenziato un impatto sullo stile di vita che non evidenzia una perdita e smarrimento di se stessi, piuttosto un concetto di sé modificato. I risultati ottenuti, seppur su un campione limitato, documentano la presenza di maggiori cambiamenti nei pazienti di sesso femminile che dichiarano un impatto maggiore della patologia sia a livello fisico, causato dalla stanchezza, sia a livello familiare e psicologico, documentato dalla separazione dal coniuge, depressione e disturbi d‟ansia
HEALTH LITERACY DEI PAZIENTI CON SCOMPENSO CARDIACO E DEI LORO CAREGIVERS: STUDIO OSSERVAZIONALE
CONOSCENZE E QUALITÀ DELLA VITA DELLE DONNE CON OSTEOPOROSI: STUDIO OSSERVAZIONALE
Introduzione: L’osteoporosi rappresenta un problema di salute in particolare nel sesso femminile e risulta essere la causa principale di fratture ossee che rappresentano un costo per la comunità. Si stima che il numero di donne affette da osteoporosi aumenti di circa il 15% ogni anno, soprattutto in quelle di età compresa tra 60 e 64 anni. Il problema osteoporosi si presenta come un iceberg, del quale è facile individuare la punta emergente, ma non l’enorme base che risulta difficilmente quantificabile. L’esercizio fisico regolare è riconosciuto quale cardine dei programmi d’intervento per la prevenzione nella gestione della “salute ossea”, così come l’assunzione di calcio. Inoltre, evidenze dimostrano quanto anche le conoscenze sulla patologia ne influenzino positivamente la gestione ed il decorso clinico. Diversi studi hanno associato buoni livelli di conoscenze con elevati comportamenti preventivi e miglioramento della qualità di vita utilizzando, tuttavia, approcci differenti e strumenti non validati. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di valutare le conoscenze sulla patologia e la qualità di vita in un gruppo di pazienti italiane con osteoporosi.
Materiali e metodi: Tra maggio e settembre 2015 è stato condotto uno studio osservazionale, cross-sectional tra un campione di donne, utilizzando un campionamento di convenienza. A ciascuna partecipante è stato somministrato un questionario composto da tre parti: l’Osteoporosis Knowledge Assesment Tool, la versione italiana del Mini – Osteoporosis Quality of Life Questionnaire ed un form per i dati socio-demografici.
Risultati: Hanno preso parte alla ricerca 100 donne, ma solo 42 hanno riconsegnato il questionario completo in ogni sua parte (RR=42%). L’età media del campione è di 50 (±6.6) anni, con un valore medio del BMI di 24.66 (±3.4), con menarca insorto a 12.6 (±1.4) anni e menopausa a 49 (±2.5) anni. L’88% del campione è coniugata, il 30.9% è laureato, mentre il 2.4% è disoccupato. Il 21. 4% ha assunto o assume una terapia ormonale o a base di steroidi e il 39.5% ha subito traumi o fratture. Il livello di conoscenza sulla patologia è risultato medio basso (M=9.02±2.5 su un punteggio massimo ottenibile pari a 20), mentre la qualità di vita è risultata scadente (M=21±8.8). Se da un lato i livelli di qualità di vita restano invariati, quando sono associati alle variabili socio-demografiche, quelli della conoscenza tendono a migliorare lievemente con l’aumentare del livello di istruzione, in assenza, tuttavia, di significatività statistica (p=0.541).
Conclusioni: Nonostante il campione ridotto, i livelli di conoscenza risultano essere particolarmente bassi sia rispetto alla patologia, sia rispetto agli interventi da attuare per prevenirla, mentre la qualità della vita risulta piuttosto scadente, in linea con quanto rilevato in studi simili. È, quindi, necessario, da un lato, aumentare gli interventi per ridurre il rischio di fratture migliorando la conoscenza delle donne sull’osteoporosi e la loro consapevolezza della gravità e della portata delle fratture e, dall’altro, motivare maggiormente i professionisti della salute nello svolgimento di un ruolo attivo nella formazione e nella prevenzione
CONOSCENZE E QUALITÀ DELLA VITA DELLE DONNE CON OSTEOPOROSI: STUDIO OSSERVAZIONALE
Introduzione: L’osteoporosi rappresenta un problema di salute in particolare nel sesso femminile e risulta essere la causa principale di fratture ossee che rappresentano un costo per la comunità. Si stima che il numero di donne affette da osteoporosi aumenti di circa il 15% ogni anno, soprattutto in quelle di età compresa tra 60 e 64 anni. Il problema osteoporosi si presenta come un iceberg, del quale è facile individuare la punta emergente, ma non l’enorme base che risulta difficilmente quantificabile. L’esercizio fisico regolare è riconosciuto quale cardine dei programmi d’intervento per la prevenzione nella gestione della “salute ossea”, così come l’assunzione di calcio. Inoltre, evidenze dimostrano quanto anche le conoscenze sulla patologia ne influenzino positivamente la gestione ed il decorso clinico. Diversi studi hanno associato buoni livelli di conoscenze con elevati comportamenti preventivi e miglioramento della qualità di vita utilizzando, tuttavia, approcci differenti e strumenti non validati. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di valutare le conoscenze sulla patologia e la qualità di vita in un gruppo di pazienti italiane con osteoporosi.
Materiali e metodi: Tra maggio e settembre 2015 è stato condotto uno studio osservazionale, cross-sectional tra un campione di donne, utilizzando un campionamento di convenienza. A ciascuna partecipante è stato somministrato un questionario composto da tre parti: l’Osteoporosis Knowledge Assesment Tool, la versione italiana del Mini – Osteoporosis Quality of Life Questionnaire ed un form per i dati socio-demografici.
Risultati: Hanno preso parte alla ricerca 100 donne, ma solo 42 hanno riconsegnato il questionario completo in ogni sua parte (RR=42%). L’età media del campione è di 50 (±6.6) anni, con un valore medio del BMI di 24.66 (±3.4), con menarca insorto a 12.6 (±1.4) anni e menopausa a 49 (±2.5) anni. L’88% del campione è coniugata, il 30.9% è laureato, mentre il 2.4% è disoccupato. Il 21. 4% ha assunto o assume una terapia ormonale o a base di steroidi e il 39.5% ha subito traumi o fratture. Il livello di conoscenza sulla patologia è risultato medio basso (M=9.02±2.5 su un punteggio massimo ottenibile pari a 20), mentre la qualità di vita è risultata scadente (M=21±8.8). Se da un lato i livelli di qualità di vita restano invariati, quando sono associati alle variabili socio-demografiche, quelli della conoscenza tendono a migliorare lievemente con l’aumentare del livello di istruzione, in assenza, tuttavia, di significatività statistica (p=0.541).
Conclusioni: Nonostante il campione ridotto, i livelli di conoscenza risultano essere particolarmente bassi sia rispetto alla patologia, sia rispetto agli interventi da attuare per prevenirla, mentre la qualità della vita risulta piuttosto scadente, in linea con quanto rilevato in studi simili. È, quindi, necessario, da un lato, aumentare gli interventi per ridurre il rischio di fratture migliorando la conoscenza delle donne sull’osteoporosi e la loro consapevolezza della gravità e della portata delle fratture e, dall’altro, motivare maggiormente i professionisti della salute nello svolgimento di un ruolo attivo nella formazione e nella prevenzione
Italian Nurses' Attitudes Towards Neonatal Palliative Care: A Cross-Sectional Survey
Purpose: Neonatal palliative care becomes an option for critically ill neonates when death is inevitable. Assessing nurses' attitudes towards, barriers to, and facilitators of neonatal palliative care is essential to delivering effective nursing care.
Methods: This study was conducted from January to September 2015 and involved Italian nurses employed in Level III neonatal intensive care units in 14 hospitals in northern, central, and southern Italy. A modified version of the Neonatal Palliative Care Attitudes Scale (NiPCAS) was adopted to assess nurses' attitudes.
Findings: A total of 347 neonatal nurses filled out the questionnaire. The majority were female (87.6%), with a mean age of 40.38 (±8.3) years. The mean score in the "organization" factor was 2.71 (±0.96). The "resources" factor had a mean score of 2.44 (±1.00), while the "clinician" factor had a mean score of 3.36 (±0.90), indicating the main barriers to and facilitators of implementing palliative nursing care.
Conclusions: Italian neonatal nurses may face different obstacles to delivering neonatal palliative care and to improve their attitudes in this field. In the Italian context, no facilitators of, only barriers to, palliative care delivery were identified.
Clinical relevance: Nurses' attitudes towards neonatal palliative care are essential to supporting nurses, who are constantly exposed to the emotional and moral distress connected with this field of end-of-life nursing care
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